ESPRIMERE I PROPRI TALENTI PER ESSERE FELICI

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ESPRIMERE I PROPRI TALENTI PER ESSERE FELICI

moneteSpesso si è scontenti del proprio lavoro, delle proprie relazioni. Si è insoddisfatti del proprio status di vita. Non ci si sente realizzati.

In realtà questo non dipende dal mondo, o dagli altri, ma dalla nostra non capacità di aver messo in pratica la nostra vera individualità, con le sue qualità migliori. Che è anche in senso occulto “intuire” quale è il nostro compito, quale è il nostro ruolo entro l’economia spirituale del mondo.

I luoghi, le situazioni e le persone che ci sono affianco o di fronte, sono quelle perfette per la nostra evoluzione, per il nostro attuale livello evolutivo. Ci sono “arrivate” perchè sono adeguate alla nostra evoluzione.

Questo non significa che sia per noi qualcosa di positivo, ossia che tutto ciò debba darci piacere.

Spesso è duro e pesante, è alienante e deprimente.

Ma queste “persone”, questo lavoro che non ci piace, hanno un loro significato: servono per “spingerci” ad andare oltre noi stessi, ci portano a lavorare nella nostra biografia, ad analizzare “cosa non funziona”, cosa non abbiamo compreso nella nostra vita.

In realtà abbiamo questo lavoro, questa moglie, questa casa, perché è ciò che sinora siamo stati in grado di ottenere dall’esistenza. Non ci sono stati imposti. Abbiamo scelto queste situazioni. Si può dire: “non potevo fare altrimenti”. In realtà è invece ciò che i nostri limiti ci hanno fatto credere di poter fare.

Come fare per ottenere di più, per sentirsi pieni, realizzati e in armonia con se stessi?

Se vogliamo dare una svolta alla nostra vita dobbiamo chiederci: “sono consapevole dei talenti, delle capacità che mi sono state date con la nascita?”

Facciamo una lista dei nostri talenti. Scriviamo quali sono le nostre qualità più positive. Facendoci semmai aiutare anche da amici o conoscenti.

Una volta scritti (almeno 5 talenti) cerchiamo di analizzare se queste capacità che abbiamo “le stiamo esprimendo” nella vita attuale. O se qualcosa ce lo impedisce.

Ad esempio, ci si può dire: “io faccio un lavoro in cui la mia (…creatività, onestà, moralità, puntualità, determinazione…) viene ad espressione? Riesco ad immettere queste qualità dentro il mio agire quotidiano nel lavoro, così da fecondare il mondo tramite le mie azioni?”

Perché solo se immettiamo nel mondo una “nostra impronta individuale” unica e irripetibile, colorata dai nostri talenti, allora stiamo adempiendo al nostro destino e -di conseguenza- possiamo essere felici, sentirci in armonia con noi stessi.

Questi “talenti” che possediamo, in realtà sono ciò che dobbiamo fare “fruttare” nella vita: sono il simbolo del nostro ruolo nel mondo, di un compito che solo noi possiamo adempiere, come singoli esseri umani.

Un altra cosa che possiamo fare è: “immaginarsi davanti allo specchio e vedersi da bambino, immaginando che la nostra immagine bambino ci chieda: sei stato capace di realizzare i miei sogni di quando ero bambino? tu adulto, porti con te i miei sogni, le mie aspirazioni, le mie fantasie? tu che vivi nel futuro, sei riuscito a realizzare i miei desideri?”

Non è colpa del mondo se abbiamo una vita non soddisfacente: dipende dal fatto che non siamo stati capaci di applicare nella vita quello che realmente siamo, ciò per cui siamo più predisposti, ciò che è maggiormente espressione del nostro essere. Abbiamo una nostra “dotazione”, abbiamo delle doti: perchè non le adoperiamo?

Non è solo motivo di insoddisfazione non mettere in pratica le proprie qualità innate: è anche un “delitto spirituale”. E questo viene ben spiegato nel passo del Vangelo di Matteo, ove vengono analizzati i “frutti” individuali dell’intera evoluzione dell’umanità.

Invito all’interpretazione del seguente passo, che è grandemente illuminato dalla conoscenza spirituale: essa ci dice che “dovremo rendere conto delle nostre qualità inespresse, che non siamo stati capaci di mettere al servizio del mondo”. Perchè questo “servizio” può divenire un dovere se non è eseguito secondo i canoni sopradescritti, ma può diventare un piacere immenso se sentito come un atto libero, che si riempie di amore per noi e per gli altri.

Esprimere se stessi, diviene un godimento pieno, in massima libertà.

Perchè solo l’amore per l’azione realizza la vera libertà.

 

PARABOLA DEI TALENTI, Matteo 25, 14
lupetta22v2“ Avverrà (alla fine della Terra) come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì”.
L’uomo, o padrone che parte è l’io dell’uomo (il principio Cristo) che consegna all’anima umana dei doni, delle capacità. Talenti artistici, filosofici, scientifici, morali.

“Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone”.
Lungo il ciclo di tutte le incarnazioni dell’uomo, due parti dell’umanità riescono ad arricchire se stesse tramite un intenso lavoro su di sè, raddoppiando le loro capacità rispetto la misura iniziale. Una parte dell’umanità invece rimane inerte, pigra, lasciando inoperose in sé le sue doti, vivendo la vita passivamente, come al cinematografo.

“Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Ecco che due parti dell’umanità acquisiscono il potere di “entrare nel regno dei cieli” che è diventare partecipi attivi e consapevoli dei piani, delle direttive cosmiche, concepite nell’intelletto divino. Esse divengono “esseri della decima gerarchia divina”.

“Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo”.
La parte inattiva dell’umanità, che vede negativamente la divinità come “spietato despota, come dura legge, priva di pietà e di misericordia” non sarà in grado di produrre nessun frutto di se stessa.

parabola_dei_talenti-1“Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.”
La parola “a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” rappresenta che alla fine della fase terrestre, l’umanità non evoluta correttamente “rimarrà indietro” e oltre a non poter partecipare nel cosmo, come entità della futura decima gerarchia, verrà privata di una coscienza, di anima individuale. Essa verrà “riassorbita” nel tutto, perdendo così l’identità personale. Le “tenebre” non sono l’Inferno. Ma il “vuoto” della coscienza, il buio totale interiore. L’annullamento. Chiamata anche “la seconda morte”.

mondo08aL’invito della scienza spirituale è quindi: domandiamoci quali sono le nostre doti, le nostre capacità che possiamo mettere al servizio del mondo. Una volta riconosciute, cerchiamo di crearci, di trovarci un lavoro che permetta di esprimere queste nostre virtù. Cerchiamo di frequentare persone che sentano utili le nostre qualità. Cerchiamo di esercitare questi talenti in famiglia in maniera più consapevole.

E non saremo solo più sereni.

Realizzeremo ciò per cui l’essere umano si incarna in un corpo: collaborare al divenire del mondo.

Tiziano Bellucci

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3 pensieri riguardo “ESPRIMERE I PROPRI TALENTI PER ESSERE FELICI

    Margherita ha detto:
    27/08/2016 alle 4:41 pm

    La ringrazio tanto per questi magnifici, grandiosi spunti di riflessione. Leggendo questa parabola ogni volta non posso fare a meno di sentire una punta di dolore davanti alla durezza e alla severità della punizione verso il servo che, forse stupidamente o per paura, ha sotterrato la moneta. Mi sembra crudele pensare che non c’è possibilità per un “codardo” o un “fannullone”. Mi sembra tremendo pensare ad un “padre” così severo. Ecco, volevo condividere con lei questi pensieri. Per quel che mi riguarda in questo periodo della mia vita sono riuscita a chiarire a me stessa che cosa da una vita, ricerco. È per molto difficile, per me, riuscire a “vendere” i miei “talenti”, che credo, scusi la mia presunzione ma credo ormai di aver finalmente capito, ci sono e non chiedono altro che di essere messi a disposizione, aggiungo che per un lungo tempo della mia vita ho pensato di essere un “brutto anatroccolo” oggi finalmente ho scoperto di potermi trasformare in cigno, e per questa comprensione, grande impulso è venuto anche dallo studio della scienza dello spirito di R. Steiner, dalla lettura di scritti come i suoi e dalla frequentazione di persone più avanti di me nel lavoro antroposofico. Non sò bene perché le ho scritto una mail così lunga ma ho sentito di poter esprimere a lei questi pensieri, e forse non é……..un caso. Forse siamo compagni di vita animica nella scuola di Michele? Grazie ancora per le sue perle e per la sua…….pazienza se vorrà leggermi. Un saluto Margherita Puliga

    Inviato da Margherita

    >

    Vincenzi Donatella ha detto:
    28/08/2016 alle 8:21 am

    Lei i suoi talenti li sta facendo fruttare al massimo, grazie per queste belle pagine scritte con chiarezza, semplicità ed eleganza.

    adele ha detto:
    28/08/2016 alle 7:12 pm

    Chiarissimo e veritiero, ma se una persona riconosce i talenti e vive in un contesto familiare che non ti permettono di sfruttarli, che impediscono di essere te stesso, cosa bisogna fare? qualcuno diceva non sei un albero, puoi cambiare, qui dopo accadono i sensi di colpa per non aver amato abbastaza , e ci si sente egoisti nell’abbandonare per seguire i propri talenti. Ricordo un passo nella bibbia che dice… mi sono accontentato nello stato in cui mi trovo, penso che sto seguendo questa filosofia qui? pero mi rendo conta che sono soffocata, e come se i talenti si ribellano per fare il loro lavoro. GRAZIE TIZIANO.

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