L’UOMO CO-CREATORE DI LIBERTA’ E AMORE

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L’UOMO CO-CREATORE DI LIBERTA’ E AMORE
Osservando il mondo circostante, si potrebbe credere che tutto è in declino, che l’egoismo dilaga, che il male impera in modo crescente: al punto di vedere solo una “caduta” irrefrenabile dell’uomo.
In realtà tutto quello che accade è invece un preciso segnale che mostra l’umanità prossima ad una grande svolta.
L’umanità sta superando l’adolescenza intesa come fase di sviluppo, e sta entrando nel tempo della maggiore età. E’ come se, trovandosi nel 21° secolo, avesse compiuto 21 anni, conquistando così la maturità. Questo è un periodo, molto duro e difficile, ma che preclude ad un “bello” meraviglioso: l’uomo sta facendo passi avanti, riguardo la sua capacità di gestirsi dall’interno, dal punto di visto di essere autonomo e individuale.
E’ ancora nella fase di “orientamento” riguardo al “come” gestirsi. Ma tutto sta avvenendo, e più passerà il tempo, più egli saprà essere un entità squisitamente e altamente etica, sociale, morale.
L’osservanza delle leggi, la direzione, il comando, la sottomissione a leggi, al sistema sta piano piano diventando un anacronismo. L’individuo vuole condursi dal di dentro. Senza appoggi o sostegni. E deve essere così: egli deve imparare a sapere come e cosa fare in tutte le situazioni sociali, senza doversi riferire o appellare ad un sistema che lo istruisca sul da farsi.
Il probizionismo, la legge che obbliga e che guida è servita sinora come fattore non educativo (perché le norme e i limiti non educano, ma costringono) ma come stato di emergenza, per arginare il “troppo” amorale. Apparirà a poco a poco la nuova e magica creatività umana, capace di amare in libertà, che non abbisogna di nessuna regola, perché si autoregola.
Questo significa che presto l’umano si avvierà verso il massimo dell’individualizzazione, della sua unicità e irripetibilità: verso il massimo bene per tutti e per sé.
Le leggi diverranno superflue, perché ognuno saprà regolamentarsi da sé e avrà pieno rispetto dell’altro. L’individuo stesso si renderà conto che, facendo delle azioni che ledono la libertà dell’altro, sarà il primo a farne le spese, perché presentirà il danno prodotto all’altro come un danno verso di sé. Sperimenterà in anticipo le conseguenze karmiche di causa/effetto: e quindi non potrà compiere qualcosa di cui sa in anticipo che è qualcosa di non utile, ma dannoso.
L’uomo perverrà a sentire che è “uno” con tutti gli individui e gli altri esseri del mondo. Sentirà di essere parte organica di un organismo più ampio: sentirà il pianeta terra e le sue creature come organi del corpo di un unico essere, di cui egli stesso è parte, come organo a sé, come cellula vivente. Se una cellula danneggiasse un’altra cellula, essendo entrambe parti del medesimo organismo, andrebbe incontro ad una morte sicura.
Questo l’uomo sentirà: che ogni cosa che farà agli altri la avrà fatta al corpo del mondo, di cui egli è parte. Non potrà evitare di subirne conseguenze. Desidererà l’armonia.
Il detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, muterà in “Ama il prossimo tuo, perché lui è te stesso”. Se sei parte di uno stesso corpo, non puoi non amare tutto il corpo. Infatti solo rispetto l’apparenza fisica l’umanità è separata in corpi: in realtà ogni anima e ogni spirito, sono parte di un unico essere.
L’uomo è dunque un essere che è prossimo a mostrare la sua grandezza: diventerà sempre più creatore, sempre più fantasioso, artista della fantasia morale, una fonte inesauribile di bene.
Egli saprà che più ometterà di fare il bene, più si indebolirà, più ritornerà a gradi inferiori: perché fare il male significa peggiorarsi, retrocedere come gioia e completezza interiore. Perché è il vivere in armonia con tutti dona felicità. Quindi a nessuno piacerà più fare il male: nessuno vorrà diventare insoddisfatto e infelice.
Più qualcuno omette il bene, più crea dei vuoti nella sua coscienza, che possono essere “invasi” da entità del male. Ci si indebolisce. Chi non fa del male è forte, non ha vuoti dentro sé e non può farsi “abitare” da forze estranee.
Tiziano Bellucci

DIVENTARE CHIAROVEGGENTI. PENSARE IL VIVENTE

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DIVENTARE CHIAROVEGGENTI. PENSARE IL VIVENTE

Quella che segue è un osservazione interiore.
Nella scienza spirituale si parla di “pensiero vivente”. Ma cosa è, come si fa a pensare in modo vivente?
Solitamente si pensano idee, tramite immagini. Si associano temi e concetti.

Esiste un modo di pensare che abbraccia tutto, senza bisogno di parole e astrazioni, di memorie associate.

 

Si può rafforzare quella che è l’ordinaria attività di pensiero, tramite una intensa concentrazione; essa diviene qualcosa di diverso dall’ordinario: appare come una forza autonoma, distinta dalla coscienza, un’energia impersonale.
Smette di essere un supporto della coscienza, diventando un organo di percezione, di vedere: diviene un “occhio” reale. Un occhio capace di guardare dentro il mondo spirituale.

Si può smettere di “pensare” pensieri, divenendo capaci di osservare la forza pensante in sé.

“Osservare la forza di pensiero in atto”.
Non stiamo parlando di un assurdo filosofico.

Giungere ad osservare il pensiero come forza, è già un processo spirituale: è vedere l’operare dello spirito, che si estrinseca nell’etere vitale, entro il nostro stesso corpo eterico.

Pensare in modo vivente non è piu pensare, ma diviene un “vedere” gli esseri spirituali che vivono nelle cose. E dentro di noi.
Ci si accorge che l’ordinario pensare era una “limitazione” del vivere nelle cose.
La visuale su sui si pensava cessa di essere i nostri pensieri e diviene vita, attualità del mondo spirituale.

Il pensiero, non è qualcosa che produciamo noi neurologicamente: è un essenza che ci rende partecipi della vita universale. Pensando la vita non possiamo viverla.
Immettersi nell’esperienza del pensare vivente è cessare di pensare: è vivere il mondo spirituale.

La natura del pensiero di fatto si palesa come un essenza titanica di vita fluente incessante, un tessuto sovrasensibile ove si intrecciano colloqui spirituali, deliberazioni di volontà promananti da entità divine: impulsi connotati secondo progetti e intenzioni di una saggezza sovrumana. In esso fluttua la “parola primordiale” cantata di coro in coro, di angelo in arcangelo.
Il pensiero usuale è quindi un “non pensiero” ossia, un cadavere. Ma deve divenire tale, per poter essere cosciente di sé. Deve diventare pensare umano, per essere ritrovato come pensare divino.

L’UOMO COME “RIGENERATORE” DI VITA DEL COSMO

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L’UOMO COME “RIGENERATORE” DI VITA DEL COSMO

Non si deve credere che l’uomo abbia sempre “pensato” o creato in se i pensieri come fa ora. Nell’epoca in cui agivano le Exusiai (dal 747 A.C. sino al 4° secolo) la conoscenza non era “studio”, informazione: era esperienza diretta.

Ad es. il greco antico non elaborava da se stesso il pensiero tramite memorie e associazioni, comparazioni, ma riceveva dall’esterno –durante l’esperienza di percezione- i concetti già pronti, già definiti. Mentre osservava, oltre alle forme e i colori, sorgeva in lui anche il concetto o idea della cosa osservata, come “riversata” dentro di lui.

Oggi, osservando un colore o una forma di un oggetto  non si può credere che siamo noi, con la nostra attività “a creare forma e colore”: le riteniamo qualità che provengono dall’esterno, appartengono all’ente osservato.

Allo stesso modo “sentiva” il greco: il concetto o conoscenza della cosa osservata apparteneva alle cose, era dentro alle cose; non era qualcosa che egli creava dentro la sua testa. Sentiva che da fuori, da dentro le cose, la conoscenza  penetrava dentro di lui.

L’antico greco, di fronte ad una rosa, non aveva bisogno di andarsi a leggere trattati di botanica o conoscenze enciclopediche: riceveva istantaneamente mentre guardava, la comunicazione vivente di ciò che era presente come “essenza” dentro l’oggetto osservato. Aveva l’esperienza spirituale della cosa in sé. Non elaborava in proprio le sue opinioni: si creava una conoscenza diretta, fra osservatore e “osservato”. Riceveva come un dono, i pensieri dal mondo spirituale, dagli esseri elementari.  A quei tempi una “scienza” come quella attuale che computa, analizza, compara e ipotizza non sarebbe servita a nulla: perché si arrivava ad “incontrare” l’essere, non la sua “spiegazione”, o la sua ipotesi.

L’uomo doveva e deve credere di essere lui ad elaborare i pensieri, deve perdere la connessione con il mondo delle idee.

L’uomo deve imparare a “pensare” lo spirito dentro le cose. Deve ritrovare e riconoscere lo spirito che agisce ovunque. L’antroposofia può aiutare a suscitare nell’uomo impulsi morali capaci di sentire la presenza dello spirito nelle cose, di poter percepire entità viventi entro ogni creatura.  L’uomo deve essere capace di pensare in “senso morale” la vita del mondo.

Ciò che viene definito “l’ordine naturale” o “saggezza della natura” altro non è che “legge morale universale” che è istillata in ogni essere terrestre. Il materialismo ha eliminato, cancellato la base spirituale del cosmo, vedendo solo ovunque astrattezza di leggi naturali inconsapevoli di sè.

Pensare “morale” significa:  sentire l’universo come un unico organismo dove ogni essere è collegato e partecipa al divenire mondiale.

Dopo la nostra morte, si verrà a sapere se si “è pensato moralmente” se si è stati capaci di sentire lo spirito nel mondo. Ci sono entità (Archai) che hanno il compito di ricollegare i nostri pensieri, al cosmo, di inserirli entro il cosmo. E saranno essi a dirci se siamo stati in grado di ridare al cosmo la moralità che abbiamo riscoperto dentro la creazione.

Lo spirito si aspetta dall’uomo una rigenerazione del mondo spirituale stesso. Lo spirito esige che l’uomo divenga l’essere capace di pensare in modo individuale contenuti universali. Un entità capace di tradurre l’esperienza monistica del “tutto dello spirito” in caratteri di “individualizzazione umana. Missione impossibile rendere individuale il sovraindividuale, spiritualizzare la materia, separare il tutto, senza ucciderlo?

L’uomo ha il potere di pensare in proprio, senza l’influenza degli Dèi; può pensare in due modi: in modo vuoto, materialistico oppure in modo vivente, colmo di spirito.

Egli può decidere se riconsegnare al cosmo pensieri morti, o pensieri viventi.

Il mondo spirituale ha bisogno del pensare umano, nato dalla vita entro l’egoismo, entro la separazione: gli Dèi hanno bisogno di “rivitalizzare” l’antico mondo spirituale grazie alla facoltà umana di individualizzare tutto.

Il cosmo attende che l’uomo sia capace di dare all’universo il “senso” della vita universale. Mistero dei misteri: che solo l’uomo può sciogliere, attraverso il suo spirito individuale.

Da essere dell’egoismo, che ha vissuto nella massima separazione ed alienazione, può divenire l’essere che arricchisce il cosmo in modo nuovo.

L’iniziazione è quella via che permette all’uomo di essere in grado come nell’antichità di collegarsi con il divino, non come dono, ma con sforzo interiore, quindi con piena consapevolezza, partendo da se stesso.

 

Tiziano Bellucci

L’amata immortale. L’Angelo in noi

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L’amata immortale.  L’Angelo in noi

angel-2Si cerca fuori, ciò che non si trova dentro.

D’improvviso può accadere che ci si senta trasalire e colti dai brividi, come se ci trovassimo al cospetto di un Dio o di una Dea. Incontrando, osservando le creature e le cose, i nostri desideri sorgono, stimolati dalle loro belle e amorevoli forme.

Crediamo sia amore. L’attrazione per il bello e il sublime lo decodifichiamo come il “nobile sentire” che si annuncia nella passione amorosa.

L’essere amato e desiderato ci appare “angelicato”, quale essere celeste trasposto nel fisico, che seppur non alato, è cittadino di un mondo che vive al di là dell’Eden, nel luogo che poeti e musici declamano: “mondo divino”.

E vi è qualcosa di vero. Ogni umano è anche un essere spirituale, con una doppia cittadinanza: spirituale e terrestre. Ma non è un angelo. Per ora.

Tuttavia nella ricerca dell’amore “vero”, dell’amata immortale, della consorte o anima gemella, è incantato un mistero che vive solo e proprio dentro di noi.

 

Il mistero dice: “Non troverai mai il vero amore se lo cercherai fuori di te”.

Cerchiamo di svelare questo segreto, rinchiuso in una allegoria.

eros-e-psiche Nella fiaba antica di Apuleio, Psyche si incontra ogni notte con il suo amante Eros, e pur facendoci l’amore meravigliosamente non può mai vederlo in viso. Le è proibito. Tutto deve accadere nel buio. Deve abbracciare e godere delle delizie del suo sublime amante, senza potere mai averne una percezione visiva, oggettiva. Eros scappa sempre, con il sorgere del sole.

In questa allegoria vi è qualcosa che accade ad ognuno di noi, ogni notte. Infatti andiamo ogni notte nel mondo dei sogni, che è in realtà il mondo da cui siamo provenuti e dove andremo dopo la morte: il regno dello spirito.  Ci addormentiamo ed ecco che incontriamo là il nostro Angelo. Il Custode, l’essere della nostra anima.

La scienza spirituale ci parla di questa entità unita al nostro io, e di questo evento.

Esiste un legame magnetico fra noi e il nostro Angelo. Che è potentissimo. E’ il partecipare del “bruciare” di un fuoco spirituale comune. Egli ci “inonda” di amore, di beatitudine celeste.

Egli vive in noi in ogni momento. Dentro la nostra anima, nel nostro pensare e sentire. E’ parte di noi.
In immagine è un essere di Luce possente, che ci compenetra in ogni istante. Ma non ne abbiamo coscienza. Egli non può manifestarsi a noi durante lo stato di veglia. Solo di notte lo incontriamo e con lui abbiamo un attiva vita cosmica, di amore e beatitudine notturna. Si può dire che nel sonno “facciamo l’amore” con il nostro Angelo, ogni notte. Egli ci trasporta entro le regioni superiori e con lui sorvoliamo le distese planetarie. Abbiamo per “giaciglio” l’universo intero.

L’Angelo ci segue, ci ama dal principio dei tempi. Ci fu affidato tramite una legge soprasensibile: ci scelse e si concedette a noi come “compagno per l’eternità”. Lo si può vedere come una sorta di “matrimonio Edenico”  avvenuto millenni fa, nel quale il cielo ci unì in un indissolubile legame.

Il suo ruolo è di custodire la scrittura del nostro destino. Di condurci agli incontri del destino, e a “ispirarci” le direzioni giuste da seguire. Ma non solo. E’ l’essere Forza che ci fornisce la “base” di pensiero, il campo pensante tramite cui si può estrinsecare un attività pensante. Se possiamo pensare, lo dobbiamo al nostro Angelo, perché è tramite Esso che i nostri pensieri possono prendere forma e realtà interiore.

Ma Egli è soprattutto un “dispensatore” di amore in noi. Si può inoltre dire che l’Angelo è il nostro educatore all’amore. L’amato che ci insegna ad amare.

E in che modo ci dà questo insegnamento?

Ispirandoci l’amore, la passione amorosa per gli altri esseri umani. Ci fa sentire il suo Amore da dentro gli altri umani.

angelo

L’Angelo è androgino. Non né maschio né femmina. Durante la vita di veglia egli infonde a noi la sua presenza in modo singolare. Può essere sentito in noi come l’anelito per la ricerca della sublime “amata immortale” dal maschio; e come divino “principe amato” dalla femmina.

E’ il nostro Angelo che suscita in noi il bisogno di trovare un “anima complementare” o “gemella”.

E’ lui, il nostro “amante immortale”, il principe o principessa che rincorriamo durante tutta la vita. Ci spinge fuori, a cercare qualcosa che è già in noi: Lui stesso.

Incontrando un altro umano, che in qualche modo è legato a noi nel destino, ci pare di scorgere in esso una sembianza divina. In apparenza è così infatti. Di fatto il nostro Angelo si specchia nell’altro umano, e la sua luce meravigliosa ci inonda, facendoci scambiare il suo amore con il suo riflesso. Amiamo di un amore rispecchiato. L’essere umano assume fattezze celesti e emana la presenza del “nostro Angelo”, che prende così una forma fisica. Amando un umano, abbracciandolo, altro non facciamo che “surrogare” la mancanza fisica del nostro essere superiore.

Questo fatto è cause di innumerevoli vicende e fatti. In questo modo le creature umane, che divengono nostre compagne, vengono investite di un ruolo altissimo per il quale non possono essere all’altezza.  Ci aspettiamo dal nostro compagno un comportamento angelico, divino. Che sarà condannato a venire disatteso perché troppo elevato.

Nessun umano può darci l’amore potente e divino del nostro Angelo.

angelo-olivia-ralphangel-567-r-contr-ok3Questa conoscenza fa male all’amore verso gli uomini? La scienza spirituale dice che può invece rinforzarlo.

Sapere che durante la vita di veglia siamo strumenti, o “sostituti” dell’immagine riflessa dell’essere angelico che custodisce il nostro compagno, può servire ad essere più capaci di comprendere cosa “cova” dietro ogni unione.

Sentirci “potenziali Angeli” può farci diventate sempre più capaci di “emulare” un Angelo, di diventare capaci di amare in modo divino. Solo se crediamo che esiste qualcosa di più elevato di noi possiamo tendere ad elevarci verso esso. E non si può essere gelosi di un Angelo. Può solo nascere una “sana invidia” che ci spinge a lavorare su di noi, affinché si possa raggiungere una facoltà di amare simile a quella degli angeli. Che significa realizzare la meta umana. Amare in modo libero.

Questo è infatti il ruolo occulto dell’Angelo. Riempirci di amore durante la notte, per abbandonarci al mattino colmi di nostalgia, spingendoci a ritrovarLo tramite il rapporto con gli altri umani.

L’eterna corsa a cercare una anima gemella é la controimmagine di un unione che esiste già in noi, che é la possibilità di scoprire che in noi vi é già un amore eterno. Perfetto. Il nostro Angelo.

E il bello di questo è amore è che ci insegna ad amare gli altri umani.

angel-3Con questi pensieri vorremmo dire che é il nostro Angelo, la nostra anima gemella. Colei che cerchiamo tutta la vita, illudendoci di trovarla fra i mortali. Mentre questo amore é già parte di noi. E sempre lo sarà, in eterno. Come amore immortale. Il “matrimonio chimico”, interiore è già avvenuto: migliaia di anni fa. Si tratta solo di accorgersene, cogliendo in un abbraccio, in un bacio, il profumo di un unione divina.

 

Chistian Morgenstern, canta una sua ode all’Angelo, ricordandoci dello stato d’animo a cui Egli è soggetto.

L’Angelo dice all’uomo:

Oh, se tu sapessi quando il tuo volto
si muta quando, nel mezzo di un tuo sguardo
che puro e silenzioso si unisce a me,
ti perdi interiormente e ti allontani!
Come un paesaggio, che era luminoso,
si annuvola e da te mi allontana.
Allora attendo: attendo in silenzio,
spesso a lungo.
E, se fossi un uomo come te,
mi ucciderebbero le pene d’amore disprezzate.
Ma il Padre mi donò un infinita pazienza
ed impassibile ti attendo, quando vorrai tornare.
Prendi questo dolce rimprovero
non come rimprovero, ma come un puro messaggio
”.

 

Angelo e Sé spirituale (Genio)

Steiner, O.O. 175, 20-02-1917): “L’uomo deve effettivamente, a poco a poco, unirsi più intimamente con il suo Sé spirituale, che è già in germe, anche se non ancora sviluppato, nell’aura astrale che al contempo è irraggiata dall’alto, da un elemento che viene incontro dal futuro. Quando avviene questo incontro? Si può sperimentare a metà di un sonno prolungato un incontro più intimo col Sé spirituale, ossia con le qualità spirituali da cui sarà composto il Sé spirituale, un incontro con il Genio. Questo incontro avviene per l’uomo più o meno ogni notte. Dapprima esso avviene in modo inconsapevole, ma diverrà sempre più cosciente grazie alle idee e alle rappresentazioni trasmesse dalla scienza dello spirito.

Lo spirito dell’uomo e lo spirito dell’Angelo Scoto Eriugena (810 D.C)

Eriugena parlava dell’esistenza di una relazione fra lo spirito dell’uomo e quello dell’Angelo. Come se nello Spirito dell’Angelo si trovasse un modello per lo Spirito dell’uomo e come se vi fosse un interdipendenza fra i due spiriti.

Questo comporta un certo lavoro da parte dell’uomo: un cammino di liberazione dalle brame e dai desideri. Questo lavoro conduce anche ad una “liberazione” dell’Angelo custode, il quale non è più necessario ad un uomo che abbia “superato l’umano”, perché quest’ultimo elevandosi di un gradino, diventa Uomo Angelo. Questa “emancipazione” dall’Angelo diviene dopo la morte o dopo l’iniziazione una comunione, una partecipazione cosciente insieme al proprio Angelo.

La purificazione effettuata dal discepolo permette che lo spirito del suo Angelo possa diventare spirito dell’uomo. La comunione con lo spirito dell’Angelo permette all’uomo di incorporare entro il suo spirito la forza dell’Angelo, cosichè l’uomo diviene per partecipazione, anch’egli Angelo. Rudolf Steiner chiama questo processo di partecipazione con l’Angelo “la realizzazione del Sé spirituale” nell’uomo. In altri termini, il corpo astrale viene trasmutato dal lavoro iniziatico dell’uomo, in un elemento spirituale che è della stessa natura e qualità del Sé del suo Angelo. Avviene come un “appropriazione” dello spirito dell’Angelo. Questi, ha il sé già sviluppato il Sé spirituale: partecipando della vita dell’uomo, vi è la possibilità che il corpo astrale umano possa essere fecondato da questo modello spirituale angelico e possa innalzarsi alla medesima natura.

 

Di notte voglio parlare con l’Angelo

Se riconosce i miei occhi.

Se egli improvvisamente chiedesse: “Vedi tu l’Eden?

Io dovrei rispondere: “l’Eden brucia.”

Voglio innalzare la bocca verso di lui,

indurita come chi non ha più desideri.

L’Angelo direbbe: “Intuisci tu la vita?”

E io dovrei rispondere: “la vita consuma.”

Se trovasse in me qualcosa di quella gioia

che è eternamente presente nel suo spirito

e la innalzasse nelle sue mani

io dovrei dire: “La gioia confonde”.

Rainer Maria Rilke

 

L’ANGELO OSCURO: IL CLANDESTINO IN NOI

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L’ANGELO OSCURO: IL CLANDESTINO IN NOI

 

magritte_doppioNoi non sappiamo di essere abitati.

Vi è una parte di noi che vive e partecipa alla vita del corpo e dell’anima.

Un’altra parte – indipendente da noi – s’intesse entro i processi della coscienza, come un gas, un liquido entro gli organi e i sensi.

Svolgiamo la nostra giornata convinti di essere noi ad agire, per intimo libero impulso interiore.

Invece ogni pensiero, sentimento e azione è frammischiato da stimoli indotti dal nostro interno, che appartengono ad un altro essere. Che non siamo noi.

Questo essere è corresponsabile di ogni nostra scelta.

C’è chi lo chiama Alter ego, doppio, sosia. O animadversio.

La scienza lo chiama astrattamene “subconscio”.

Non esiste un uomo che non abbia in sé questo doppio.

Dobbiamo a lui due cose: la possibilità di avere un arbitrio e di poter sapere di essere.

In cambio egli usa il nostro corpo e la nostra anima, per avere la sua esistenza e trarne occasioni di nutrimento.

Ogni azione o sentimento o pensiero è “contaminato” dall’influenza di questo essere che influisce-con il suo potere di egoismo- sull’usufruire delle esperienze che la vita ci porta in contro.

Egli ci fa credere tante cose: essere giusti, buoni e veri. Diffonde in noi un elevato impulso di autocommiserazione e quindi di nichilismo.

guardianoIl mondo appare come un elemento ostile e ingiusto dal quale noi dobbiamo distinguerci o separarci. O addirittura un luogo da cui liberarsi. Compresi i suoi abitanti.

Questo “abitante” in noi è l’artefice, il responsabile di ogni paura, dubbio e rancore che vive in noi. Nel tempo, sin dall’infanzia esso si dedica a radicare in noi debolezze, in modo che si possa fondare una filosofia contro il mondo e contro la fraternità.

Questo essere  “clandestinamente” vive in noi, infondendoci una vita dell’anima distorta, disturbata.

Siamone consapevoli ogni volta che vediamo nell’altro uomo del male o dell’errore.

Non è nel mondo il negativo, ma dentro di noi.  Questo essere in noi, ha un potere “specchiante”: proietta la nostra negatività sugli altri individui esterni e ci fa credere che appartenga a loro. Ma siamo noi: ogni difetto che vediamo negli altri, ci crea disprezzo perchè è in noi.

La scienza dello spirito insegna a “distinguersi” da questo essere che ci abita e ci sovrintende.

Una disciplina in grado di istituire uno stato di presenza e vigilanza costante –che può chiamarsi “piena consapevolezza” si pratica tramite la retta e perfetta concentrazione meditativa, come insegnata da Rudolf Steiner.

 

Tiziano Bellucci

 

 

 

Nuovo PORTALE Corsi on line Antroposofia

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Cari amici ricercatori,

in questi giorni è stato inaugurato un nuovo portale, del Team Unicornos, che propone:

  • SEMINARI,
  • CONFERENZE,
  • STUDI SU LIBRI

di Tiziano Bellucci, registrati su file audio: per studiare da casa la scienza spirituale.  Il materiale digitale sonoro è richiedibile e consultabile e richiedibile cliccando sull’immagine sotto. Viene inviato via posta elettronica.

Si è voluto portare un contributo usando il “mezzo” tecnologico, al servizio di un fine superiore. Per creare un mezzo piu vivente di comunicazione e condivisione dei contenuti antroposofici.

Siete invitati a visitare e a condividere l’evento.

Il Team Unicornos

corsi

WWW : World Wide Web. Chi abita nella ragnatela INTERNET?

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WWW : World Wide Web: ampia ragnatela del mondo

pillole

Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio.”

La rete web non è certo una creazione del mondo spirituale.

La password di accesso a internet potrebbe essere: “armatevi di ogni speranza e ambizione voi che entrate! Qui tutto è possibile”. Che è il contrario di ciò che dice Dante sull’Inferno.

Il termine WWW significa World Wide Web: tradotto significa “ampia ragnatela del mondo”.

Steiner in una conferenza del 13 maggio 1921 a Dornach profetizza, riguardo l’avvento dei social network e del virtuale:

Dalla Terra nascerà una genia di esseri che per quanto riguarda il loro carattere sono collocabili tra il regno minerale e il regno vegetale con una natura di tipo automatico abbondante d’intelletto oltremodo intenso. Con questo movimento, che si diffonderà sulla Terra, questa sarà ricoperta come in una rete, in un tessuto di spaventosi ragni di enorme saggezza, ma che nella loro organizzazione non arrivano neppure al regno vegetale, ragni terrificanti, che s’intrecceranno tra loro e che nei loro movimenti esteriori imiteranno tutto ciò pensato dagli uomini con l’intelletto confuso, non stimolato da quanto deve venire per mezzo di una nuova immaginazione in genere e la scienza dello spirito in particolare. Tutti i pensieri di questo tipo irreale degli uomini diventa reale. La Terra sarà ricoperta (…) di terribili ragni vegetominerali, oltremodo razionali, ma tremendamente malvagi, che s’intessono tra loro. L’uomo(…) sarà costretto a unirsi con il suo essere con questi tremendi aracnidi vegetominerali. Questa specie di ragni avranno poi un carattere spiccatamente arimanico”.

http://wn.rsarchive.org/Lectures/GA204/English/AP1987/19210513p02.html

il-ragno-peloso-attacca-il-concetto-di-cybersecurity-dello-iot-del-microchip-79519423Non è difficile riconoscere nella “rete” di Steiner, la ragnatela WEB o rete internet; e scoprire che i suoi abitanti sono appunto “ragnetti” vegeto minerali: microchip, i  microprocessori.

Camminare su una ragnatela non è mai una cosa troppo saggia. Si possono fare incontri sgradevoli.

C’è chi può dire: che “INTERNET può essere molto utile o non utile, si tratta solo di saperlo gestire”.
Chi è sincero con se stesso, dovrebbe dirsi: “Ahimè, confesso che io non ho questa capacità.
Mi ritrovo sempre a “farmi gestire” dal virtuale
.”

Rivolgendomi a quei pochi che si sentono in grado di “gestire la propria liberta” vorrei dire:
“non illudiamoci di essere troppo consapevoli di dove comincia e finisce la nostra libertà”. Specialmente su INTERNET.
Libertà non è solo fare quello che ci piace, quello che ci pare.

Sapere rinunciare a qualcosa -che ha anche aspetti piacevoli ma che può diventare dannoso- è esercitare la propria libertà. La libera espressione della propria volontà, anche contro  ciò che ci attrae.

Io ritengo che si debba “cristianizzare” il web, utilizzandolo come mezzo altruistico per agevolare l’evoluzione della coscienza morale dell’uomo, per l’innalzamento del genere umano  e di tutta la creazione. Qualsiasi altro utilizzo utilitaristico, ossia egoistico, ci conduce ad equivoci e a soggiacere al dominio di “ragni”, ossia di quelle entità che l’antroposofia chiama  “ostacolanti”.

Chi non riesce a cristianizzare  le sue azioni, ossia ad agire in senso solo altruistico, è bene che interrompa il suo uso nel virtuale, o lo limiti all’indispensabile.

Qualsiasi pensiero che voglia giustificare il proprio uso, come quello iniziale “INTERNET può essere molto utile o non utile, si tratta solo di saperlo gestire” non è un pensiero oggettivo, vero e reale,  ma una sequenza ispirata dalle stesse entità che hanno creato il virtuale.

Allentare il collegamento con il virtuale significa  diminuirne la dipendenza. Essendo un mondo che imprigiona la psiche, senza che essa ne sia consapevole.

La vita non è quella sui Social network e internet: a vita è breve. Vivere la vita nel mondo reale è il vero esoterismo.
Tiziano Bellucci