Le NUOVE proposte di scienza dello spirito di R. Steiner a Bologna

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Nel 2017/18:

 Le NUOVE proposte di scienza dello spirito di R. Steiner a Bologna

“L’antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo”

a cura di Tiziano Bellucci

 1 -Studio insieme dei testi base dell’antroposofia –

 

Ogni giovedì dal 14 settembre 2017,  incontri settimanali serali aperti a tutti, dalle 20.45 alle 22,00  Letture e riflessioni insieme su libri di R. Steiner (seguono dettagli):   

  • Da settembre a Dicembre 2017:  “ALLE PORTE DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO”  (14 conferenze)
  • Da Gennaio a Giugno 2017: “Considerazioni esoteriche su nessi karmici – volume 2” (17 conferenze)

 

2- Canto e meditazione su MANTRAM di Rudolf Steiner

– dal 18 settembre 2017 a fine Dicembre 2017 ogni lunedì,  incontri settimanali serali PER TUTTI dalle 20.45 alle 22,00 (seguono dettagli):   

MEDITARE CANTANDO. L’accordatura con i pianeti

Esperienze canore e spirituali alla luce del “l’essenza della musica”, di Rudolf Steiner

Imparare a concentrarsi in se stessi instaurando un maggiore stato di presenza di sè.


 NOVITA’

 (SEGUE DATE E PROGRAMMA IN FONDO PAGINA)

       DESCRIZIONE DETTAGLIATA DEI CORSI:

GRUPPO di studio APERTO A TUTTI, Bologna 2017-18 sui testi di Rudolf Steiner

Possibilità di RICEVERE A CASA la registrazione audio degli incontri (vedi in fondo)

        GRUPPO DI STUDIO DEL GIOVEDI: “Bottega delle 8 arti” presso circolo Pontelungo,Via Agucchi 121, Bologna, Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it

 Ogni giovedì, da metà settembre 2017 a fine anno, studio insieme del testo “ALLE PORTE DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO”

Questo libro riporta una serie di 14 conferenze che Rudolf Steiner, tenne a Stoccarda nel periodo dal 22 agosto al 4 settembre 1906, relative ai seguenti temi:

  • I tre mondi: fisico, astrale e spirituale
  • La vita dell’anima dopo la morte
  • Il Devacian
  • L’attività dell’uomo nei mondi superiori fra morte e nuova nascita
  • L’educazione del bambino
  • Gli effetti del karma nella vita umana
  • Bene e male
  • La nascita della coscienza
  • L’evoluzione della Terra
  • L’evoluzione dell’umanità fino all’epoca atlantica
  • I periodi di civiltà postatlantici
  • Sviluppo occulto
  • La via orientale, la via cristiana e la via rosicruciana
  • Nessi fra uomo e Terra. Terremoti ed eruzioni vulcaniche.
  • Inoltre, sono presenti 2 risposte a domande del pubblico, inserite sotto forma di appunti.

«L’umanità nuova ha sviluppato la libertà della personalità; la scienza dello spirito, partendo da questa concezione fondamentale della verità, svilupperà una tolleranza interiore dell’anima.»

(Rudolf Steiner)

E’ possibile assistere di persona, dialogando insieme a Bologna, nella nostra sede di via Agucchi 121 (tel. 348 065 98 27)  recandosi alle ore 20,40 ogni giovedi da metà settembre 2017 a fine anno

(Ogni incontro IN SEDE non prevede un costo, ma un libero contributo: l’individuo può decidere di donarlo di volta in volta. A seconda del gradimento, del valore acquisito e delle sue possibilità)

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 Ogni giovedi, da Gennaio a Giugno  2018 “Considerazioni esoteriche su nessi karmici – volume 2

17 conferenze tenute a Dornach, dal 6 aprile al 29 giugno 1924
Nessi  karmici relativi al divenire storico e alla vita del singolo. La formazione del karma nel dopo-morte. La forma del karma rispetto all’individuo.

  • 1,2,3,4,5 conf: considerazioni karmiche riguardanti il divenire storico dell’umanità
  • 6,7,8,9 conf: considerazioni karmiche relative alla vita individuale umana
  • 10,11,12,13 conf: la formazione del karma nell’esperienza a ritroso della vita terrena subito dopo la morte
  • 14,15,16,17 conf: la forma individuale del karma e lo studio individuale dei nessi karmici

 

“Le trattazioni teoriche intorno al Karma e alle ripetute vite terrene sono destinate a rimanere cosa morta, se le relative indagini non vengono anche trasportate nel campo della comprensione pratica della vita, se cioè la vita stessa non viene esaminata nel senso del Karma e delle ripetute vite terrene”. (Rudolf Steiner)

E’ possibile assistere di persona, dialogando insieme a Bologna, nella nostra sede di via Agucchi 121 (tel. 348 065 98 27)  recandosi alle ore 20,40 ogni giovedi da Gennaio a Giugno  2018

(Ogni incontro IN SEDE non prevede un costo, ma un libero contributo: l’individuo può decidere di donarlo di volta in volta. A seconda del gradimento, del valore acquisito e delle sue possibilità)

 

Oppure

per chi abita lontano da noi e non può partecipare a Bologna è stata pensata la possibilità di ascoltare via Skype o di RICEVERE A CASA la registrazione audio ogni settimana, tramite abbonamento: 

1 ciclo (studio di un libro, 15 conferenze 15 settimane) 50 euro
2 cicli totali (studio dei 2 libri, 30 conferenze 30 settimane totali) 90 euro

per info come partecipare click qui :

scienza-dello-spirito-on-skype-ok

https://unicornoscorsi.com/corsi-su-skype

Per informazioni e iscrizioni: unicornos@hotmail.it oppure 348 065 98 27    

 

 

 
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                             PRATICA INTERIORE

Canto e meditazione su MANTRAM di Rudolf Steiner

– da settembre a Dicembre 2017 ogni lunedì,  incontri settimanali serali PER TUTTI dalle 20.45 alle 22,00 (seguono dettagli):   

MEDITARE CANTANDO. “L’accordatura Planetaria”

Esperienze canore e spirituali alla luce del “l’essenza della musica”, di Rudolf Steiner

 

IMPARARARE A MEDITARE con il canto.  Meditazioni attive

Si tratta di un nuovo metodo per imparare a concentrarsi in se stessi instaurando un maggiore stato di presenza di sè.  Questo viene fatto attraverso il canto su armonie composte su sette armonie planetarie chiamate anche scale modali greche. Di esse troviamo in Socrate e Pitagora citazioni sul come usarle per la cura di particolari disarmonie.

Vengono emessi suoni parlati con parole tratte da mantram dati da Rudolf Steiner.

L’uso cosciente della voce, la lettura della scrittura musicale, la conoscenza delle leggi dell’armonia aiuta ad entrare nella parte più intima del proprio mondo interiore. Non occorrono specifiche competenze musicali ma solo voler vivere una emozionante esperienza artistica e sociale.

Gli obbiettivi dell’ accordatura planetaria, conducono a donare benessere psico-fisico; espandere la coscienza; ridurre lo stress; stimolare il sistema bioenergetico; armonizzare il sistema dei chakra; ridurre i problemi del sonno; stimolare e arricchire la creatività; attivare l’intera sfera emotiva, mediante un processo di integrazione consapevole; affinare le percezioni profonde; trasformare progressivamente gli stati di nervosismo, ansia, angoscia.

L “accordatura planetaria” ricrea l’ambiente originario vibrazionale positivo allo scopo di potenziare i sistemi autoriparatori del corpo e della mente, contribuendo a migliorare considerevolmente la qualità della vita.

Incontri aperti a tutti.  A cura di Tiziano Bellucci, ricercatore antroposofo

Si terranno ogni lunedi sera da Settembre a Dicembre 2017, dalle 20.45 alle 22,00.

Presso “Bottega delle 8 arti” presso circolo Pontelungo, Via Agucchi 121, Bologna Per info: 348 065 98 27  unicornos@hotmail.it

             (Ogni incontro IN SEDE non prevede un costo, ma un libero contributo: l’individuo può decidere di donarlo di volta in volta. A seconda del gradimento, del valore acquisito e delle sue possibilità)

Alcuni cenni sulla pratica della meditazione sulle scale planetarie: l’accordatura planetaria:

 

NOVITA’

Un percorso di consapevolezza e di riscoperta di sè  in 8 incontri, 8 domeniche, 8 mesi a Bologna, anno 2017-18

  • IN CAMMINO VERSO SE STESSI

    Conoscere il proprio ruolo nella vita e nel mondo con l’antroposofia

  • 1- La natura nascosta umana: le 9 parti dell’uomo.
  • 2- Sogno e sonno. Esperienze fra morte e nuova nascita.
  • 3- Evoluzione dell’uomo e del mondo.
  • 4- Destino e Libero arbitrio.
  • 5- L’arte e il suo ruolo nei rapporti umani.
  • 6- Le varie correnti mondiali spirituali.
  • 7- Erosophia: Il ruolo del maschile e del femminile.
  • 8- Concentrazione e meditazione.
  • Il percorso si terrà presso la sede della scuola Stella Maris ente di formazione in artiterapie del colore e musicoterapia ad indirizzo antroposofico, via Saffi 30,  40131 Bologna. Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it

Al termine verrà consegnato un attestato di partecipazione. La durata del percorso è di un anno. Si tratta di 8 appuntamenti mensili (vedi calendario seguente), che si terranno la domenica, dalle 10 alle 17,30 da Ottobre 2017 a Maggio 2018.

con il patrocinio di

 

PANORAMICA ARGOMENTI DEL PERCORSO:

1° incontro, 8 ottobre 2017 : La natura nascosta umana. Le 9 parti dell’uomo. L’aura umana.  Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale (3 anime) e organizzazione dell’io. Manas, Budhi, Atma”. La trasformazione dei veicoli inferiori in facoltà superiori.

2° incontro, 12 novembre 2017: Sogno e Sonno. Esperienze fra morte e nuova nascita. L’esperienze dell’uomo oltre la soglia. Purificazione ed elevazione. Il viaggio planetario dell’anima nelle varie sfere. La mezzanotte cosmica. Il ritorno verso la Terra. La legge del destino e delle vite terrene ripetute.

3° incontro, 17 dicembre 2017: Evoluzione dell’uomo e del mondo. Passato, presente e futuro della Terra. La preistoria cosmica dell’umanità: EVOLUZIONE COSMICA. La creazione del mondo e dell’uomo. Origine del sistema solare: incarnazioni planetarie di antico Saturno: origine del calore. Antico Sole: aria e luce. Antica Luna: acqua e processi chimici. Terra: materia dura, etere vitale. Ere terrestri passate (lemurica e atlantidea),epoca di cultura presenti e future. L’uomo androgino del futuro.

4° incontro, 21 gennaio 2018: L’Arte della Libertà: Destino e Libero arbitrio. Il bene e il male. La legge del contrappasso.  Le forze dell’obbligo o della necessità (gerarchie)le forze del libero arbitrio (Lucifero e Arimane)  Il significato esoterico del perdono (Cristo)  L’Iniziazione: tecniche di liberazione dal destino

5° incontro, 18 febbraio 2018 : L’arte e il suo ruolo nel divenire e nei rapporti umani.  Le 7 arti: architettura, scultura, pittura, musica, danza, poesia, teatro. Esperienze pratiche e conoscitive. 

6° incontro, 18 marzo 2018 :  Buddismo, Induismo, Gnosticismo, Islamismo, Ebraismo, quali preparazioni alla venuta dell’ io individuale nell’uomo. L’evento del Golghota come punto centrale dell’evoluzione della coscienza planetaria.

7° incontro, 15 aprile 2018 : Erosophia: Il ruolo del maschile e del femminile. Quando il sesso era nutrizione. Storia dell’origine della riproduzione e dell’amore nell’umanità.

8° incontro 6 maggio 2018 : Concentrazione e meditazione secondo la tradizione occidentale. Venerazione e calma interiore. Preparazione ed Illuminazione . Controllo di pensieri e sentimenti: esercizi immaginativi. Coscienza ispirativa: l’ascoltare occulto, vuoto interiore o lettura della scrittura occulta. Meditazione. Coscienza intuitiva: diventare l’altro.  Il mistero del doppio e il piccolo e grande Guardiano della Soglia. 

 

Il percorso si terrà presso la sede della scuola Stella Maris ente di formazione in artiterapie del colore e musicoterapia ad indirizzo antroposofico, via Saffi 30,  40131 Bologna. Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it

Obiettivi del percorso

Conoscere il proprio ruolo nella vita e nel mondo con l’antroposofia. A cura di Tiziano Bellucci

A CHI SI RIVOLGE

  • Alle persone che aspirano a una migliore conoscenza di sé e a svolgere un lavoro socialmente utile per lo sviluppo consapevole e la crescita personale;
  • Ad artisti che aspirano ad allargare i propri orizzonti, fecondandoli con nuovi punti di vista soprasensibili;
  • Ai professionisti che lavorano nel settore concernente il benessere, la salute psichica, lo sviluppo fisico, l’autocura e la prevenzione;
  • A terapeuti che vogliono arricchire la propria capacità intuitiva al fine di operare con maggiore efficacia nel proprio lavoro.

 Si tratta di un percorso di conoscenza e di autoeducazione che trae le sue indicazioni dalla Scienza dello Spirito. Vengono offerte conoscenze per ampliare l’orizzonte della vita e le finalità esistenziali, per approfondire ed arricchire le relazioni, la comprensione del proprio ruolo e dell’altro uomo nel divenire della società. I grandi mutamenti attuali indicano il sopravvenire di una società globale più etica che comporta una crescita umana, basata su un armonico modello di benessere psicofisico e sulla realizzazione di una chiara consapevolezza di sé.

Il corso rivolge a coloro che desiderano nuovi impulsi per realizzare, ritrovare il proprio centro interiore individuale: per una ri-armonizzazione e un riequilibrio di sé, sia come crescita personale che per una applicazione professionale di aiuto comunitario. In modo speciale il corso è suggerito per coloro che già svolgono una professione a contatto con le persone, nel settore sociale, pedagogico, terapeutico e psicologico.

Verranno trattate tematiche che mostrano il ruolo dell’essere umano nell’economia universale: l’origine dell’uomo e della terra, gli stati di coscienza come il sonno e il sogno, la costituzione dell’uomo, il problema della libertà e del destino, il ruolo del bene e del male, il compito del maschile e del femminile, le arti e la loro funzione, esercizi di concentrazione e meditazione, l’amore nelle relazioni, ecc.

A conclusione del percorso della durata di 8 mesi, si sarà in grado di sentire che ogni individuo contiene nel suo essere l’intero universo. Si potranno fornire nuove direzioni consapevoli e orientamenti di altissimo livello a se stessi e a coloro con cui si stabilirà una relazione sociale o professionale.

Al termine verrà consegnato un attestato di partecipazione al percorso.

La durata del corso è di un anno. Si tratta di 8 appuntamenti mensili (vedi calendario), che si terranno la domenica, dalle 10 alle 17,30 da Ottobre 2017 a Maggio 2018.

E’ obbligatoria la presenza fisica in sede di almeno 6 seminari su 8, per poter poi ricevere l’attestazione di partecipazione.

Biografia del relatore: https://unicornos.com/tiziano-bellucci/tiziano-bellucci-biografia/

ISCRIZIONI E QUOTE.

LA PREISCRIZIONE AL PERCORSO (invio del modulo) E’ DA FARSI ENTRO IL 15 SETTEMBRE 2017

Il costo del percorso – per otto incontri- è di 390 euro comprensivo dell’inoltro dei files audio registrati, del Power point e delle dispense sui temi trattati. Il pagamento viene suddiviso in due rate:

-una prima rata di 200 euro entro il 10 Ottobre 2017 e

-i rimanenti 190 euro entro il 15 Gennaio 2018.

E possibile partecipare anche a singoli incontri, ad un costo di 70 euro l’uno (anche se è preferibile dare una continuità al percorso).

Vedi eventualmente OPZIONI  a fine opuscolo

Per l’iscrizione si prega di usare il modulo a fine brochure scaricabile qui  12414979-el-boton-de-descarga(compilabile formato word).

 

Calendario incontri, nelle seguenti domeniche:

  •  8 ottobre 2017
  • 12 novembre 2017
  • 17 dicembre 2017
  •  21 gennaio 2018
  • 18 febbraio 2018
  • 18 marzo 2018
  • 15 aprile 2018
  • 6 maggio 2018

 Gli orari:

  • ore 9,45– 11,30 (pausa)
  • ore 11,45 – 13 (pranzo)
  • ore 14 – 15,30 (pausa)
  • 15,45 – 17,30 (chiusura)

 Il percorso si terrà presso la sede della scuola Stella Maris ente di formazione in artiterapie del colore e musicoterapia ad indirizzo antroposofico, via Saffi 30,  40131 Bologna. Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it    

 

PROGRAMMA DETTAGLIATO

“In cammino verso se stessi 2017-18”

Si tratta di 8 appuntamenti mensili, che si terranno la domenica, dalle 10 alle 18 da Ottobre a Maggio.

ARGOMENTI:

1° incontro, 8 ottobre 2017.

La natura nascosta umana. Le 9 parti dell’uomo. 

L’aura umana.  Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale (3 anime) e organizzazione dell’io. Manas, Budhi, Atma”. La trasformazione dei veicoli inferiori in facoltà superiori.

L`uomo e` la sintesi dei regni della natura; il Principio (lo Spirito del Cosmo) originante tali regni, s`incarna parzialmente nell`uomo come Io.
1- corpo fisico: regno minerale;
2- corpo eterico: la forza strutturante il regno vegetale;
3- corpo senziente o astrale: dona una relazione sensuale e sensoria con la vita fisica, in modo non dissimile da cio` che avviene nell` animale.
(Corpo astrale inferiore, ossia la natura impura, passionale, emotiva e istintiva; corpo astrale superiore, quale essenza capace di cogliere la Purezza spirituale delle manifestazioni sensibili).
Il Principio della coscienza individuale, Atma o Io, impronta la correlazione dei tre sistemi precedenti, diversificando il regno umano dagli altri regni.
L`io di cui l`uomo normalmente parla e` bensi` Atma, ma questo affiora e balugina appena nella sua organizzazione astrale-eterico-fisica: essa e` solo parzialmente dominata dall`elemento mentale-spirituale.
Corpo fisico spaziale: il muoversi della materia nello spazio.

Corpo eterico temporale: il fluire ciclico e ritmico nella corrente del tempo.

Corpo astrale lucente: l’afferrarsi nell’irraggiare della luce e della tenebra.

Corpo dell’io: il tendere a diventare, identificarsi con la Coscienza del cosmo.

L`uomo, piu` che un regno, e` una Gerarchia. L`uomo in virtu` del suo Io, puo` volitivamente controllare istinti e passioni,cosa che gli animali non possono fare. Lo Spirito si manifesta nel minerale come fissita`, nel vegetale come forma e nell`animale come anima: nell`uomo sorge come pensiero.
Scopo dell`uomo, e` di realizzare l`identita` di se`stesso tramite l`arto del pensiero: nell’attività pensante lo Spirito rinuncia parzialmente ad esprimersi coercitivamente come legge ed istinto, come invece fa negli altri tre regni. Lavoro dell`Io per giungere a dominare i principi o veicoli inferiori.


2° incontro, 12 novembre 2017

Sogno e Sonno. Esperienze fra morte e nuova nascita. Le sfere planetarie.

L’esperienze dell’uomo oltre la soglia. Purificazione ed elevazione. Il viaggio planetario dell’anima nelle varie sfere. La mezzanotte cosmica. Il ritorno verso la Terra. La legge del destino e delle vite terrene ripetute.

DOVE SI TROVANO I MONDI SPIRITUALI?

i 3 stati di coscienza notturni sono porte di accesso ad essi: ogni notte vi viviamo
– ogni notte compiamo un viaggio percorrendo lo spazio dalla luna sino allo zodiaco: ogni pianeta è sede di entità
– l mondo immaginativo rappresenta il percorso luna/venere/mercurio
– il mondo ispirativo il percorso nell’area di sole,marte e giove
– il mondo intuitivo la sfera di saturno e oltre, verso lo zodiaco

La reincarnazione dello spirito umano è spesso equivocata. Non è la personalità che si sviluppa sulla terra, nè il peculiare carattere, né il temperamento, nèi tratti somatici riappaiono in un’altra vita. L’individuo si presenta “nuovo” sia come sangue, carne e personalità perché queste cose vengono suscitate dai caratteri ereditari assunti una volta che si è nati in un dato ceppo umano. Ciò che si ripresenta come elemento unitario, immortale e immutabile, è lo spirito umano, il suo io. E’ quindi corretto parlare di “reincarnazione dello spirito umano”. E’ tuttavia importante comprendere che durante le varie vite l’io, sviluppa tramite la vita nel corpo e nell’anima sulla terra, un elemento nuovo, un estratto, ovvero una sorta di “talento” che è il “frutto”, il risultato di ogni singola vita. Questo “frutto” o “spiga” viene chiamato anima spirituale, Sé spirituale o personalità spirituale. Questa “anima” speciale che si è sviluppata tramite il lavoro di purificazione durante il cammino terrestre diventa parte dell’io e si unisce ad essa, come in in una fusione, in un matrimonio. L’io si arrichisce di una qualità che si può sviluppare solo tramite la vita fisica. In questo senso l’io “va a scuola”, nell’aula cosmica chiamata “terra”, per sviluppare determinate qualità. Il Principio dell’io sposa la Principessa nell’anima. L’io dell’uomo non vive dunque una sola vita. Come anima e come spirito si veste di un corpo fisico, in una data famiglia all’interno di un dato popolo, e vi permane per un tempo all’incirca di 70 anni. Poi muore, passa entro una esistenza spirituale, e rinasce in un nuovo corpo, entro una nuova famiglia. L’uomo non permane anni o mesi nell’aldilà prima di ridiscendere. Passano dei secoli,tra la morte e una nuova nascita: il periodo di tempo che l’essere umano trascorre nello stato disincarnato è dunque molto più lungo di una vita terrena. Sottostà ad una legge detta: la precessione degli equinozi.


3° incontro, 17 dicembre 2017

 Evoluzione dell’uomo e del mondo. Passato, presente e futuro della Terra.

Evoluzione del mondo e dell’uomo.

Illustrazione dello scopo, della mèta dell’uomo e degli altri regni terrestri quali esseri in continua evoluzione.

L’uomo proviene da un passato cosmico, dove ha attraversato 3 fasi passate, iniziate miliardi di anni or sono, di evoluzione della sostanza e della coscienza: dovrà incontrare anche 3 evoluzioni future.

Origine del sistema solare: saturno: creazione del calore (con simbolo dello Zolfo infuocato), sole: luce e aria, luna: suono ed acqua, processi chimici (con simbolo dell’argento vivo o Mercurio) terra: mineralità, etere vitale (con simbolo del Sale) giove: acqua, aria e fuoco, venere: aria e fuoco, vulcano: fuoco

Ogni “fase” planetaria oltre che a determinare l’origine di un particolare “stato” della sostanza, realizza anche un nuovo stato di coscienza. Su Saturno, lo stato di coscienza è pari a quello presente nel mondo minerale (sonno letargico, di trance); sul Sole la coscienza dei vegetali (sonno senza sogni); sulla Luna la condizione degli animali (stato di sogno), sulla terra stato umano (stato di veglia). Sulla futura incarnazione di Giove si presenterà una coscienza immaginativa, su Giove una condizione ispirativa, su Vulcano uno stato intuitivo.

Sviluppo degli stati coscienza:

– saturno: Il primo stato di coscienza fu miliardi di anni fa: uno stato di trance: minerale: medianico: coscienza saturnia=onniscienza: percezione telepatica, partecipazione inconscia ai fatti che accadono dalla terra sino alla zona zodiacale. – sole: il secondo stato fu lo stato di sonno senza sogni o vegetale: coscienza solare o percezione telepatica e partecipazione inconscia a qualsiasi cosa accade nel sistema solare. – luna: il terzo stato fu lo stato di sogno o animale: coscienza lunare o percezione telepatica e partecipazione inconscia ai fatti accaduti nell’orbita della luna – terra: il quarto stato: attuale o percezione di ciò che avviene solo tramite i propri sensi – giove: il quinto stato immaginazione (stato lunare cosciente) coscienza psichica – venere: il sesto stato ispirazione (stato solare cosciente) coscienza iperpsichica – vulcano: il settimo stato intuizione (stato saturnio cosciente) coscienza onnisciente

Le sette ere terrestri: polare, iperborea, lemurica, atlantica, attuale, dei 7 suggelli, delle 7 trombe. Le sette epoche attuali: paleo indiana, paleo persiana, egizia, greco-romana, attuale, era slava, era americana. Sulle future incarnazioni Giove, la materia perderà consistenza, ripresentandosi allo stato liquido astrale, su Venere alla condizione aerea eterica e su Vulcano allo stato calorico e spirituale.


4° incontro,  21 gennaio 2018

L’Arte della Libertà: Destino e Libero arbitrio. Il bene e il male

 La legge del contrappasso.

 Le forze dell’obbligo o della necessità (gerarchie)

le forze del libero arbitrio (Lucifero e Arimane)

 Il significato esoterico del perdono (Cristo)

 L’Iniziazione: tecniche di liberazione dal destino

L’uomo, quale essere spirituale del mondo celeste,non è libero; per divenire libero deve essere prima uomo.
Deve trovarsi condizionato da forze che lo afferrano e lo guidano dove egli si illude di essere libero, non distinguendo sé stesso dalla loro azione, credendo sé stesso nel pensare, sentire e volere, quando invece egli è in virtù di queste.
Egli deve comprendere il gioco e attuare la distinzione.

L’uomo crede di essere libero compiendo il loro movimento,vivendo nel loro dominio.
L’uomo in sé non è né peccatore,né egoista; lo diviene solo in seguito all’azione degli ostacolanti.
L’uomo è schiavo delle influenze che sorgono dalla sua corporeità, intessuta da azioni di forze ostacolanti, i quali suscitano in lui l’illusione della libertà.

Sino a che l’uomo agisce sotto la spinta dei propri istinti, tendenze e passioni, non è libero.
Egli crede di essere questi attributi. Si identifica con essi, credendo di sentirsi autorizzato a rivendicare le loro richieste. Perché li ritiene scaturenti dal suo essere. Ma essi non nascono dal suo vero essere.

Quello che sente agire in lui non è la sua vera entità. Sono impulsi che sorgono dalle necessità del corpo o da stimoli esterni. O da elementi subconsci a lui inconosciuti. Qui il suo vero essere non si manifesta affatto. Se egli mutasse il suo modo di pensare, se cambiasse coscienza allora verrebbe a conoscere desideri che sono molto diversi da quelli che ha ordinariamente.
Quegli impulsi sarebbero davvero liberi, perché li scoprirebbe allineati con il pensare morale del mondo, con l’armonia divina del cosmo.

Sino a che si respinge la possibilità di poter assurgere ad un pensare superiore, non si può essere liberi. La libertà passa attraverso un superamento del pensare stesso da ente riflettente ad organo di percezione della realtà superiore.
I veri desideri del vero essere dell’uomo non assomigliano a nessun desiderio terrestre: sono intuizioni che egli sperimenta al di fuori dell’esistenza naturale, senza che nella sua coscienza ordinaria vi sia neppure il presentimento dell’esistenza di un mondo spirituale.
Dice Steiner nella autobiografia, al dodicesimo capitolo: “all’uomo non è dato fin dal principio il suovero essere, la vera autocoscienza. Egli deve conquistarla dopo aver raggiunto un intesa della coscienza umana con se stessa”.


5° incontro, 18 febbraio 2018

L’arte e il suo ruolo nel divenire e nei rapporti umani.  Le 7 arti: architettura, scultura, pittura, musica, danza, poesia, teatro.  Cosa è l’arte? Da dove viene? Perchè nell’uomo compare la necessità di fare arte? Oppure: perchè un dato colore, una data forma architettonica o scultorea, una data armonia o melodia musicale suscita in noi determinati e ben precisi stati d’animo?

Questi sono tutti quesiti destinati a restare insoluti ad ogni mente filosofica, mistica o scientifica.

Sembrerebbe che la fonte da cui attinge il pittore, lo scultore, il poeta e il musicista si trovi in qualche remota zona dell’anima umana, in un luogo lontano e sconosciuto ove, per giungervi occorra valicare pendii, vallate e abissi tenebrosi.

L’ispirazione artistica o il piacere contemplativo artistico pare come giungere da un luogo di sogno, un luogo in cui noi, seppur essendo svegli, possiamo solo accedervi se smorziamo, abbassiamo o attenuiamo l’ordinario stato di coscienza.

In altri termini: accade qualcosa di magico, di inusuale che non appare sovrinteso dall’autocoscienza, ma che anzi tende a sopraffarla, con delicatezza e garbo, in maniera maliarda e accattivante.

 In realtà il mondo ove vive l’elemento artistico, è lo stesso mondo sovrasensibile del quale si occupa il religioso indicandolo come regno di Dio e il filosofo come mondo archetipico: si tratta di un  reale mondo sovrasensibile che è alla base del mondo sensibile. Un’anima capace di trasporsi in determinati stati di coscienza in piena consapevolezza di sé accede alla comprensione reale del mistero dell’arte.

L’iniziato o veggente che penetra nei mondi sovrasensibili scopre che la sorgente o mondo da dove ogni artista trae la sostanza delle sue creazioni artistiche, è la medesima nella quale egli fa le sue esperienze spirituali.  L’iniziato sa, che così come si attingono forze rigenerative per la stanchezza del corpo durante il riposo notturno nel sonno, egli sa che la capacità di fare e di apprezzare arte viene attinta anch’essa durante il sonno.

Non si deve credere che in un artista sia razionalmente e coscientemente chiaro ciò che è misteriosamente infuso nelle sue opere; le ripercussioni delle sue esperienze astrali non hanno bisogno di imprimersi sino alla coscienza fisica per vivere nelle sue opere.

L’artista non è quasi mai necessariamente cosciente delle sue creazioni.  La vera arte è la ricerca di una relazione fra l’uomo e lo spirito: portare la vita divino spirituale sulla terra e riconoscere in ogni manifestazione naturale l’agire dello spirito.

Grazie alla conoscenza spirituale, si devono riacquisire di nuovo quelle forze o facoltà spirituali che erano possedute atavicamente dall’uomo dei primordi, il quale produceva vera arte, ma tali forze devono essere presiedute e attivate in modo autocosciente, non in modo istintivo come fu un tempo. Vera arte può nascere solo accanto alla vera conoscenza: un’arte che agisca per istinto o per ispirazione inconsapevole non è più arte cosciente. 


6° incontro, 18 marzo 2018

  Induismo, Zaraustra, Egitto, Ebraismo, quali preparazioni alla venuta dell’ io individuale nell’uomo ne Cristianesimo. L’evento del Golghota come punto centrale dell’evoluzione della coscienza planetaria.

– Gli antichi indiani sentivano che tutto, ovunque era spirito: l’elemento più spirituale era per loro il corpo fisico. Edificarono quindi una religione panteista: una religione del corpo fisico, essendo questo, spirito.

–  I babilonesi costruirono alte torri per l’osservazione degli astri, all’astrologia e astronomia.
Essi osservando e studiando le stelle scoprirono la presenza di costituente occulto nell’universo e nell’uomo: si accorsero dell’esistenza di un corpo astrale. Vedevano, riflessa nelle leggi planetarie e cosmiche, l’azione della volontà del divino. Edificarono una religione del corpo astrale.

– Gli egiziani sperimentarono e videro l’azione del Nilo: gli effetti eterici di tale massa d’acqua, dalla quale derivava tutto il loro sostentamento, edificò in loro una percezione che riconobbe nel mondo e in loro stessi, la presenza di un elemento eterico, vitale, che vivifica tutto: generarono una religione del corpo eterico.

Il morto che dopo i 3 giorni penetrava nel kamaloca, sperimentava che esisteva ancora una parte del suo corpo che si conservava sulla terra e non si dissolveva. Tale presenza lo teneva da un lato più consapevole della propria esistenza, ma al contempo lo vincolava anche alla terra.

– Gli ebrei invece non sentivano lo spirito presente nè nel corpo fisico, nè nell’eterico, nè nell’astrale: cercarono quindi lo spirito nell’invisibile: lo trovarono in quell’arto dell’uomo che si chiama Io spirituale. Trovarono un Dio invisibile, Javhe che lo si può intendere come il loro Io di gruppo, il loro io.

Abbiamo quindi 4 popoli nei quali si sono edificate 4 diverse religiosità connesse alla scoperta dei principi occulti umani.

Indiani: corpo fisico – panteismo (tutto è Dio)
Babilonesi: corpo astrale – dualismo (aura mazda-orzmud)

Egiziani: corpo eterico – politeismo (vari dèi)
Ebrei: Io spirituale – monoteismo (Javhè)

Cristianesimo: Dio abita nell’uomo


7° incontro, 15 aprile 2018

Erosophia: Il ruolo del maschile e del femminile. Quando il sesso era nutrizione. Storia dell’origine della riproduzione e dell’amore nell’umanità.

LA POLARITA’: In essoterismo e esoterismo occidentale il sesso è via della“rinuncia”; in oriente è “via diretta”. Vi è una terza “via”?

– 1° affermazione fondamentale: la facoltà di pensare è stata acquisita a prezzo della unisessualità”.

2°  affermazione fondamentale: un tempo il Sesso era Nutrizione. L’uomo androgino non si riproduceva per via sessuale, ma tramite una rigenerazione dell’involucro esterno. Il cibo “fecondava” le cellule, le quali nascevano e morivano. L’androgino di ricreava da se stesso autoalimentandosi: immortale.- L’androgino era privo di corpo fisico. Adamo ed Eva erano eterici, e astrali.

– 3° Affermazione fondamentale: l’uomo non proviene dalla scimmia, ma viceversa. Provenienza dell’uomo: un tempo tutto era “UOMO” : gli altri regni sono “residui” dell’uomo, uomini mancati. Il 90 per cento diviene sistema solare, il 10 per cento diviene umanità. Una volta il maschile e il femminile non era genere separato, il maschile non era una forma, ma una capacità interiore mentre il femminile era una capacità esteriore.

– 4 ° affermazione fondamentale: La forza riproduttiva è di natura eterica, non astrale. Proviene dal sole, non dalla luna.

Appartiene più al mondo vegetale che a quello animale;l’eros come forza vitale eterico, pura, impersonale e vegetale”.

La forza che fa crescere la vita del mondo è in origine una forza pura impersonale, priva di brama e di coscienza. Una potenza riproduttiva senza passione. E’ POSSIBILE Fare l’amore come lo fanno le piante?

– 5 ° affermazione fondamentale:  Gli organi sessuali hanno doppia funzione:

di riproduzione o ricambio dei corpi della specie umana (riproduzione di esseri esterni), di ricambio delle cellule del proprio corpo (riprodurre la propria vita interna)

6 ° affermazione fondamentale:  La felinità e la bovinità L’agire delle 4 forze delle costellazioni fisse per il sorgere del maschile e del femminile: le anime di gruppo prima dell’io dell’Elohim. (visione di Ezechiele) Le 4 forme di umano prima dell’io.

7 ° affermazione fondamentale:  E’ la stessa forza (eros) quella crea bambini nel ventre, e pensieri nella mente. Si tratta di due facoltà che in origine erano una sola forza. Fare sesso e mischiarvi il pensare è come“cuocere il vitellino nel latte della mamma). Il sesso impuro. L’incesto: la madre (sesso) si unisce con il figlio (pensiero) L’amore come volontà di cooperazione. L’amare si muta in “bramare”. Compare l’esperienza egoistica. Il tornaconto. L’amore sensuale diviene il mezzo per perpetuare il corpo fisico umano.


 8° incontro, 6 maggio 2018

Concentrazione e meditazione secondo la tradizione occidentale.

 Venerazione e calma interiore. Preparazione ed Illuminazione. Controllo di pensieri e sentimenti: esercizi immaginativi. Coscienza ispirativa: l’ascoltare occulto, vuoto interiore o lettura della scrittura occulta. Meditazione. Coscienza intuitiva: diventare l’altro.  Il mistero del doppio e il piccolo e grande Guardiano della Soglia. Risvegliarsi dal sogno della vita.   

Il problema di come poter giungere alla risoluzione degli enigmi vita e della materia, si basa non su un potenziamento degli organi di senso, ma su un superamento degli stessi: essi devono invero tacere. La convinzione –oggi diffusa- che la possibilità di conoscere si amplierà man mano che verranno usate le inconosciute facoltà del cervello, poggia su un errore. Il sistema nervoso non è uno strumento di conoscenza, ma solo uno specchio su cui si riflette l’attività di un elemento spirituale interiore, detto anima.

Il problema del superamento dei limiti della conoscenza non parte dall’utilizzo maggiore della cerebralità, ma dal suo scavalcamento. Sino a che l’uomo conosce in modo ordinario non arriverai mai a nessuna reale conoscenza.  L’uomo deve elevarsi ad un livello superiore di coscienza scollegandosi dalle facoltà nervose, come avviene nel sonno.  Che equivale ad un “dormire cosciente”. La frase precedente può sembrare un paradosso. Ma l’uomo deve imparare ad essere sveglio mentre dorme, vivere lo stato di sogno sapendo di non essere dentro il corpo. Perché anche se non lo sa, egli ogni volta che si addormenta esce dal suo corpo. Il suo organismo psichico interrompe il legame con il sistema nervoso, scollegandosi da esso: causando appunto il fenomeno dell’addormentamento.

Così come nel sogno l’uomo pur avendo gli occhi chiusi vede e vive una realtà che gli appare reale, allo stesso modo lo sperimentatore può addestrarsi a lasciare che il corpo si addormenti, e attivamente presiedere le fasi del sonno, sino a penetrarvi attivamente e a parteciparvi sapendo che il suo corpo sta dormendo. Pochi sanno che dormire sognando è realizzare una coscienza che non usa il corpo e i suoi nervi: è sperimentarsi fuori dal corpo come essere animico spirituale.

A colui che arriva ad essere desto durante il sogno non appare più un mondo di simboli e immagini oniriche: gli si svela quella essenza del mondo che prima nella veglia del corpo gli era celata. Viene a sapere che quel mondo che egli vede nei sogni, non sparisce al risveglio mattutino, ma continua ad esistere a lato delle esperienza diurne “avvolgendo” e integrando ogni essere e forma fisica.


Testi di riferimento:

  1. Steiner, Scienza occulta (O.O 13)
  2. Steiner, Teosofia (O.O 9)
  3. Steiner, L’inziazione (O.O 10)
  4. Steiner, La mia vita (O.O. 28), ed. Antroposofica;
  5. Steiner, La filosofia della libertà (O.O. 4), ed. Antroposofica;
  6. Steiner, La saggezza dei rosacroce (O.O. 99)
  7. Steiner, Il Cristianesimo come fatto mistico (O.O. 8), ed. Antroposofica;
  8. Steiner, La direzione spirituale dell’uomo e dell’umanità (O.O. 15), ed. Antroposofica; Steiner, La missione universale dell’arte (O.O. 276), ed. Antroposofica.

OPZIONI

Per chi non avesse possibilità di presenziare, si può  richiedere l’invio via mail dei seminari che verranno mano a mano tenuti. E’ previsto un costo di 25 euro per ogni invio, degli otto incontri: un totale di 200 euro (da versarsi in un’unica soluzione). Trattandosi di un percorso unitario non è possibile richiedere solo uno o due seminari, ma l’intero ciclo. Nel caso si volesse partecipare di persona ad uno o più incontri, si verseranno  25 euro suppletivi ad incontro

Il percorso si terrà presso la sede della scuola Stella Maris ente di formazione in artiterapie del colore e musicoterapia ad indirizzo antroposofico, via Saffi 30,  40131 Bologna. Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it 

Con il patrocinio di:

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La tecnica morale. RITORNO AL PASSATO O VERSO IL FUTURO?

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La tecnica morale. RITORNO AL PASSATO O  VERSO IL FUTURO?

Sino ad un certo momento l’evoluzione si svolgeva secondo le giuste direttive dettate dai mondi superiori:  “tutto andava come doveva andare”. Il problema nacque verso la fine del 1800. Accaddero fatti spirituali che fecero precipitare entro la mente umana determinate forze:  determinati “spiriti delle tenebra” vennero a far parte della costituzione dell’uomo. Furono queste forze ad ispirare le maggiori scoperte della scienza e della tecnica.

Dal telegrafo alla locomotiva, dalla radio alla televisione, dall’automobile all’aereo, dal neon ai raggi x, dalla calcolatrice al computer. Si compì un’accelerazione evolutiva sulla base materiale, davvero impressionante, mai accaduta prima. Le scoperte avvenute e concentrare nel 1900 sinora sono immani rispetto la “media” delle invenzioni avvenute nei secoli passati.

Vennero consegnate all’umanità strumenti che mai prima d’ora erano comparsi sulla scena: tecnologie capaci di far compiere un “salto” evolutivo di benessere e di comunicazione improvviso. L’uomo si trovò d’improvviso a maneggiare dispositivi impensabili, che modificavano e semplificavano la sua vita.

Si badi bene: avvenne un salto evolutivo sulla qualità della vita, senza però tenere conto del commisurato livello di coscienza da applicarvi. Non vennero dati strumenti spirituali da affiancare allo sviluppo materiale, per poter gestire consapevolmente i sistemi tecnologici. Si perse di vista lo sviluppo interiore dell’uomo nei rapporti interattivi con gli strumenti della tecnologia.

Con un esempio banale si può dire che vennero consegnati nelle mani di bambini oggetti complessi e delicati, che avrebbe richiesto una “formazione” educativa per un uso appropriato. O del controllo genitoriale. Questa “formazione” fu disputata non necessaria e anzi, si approfittò dello scompiglio e del disordine causato da un “imperare” di immaturità cognitiva e coscienziale, per sfruttare al meglio l’umanità da un punto di visto solo economico.

Inutile credere che i “media” attuali possano dare indirizzi: essendo essi i fautori del progetto di “desensibilizzazione” dell’uomo e di approfittazione della sua infantilità morale.

I media piuttosto “vendono all’uomo i suoi complessi”.

L’umanità è rimasta quindi indietro come capacità (morale) di essere all’altezza rispetto la tecnologia di cui dispone: non ha le forze per potere e sapere gestire questi strumenti in modo realmente utile e sano.

Un indicazione potrebbe essere: strappare i “giocattoli” di mano dai bambini. Opzione assurda e sconsigliata: questo provocherebbe una rivolta fra i bambini, che potrebbero risentire di traumi psicologici.

Un’altra via potrebbe essere quella di educare ad un uso più consapevole degli strumenti.

Per giungere ad un’essenzializzazione, che produca per via naturale una spontanea selezione e riduzione dei beni disponibili.

Questo non significa “tornare indietro” ai primi del 1900.

Si tratta di ricollegarsi con le intenzioni iniziali per cui vennero creati i dispositivi, le invenzioni.

Per ri-cominciare ad usarle per il reale motivo per cui vennero create.

Pensiamo al telefono. L’evoluzione lo ha portato ad essere un kit “tuttofare” con il quale puoi anche provare la pressione sanguigna o usarlo come una torcia. “Educarsi spiritualmente” significa prendere in mano un telefono e ricordare per cosa fu inventato, usandolo solo per quello che è la sua reale funzione.

Il televisore inizialmente aveva uno o due canali con poche trasmissioni, selezionate e curate, con impronte abbastanza oggettive. Oggi il televisore è un dispositivo personalizzato che serve per plagiare le coscienze in termini politici e commerciali. I mezzi più deleteri sono i telegiornali e le pubblicità. “Educarsi spiritualmente” è prendere il televisore e metterlo in cantina. Per come è strutturato ora il sistema non è più gestibile.

Chi dice “si tratta solo di sapere gestire i mezzi, non di abolirli” fa parte del sistema, di quei mezzi é succube e non vuole abbandonarli, non desidera tirarsene fuori. E neppure ha valore far credere “che così si perde il contatto con il mondo reale, si è menefreghisti.” ma si puo chiedere: è reale ciò che ci dice la comunicazione di massa? È utile a farci sentire umani ottimisti e colmi di speranza? O ci toglie invece ogni speranza facendoci sentire come scimmie nate dal caso? L’uomo non è evoluto al punto di saper gestire qualcosa, per ora. Per imparare a controllare qualcosa, serve una tecnica morale. Un detto recita: “ogni passione senza disciplina porta alla rovina.” Solo se prima ci si sottomette ad una disciplina di proprie regole, scelte da noi, si può pensare un giorno di potere essere liberi di fare qualcosa.

Si dovrebbe “ritornare indietro” non retrocedendo nel passato, ma nella propria coscienza. Si dovrebbe divenire capaci di mettere in discussione ogni strumento tecnologico e rivalutarlo secondo “il peso” di ciò che è, per ciò di buono può dare a noi e all’umanità.

Mettere al primo posto lo sviluppo della nostra moralità (spiritualità), non del nostro benessere psico/ fisico.

Sarebbe bene confrontare sempre l’aspetto dell’utile con quello del comodo. Una cosa può essere comoda, ma inutile. Può essere bella, ma dannosa.

Un tempo, 100 anni fa la vita non era più triste di ora. Non era più noiosa. Anzi, vi era molta più inventiva e entusiasmo. Sicuramente vi era molto meno bisogno di ansiolitici o antidepressivi. Chiediamoci se il continuo decadimento dello stato nervoso dell’umanità non sia invece dovuto alla comparsa di un materialismo che non abbia tenuto conto del fatto che l’uomo non è un macchina, ma è provvisto di anima.

Da anni medito per la creazione di un gruppo che sostenga l’abolizione della comunicazione di massa. Un ritorno dell’essenziale. Oggi sembra un utopia pensare di vivere senza televisione o internet.

Si dovrebbe imparare a utilizzare i beni materiali solo nella misura in cui servono per farci crescere interiormente, non solo per la soddisfazione che possono aggiungere al nostro benessere egoistico.

Si dovrebbe giungere spontaneamente ad assumere cibi che servono solo al nostro bene, a guardare immagini che ci elevano, ad apprezzare opere che ci trasportano ai livelli che meritiamo come umani.

Tutto questo mirarebbe a godere del sapore intimo delle cose, non del cocktail speziato che viene offerto ovunque.

Anche ritrovare il valore della natura, di ciò che vive in essa, è fondamentale.

Tutto questo “non è tornare indietro”: è riprendere le redini, stando al passo con i doni che l’intelligenza umana ha messo a disposizione del genere umano.

Potrebbe essere “tardi” per operare un cambiamento.

Operare da soli per cambiare è possibile, ma lo si dovrebbe fare “donando” opportunità anche al resto dell’umanità che non è in grado di “cambiare” da sé.

Si potrebbero fondare associazioni che –anche se inizialmente potrebbero apparire separatiste- si isolano dai sistemi mediatici. Ad esempio, si dovrebbero costituire delle “comunità” in cui si seguono certe direttive: il non uso della televisione e di internet, non uso del cibo proveniente da supermercati, non frequentazione di luoghi mediatici come spiagge, discoteche, spettacoli di massa. Si dovrebbe all’interno dei circoli promuovere l’arte e la cultura, come mezzo non di intrattenimento, ma di sviluppo interiore. Non si tratterebbe di una comunità di “asceti”, ma di individui che si occupano di “essenzializzare” e ridurre le percezioni, gli alimenti e le abitudini -che al momento sono solo “disumanizzanti”- con lo scopo di rinvigorire l’elemento umano.

Cosa importante è che questo tipo di comunità non dovrebbero essere mondi isolati, in cui si penetra solo se “prescelti”. L’accesso sarebbe per tutti, purchè ci si adegui ai sistemi.

Altra nota importante è che dovrebbero esservi rappresentati di tali comunità che dovrebbero ai massimi termini rendere pubblica l’esistenza di questo tipo di realtà e invitassero a farne esperienza a tutti. Quindi grande accento dovrebbe essere posto sul “provocare” occasioni di confronto fra la società ordinaria e questo tipo di comunità.
La parola chiave potrebbe essere: “noi ci siamo accorti che possiamo gestire meglio la vita, se ci rendiamo liberi dalle cose non essenziali e se le usiamo in modo morale”.

Riprendere il dominio della vita è possibile: purchè si sia disposti a compiere alcuni passi indietro sul piano dell’educazione della coscienza. E si voglia inchinarsi al progresso, chiedendo forze al mondo spirituale per potere esserne all’altezza.

 

Tiziano Bellucci

 

 

 

USARE O FARSI USARE DAL DIGITALE? Contributi per una gestione “intelligente”

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USARE O FARSI USARE DAL DIGITALE?

Contributi per una gestione “intelligente”

Anni 90: quando nel mondo non esisteva il digitale, internet e cellulare

Interessante che l’avvento di rivoluzionari mezzi di comunicazione di massa, abbia sortito l’effetto opposto di ciò che tali strumenti avrebbero invece dovuto essere portatori. Con la nascita della rete Internet e delle reti cellulari anziché assistere ad una crescita economica e una maggiore capacità di solidarietà, di fraternità, invece si assiste ad una crisi delle relazioni sociali e una sempre crescente crisi economica. Come mai? Vi è una connessione fra le due cose?  Non sarà che ciò che viene propagandato come “massima comodità, civiltà dell’ozio” (internet) e la comunicabilità sociale (rete cellulare, WhatApp, messenger) siano invece maschere di forze che proliferano nel generare i  loro opposti? Non sarà che- e lo si dice ironicamente- le “reti” non siano utilizzate per “catturare” certi tipi di pesci o per creare “ragnatele” in cui abitano ragni digitali?

Il poeta, filosofo e scrittore Goethe direbbe: “tentiamo l’effetto verifica nel reale. Ciò che crea nel mondo amicizia, fecondità e fraternità é buono. Ciò che crea povertà interiore, morte e separazione, non é buono”.

E’ in voga oggi sentire dire: “i mezzi sono neutri, dipende dall’uso che se ne fa”.

Purtroppo chi afferma queste cose spesso lo fa solo in nome della propria incapacità di sapere gestire i “mezzi”. E a volte proprio coloro che parlano così, sono quelli più “posseduti” da questo tipo di dipendenza digitale.

La società ha un livello di coscienza molto acceso oggi: tutti sono molto “attenti”. Si tratta però di capire su “che cosa siano attenti o accesi”.  Una coscienza vigile non significa essere “desti” o “superiori”.

Nel quotidiano impera l’inno: “massima consapevolezza, massimo senso di responsabilità”; non abbiamo più nessuno che debba insegnarci o dettarci regole: siamo in grado di auto governarci da noi stessi”.

Molto bene: chi dice che é un problema di consapevolezza e responsabilità, dovrebbe dimostrare di essere in grado di godere di tale capacità. Di essere libero da qualsiasi schema o dipendenza.

Egli dovrebbe palesare di avere il massimo controllo sull’uso del virtuale: non farsi usare da questo. E soprattutto non usarlo per giustificare, nascondere o “bypassare” la propria coscienza, sostituendola con surrogati come messaggi, sms, mail.

Ad es. oggigiorno se si ha un impegno, ormai é norma inviare un SMS per disdire. È certo più comodo, ma anche poco corretto. Addirittura vile. Ci si nasconde dietro il virtuale per timore del confronto verbale. Questo è il contrario dell’essere civile. Si dovrebbe chiamare e a voce scusarsi del motivo della disdetta.

Cambiare si può

Per controbilanciare e gestire meglio i “problemi di coscienza e consapevolezza” si vorrebbe fornire un orientamento strutturato in alcune indicazioni, che forse potrebbero sembrare scontate, ma che se applicate possono contribuire ad attuare un inizio di cambiamento.

 

La parola d’ordine è “uso il digitale quando lo decido io”

– iniziamo a usare il telefono per la sua vera funzione: usiamolo solo per chiamate vocali non come strumento di connessione dati internet

usare SMS solo in casi di estrema urgenza

– per scelta, non colleghiamoci al web quando siamo fuori di casa 

– connettiamoci al web quando siamo a casa: tramite il pc fisso o Tablet, non smartphone

– oppure se non abbiamo il pc fisso, abilitiamo il traffico dati al telefono solo quando siamo a casa

sul telefono disinstalliamo Whatsapp  

In poche parole: usiamo il telefono come tale, e colleghiamoci ad internet con supporti diversi, solo in momenti in cui ci troviamo a casa o in ufficio. Non all’aperto o in locali di riunione sociale (ristoranti, discoteche, cinema, ecc)

 Internet si può usare, ma non dal telefono: dal pc fisso o dal tablet. Così avverrà che quando si é fuori casa, al cinema, al lavoro, al parco o al supermercato, ci si dedicherà ai propri doveri senza distrazioni di inutili notifiche di Facebook, Messenger o WhatsApp. Quando si é all’aperto o con un amico, é tempo di godere di questo, non di dedicarsi a fuorvianti comunicazioni virtuali.

 Imparare a separare le funzioni degli strumenti può aiutare a diminuirne l’ influenza.

Soprattutto bisogna usare gli strumenti per quelli che erano il loro scopi originari.  Il telefono fu inventato per comunicare le proprie voci. Internet fu creato per scambiare dati.

Il cellulare e internet sono utilissimi. Specialmente per la comunicazione veloce, le emergenze, il passaggio di informazioni, per la compravendita. Una vera meraviglia dell’ingegno umano.

Non si tratta quindi di smettere di usare la tecnologia. Ma di gestirla in modo utile e coerente.

Al momento é la tecnologia che gestisce. Conferendo massime libertà di connessioni e condivisioni, in realtà essa incatena, crea dipendenza. Il telefono serve per chiamare e basta. Una volta non esistevano sms, ma si usava la posta con francobollo. Certo é più comodo sms o mail. Ma ciò che é comodo é sempre di valore? Ciò che comunichiamo tramite via digitale ha lo stesso valore di una telefonata o di una lettera scritta?

Inviare una lettera significa scrivere su un foglio, imbustarla, mettere il bollo e uscire a metterla in una buca postale. Poi devono trascorrere alcuni giorni, per poterla far ricevere. Il ricevente deve aprirla e toccare con mano il foglio che voi stessi avete toccato. Legge la vostra scrittura. E’ tutta un’altra cosa. Vi è molta più vita. E si dà più valore al contenuto.

Un SMS, un messaggio su WHATSAPP o una MAIL che grado di affidabilità o credibilità hanno?  Che qualità di umanità trasmettono? Possono trasmettere un valore o un messaggio importante?

Quando si é a casa, ci si può svagare, dedicandosi a visionare facebook, instagram, web e altro. Ma quando si é fuori casa, si deve vivere la vita reale. Per questo sconsigliamo di usare internet nel telefono: l’avere attiva la connessione “induce” alla distrazione, al non concentrarsi. Inoltre, l’essere di continuo “on line”, “predispone” ad essere contattati, a ricevere notifiche. Questo non è uno stato d’animo proficuo per vivere il presente.

Sarebbe auspicabile giungere all’abolizione di WhatsApp e SMS. Perché non sono umani, ma congegni che surrogano la presenza umana.

Sappiamo che guidare guardando o parlando con lo smartphone é vietato. Il divieto andrebbe esteso anche al camminare e al lavorare. Possono accadere incidenti anche se non si è al volante: anche se si sta solo camminando si può rischiare di essere investiti o di inciampare, per distrazione. Dovrebbe essere vietato usare ogni tipo di supporto virtuale fuori, nella vita reale. Lo si dovrebbe usare in condizioni “controllate”.

Group of kids sms

Non entriamo qui in merito riguardo l’uso dei contenuti virtuali e digitali presso i ragazzi. Che di certo non possono essere visti come “mezzi di educazione della coscienza”. I minorenni o i ragazzi dovrebbero essere i primi a poter usare internet solo a casa e sotto controllo genitori.

Altra nota di attenzione potrebbe andare rivolta all’uso del cellulare come fotocamera. Anche qui, occorrerebbe separare le funzioni e gli usi. Il telefono non dovrebbe essere usato se non per comunicare la voce via audio. Avere la possibilità di avere un “kit” come lo smartphone che ha mille funzioni, è certo utile. Ma nel caso della fotocamera impedisce spesso di vivere il presente: si “blocca” l’attimo, per conservarlo per il futuro. Ma nel frattempo esso è passato. Non lo si è vissuto.

 

Tiziano Bellucci

IL PENSARE “BOCCA” e la CONCENTRAZIONE “OCCHIO”

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La concentrazione, il pensare decaduto e il centro epigastrico

 

Non riusciamo a stare concentrati su un oggetto, su un pensiero, per più di 10 secondi.

La predisposizione dell’anima non è al concentrarsi su una singola idea.

Vi è una “brama” nel suo pensare che desidera continuamente mutare oggetto e contenuto di pensiero: come davanti ad una tavola imbandita da delizie e vini diversi, il pensiero desidera gustare continuamente sapori nuovi e stimolanti.

L’anima si disperde così di continuo, vagando da un tema all’altro. Ubriacandosi di idee. Il suo fissarsi su una singola idea, dura alcuni secondi. Poi sorge un impulso che la porta a voler “rinnovare” il contenuto pensante.

E non è l’anima che causa questo: non decide lei di perdersi nei pensieri. Vi è qualcosa nella sua natura che la obbliga a seguire una determinata logica di “rinnovamento” dei pensieri stessi.

Esiste una sorta di  “antieconomia dei pensieri” che la spinge a rinnovare di continuo l’ambiente pensante. Al contempo questa logica è automatica. Tende a ripetersi, a cadere nelle stesse abitudini.

Questo accade perché vi è nell’uomo –da un lato- una sanissima e santissima legge di sopravvivenza entro la sua natura corporea che lo guida da millenni, sulla terra fornendogli impulsi di mantenimento della sua esistenza.

Queste forze “istintive” hanno avuto un ruolo fondamentale sinora per edificare la specie umana, sino a quando l’uomo non “pensava” in proprio. Esse lo guidavano, fornendogli indicazioni sul da farsi della vita. Queste Forze erano gli Dèi antichi.

Ora, la maggior parte di queste Forze divine si sono ritirate dall’evoluzione. Una piccola parte continua però ad agire. Si tratta di forze decadute, che persistono ad agire sull’uomo imponendogli una dipendenza: lo fanno pensare in modo confuso, disordinato.

Queste forze decadute, vorrebbero continuare ad operare come leggi di natura nell’uomo, per continuare a guidarlo come un figlio da tutelare. Vorrebbero che “pensasse” a loro modo; da questo esse traggono un vantaggio: possono nutrirsi di lui, attraverso la sua attività interiore.

Ma nel frattempo questo “figlio” o rampollo umano è cresciuto. Ha bisogno di conquistarsi una sua autonomia: e la può ottenere conquistandola nel pensiero. Egli “può pensare” in proprio.  Se vuole.

Le discipline antiche hanno sempre insegnato che se l’uomo vuole conseguire l’unione (o ritrovamento) con il suo spirito divino, deve “uscire” dalla logica del pensare che è predisposto in lui per via naturale: superare il pensare automatico decaduto.

Elucubrare come avviene di solito, non porta ad incontrare e ad avere nessuna esperienza spirituale.

Ci sono varie tecniche. Dalle più intellettuali, ascetiche, magiche e filosofiche, alle più mistiche e pseudo religiose.

Concentrarsi è molto difficile. Perché è un procedimento contrario, opposto alla natura dell’anima. Non si raggiunge la concentrazione “sgombrando” la coscienza o “vuotandola”. Queste sono astrazioni. Non vi è cosa più difficile che “non pensare a nulla”.

Bisogna seguire una via: portare l’attenzione verso una singola idea, una sola forma. Da “politeisti” occorre diventare “monoteisti”: non credere più a tanti idee (pensieri vaganti o Dèi decaduti) ma ad un solo Dio (il proprio io).

E soprattutto, questa modalità di pensare non deve essere statica, ma deve muoversi, evolversi in varie fasi, come seguendo la storia di un moto, di una mutazione. Deve essere una concentrazione attiva, dinamica. Sconsigliabile ad un anima “pigra”.

Per superare la soglia della natura automatica del pensare occorre praticare uno sforzo iniziale. Senza di esso non si accede alla concentrazione. E’ come se vi fosse una “soglia” da oltrepassare. Non ci si può esimere dal compire uno sforzo che ci “sganci” dalla natura ordinaria del pensare.

Al principio compariranno sensazioni, pensieri che vorranno dissuaderci da questo impegno, del tipo: “non ha senso ciò che fai” oppure “non ti porterà a nulla”. Ci si deve dire: “va bene, vediamo se non ha senso, vediamo se questo non mi porterà a nulla. Ma intanto voglio provare a spingermi oltre”.

Verremo a conoscere una “schiera di tentatori” nel nostro pensiero: ci si può stupire di come quanta seduzione possa essere presente nell’ordinario pensare. Quanta volontà di nutrirsi di percezioni e idee che chiede nutrimento.

Il “modo” di concentrarsi dipende anche dal giorno, dalle influenze planetarie, dallo stato del bioritmo. Conviene ricercare fra le varie tecniche, quella “appropriata” per quel dato momento.

CONCENTRAZIONE

Prima di tutto occorre essere seduti, con la schiena eretta e dedicare non più di 15 minuti.

Ci si può concentrare su forme geometriche.

Ad esempio ad occhi chiusi, visualizzare un triangolo equilatero. Prima bianco sul fondo nero. Poi anche usando colori. Il triangolo equilatero deve mutare in isoscele, poi in scaleno, poi in rettangolo, poi in ottusangolo. Giunti qui, si ricapitola al contrario: ottusangolo, rettandolo, scaleno, isoscele e infine equilatero.  Si deve continuare questa rivisitazione di fasi, sino a che non si consegue una retta sensazione di concentrazione: di fermezza e sicurezza.

Ma questo metodo può non essere quello “della giornata” o non “essere il nostro”.

Si provi allora a visualizzare dei numeri. Uno affianco all’altro: 1 poi 2 poi 3, sino a 10. Si osservi la sequenza dei numeri e la si ripercorra.

 

Si immagini una mano che scriva il proprio nome.

Oppure si pronunci i numeri dall’uno al dieci, prima in un senso poi al contrario, visualizzando le forme.

 

 

 

Un altro metodo è cantare mentalmente la scala: DO re mi fa sol la si DO e poi ripercorrerla al contrario: DO si la sol fa mi re DO.

 

 

Come fare a capire che si è raggiunta la concentrazione?

Prima di tutto, si ottiene un senso di fermezza e sicurezza inusuali.

Ma la constatazione maggiore è una modificazione del presentarsi dell’atto del pensare in sé: prima quando si pensava ad una cosa o ad una persona, si avvertiva una contemporanea connessione con la nostra parte epigastrica. Si tratta di qualcosa di tenue, solitamente, ma avviene. Si provi ad osservarlo, quando NON si è concentrati: pensare ad un dato viso, produce in noi un effetto che scivola dalla mente verso la gola e la bocca dello stomaco. L’evocazione di un pensiero va a stimolare la parte del centro epigastrico. Sede di un centro (chakra) importante.

Quando si è in stato di concentrazione questa connessione si scioglie. Si può osservare il pensiero, il viso, l’oggetto, senza sperimentare nessuna sensazione nella zona sopracitata.

Di fatto, il pensare ordinario produce una IDENTIFICAZIONE con l’oggetto pensato e la struttura dell’anima, sulla base di una legge di profitto e convenienza. Di simpatia e antipatia. Si può azzardare di dire: mentre il pensare “guarda” come occhio, qualcosa si inserisce, che lo trasforma in qualcosa di più simile ad una “bocca” che ad un occhio. Una bocca che parla, giudica, gusta, e apprezza. Vediamo come.

E’ come se, ordinariamente siamo “programmati” affinché un pensiero vada a stimolare la parte gastrica, la quale “valuta” se esso è degno di essere “mangiato”, se può “nutrirci”. Solo allora intraprendiamo inconsciamente tutta una serie di processi volti al godere di quell’immagine, che possono portarci al solo “godere” del ricordo o al desiderare rincontrare quella persona o cosa, per rinnovare il piacere.

Ma un immagine può anche essere non gradita, quindi non stimolarci, addirittura può “farci vomitare” (si dice). Mentre prima un immagine di pensiero può infiammarci, creare nostalgia o desiderio verso quella forma, possiamo sentire repulsione, antipatia, verso qualcosa che non ci può nutrire, anzi può come avvelenarci. In entrambi i casi sorgeranno due stati d’animo opposti.

Nel frattempo si è prodotta l’IDENTIFICAZIONE  fra anima e oggetto.

Non si creda che nella stomaco vi siano forze negative. Sono forze benedette, che assimilano ed elaborano la vita. Ma rimangono “benedette” nella misura in cui assolvono al loro compito. Che è quello di occuparsi della nutrizione del corpo. L’equivoco e il danno subentra quando queste vengono “mischiate” ad altre funzioni, come appunto quelle del pensare. Sino a che la forza dello stomaco la impiego per digerire, compio un ciclo “divino”. Quando quella forza viene usata per nutrire la mia ambizione, i miei desideri e la mia volontà inessenziale, o addirittura la uso per “pensiero malevoli” verso altri, ecco che essa “scade”, da forza divina a diabolica.

Questo “decadimento” o uso “perverso” della forza è deputata a quelle entità sopracitate, definite come “decadute o ostacolanti”.

Di fatto, pensando, non osserviamo più solo un viso e la sua sensazione, ma lo abbiamo “mangiato”, gustato: esso ora fa parte di noi. Oppure lo abbiamo “espulso”, vomitato.

Ecco perché il pensare ordinario di continuo è insoddisfatto, in cerca di rinnovate percezioni; perché è un pensare avido, affamato, che vuole nutrimento. Più che un pensare che vede, è una “bocca che mangia”.

Durante la concentrazione attiva, il potere di IDENTIFICAZIONE si scioglie. Non siamo più “diventati” quel pensiero. Le potenze dell’ostacolo non agiscono più. Non avviene nessuna “commistione” utilitaristica fra noi e l’ente osservato. La mente non si collega più con il centro nello stomaco, e quindi non avviene nessuna comparazione di utilità o danno nei confronti della cosa. Si osserva la cosa senza partecipazione, senza profitto, vantaggi o interessi.

Avviene un osservazione oggettiva.

Che è il reale stato del pensare: essere uno strumento di osservazione priva di giudizio e valutazione. Un organo di percezione del reale essere in osservazione.

 

Tiziano Bellucci

Esercizio. Io: la presenza, l’essere.

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Esercizio. Io: la presenza, l’essere.

Cosa è ”io”?

Siediti e osserva il mondo. Senza interpretare, senza spiegare ciò che vedi, senza “nominare” le cose. Abbandonandoti alle impressioni che suscitano le forme e i colori osservati. Puoi anche fare questo esercizio camminando, durante una passeggiata. Non pensare, non ricordare. Non creare associazioni di pensiero. Considera solo la sensazione di essere presente con ciò che esiste, in questo momento. Guarda fuori di te, ciò che entra tramite i tuoi sensi corporei, senza “spiegare” ciò che vedi. Ascolta con attenzione ciò che avviene ora, ciò che si modifica in te in merito a “qualità dello stato di coscienza”.

 

La sensazione di essere privi di pensieri, l’impressione di non stare usando lo strumento del giudizio e dell’analisi, è l’io. Vivere il momento presente senza pensieri, è afferrare il senso dell’io.

Sperimentarsi come uno spazio privo di forme e senza immagini è l’io.

Non esiste un io che ha fatto o sarà. Si sta parlando di altro. Della proiezione dei propri aneliti nel passato o delle proprie paure nel futuro. Si parla di qualcosa che non esiste: l’ego.

“L’io” non è un qualcosa: è quella condizione che avverti quando diventi più consapevole della percezioni dei sensi. E’ lo stato che avverti quando porti più attenzione verso te, e il mondo.

La prima cosa che si avverte è “sentire che sei vivo”: senti come se puoi percepire la frequenza vibratoria del tuo corpo, il moto del sangue e dei succhi. Sei più attivo, vigile, presente.

 

Ogni volta che si farà questo tipo di esercizi, una sorta di avversione si affaccerà nell’’anima. Un nemico si presenterà all’interno di noi. E’ la mente, l’essere che vive nella nostra mente. Qualcosa che dice: “non puoi farcela, non serve a nulla quello che stai facendo. E’ ridicolo credere di poter “risvegliarsi”. E’ suggestione sforzarti di cambiare coscienza. E’ illusione”.

Questi pensieri sono una escogitazione della mente, sono pensieri falsi, creati per portarti fuori strada, per demotivarti.

La mente sa, invero, che potenziare l’attenzione è proprio il modo giusto per scioglierti dal suo potere di identificazione. Sente che la puoi controllare, disautorare. E farà di tutto per ingannarti.

Si deve ben sapere che la mente è un “utilissimo kit per la sopravvivenza sulla terra”: che deve essere usato per ciò che è e non per farsi usare da esso. La mente è uno strumento meraviglioso per il lavoro, per pianificare gli appuntamenti,  per il cibo, per gestire le passioni, gli hobbies, gli affetti. E’ in grado di preparare il futuro e di archiviare il passato.

Ma dovrebbe servire solo a questo: non a “credersi la mente”.

Un inno esoterico recita: “la mente è il grande distruttore del reale. Distrugga Il discepolo, il distruttore”.

In realtà la mente ordinaria egoica è un entità meccanica, predisposta per attività automatiche: non può tollerare uno stato di presenza. La mente impone i suoi pensieri, i suoi desideri, il suo bisogno di ripetere ciò che gli dà piacere.

L’ego mentale si identifica con ogni elemento lo attraversa. Questo ci fa “perdere nei propri pensieri e sentimenti”.

 

Prima nessuno sapeva questo. L’evoluzione rendeva la coscienza identificata con i suoi contenuti. Macchinalmente. Ora qualcuno se ne é accorto. Il distinguere se stessi dai propri pensieri é un fatto rivoluzionario, che sconvolge i fondamenti della propria coscienza.

E’ il principio della liberazione dell’inganno della mente.

Di certo lo studio della conoscenza occulta, aiuta ad aumentare la forza per praticare l’esercizio della presenza. Ma trasformarsi, “risvegliarsi” non significa trovare soluzioni cognitive ai misteri della vita e del cosmo. “Iniziazione” è soprattutto addestrarsi a “percepire senza usare giudizi e pensieri”.

 

Il dolore e la sofferenza, come oblio dell’io

 

Tutto intorno cambia, muta.

Viviamo in un mondo di trasformazione continua, ritmica: ora è giorno, poi è notte; ora ho fame, poi ho sete. Il cielo è azzurro, poi è grigio. Ieri mi è venuto incontro questo, ora questo altro.

Anche le nostre emozioni e pensieri cambiano di continuo.

Solo un’unica cosa non cambia: é il nostro io. Ma cosa è “io”?

A questa domanda si può rispondere solo tramite un esperienza.

 

L’avere una biografia, un passato dietro le spalle, genera il credersi e il sentirsi ciò che si é stati, identificarsi con i propri ricordi. Si dice “io” a ciò che abbiamo fatto, a ciò che abbiamo vissuto.

Ma “io” non é un ricordo. “Io” é quell’elemento che in quel presente, ora passato, é stato in grado di produrre un azione o di sentire un sentimento. Ma ora quell’io non può essere più parte del ricordo, egli é qui, ora. È ciò che permette di richiamare e di rivivere quel ricordo. Ma non é quel ricordo. Quindi dirsi “io ero a scuola” é un errore grammaticale. Più corretto sarebbe dire: “un tempo il mio corpo e la mia anima andava a scuola”.

Lo smarrire questo “senso dell’io è l’origine di ogni sofferenza o malattia.

Esistono due tipi di dolore: quello interiore e quello fisico.

Quello fisico deriva da quello interiore molto spesso e quando arriva è forse troppo tardi per curarlo tramite la proprie forze interiori. Si deve ricorrere alla medicina.

Il dolore interiore, chiamato anche “sofferenza”  si genera perchè spesso la vita non sta andando o non è andata come si credeva. Si analizza la propria biografia e la si vede come un fallimento, come un insieme di eventi spiacevoli. Questo ci fa sentire vittime di un destino crudele di una vita che non ci ha permesso di realizzarci.

Ed è così che ci si sente infelici. Un “io” scontento della propria biografia è un io triste, sconsolato.

Questo provoca grande sofferenza, che spesso riversiamo anche sugli altri.

In realtà questa infelicità deriva da un entità che si è costruita mentalmente. Non è qualcosa di reale. Noi non siamo ciò che ci è accaduto. Siamo ciò che ha assistito passivamente all’attuarsi della vita.

 

Solitamente si sente, si trasforma il presente come un elemento nemico, qualcosa di estraneo, da temere, da averne paura. Non è bene. Il destino siamo noi, è il piano del nostro io. Come può essere nemica la nostra volontà di realizzarci come spiriti sulla terra?

Vivere il presente aiuta a sentire le forze amiche del destino che vengono incontro. Aiuta a sentirci un io. Sentire nemico il presente paralizza il destino e il suo potere. Non serve pensare, preoccuparsi. Basta essere presenti. Essere presenti attiva questo potere del destino e permette di fare arrivare ciò di cui si ha bisogno. Perché può solo arrivare ciò che è ottimo per noi, dato che lo abbiamo predisposto come piano di vita, prima di incarnarci sulla terra, come spiriti, come io.

Non complichiamo, non distruggiamo la tessitura del cammino che attende di essere adempiuto, realizzato. Non dimentichiamo il nostro io.

 

Tiziano Bellucci

 

GUARDARE O VIVERE IL FILM DELLA PROPRIA VITA? Esercitare la presenza di sè

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GUARDARE O VIVERE IL FILM DELLA PROPRIA VITA? Esercitare la presenza di sè

 

Quando si prova un sentimento lo si sente come qualcosa di esclusivamente personale: un quid di intimo, che sorge dal profondo di noi stessi.

Si dice di sentire ad. es. rabbia o tristezza, o paura. Sentendo angoscia, si pensa che essa sia qualcosa che si trae dal profondo di se stessi, che sia espressione del nostro nucleo, che sorga dalla nostra natura più intima. Si crede di stare provando qualcosa di davvero esclusivamente “nostro”. Chi potrebbe dire: “l’odio che sento, non è mio!”  E’ qualcosa di così fortemente personale…

Ma se riflettiamo bene, possiamo accorgerci che questi sentimenti sono esperienze che tuttavia, provano tutti gli umani. Tutti provano paura, tristezza, rabbia, gelosia, ecc. Non siamo gli unici nel mondo a provarli. Si tratta di esperienze comuni a tutta l’umanità.

 

Anche se ansia, dubbio, paura, incertezza, insicurezza sembrano qualcosa che ha a che fare con il nostro carattere e  il nostro modo di essere, che ci rimandano a qualcosa che sentiamo nostro, essi non sono sentimenti personali. Non sono solo nostri.

I pensieri, i sentimenti, i ricordi, gli impulsi sono tipicamente e universalmente umani, sono esperienze che ogni umano ha. Ugualmente come noi sulla terra, ci sono miliardi di persone che provano le stesse cose, nello stesso modo di come le proviamo noi.

Cosa significa? Non possiamo dunque dire che la rabbia, la gelosia è nostra?

Questo vale anche per altri ambiti, che sentiamo esclusivamente “nostri”: quando si pensa, si crede di pensare in modo personale. Invece si pensa con gli stessi meccanismi, condizionati da mille impulsi, come accade ad altri miliardi di umani.

Inoltre, tutti hanno facoltà di memoria, di ricordare immagini mnemoniche. Come te. Non è solo “tuo” il tuo modo di ricordare. E’ tipico di tutti.

In realtà non esistono sentimenti e pensieri personali, che sono creati da noi, che sono “nostri”. Sono di tutti e per tutti. Essi semplicemente si “fanno pensare e sentire” da noi, facendoci identificare con essi stessi. Non scegliamo noi di “sentirli o di provarli”: essi si presentano nella nostra coscienza e si manifestano, facendoci “diventare” la rabbia, il dubbio, l’ansia, l’indecisione, l’impazienza. E’ il sentimento di identificazione, di coinvolgimento con queste cose che “ce le fa sentire nostre”.

Un sentimento sembra nostro. Ma è di tutti. E’ qualcosa che “scorre” dentro la corrente evolutiva e penetra dentro la coscienza individuale di ogni umano.  E compare in ogni anima, come una base comune. “Omologandoci” come esseri  parte del regno umano.

Dobbiamo “cambiare” la nostra credenza su questo: i pensieri e i sentimenti non sono “il nostro stato d’animo” sono “qualcosa che ha un esistenza propria”, che non creiamo noi. Qualcosa che si “impone a noi” e approfitta del nostro spazio animico, per vivere dentro di noi. Si potrebbe dire che l’ira o la rabbia, “cerca” l’uomo per poter “scaricare” la sua forza, così come la saetta  viene attratta dal parafulmine.

Esiste dunque una “rabbia” oggettiva, un “essere della rabbia” che permea il mondo, che desidera, vuole entrare nell’uomo?

Si. Esiste, esistono. Si tratta di esseri viventi di altri mondi invisibili, che vivono dentro di noi.

Si presentano, appaiono dentro di noi -come pensieri e sentimenti, ma sono un’altra cosa: hanno una loro vita, una loro coscienza, una loro volontà, un loro rango e luogo di provenienza.

Si può dire che esistono “legioni” di esseri di pensiero e sentimento. Nubi animiche di sentimento. Schiere di esseri elementari astrali che hanno la funzione di generare in noi “il senso di sé”. O Ego.

Crediamo di essere qualcosa, per il fatto che semplicemente pensiamo o sentiamo o ricordiamo.

Se togliessimo pensieri, ricordi e sentimenti cosa resterebbe di noi? Se ci svegliassimo un mattino con un ammnesia totale, sprovvisti della nostra biografia a cosa diremmo “io” ?

Questi esseri esistono per farci “sentire” un io. Un aggregato di pensieri e ricordi, che si dice “io”.

In realtà non siamo mai un io: siamo un ricordo, un azione, un desiderio, un pensiero. Siamo un’agglomerato di esseri viventi che compenetra la nostra coscienza.

In altre parole, noi non viviamo mai uno stato d’animo: lo subiamo.

Veniamo attraversati da fenomeni di pensiero e sensazione, i quali ci spingono a determinare reazioni, ci stimolano a intraprendere certe azioni.

Dobbiamo accorgerci prima o poi di non essere noi i padroni della nostra vita dell’anima.  Si deve scoprire che siamo “animati” da forze che ci sorreggono, dandoci una sensazione di essere che si origina dalla loro presenza in noi.

Queste forze hanno avuto un loro ruolo sinora, per sviluppare la coscienza dell’io. Ma ciò che era buono e utile un tempo può diventare oggi pericoloso, dannoso perchè ha esaurito il suo compito. Ora può degenerare in egoismo assoluto, in omologazione totale.

Dobbiamo alzarci dal poltrona del cinematografo della vita e cominciare a vivere la vita, non a farci vivere da essa e dai suoi esseri astrali, guardandola come se essa fosse un film.

Solo allora saremo un io, che non poggia su nulla, ma che pensa, sente, vuole se stesso.

 

ESERCITARE LA PRESENZA DI SE’

Proviamo a rallentare i nostri gesti. Ad uscire dalla frenesia quotidiana.

Poniamoci ad osservare i nostri movimenti lenti. Cerchiamo di compiere azioni come se stessimo facendo qualcosa di solenne, di cultico, di religioso. Proviamo a sollevare il bicchiere e portarlo alla bocca con lentezza, al rallentatore. Tentiamo di girare il capo e osservare la stanza con pacatezza e lentezza.

L’essenziale è fare qualcosa vivendo il presente, non agendo in funzione di qualcosa che verrà. Si può correre, vivendo la sensazione del correre, godendo il percepire il tono della muscolatura, del fiato, non proiettandosi nel pensiero di cosa faremo quando saremo giunti a destinazione. E’ fondamentale non fare una cosa solo come “mezzo” che ci conduce ad una finalità.

Occorre essere presenti, riversando e donando la propria attenzione solo sul momento presente, considerando e vivendo il momento presente. Scopriremo una sensazione nuova, magica, mai provata. Avvertiremo qualcosa di particolare: come se sapessimo di essere sulla “scena, sul palcoscenico” della vita. Non più sulla poltrona a guardare la vita.

Questa sarà la nostra educazione a diventare presenti, a non essere trascinati da “altro” che non dal nostro essere. Cominceremo ad essere “io”.

 

Tiziano Bellucci

SAPPIAMO DI AVERE UN SEME NEL CUORE?

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SAPPIAMO DI AVERE UN SEME NEL CUORE?

Matteo 13,1
(Novembre 31 D.C.;Cafarnao,sulla riva del L.Tiberiade)

«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi [per udire] oda».

In questa parabola il “seminatore” è colui che dispone nel suo grembo di tutti i “semi spirito”: è l’Unverso Padre spirito, il Principio da cui sono nate tutte le cose. La Matrice.

Tutto lo spirito è contenuto nelle sue mani. Egli è il dispensatore, il distributore del seme dell’io.
E colui che inserì la goccia, o seme delle spirito di Dio entro ogni corpo umano.
Colui che lo “seminò, entro l’umanità.

Il seme è invece la forza che risiede in ogni uomo come germe potenziale, capace di poter ricollegarsi con l’Origine, con il Seminatore stesso. Vive in ogni cuore.

Questo, seme, è simbolicamente quella forza che avvertiamo nell’anima come “Voce o parola dell’io” o Principio di autoconsapevolezza, che vive in ogni uomo. A volte la si chiama “voce della coscienza”.

La “terra, è il terreno” in cui viene seminato il germe dell’io è l’umanità: è il corpo e l’anima di ogni uomo uomo.
“La parola del Regno, il Regno di Dio” è quindi il potenziale Potere che come seme che viene da Lui distribuito in ogni uomo, la facoltà di essere e di sentirsi “figlio dello spirito” e di svilupparsi, agire come tale.

E’ il potere di diventare da piccolo seme, una pianta grandiosa.

Allorche’, si dice che vi sono quattro tipi di individui:

1- GLI INSENSIBILI: coloro che calpestano e rinnegano la propria voce della coscienza, stimolati dagli istinti maligni delle voci seduttrici dentro la sua anima;
2- GLI INCOSTANTI: quelli che percepiscono la forza del proprio Verbo in se, ma sono instabili, pigri: in seguito alle prime tribolazioni, smettono di prestargli attenzione e di seguirla;
3- I PASSIONALI: gli uomini succubi dei piaceri terreni, che pur di non rinunciarvi preferiscono ignorarla;
4- I CERCATORI DI SE’: coloro che sono tenaci, fedeli e perseveranti e ascoltano i propri presentimenti.

A quale categoria sentiamo di appartenere?
E cosa possiamo fare per diventare una “pianta” che può crescere nel Giardino dell ‘Eden, collaborando a vivificare la vita del cosmo?

La parabola del seminatore è una parabola di Gesù raccontata nei tre vangeli sinottici (Matteo 13,1-23, Marco 4,1-20 e Luca 8,4-15) e nel Vangelo apocrifo di Tommaso (Tommaso 9).

Commento di Tiziano Bellucci