Mese: marzo 2018

MANGIARE IL CORPO E IL SANGUE

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MANGIARE IL CORPO E IL SANGUE

Cosa significa mangiare il corpo di Cristo?
Mangiare il corpo di Cristo” rappresenta partire dallo stato coscienza che ci è dato tramite il sistema neurosensoriale del corpo, per arrivare a disattivarlo. Mangiare il corpo è in pratica un “superare” lo stato di coscienza cerebrale. Imparare ad uscire fuori dal corpo fisico; sviluppare una coscienza svincolata dal sistema nervoso.

E bere il suo sangue cosa significa?
Bere il sangue significa giungere ad avere l’esperienza dello spirito presente nell’io. Il sangue, vino di-vino, Spirito divino. Una volta usciti dal corpo fisico (mangiato il corpo) si arriva a sperimentare una condizione della coscienza in cui si arriva ad afferrare se stessi come un entità superiore, che è diversa rispetto quella che si avverte trovandosi nel sangue ordinario.

Bere il sangue” è qui un“superarlo, fuoriuscirne” un realizzare lo “sganciamento dal corpo” per sentirsi un essere divino, fuori dal corpo. In altre parole è vivere fuori dal corpo, avere garanzia di trovarsi in una condizione di esistenza fuori dal corpo. Uno sdoppiamento consapevole. “Bere il sangue” è sapere che la vita della coscienza è possibile ed esiste anche fuori dal corpo. Si arriva a “diventare” l’io, a sentirsi qualitativamente entro uno stato di presenza superiore.

Questo passaggio –di incontro e conoscenza con la parte piu intima e soprasensibile di se stessi, introduce ad un “salto” superiore, che è l’incontro con il Grande Guardiano della Soglia, il quale è anche colui che chiamiamo Cristo.

Possiamo riassumere:
Mangiare il corpo: uscire fuori dal sistema dei nervi e dei sensi
Bere il sangue: realizzare in noi lo stato di presenza dell’io superiore

Approfondiamo:

Il pane rappresenta il corpo fisico dell’uomo, la base fisica grazie a cui si può originare, poggiare e manifestare la coscienza pensante, la vita del pensiero

Di fatto, lo spirito “cozza” contro il “pane/corpo” e si realizza la coscienza ordinaria, che pensa pensieri astratti, non viventi.

Il pane simbolizza il sistema nervoso, fatto di materia nervosa.

Il corpo è un elemento che l’uomo dovrà mano a mano sacrificare, abbandonare.
Dovrà usare la base eterica per pensare e sapere di sè, non più poggiare sulla coscienza cerebrale.

MANGIARE IL PANE, SIGNIFICA SALTARE LA CONNESSIONE CON L’ELEMENTO CEREBRALE: fare “sparire” il corpo fisico

La coppa contenente il vino simbolizza invece il cuore umano, il quale accoglie il sangue che è il veicolo sensibile dell’io, sede del sentimento e della facoltà di amare.

Quello che abbiamo nei nostri cuori rappresenta qualcosa di molto importante per il futuro; non è molto sviluppato ora, ma contiene una potenza spirituale che lo renderà il “cervello del futuro”. Sostituirà il cervello e tramite il cuore, l’uomo penserà in modo vivente.

Quando l’uomo non penserà più in modo materiale, ma in modo spirituale, il cuore sarà divenuto l’organo del pensiero. Il sacrificio del pane e del sangue comporta la trasformazione dell’uomo.

BERE IL VINO, SIGNIFICA SALTARE LA CONNESSIONE DEL SANGUE CON I NERVI: quindi eleminare l’egoità, la propria personalità.

Nel pane (ostia) abbiamo il principio che è anche presente nel corpo e nel cervello; nel vino (sangue) abbiamo la stesso principio che circola nel nostro cuore.

La coscienza ordinaria di veglia può originarsi perché il sangue dal cuore può circolare nel cervello: quando verrà il tempo in cui l’uomo saprà pensare con il cuore, non avrà più bisogno del corpo e il corpo fisico non sarà più necessario. Non vi saranno più incarnazioni fisiche, ma solo vite umane entro un corpo eterico.

E in quella fase l’uomo avrà un cuore eterico che fungerà da organo di pensiero. Capace di pensare pensieri viventi, non astratti, privi di vita.

Il Cristo, nell’ultima cena indica questa via futura dell’uomo.

RIGUARDO L’EUCARESTIA

“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”.
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti. VANGELO (Mc 14,12-16.22-26)

Noi sappiamo che con il mistero del Golghota il Cristo è diventato parte di ogni molecola solida (corpo) e liquida (sangue) della terra.

Ogni volta che ci si nutre, si compie di fatto, un “eucarestia”.
Per questo motivo si prega: non solo per ringraziare di poter avere il cibo,ma primariamente perchè ci si dovrebbe ricordare del sacrificio di Cristo.
“Fate questo in memoria di me”.

Non sono le “proteine” o le vitamine a nutritci: ma tali sostanze fisiche fungono da “recettori” per attrarre determinate correnti cosmiche. Ogni elemento fisico “richiama” una determinata forza da una posizione planetaria o stellare, la quale va a “nutrire” il corpo umano.
Quindi una “transusustanzazione” della materia avviene in ogni processo del ricambio.
Lo spirito “viene” a nutrire il corpo fisico.
Si narra infatti di asceti che si nutrivano solo con ostie o liquidi.
Di fatto per questi non importava il tipo di “sostanza” fisica, ma la loro sviluppata capacità di “richiamare” il “Pane dal cielo”: citato anche nel Vangelo.

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“La Pasqua dell’io: l’incrociarsi di terra e cielo”

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“La Pasqua dell’io: l’incrociarsi di terra e cielo”

Giovedì 29 Marzo, ore 20.30 – 22

Letture e osservazioni sul mistero della Passione Pasquale come via di iniziazione, secondo l’antroposofia
a cura di Tiziano Bellucci

Via agucchi 121/12, Bologna (presso parco Pontelungo)

Per info: 348 065 98 27

Aperto a tutti

Eventi Marzo 2018

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Treviso, Domenica 25 marzo 2018

L’essenza della musica.
Il mistero del suono nell’uomo”

a cura di  Tiziano Bellucci, ricercatore e musicista

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTEMIA
Ti invita a partecipare al SEMINARIO

presso la scuola Steineriana Michael
Via Sant’Ambrogio di Fiera, 60
31100 Treviso TV

prenotazione obbligatoria contattando Daniela 337 287878



LA RICERCA DEL SACRO NELL’UOMO

18 marzo 2018

Il percorso si terrà presso la sede della scuola Stella Maris ente di formazione in artiterapie del colore e musicoterapia ad indirizzo antroposofico, via Saffi 30,  40131 Bologna. Per info: 348 065 98 27 unicornos@hotmail.it

  Induismo, Zaraustra, Egitto, Ebraismo, quali preparazioni alla venuta dell’ io individuale nell’uomo ne Cristianesimo. L’evento del Golghota come punto centrale dell’evoluzione della coscienza planetaria.

– Gli antichi indiani sentivano che tutto, ovunque era spirito: l’elemento più spirituale era per loro il corpo fisico. Edificarono quindi una religione panteista: una religione del corpo fisico, essendo questo, spirito.

–  I babilonesi costruirono alte torri per l’osservazione degli astri, all’astrologia e astronomia.
Essi osservando e studiando le stelle scoprirono la presenza di costituente occulto nell’universo e nell’uomo: si accorsero dell’esistenza di un corpo astrale. Vedevano, riflessa nelle leggi planetarie e cosmiche, l’azione della volontà del divino. Edificarono una religione del corpo astrale.

– Gli egiziani sperimentarono e videro l’azione del Nilo: gli effetti eterici di tale massa d’acqua, dalla quale derivava tutto il loro sostentamento, edificò in loro una percezione che riconobbe nel mondo e in loro stessi, la presenza di un elemento eterico, vitale, che vivifica tutto: generarono una religione del corpo eterico.

Il morto che dopo i 3 giorni penetrava nel kamaloca, sperimentava che esisteva ancora una parte del suo corpo che si conservava sulla terra e non si dissolveva. Tale presenza lo teneva da un lato più consapevole della propria esistenza, ma al contempo lo vincolava anche alla terra.

– Gli ebrei invece non sentivano lo spirito presente nè nel corpo fisico, nè nell’eterico, nè nell’astrale: cercarono quindi lo spirito nell’invisibile: lo trovarono in quell’arto dell’uomo che si chiama Io spirituale. Trovarono un Dio invisibile, Javhe che lo si può intendere come il loro Io di gruppo, il loro io.

Abbiamo quindi 4 popoli nei quali si sono edificate 4 diverse religiosità connesse alla scoperta dei principi occulti umani.

Indiani: corpo fisico – panteismo (tutto è Dio)
Babilonesi: corpo astrale – dualismo (aura mazda-orzmud)

Egiziani: corpo eterico – politeismo (vari dèi)
Ebrei: Io spirituale – monoteismo (Javhè)

Cristianesimo: Dio abita nell’uomo


sabato 17 Marzo 2018, ROMA

Oh uomo, conosci te stesso:

La libertà e l’amore come mete dell’uomo, alla luce dell’antroposofia.”

UN INVITO A ROMA CON L’ANTROPOSOFIA

Cari amici,

ho il piacere di informarvi che il 17 Marzo 2018 sarà a Roma, per la seconda volta, TIziano Bellucci, antroposofo e ricercatore

L’incontro si terrà presso l’Oratorio della Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, via Podgora 19.

In allegato potrete il programma con tutte le informazioni utili.

Per la migliore riuscita dell’evento vi chiedo di confermare la vostra presenza rispondendo a questa mail, oppure via SMS o Whatsapp al seguente numero 327 7409614.

Vi chiedo inoltre di effettuare la prenotazione a titolo individuale e non per altre persone onde evitare sovrapposizioni che impedirebbero ad altri di partecipare.

Vi aspettiamo numerosi per questa nuova occasione di studio e comprensione dell’animo umano!

Dalle 10 alle 13  e dalle 14 alle 17

– Siamo liberi dentro di noi?
– Siamo liberi nel mondo?
– Siamo noi artefici di noi stessi, del nostro destino?
– E’ tutto scritto o tutto inventato al momento?

Cosa è il bene e il male?

Il  “rispecchiamento”, la proiezione e l’oggettivazione dei nodi irrisolti e delle debolezze dell’anima, come incontro con se stessi. Fato, destino, libero arbitrio. La conoscenza che rende liberi. Il doppio, sosia o “subconscio”: La natura animale, istintiva: C.G. Jung chiamo’ ombra’, Hermann Hesse “Narciso e Boccadoro”, R.L. Stevenson “Il Dottor Jekyll e il signor Hyde” e tra i più famosi, Goethe lo chiamo’ “Faust”.

L’uomo è un essere che viene sulla terra per realizzare due concetti che possono sembrare polari.Libertà e Amore sono legati: Libertà è non appartenere a nessuno- Amore è essere legati a tutti. Restare nella dualità “caso (oriente) e libero arbitrio (occidente)” non porta a nessuna soluzione-.

Solitamente per l’uomo comune “fare ciò che piace” è espressione della sua libertà. Mentre “dover sottostare a ciò che non piace” è una limitazione della libertà.

E’ una curiosa constatazione.

Se fossimo liberi saremmo capaci di scegliere di fare anche ciò che non ci piace. Se questo produce qualcosa di buono ad altri, o all’ambiente. Invece –incondizionatamente- releghiamo nella sfera dell’obbligo tutto ciò che non ci procura piacere, tutto ciò che ci complica o disturba. Essere liberi non è dunque fare quello che ci pare: ma è fare ciò che ci è comodo. Fare ciò che ci procura un tornaconto.

L’uomo proviene da una dimensione in cui non esiste la  coscienza individuale, non vi è la possibilità di conoscere in modo cosciente. Tutto è là agglomerante, inglobante. Vi è l’Unità totale di ogni coscienza

Veniamo sulla terra con due grandi novità: entriamo nel regno del tempo e dello spazio. Cose mai esistite prima nel cosmo.

Senza di essi non si potrebbe arrivare ad un concetto di Dio, di evoluzione, di amore e libertà. Solo attraverso il tempo e nel tempo possiamo mettere insieme una serie di concetti conseguenti squadernando il concetto di Dio, nel tempo nello spazio. Solo sezionando, separando l’Uno in molteplice possiamo arrivare a poterlo afferrare nella sua immensità globale.