Mese: gennaio 2016

Su L’ETERNO FEMMININO

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L’ETERNO FEMMININO- dal coro mistico finale del Faust di Goethe, ultime parole

femminino

 

“Tutto l’effimero è solo un Simbolo.

L’Inattuabile si compie qua.

Qui l’Ineffabile è Realtà.

Ci trae, superno verso l’Empireo

il Femineo eterno”.

Tutto ciò che di fisico ci circonda nel mondo dei sensi è maya, illusione, inganno, è un simbolo dello spirituale. Vi è qualcosa che ci attrae oltre la materia, oltre l’illusione: è la necessità di pensare, di porci delle domande. Questa facoltà, che è presente solo nell’umano, che ci spinge a ricercare una soluzione per gli enigmi del mondo è una facoltà femminile, tipica della polarità femminile: L’IMMAGINAZIONE, che spesso può presentarsi in curiosità, in bisogno di conoscere.
“L’eterno femminino” viene citato spesso impropriamente con allusione al fascino della donna e alla facilità con cui l’uomo vi soggiace.
In realtà l’eterno femminino indica la redenzione e alla salvezza del protagonista, Faust, che avviene grazie all’amore di Margherita e all’intercessione della Vergine Maria. Dobbiamo come vedere che qualcosa di femminile – l’immaginazione – può e deve essere fecondata dal maschile. L’eterno femminino è la facoltà di poter conoscere è il Conoscere in sé, come puro principio di volontà conoscente.
A tal proposito Rudolf Steiner dice , nella conferenza del 23 gennaio 1910(O.O.N° 272):

“È un vero peccato nei confronti di Goethe dire che egli con queste parole intendesse il sesso femminile. No, Goethe intende quell’elemento profondo che l’umanità si raffigura come mistero del mondo, l’elemento eterno nell’uomo che anela all’eterno nel mondo: l’eterno femminino che eleva l’anima verso l’eterno immortale, la sapienza eterna, e
che si dona all’eterno mascolino. L’eterno femminino ci eleva all’eterno mascolino.
Non vuole affatto riferirsi a qualcosa di femminile in senso ordinario. Perciò possiamo effettivamente cercare questo eterno femminino sia nell’uomo che nella donna: l’eterno femminino che anela all’eterno mascolino nel cosmo per unirsi a lui, per divenire una cosa sola con il Divino spirituale che pervade il mondo, che agisce nel mondo, a cui Faust anela. Questo mistero dell’uomo di ogni tempo, a cui Faust anela fin dall’inizio, questo mistero, a cui la Scienza dello Spirito deve condurci in un senso moderno, Goethe lo esprime in modo pragmatico e monumentale in quelle belle parole alla chiusura della seconda parte del Faust in forma di coro spirituale mistico: tutto ciò che di fisico ci circonda nel mondo dei sensi è maya, illusione, inganno, è un simbolo dello spirituale”.

(ALTRO CONTIBUTO, IN MERITO):

[  Lecture: 17th November, 1906 | Hamburg | GA0054  ]
Woman and Society  http://wn.rsarchive.org/GA/GA0054/19061117p01.html
Una conferenza sul femminismo dal punto di vista della scienza dello spirito. “Non vi è maschile e o femminile: vi è l’essere umano in Divenire”

Questo è un punto importante. Nella storia passata gli uomini hanno giocato un ruolo più grande, perché il materialismo li ha spinti verso una cultura esterna. Questa cultura esterna è la cultura dell’ uomo, perché doveva diventare una cultura materialistica. Ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che nello sviluppo della storia del mondo un’epoca culturale cede il passo ad un altra, e che questa unilaterale cultura maschile deve trovare il suo completamento attraverso quella parte che vive in ogni essere umano. Si sente proprio questo nell’era di questa cultura maschile. Ecco perché, quando i mistici hanno parlato da più profondo della loro anima, hanno definito questa parte con il nome di “anima”: come qualcosa di femminile. Ed è su questo che si basa ovunque il paragone dell’anima, in quanto è elemento ricettivo al mondo, con la figura della donna:  su questo si basa Goethe che dice nel ‘Chorus mysticus’:
“Tutto l’effimero
Non è che illusione
L’inadeguato –
Qui diventa evento;
L’indescrivibile –
Qui si è fatto;
L’eterno femminino
Ci porta in alto”.

Non ha senso analizzare questo detto in modo banale. Lo si può analizzare in un modo giusto e nel vero senso goethiano, quando si dice: Colui che sapeva qualcosa di nobile, nella sua cultura spirituale ha voluto indicare il carattere femminile dell ‘anima; e proprio da quella sua cultura maschile ha espresso il detto:’ L’eterno femminino ci porta in alto ‘ sollevandoci liberi. Così il mondo più grande, il Macrocosmo è stato raffigurato come un uomo, e l’anima, che è stata fecondata dalla saggezza del Cosmo, come il femminile.

E che cosa poi è questo peculiare modo di pensare? che si è sviluppato negli uomini nel corso dei secoli, cosa è questa logica? Se vogliamo guardare nel profondo della sua natura, dobbiamo vedere qualcosa di femminile – l’immaginazione – che deve essere fecondata dal maschile.
Così, se si considera ciò che cresce al di là delle differenze maschili/femminili, vediamo la natura superiore dell’essere umano – ciò che “l’io” crea al di fuori dei corpi inferiori. L’uomo e la donna devono guardare al loro corpo fisico come uno strumento che consenta loro, in un senso o nell’altro, di essere attivo come una totalità nel mondo fisico. Più gli esseri umani saranno consapevoli della spiritualità al loro interno,  più faranno diventare il loro corpo uno strumento, più essi impareranno a capire la gente, guardando nelle profondità dell’anima.
Questo, infatti, non ci darà una soluzione alla “questione del femminismo e della donna”, ma ci darà una prospettiva.

Non si può risolvere la questione della Donna con tendenze e ideali! In realtà si può solo risolverla creando quella disposizione d’animo che consenta agli uomini e alle donne di comprendersi al di fuori della totalità della natura umana. Finché la gente è rivolta solo alla “sostanza” dei corpi (genere sessuale), una discussione veramente fruttuosa sulla questione della donna non sarà possibile.

Per questo motivo non ci si dovrebbe sorprendere che, in un’epoca impregnata di cultura maschile, la conoscenza spirituale che determinò l’inizio nel movimento teosofico sia nata da una donna. In questo modo movimento teosofico o scientifico spirituale  si rivelerà eminentemente pratico. Porterà l’umanità a superare i genere maschili e femminili e farla crescere al livello in cui l’Uomo Spirito o Atman appare al di là di ogni differenza di genere, al di là del personale – a salire al livello puramente umano. La Teosofia non parla della genesi e dello sviluppo dell’essere umano in generale, in modo che venga a poco a poco riconosciuto. Di conseguenza si desterà nella donna una coscienza simile a quella che, durante questa cultura maschile, si è destata negli uomini.

Proprio come Goethe parlando dalle profondità dell’anima, una volta disse: ‘l’Eterno femminino ci porta in alto’, così anche gli altri che come donne sentono in sé stesse l’altro lato dell’essere umano, in coloro che essendo dotate di un serio e vero senso pratico cercheranno di capire lo scientifico spirituale, quelle donne sentiranno la voce dell’Eterno mascolino parlare entro la loro natura femminile. Solo così sarà possibile una vera comprensione e una vera soluzione nell’anima della “questione femminile”.

L’ambiente esteriore in cui viviamo è specchio, riflesso della fisionomia della vita dell’anima. Nella nostra cultura esteriore, non abbiamo nulla di diverso da ciò che gli esseri umani hanno creato, ciò che gli esseri umani hanno tradotto dei loro impulsi nelle macchine, nell’industria, nel sistema giuridico. Nel loro sviluppo, le istituzioni esterne riflettono lo sviluppo dell’anima. Un’epoca, tuttavia, che si è aggrappata alla fisionomia esteriore, è stata in grado di erigere barriere tra uomini e donne.

Faust nel «Coro mistico» si rivolge all’anima umana definendola «il femminile eterno» che ci trae in alto.
L’anima presente in ogni uomo è quell’elemento femminile tramite cui sentiamo attrazione verso il maschile cosmico. E’ “L’eterno femminino” in noi, ossia la nostra anima, che ci porta, ci conduce verso lo spirito. Che è il “maschio” .
Non vi è fraintendimento di genere sessuale: ogni umano, essendo provvisto di “anima” (che sia uomo o donna) reca in sè un elemento che funge da “cercatrice” dello Spirito. L’anima umana è ciò attraverso cui sorge in ogni essere umano la tendenza a “conoscere”, a spiegarsi il mondo. In altri termini, è il “ferro” che viene attratto dal “magnete”.

Sta arrivando un’epoca non più radicata in ciò che è solo materiale, ciò che è esterno, superficiale, ma che riceverà la conoscenza della natura divina interiore dell’essere umano- la quale trascende le differenze sessuali. Sta per venire un tempo che vuole smettere di strisciare nella desolazione, nell’ascetismo o nel negare la sessualità, un era che desidera attivare, abbellire la sessualità e vivere in quell’elemento che esiste al di là di essa. E la gente avrà quindi una comprensione di ciò che porterà la vera soluzione alla problema del maschile e del femminile, perché si presenterà, al tempo stesso, la vera soluzione alla questione eterna dell’umanità. Non si potrà quindi più dire: “l’Eterno Femminino ci porta in alto’ o “l’Eterno Mascolino ci porta in alto’, ma, con profonda comprensione, con profonda comprensione spirituale si dirà: “l’Eterno essere umano”   ci porta in alto ‘.
(Traduzione di Tiziano Bellucci)
http://wn.rsarchive.org/GA/GA0054/19061117p01.html

Rielaborazioni a cura di Tiziano Bellucci

 

Considerazioni sull’eterno femminino di Steiner: L’ISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA

(Considerazioni sull’eterno femminino di Steiner: L’ISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA; Berlino, 29 aprile 1909)

iside-horusNel Faust, Goethe parla di un “regno delle Madri”; esso è quella dimensione in cui riesce ad entrare l’essere umano quando riesce a risvegliare le forze spirituali sopite nella sua anima. L’ingresso in quel regno è il momento in cui il suo occhio e il suo orecchio spirituali si aprono e percepiscono un mondo che sta dietro quello fisico, tramite l’Iniziazione.
Per comprendere la natura delle “Madri” occorre farci aiutare dall’arte. Si tratta di “3” Madri.

Prima di tutto è bene sapere che essere sono tre parti di un elemento umano: sono il pensare, il sentire e il volere intessuti nell’anima umana. Sono l’anima umana.
Nella Madonna Sistina di Raffaello abbiamo davanti a noi un’immagine dell’anima umana che dopo un percorso di iniziazione si è purificata e che viene generata, fecondata dall’universo spirituale. Quest’anima partorisce a sua volta ciò che di più sublime l’uomo è in grado di generare: la propria nascita spirituale, l’io/ Cristo. La Madonna è l’elemento puro nell’anima: è il femminile eterno nell’uomo.

Faust nel «Coro mistico» si rivolge all’anima umana definendola «il femminile eterno» che ci trae in alto.
L’anima presente in ogni uomo è quell’elemento femminile tramite cui sentiamo attrazione verso il maschile cosmico.
E’ “L’eterno femminino” in noi, ossia la nostra anima, che ci porta, ci conduce verso lo spirito. Che è il “maschio” . Non vi deve essere fraintendimento di genere sessuale: ogni umano, essendo provvisto di “anima” (che sia uomo o donna) reca in sè un elemento che funge da “cercatrice” dello Spirito. L’anima umana è ciò attraverso cui sorge in ogni essere umano la tendenza a “conoscere”, a spiegarsi il mondo. In altri termini, è il “ferro” che viene attratto dal “magnete”.
Ogni essere umano, provvisto si anima, possiede un “femminino” in sè che lo spinge a cercare “l’eterno mascolino”: lo Spirito.
Ecco perchè Socrate diceva una frase spesso equivocata: “il vero amore è solo per il Maschio”.
Possiamo ritrovare questo “femminino eterno” anche nella tradizione egizia.
Osiride è il re che in tempi antichissimi, nell’età dell’oro, regnava sugli uomini; in connubio con sua sorella Iside. Sua sposa. Egli regna sulla terra fino al tempo in cui viene ucciso da suo fratello: il maligno Set. In occasione di un banchetto, il perfido fratello Set ― che più tardi fu chiamato Tifone ― fece costruire una cassa. Ricorrendo a uno stratagemma, indusse Osiride a coricarvisi entro per provarla. In un baleno richiuse il coperchio e la sigillò. La cassa fu poi affidata alle acque, che la trasportarono
verso l’ignoto. Iside, la sposa in lutto, si mette in cerca del suo sposo e trovatolo in terra d’Asia, lo riporta
con sé in Egitto, ma il cattivo fratello Set questa volta lo fa a pezzi. I resti del corpo di Osiride ridotto a brandelli vengono allora sepolti in altrettante tombe.
In questo modo, Osiride diventa il re dei morti, mentre prima lo era degli uomini viventi sulla terra. Dal mondo dell’oltretomba manda un raggio a colpire il capo di Iside, che così dà alla luce Horus.
Costui diviene d’ora in poi il sovrano del regno dell’Egitto.
Stando dunque al mito egizio, Horus è il figlio postumo di Osiride. Dall’oltretomba Osiride, signore ormai del regno dei morti, feconda Iside facendo nascere Horus che diviene signore del mondo terreno. L’anima umana sottostà al potere di Horus per tutto il tempo in cui vive in terra racchiusa nella cassa del corpo. Quando poi, grazie alla morte, abbandona questo involucro per entrare nel regno di Osiride — basti leggere il Libro dei Morti egizio — l’anima umana diventa lei stessa un Osiride. Nel giudizio descritto nel libro egiziano dei morti, l’anima al suo arrivo viene apostrofata in modo quanto mai significativo:
«Tu, Osiride, che cosa hai fatto…» e così via. Questo significa che dopo la morte, l’anima impara a diventare lei stessa «Osiride». Il senso dell’iniziazione egiziana consisteva nel fare entrare l’iniziato, già da vivo, in regioni accessibili agli altri solo dopo la morte.
Il fratello di Osiride, Tifone suo nemico, è quell’essere che ha rivestito gli uomini di una struttura materiale.
Egli ha fatto condensare una parte dell’essere animico-spirituale fino a raggiungere la densità del corpo fisico.
Ecco in che modo l’Osiride primigenio, puramente spirituale, è stato messo dentro una cassa: questa cassa non è altro che il corpo umano! Essendo Osiride un essere che per natura non può discendere nel mondo fisico ma deve restare nel mondo divino spirituale, il venir rinchiuso nello scrigno del corpo umano equivale per lui a morire.
Iside è l’anima umana che abita dentro di noi: è in un certo senso l’eterno femminile che alberga in noi e
che ci attira verso il regno dal quale siamo nati. Quando l’Iside in noi si purifica, liberandosi da tutto
ciò che ha ricevuto dal mondo fisico, viene fecondata dal mondo spirituale dando vita all’uomo superiore, a Horus. Iside è perciò in perenne ricerca di quell’Osiride che ormai può ritrovare solo grazie all’iniziazione o alla morte.
Iside e Osiride sono l’androgino Adamo Eva.

Esistono in realtà 3 raffigurazioni di Iside nelle quali troviamo non una, ma ben tre Madri.
In primo piano c’è la figura di Iside che nutre il bambino Horus, simile alle più antiche rappresentazioni della Madonna cristiana.

Dietro questa Iside, in molte raffigurazioni egizie, ce n’è un’altra con in testa le ben note corna di mucca e ali di avvoltoio, intenta a porgere al bambino la croce ansata. In questa seconda Iside, ciò che nell’Iside in primo piano è umano in senso fisico, assume una forma più spirituale.

Dietro la seconda Iside ce n’è poi una terza, con una testa di leone, a rappresentare un terzo stadio evolutivo dell’anima umana. Queste tre immagini di Iside si presentano una dietro l’altra. Ed è proprio vero che la nostra anima umana alberga in sé tre nature: una natura volitiva che risiede nei suoi recessi più profondi, una natura di sentimento ed una intrisa di saggezza. Sono queste le «tre Madri» dell’anima, proprio come vengono rappresentate nelle tre forme dell’Iside egizia.

È significativo il fatto che siano raffigurate ali d’avvoltoio, corna di mucca e la sfera del mondo sul capo di Iside, al centro. Coloro che ancora potevano comprendere qualcosa dell’antica teoria dei numeri, hanno sempre affermato che il sacro Ternario, il numero tre, rappresenta l’aspetto divino maschile nell’universo.
Ciò corrisponde a una profonda verità. Questa santa trinità viene raffigurata col globo del mondo, con le
due corna della mucca quale immagine della Madonna con la falce di luna, se si vuole, ma più propriamente
quale espressione dell’operare fecondante delle forze di natura.

L’uomo può edificare e sviluppare in sè “conoscenza” delle cose o del mondo in virtù del fatto che egli può ricevere una “fecondazione” dallo Spirito. E’ un entità privilegiata.
Lo spirito “feconda” l’anima nel senso che la rende “gravida” di pensieri, sentimenti e volizioni. Gli dona la possibilità di essere consapevole di sè, suscitandole la vita della coscienza. I concetti, i sentimenti e le volontà sono i “figli” dell’anima.
Spesso di dice che venire illuminati o “adombrati” dallo spirito significa ricevere un “intuizione”, un illuminazione.
In altri termini: conoscere (aver coscienza) è un frutto dell’attività dello spirito, che pervade il corpo astrale umano “illuminandolo” in direzione della comprensione del mondo e di sè. Di fatto l’anima può sapere di sè e del mondo solo perchè lo spirito la “feconda”. La rende “piena” di verità superiori.

Ciò che oggi vediamo come fecondazione e nascita umane a livello fisico, è un’ultima immagine visibile,
l’ultimo simbolo di ciò che in passato era un’esperienza spirituale.
Il processo di fecondazione viene rappresentato come un’esperienza simile al processo di conoscenza.
Nell’antichità vigeva dappertutto una viva consapevolezza del fatto che il processo conoscitivo è una specie di fecondazione. Nella bibbia c’è dato di leggere: «Adamo conobbe la sua donna e diede vita a…». Lo spirituale che noi oggi riceviamo conoscitivamente, dà vita a ciò che di spirituale vive nell’anima. Si tratta di un ultimo vestigio della fecondazione delle origini. Il nostro conoscere ci mostra come noi veniamo tuttora fecondati dallo spirito universale: lo accogliamo dentro l’anima per poter conseguire l’umano conoscere, sentire e volere.
Questo è quanto ci viene presentato da Iside. La sua testa pensante viene fecondata dall’elemento maschile
divino.

La Madonna raffigura l’anima umana nel suo venir fecondata dallo spirito universale. dall’universo. Vediamo la Madonna gravida di ciò che è in grado di nascere dal grembo dell’anima umana: l’uomo nobile e vero, assopito in ogni uomo, il meglio di noi e, al contempo, lo spirito che inonda il mondo e in esso lavora.

. La Madonna rappresenta per Goethe l’anima umana. Perciò nel «Coro mistico» egli dà espressione al mistero dell’anima con le parole:
«L’eterno femminile ci trae sempre più in alto».

Rielaborazioni a cura di Tiziano Bellucci

Gli GNOMI, Coboldi, Pigmei, Nani

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 Gli GNOMI o Coboldi o Pigmei

Essi vivono nelle profondità della Terra, in luoghi che non sono compenetrati dall’elemento viventegnomo

vegetale, ossia che hanno sempre avuto una natura minerale, rocciosa, metallifera. Essi tendono a voler coprire di polvere chi tenta di percepirli. Si radunano rannicchiati insieme in quantità straordinarie, crescono, gonfiano e rimpiccioliscono la loro corporeità: tuttavia al massimo della loro espressione restano piccoli esseri, mai arrivano alle proporzioni umane. Amano molto scherzare, giocare: hanno un gran buonumore: possiedono un’anima burlona. Piace ad essi giocare scherzi all’uomo.

A differenza dall’uomo, non si può imputare  loro riguardo le loro azioni, nessuna responsabilità morale: tutto ciò che fanno, lo fanno in modo automatico, senza alcuna implicazione o speculazione morale.

La loro coscienza è paragonabile alla capacità di percepire sensorialmente connettendovi immediatamente l’intelletto, senza mediazioni di antipatia e simpatia. Essi raccolgono principalmente solo idee. Comprendono istantaneamente ciò che vedono: un sapere contemporaneo al vedere. Sono capaci di avere percezioni pure. Non hanno bisogno di elaborare, di dedurre come fa l’uomo, ma appena percepiscono qualcosa in loro compare la pura idea insita nell’oggetto osservato: incontrano l’essere dell’osservazione. Non esiste in loro la distinzione umana fra concetto e oggetto. L’oggetto ha già in sé il concetto. E per tal motivo ridono dell’uomo. Ridono della nostra capacità intellettiva e la reputano ignorante, stupida, che si affanna di afferrare, di dedurre questo e quel concetto. Diventano particolarmente ironici quando vedono gli uomini sforzarsi nel comprendere idee. Entrare in un laboratorio scientifico sarebbe per loro come andare ad uno spettacolo comico. Non capiscono come sia possibile dover compiere sforzi per potere afferrare pensieri. Gli gnomi si dicono: tutto ciò che si osserva si conosce nell’atto di guardare; perché mai si deve pensare per conoscere? Essi non sanno che l’uomo non ha la loro capacità chiaroveggente, che non è capace di avere percezioni pure.
Gli gnomi diventano maleducati se si parla di logica. Una guida per il pensiero, la logica, è inutile. “I pensieri esistono di per sé, si tratta solo di volerli. L’uomo non vuole e non ascolta i veri pensieri, non se li fa dire dalle cose, ma desidera solo parlare lui circa le cose che osserva.”

Il modo di percepire degli Gnomi.

Non avendo un corpo fisico costituito della stessa materia fisica terrestre, hanno un’esperienza percettiva totalmente dissimile da quella umana. Non hanno nessuna rappresentazione delle forme che appaiono ad un occhio fisico; non hanno neppure la sensazione che vi possa esistere una terra come la intendiamo noi umani. Avvertono solo l’esistenza di uno spazio in cui essi sperimentano varie sensazioni. Non percepiscono nulla del mondo terrestre.
Inoltre essi non possono camminare sulla terra; essendo il loro corpo di natura molto più greve del nostro, affondano dappertutto: avvertono la terra come un globo fluido, fatto di materia fangosa fluida, anche se si trovano di fronte ad una cava di pietra marmorea. Attraversano tutte le sostanze minerali dure, come se fossero molli. La legge della incompenetrabilità per loro non esiste; tutto si può attraversare.
Gli gnomi, attraversando le varie falde sotterranee del pianeta, hanno inoltre un’esperienza gustativa del loro muoversi, determinata dei materiali che incontrano e compenetrano. Avvertono interiormente il sapore dei diversi ingredienti costituenti una data falda metallifera o minerale: una vena di rame o di calcare vengono sentite in molto diverso e ben caratteristico. Non esiste per loro la terra fisica: esiste solo un luogo in cui è possibile sperimentare sensazioni d’oro, di mercurio, silice, stagno. Da tale esperienza gustativa traggono però una grande sapienza: essendo ogni metallo una traccia, un riflesso fisico delle forze attive in un data pianeta o in una data costellazione, in essi gli gnomi possono trarre insegnamenti di natura extraterrestre. Attraversando una vena d’oro vengono a conoscere i misteri del sole, in una vena d’argento quelli della luna, in una di ferro quelli di marte.

Gli gnomi sono particolarmente interessati alle forze lunari, le quali sono in relazione con la forza di gravità, quella stessa forza attraverso la quale configurano il loro corpo.
Non hanno mai infatti una figura uguale se osservati chiaroveggentemente perché tendono ad assumere sempre figure diverse, a seconda che vi sia luna piena o luna nera o fasi intermedie.
Con la luna piena gli gnomi sono a disagio. Essi non gradiscono la luce lunare fisica e l’influenza che essa determina sulla gravità, quindi per respingerla, spingono verso l’esterno tutto se stessi, onde creare una sorta di pellicola spirituale simile ad una corazza. Possono apparire come cavalieri corazzati luminosi.
Con la luna nuova lo gnomo diventa invece trasparente; scintilla di luce e di colori. Appare come una forma translucente nel cui interno si vedono brillare i pensieri del cosmo. Sembrano omini trasparenti luccicanti internamente di pensieri. Tali pensieri sono massimamente provenienti dalla Luna, dalla gerarchia degli Angeli.

Gli Gnomi e i molluschi.

I molluschi, le meduse, gli invertebrati sprovvisti di scheletro e attivi nell’elemento acqua, appartengono ad uno degli ultimi gruppi di animali che si sono formati fisicamente sulla Terra. Essi compiono ciò che l’uomo (l’essere più antico del creato) ha compiuto riguardo la configurazione della sua testa durante l’era Saturnia.
Questo gradino di animali inferiori molli e privi di ossatura che si estendono sino a rane e anfibi, esistono solo in virtù della presenza degli gnomi. Fra essi e gli gnomi scorre però un rapporto di grande antipatia: gli gnomi infatti rischiano di assumerne l’aspetto. A causa di ciò, essi esplicano un’azione che causa il completamento di tali animali inferiori, creando le disposizioni per ciò che ad esso manca, fornendo la sostanza che costituisce il loro involucro molle esteriore.
Gli gnomi sono capaci di legare insieme la forza di gravità, e si formano con essa il loro corpo, il quale essendo costituito di un’energia così poco controllabile e inafferrabile, rischia il pericolo di disgregarsi continuamente. A causa di ciò gli gnomi devono continuamente ricostruire se stessi con la gravità: portare un’attenzione costante e perfetta a tutto ciò che avviene intorno a se stessi. Devono avere una coscienza di sé al presente sempre perfetta e mai dormiente: se si addormentassero si distruggerebbero. Quest’attività di di respingere da sè stessi la forza gravitazionale, la fa depositare all’esterno, generando il corpo molle dei molluschi.
Il mantenere l’attenzione su se stessi li salva dalla disgregazione. L’attenzione tiene in essere la loro esistenza. Uno gnomo sarebbe da mettere nel primo banco di una classe: sarebbe un modello perfetto di attenzione.
Un altra particolarità è che essi non hanno nessun interesse per i propri simili, per gli altri gnomi, ma solo per il mondo circostante.

L’addormentarsi e gli gnomi

Gli gnomi si possono percepire se si diventa capaci di addormentarsi e di svegliarsi in piena coscienza durante lo stato di sogno. L’uomo quando si addormenta, non sperimenta l’aspetto vero e reale del sogno: è come se esso portasse una maschera, si rivestisse di simboli e apparenze. Il sogno si presenta come reminescenza della vita diurna e immagine mnemoniche: tutte queste sono in realtà maschere. Dietro a questi simboli, l’iniziato vede gli esseri che si nascondono dietro tali maschere. Vede, nell’attimo dell’addormentarsi una grande schiera di gnomi: essi gli vengono incontro. Solitamente si è protetti da tale visione, perché senza adeguata preparazione, la percezione di tali cose spaventerebbe. Difatti un uomo percepirebbe delle immagini di entità che producono in lui solo processi di distruzione: apparirebbero come un panorama di simboli di morte. Gli gnomi gli verrebbero incontro e in un certo senso è come se lo seppellissero con la loro corporeità, entro il mare astrale. Chiaroveggentemente, l’addormentarsi è in realtà un venir ricoperti, sepolti da una moltitudine di gnomi entro l’incoscienza del mondo astrale.
Questo è riguardo solo all’addormentarsi.

Il segreto lunare: l’avvicinamento della luna.

Gli gnomi conoscono un segreto lunare: la luna è in costante avvicinamento alla terra. Essi attendono grande impazienza il giorno in cui la terra si riunirà alla luna, perché in quella fase essi saranno gli esseri a cui spetterà (utilizzando la sostanza lunare riunita alla terra) di disgregare tutta sostanza fisica terrestre, per disperderla gradatamente nel cosmo. La sostanza terrestre non spiritualizzata dovrà essere allontanata, e invece sarà trattenuta quella buona, affinchè si produca Giove.
Il compito cosmico degli gnomi consiste nel portare l’elemento solido da un’incarnazione planetaria all’altra; sono i custodi della struttura solida dell’evoluzione.

Il pericolo di prendere forme anfibie

Gli gnomi sono nevrastenici: la nevrastenia è una condizione basilare della loro coscienza, determinata dal fatto che devono avere un’attenzione esagerata per mantenere unito insieme la lor ocorporeità che tende a disgregarsi. Non vi è infatti nulla che li tiene in “forma”, se non la loro attenzione. Mentre l’uomo ha fortunatamente altri esseri che si occupano di mantenergli una forma solida, gli gnomi devono farlo da se stessi, occupandosene in prima persona.

Gli gnomi non amano la terra, l’elemento solido. Lo odiano, vorrebbero liberarsene: esso difatti rappresenta per loro un continuo pericolo. Se essi si attaccassero troppo all’elemento terrestre tenderebbero ad assumere l’aspetto di un anfibio, di un rospo. Per evitare questo essi sono in continuo e incessante movimento. La mobilità non rende possibile il loro materializzarsi in una forma di rana. L’anelito a voler scappare in alto, a non volersi legare alla terra, sprigiona dagli gnomi una forza spirituale che dal basso va verso l’alto. Tale forza, attraversando le piante, le aiuta a spingerle verso l’alto, a fuoriuscire dalla terra. Gli gnomi provocano la fuoriuscita dalla terra del germoglio dal seme. Sono i custodi della vita. Attraverso di loro si esplicano le forze dell’etere vitale.
Essi hanno inoltre una grande importanza riguardo alla fecondazione dei vegetali, che si realizza a mezzo di una collaborazione fra spiriti della terra e spiriti del fuoco; verrà mostrata poco più avanti.

Rielaborazioni a cura di Tiziano Bellucci

gnomi