Mese: giugno 2018

L’IMMAGINAZIONE DELL’ ESTATE DI S.GIOVANNI E URIELE

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L’IMMAGINAZIONE ESTIVA DI S.GIOVANNI E URIELE

L’estate è il periodo dell’anno in cui nelle profondità della terra vi è la maggior tendenza alla formazione dei cristalli, delle masse cristalline. La visione chiaroveggente registra il fluire delle forze plastiche di aggregazione dei cristalli come correnti azzurro scure, con striature argentee. In estate laggiù un intelligenza occulta si dispone in linee, piani, angoli e spigoli.

Tale lavorio è in realtà “volontà” cosmica, potere stellare che da lontananze cosmiche prende sede all’interno, e irraggia dalla terra, verso l’esterno. In atri termini si tratta di spiriti elementari che fluiscono verso l’alto.

Si vede dunque, un lavorio interno alla crosta terrestre che però tende ad andare verso l’alto, e a “densificarsi”, ad apparire nelle nubi lucenti estive. Mentre nel sottosuolo la volontà cosmica appare come pura forza configurante bellezza cristallina, nel cielo si palesa e si trasforma in intelligenza cosmica. La mente cosmica si intesse le sua azioni nella luce attorno alla terra che sperimenta l’estate. Saggezza stellare.

Il fluire dall’interno della terra di correnti azzurro scure, argentee verso l’esterno si tramuta in uno sfolgorio dorato, in una sostanza luminosa che nelle nubi traspare come “luce” aurea.

Il chiaroveggente vede però intessersi in questo fluttuare di linee colorate azzurro-argenteo-aureo anche dell’altro. Si intravedono nel sottosuolo delle formazioni estranee come forme e colori che si dissolvono e si condensano, le quali creano un opera di contrasto, di ostacolo nella strutturazione delle masse cristalline. Si crea un opera di disturbo fra le forze aggreganti e plasmatrici. Si tratta degli errori concepiti dall’uomo. Essi inteferiscono sulla naturale configurazione dei cristalli.

 

Ecco allora che in mezzo a questo panorama appare allora una forma, un volto con un espressione severa. Questo viso serio, compie anche un gesto, un segno ammonitore. Come se le sue braccia alate volessero intimare, accennare un giudizio.

Quell’entità grandiosa, che traspare in mezzo alle nubi, come un volto enorme, osserva l’intessersi delle forze regolari di configurazione dei cristalli che nella loro bellezza ed armonia vengono come “turbate” dall’azione degli errori umani.

Questo volto appartiene all’Arcangelo Uriele, l’entità che presiede il periodo dell’estate.

Egli rivolge il suo sguardo severo ammonitore verso l’azione d’interferenza degli errori umani che disturbano la corretta azione delle forze cosmiche nel creare terrestre.

Potrebbe apparire paradossale che fenomeni morali come gli errori possano avere ripercussioni sin sulla fisicità.

Come è possibile che gli errori umani possano interagire con le forze cosmiche plasmatrici? Se si osserva bene si viene a capire che queste forze sono in se stesse costituite di forza morale cosmica: una legge universale di armonia. Ciò che dispone in linee e angoli un cristallo è una forza morale proveniente da periferie cosmiche. La forza morale esprimente la volontà armonica della divinità.

Così come le negatività o errori umani vanno a disturbare la creazione dei cristalli, le virtù umane, le azioni giuste si innalzano verso l’alto, nelle nubi legandosi all’intelligenza risplendente.

Uriele severamente osserva le negatività umane agire sottoterra e opera anche con un gesto ammonitore, come per voler destare consapevolezza in ogni umano, in merito agli effetti disarmonici degli errori prodotti.

Le virtù umane che fluttuano verso l’alto, irraggiate dagli occhi di Uriele prendono così la forma di una colomba bianca come ad indicare la Potenza del Padre; ciò che vive dentro la terra di forza azzurra appare come Demetra, Maria per indicare la Potenza Spirito Santo: e in mezzo vive il Figlio.

Ecco che l’immaginazione di Giovanni ci mostra l’interagire delle 3 potenze cosmiche della Trinità agire e collaborare vicendevolmente.

In estate è incantato il mistero di Uriele, quale portatore del tessere universale delle 3 persone della Trinità.

Se l’uomo sente che tutto ciò che è solido, minerale nella terra è presente anche in lui nelle sue ossa solide, minerali, allora si approprierà di un sentimento di unitarietà fra sé e il cosmo, sentendo vivente l’immaginazione estiva di Uriele, come qualcosa di reale e presente in lui. Si sentirà collegato in basso e in alto: saprà che i terremoti e i maremoti sono la ripercussione dei suoi pensieri e sentimenti non giusti, rivolti al male, alla degenerazione.

Ovviamente la tendenza a produrre “errori” viene infusa da spiriti della “menzogna” all’uomo: egli ha la responsabilità di accogliere o non accogliere queste “ispirazioni”. Solitamente si ripercuote nelle zone geografiche dove vi è maggiore disposizione al produrre “errori”.

Il chiaroveggente scorge dietro ai fenomeni tellurici, alle catastofe naturali, una responsabilità morale umana. Esiste un entità arcangelica che sovrintende a questi fatti: l’entità di Uriele osserva gli errori umani, la caparbietà egoica umana. L’arcangelo si appella alla facoltà autocosciente nell’uomo, di riconoscere le disarmonie che l’errore umano produce sulla natura, distruggendola e deformandola.

La difficoltà di concentrazione, il sentimento di espansione che l’umano prova in estate svela questa inconscia partecipazione dell’uomo con l’intero cosmo, che può diventare consapevolezza proprio grazie alla conoscenza dei misteri di Uriele.

* * *

Ma è possibile trovare una connessione fra l’immaginazione di S. Giovanni appena descritta e la figura del Giovanni Battista narrato nei Vangeli?

Si consideri che tutto il cammino dell’uomo è da intendere come la preparazione da parte del cosmo, di un essere che conseguisse  la capacità di potersi afferrare come un io singolo. Da un tutto unitario che si presentò come “antico saturno” in cui tutto era identificato in un unità, piano piano si avvicendarono delle separazioni: da uno a due, da due a tre, ecc. Sino ad arrivare alla fase terreste in cui l’uomo (lemuria) era guidato da anime di gruppo delle costellazioni: leone, toro, aquila, angelo. Questi spiriti guidavano contemporaneamente, prima uno alla volta, poi insieme, tutta l’umanità per lunghi periodi di tempo.

Man mano l’uomo cominciò poi ad essere guidato da spiriti inferiori a quelli sovracitati: spiriti di razza, tribù, di popolo, di famiglia, di stirpe.

Prima della venuta del Cristo, nell’umanità, ma in particolare nel popolo ebreo si stava attraversando la fase “spirito di stirpe”, nella quale era d’obbligo accoppiarsi solo fra consanguinei. Questa modalità faceva attuare attraverso le forze del sangue, la possibilità che si arrivasse ad un’esperienza dell’io di gruppo, io della stirpe. Vale a dire che coloro che vivevano nel sangue ereditato dagli avi sperimentavano una coscienza dell’io collettiva, fondata sulle gesta dei precedessori. Vediamo come.

Occorre ora specificare la differenza che esisteva nell’uomo antico, riguardo il suo modo di sentirsi un “io”, rispetto all’uomo post/cristico.

La coscienza di essere, di avere memoria di se`, di sentirsi un “io”, individuale, distaccato dal mondo esterno non e` sempre stata la medesima come lo e` ora; non si deve credere che l`uomo di tremila anni fa fosse solo piu` ignorante di adesso e che i suoi pensieri e sentimenti fossero identici all`uomo odierno.  Soprattutto cio` vale in particolar modo riguardo al suo modo di ricordare mnemonicamente, il quale lo differenziava molto da oggi.

Oggigiorno ogni singolo uomo ricorda la sua giovinezza e riesce a risalire al massimo, sino al primo ricordo che si “stabilizza” all’incirca verso i tre anni di età. Non si può retrocedere oltre.

Vi fu un tempo in cui l’uomo possedeva una diversa esperienza di memoria: egli non ricordava solo le proprie azioni, ma oltre a queste si frammischiavano azioni compiute da altri. Fra i propri ricordi comparivano le azioni del proprio, padre, del nonno, dell’avo, del patriarca. Quelle azioni, anche se si sapeva di non esserne gli artefici, le si considerava come proprie. La memoria si estendeva oltre la propria nascita fino a quando si poteva rintracciare una consanguineità. Veniva conservata nella memoria di ogni discendente, anche la memoria di un altro avo consanguineo, per centinaia di anni.

Si tenga inoltre presente che solitamente ogni uomo fonda la propria rappresentazione dell’io su ciò che ha fatto, ciò che ha prodotto. Si può dire che l’uomo dice “io” non alla sua individualità, ma alla sua memoria. Dicendo “io” ci si riferisce alla somma di azioni che si è compiuto sinora: “io sono ciò che ho fatto”. Se un individuo perdesse d’improvviso la memoria, avrebbe un esperienza tragica. Sentirebbe come frantumarsi se stesso. Mancandogli un riferimento biografico, si sentirebbe d’improvviso “nuovo” sulla terra. Quindi vuoto. La pienezza “dell’io” dell’uomo medio, si determina quindi sulla base della propria biografia. Si può quindi dire: io = la mia biografia. La mia Biografia= è il mio io.

Il Cristo è quel principio che conferì all’uomo la possibilità di sentirsi in eterno un singolo io individuale.

La svolta fra l’antico e il nuovo patto sta che nell’Antico l’uomo viveva come io di gruppo in una coscienza collettiva, nel Nuovo si afferra come io autocosciente, separato dagli altri della stirpe.

Giovanni Battista è il primo uomo che avverte questo cambiamento: sente dentro di sé l’affiorare dell’io singolo, isolato che gli fa sperimentare una sensazione di solitudine, di estraniazione dal tutto.

“Voce di uno che grida nel deserto della propria solitudine” questa frase esprime il concetto sovraesposto.

Il Battista avverte di essere abbandonato a se stesso: sente la voce del suo io appena nato che urla il dolore della separazione dalla stirpe, come un neonato piange quando esce dal grembo.

Il Giovanni Battista, praticava un battesimo in un modo differente da quello a cui si e’ a conoscenza attualmente: veniva praticata un’immersione totale del corpo del battenzando nell’acqua.

Il discepolo rimaneva immobile nell’acqua per un certo periodo di tempo: nell’acqua il Battista operando con forza iniziatica, suscitava una sconnessione fra corpo fisico e corpo eterico.

Dalla letteratura occulta e metafisica, si e’ a conoscenza di un fenomeno, che accade in alcune condizioni particolari di pericolo o di shock violento; ad esempio, nel momento dell’ annegamento, di caduta da un monte, cioe’ in tutti quei casi in cui vi e’ coscienza di trovarsi in pericolo di morte, nell’anima umana si presenta una specie di visione in un attimo, la visione retrospettiva della vita trascorsa: come un film, si prospetta innanzi l’essenza totale dell’esistenza passata vissuta, entro un quadro.

Cio’ avviene, perche’ si effettua, a livello sottile, un parziale distacco del corpo fisico dal suo corpo energetico o eterico; nel battesimo sul Giordano, accadeva  qualcosa di simile.

Come sappiamo, il corpo eterico è il portatore della memoria dell’individuo: in quella condizione, agevolato dalle facolta’ iniziatrici e chiaroveggenti del Battista, il battezzando perceviva la visione a ritroso della sua stessa vita in unico quadro.

La visione retrospettiva dei propri peccati sui battezzandi, causava un inedita esperienza; i peccati (gli errori umani), essendo  generati dal singolo individuo, apparivano in maniera cosi` gravosa che egli non poteva cosi` fare a meno di ricevere la consapevolezza che questi potevano essere solo suoi, non piu` di una comunita` o di un gruppo: il peccatore si accorgeva di “essere” l’uno che ha peccato: si sentiva un Io, ora autocosciente del suo passato.

Il discepolo aveva un`esperienza di memoria,  per allora  inedita:  una sorta di surrogato della memoria dell`Io autocosciente, che doveva sostituire l’antica forza di memoria del sangue.

Tale esperienza, ovviamente accadeva solo a pochi, non alle folle, bensì ai discepoli che avevano ricevuto dal loro maestro Giovanni, un’adeguata preparazione. Come predicava il Battista, il discepolo prendeva coscienza dei propri peccati, attuando, cosi` in anticipo, quel processo che si sarebbe realizzato con l’opera del Cristo: l’autocoscienza sarebbe comparsa in ogni uomo. Il discepolo di Giovanni avvertiva una parvenza della coscienza dell’Io singolo con questa fuoriuscita abnorme del corpo eterico.

Ecco dunque ritornare qui il tema dell’ammonimento di Uriele e del suo sguardo severo diretto verso i peccati, gli errori umani. L’arcangelo si appella alla facoltà autocosciente nell’uomo, di riconoscere le disarmonie che l’errore umano produce sulla natura, distruggendola e deformandola.

 

 

Tiziano Bellucci

 

 

 

 

 

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Quando abitare uno stato significa onorare il suo Spirito e la sua missione

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Quando abitare uno stato significa onorare il suo Spirito e la sua missione

L’accoglimento e l’invasione dei profughi

 

L’uomo si lega al luogo in cui nasce in funzione del fatto che nella prima parte della vita vive in un determinato luogo: si assumono abitudini, forze terrestri e atmosfere tipiche del luogo, le quali diventano un influenza, un agente formativo interiore. La diversa inclinazione dei raggi solari, le montagne, il mare, la distanza dall’equatore o dai poli influiscono sull’uomo.

Ogni popolo oltre ad avere delle radici, delle tradizioni, una filosofia, una religione, ha anche una missione: quella di esprimere con una propria “tonalità” interiore, certi talenti a vantaggio dell’umanità generale.

Le leggi, le norme sociali, politiche ed etiche che un popolo si dà, diverse da altri popoli, sono emanazioni, espressioni della volontà infusa agli uomini dallo “spirito di popolo”: da un entità della gerarchia degli Arcangeli.

Ogni stato o nazione, ha una sua propria missione. E questa “missione” viene dettata da spiriti superiori: Il “Genio di popolo”. Tale spirito non è un astrazione, ma è un Arcangelo che compenetrando con il suo corpo eterico una determinata regione fisica della Terra, condiziona generando una determinata mentalità e atmosfera animica entro il corpo eterico singolo di ogni umano.

Ogni stato è una “nota colorata” nel panorama planetario. Come sulla cartina, ogni “spazio nazionale colorato” è il corpo eterico di un Arcangelo.

Analizzando la storia, ogni nascita di un nuovo popolo coincide con la presenza immanente in quel tempo, di un particolare Arcangelo. Essi agiscono anche sulle razze umane: Spiriti di razza gialla, bianca o nera, di Nazione, di gruppo. In ogni comunità ove aleggi una comune tendenza nelle abitudini, negli abiti mentali e nelle espressioni animiche, agisce un Arcangelo particolare. E’ questi a conferire il tipico “carattere di popolo”.

Gli arcangeli sono gli stessi spiriti che infondono la “lingua” al popolo. Ad es. Il popolo Svizzero, che parla 3 lingue, esprime l’influenza di 3 direzioni di forze, di diversi arcangeli che si contrastano l’un l’altro.

Ogni regione terrestre, a seconda delle differenti latitudini è molto diversa da altre.
Un popolo è un gruppo omogeneo di uomini guidati e ispirati dalla volontà di un Arcangelo. I diversi singoli popoli incarnano –come si è detto- la diversa “missione” di ogni diverso Arcangelo.

I vari Arcangeli si calano nell’aura nuvola-eterica e agendo entro il corpo eterico umano, fanno progredire gli uomini; è la loro vera e propria “professione”.

Gli uomini, progrediscono e si evolvono moralmente, in tutti campi dell’esistere – arte, politica, dialettica, religione, socialità; in tal modo si modifica anche l’aura eterica ove opera e vive l’Arcangelo, il quale ne viene a beneficiare.
Questo “lavorio” determinato sul popolo dall’arcangelo determina la “base” sui cui determinati individui (popolo) svilupperanno determinate facoltà.

Vi è dunque un “incarico”, un compito per ogni popolo.

Alla civiltà europea è toccata la missione di creare una regione nel mondo in cui è e sarà possibile educare l’io, di formarlo e svilupparlo a poco a poco verso una sempre maggiore consapevolezza.
L’impulso e le forze contenute nell’intera civiltà europea sono un dono proveniente dai misteri del nord Europa, dai sacerdoti Druidi, appartenenti al mondo Celtico.

Steiner dice a colloquio con Lina Schwarz,11 Gennaio 1915:
“L’Italia ha la missione di fondere la politica con la cultura e di ordinare la politica secondo i principi della cultura; l’Italia ha il compito di attingere alle sue tradizioni spirituali e di diffonderle. L’Italia deve attingere indicazioni per la sua evoluzione da A. Rosmini.
L’Italia, separata dall’europa dalla catena delle Alpi, è come il vero ponte dell’Europa per l’Oriente. L’unità d’Italia è stata fatta più per opera di agenti estranei all’Italia stessa,cioè da nazioni europee,che dalla sola Italia.”

Ora la domanda è: siamo ancora in grado di “educare l’io umano” secondo la missione che ci è propria (come missione di popolo europea e italiana) e di svilupparlo in consapevolezza, “fondendoci” con altre tradizioni, altre mentalità che portano tutt’altri impulsi, ossia forze del gruppo, della casta e della stirpe?

Sappiamo sicuramente che il futuro è la fraternità. L’umanità è un essere unitario, un corpo, un essere organico. Come ogni essere ha tempi, cicli che devono essere rispettati (infanzia, pubertà, giovinezza, maturità, anzianità) vi sono – vi devono essere- delle fasi che si susseguono anche nell’umanità, affinchè l’organismo terrestre si sviluppi in modo naturale, per non far accadere delle abnormità.

 

Riguardo alla situazione attuale degli “esodi” e i profughi: ciò che avviene nella storia è sempre un riflesso di entità spirituali.
Quando un popolo presenta in sé delle separazioni, esprime l’azione combinata di Arcangeli “irregolari” che contrastano l’azione dell’Arcangelo di popolo. Perché esistono anche entità dell’ostacolo. Ed esse cercano sempre di accelerare o ritardare i normali processi evolutivi.

La grande multiformità è anche buon segno, perché esprime molte sfumature della nazionalità. Ma vi sono dei tempi e delle fasi affinchè questo avvenga. E’ vero che si va verso un ‘era di fraternità e di abolizioni di razze, caste e popoli. Ma questo non può avvenire a cagione di volontà umane guerresche o per interessi economici.

Avverrà perchè i singoli uomini avvertiranno in sè lo stimolo di creare e sentire spontaneamente fratellanza. Gli esodati non vengono in Italia o altrove per cercare dei “fratelli”, ma per cercare cibo, lavoro o sussistenza. Non è la stessa cosa. Tutto quello che è spinto da una necessità non esprime amore. Perchè l’amore può sorgere solo dove vi è libertà, non opportunismo e bisogno, convenienza, seppur vitale.

Ogni nazione ha il suo “Arcangelo di popolo”: abitare in uno stato significa onorare il suo spirito e adeguarsi ad esso.

I migranti che istituiscono qui e importano qui la loro cultura e le loro tradizioni, si mettono in disarmonia con lo spirito di popolo italiano: entrano in contraddizione con la Sua missione. Non si tratta di “vietare” espressioni culturali diverse. Ma neppure di istituzionalizzarle. Vi possono essere dei contesti privati in cui si possa accedervi, ma questo non può e non deve diventare uno “status” o una trasformazione o mutazione dello spirito di popolo italiano. L’Italia e l’Europa non possono trasformare la loro cultura in Araba o induista o buddista. L’Europa è cristiana e deve essere il territorio dove opera e sviluppa primariamente l’impulso cristiano. L’epoca delle “evangelizzazioni” o delle “conversioni” è finita. In tutto il mondo. Gli “infedeli” non sono coloro che non aderiscono alla medesima religione. Sono coloro che vogliono “importare” la loro tradizione in spazi che non sono stati predisposti alla loro tradizione

l’Italia deve diffondere l’arte e la bellezza nel mondo. Chiunque manipoli, cambi o impedisca questo è un “fuorilegge dello spirito”. Offende la missione del popolo e del suo Arcangelo.

E’ un grave pericolo perdere la missione di popolo e mischiarla. Oppure, ancora peggio, è rinnegarla. Possiamo anche sposarci con migranti di altri popoli, ma se viviamo in questo territorio, dobbiamo far in modo che quei figli nascano immersi nelle tradizioni e nella cultura italiana. Altrimenti è meglio sposarsi e andare ad abitare nel paese d’origine del coniuge e là, impostare la vita con le sue tradizioni.

E’ un po come dire: se io nasco in italia, devo onorare lo spirito di popolo italiano: non posso cambiare le sue leggi e le sue armonie, devo adeguarmi al suo essere. Sono benvenuti quindi i migranti: purchè diventino in toto italiani. Altrimenti in altro modo si “tradisce” lo spirito di popolo in cui si risiede.

Se la causa delle migrazioni dipende –come si dice- dalle multinazionali o dai “poteri forti”, l’esodo dei migranti dovrebbe essere diretto verso i causatori e non essere scaricato sulla popolazione e sul suo territorio. Assumersi il carico di un errore di altri non può essere assunto dal “buonismo” populista: il quale diviene “stoltezza” nazionale. Devono essere individuate e denunciate le cause: dopodichè devono essere queste che devono risolvere il problema che hanno generato. Non sta al popolo addossarsi questo onere.

Tiziano Bellucci

I misteri dell’estate e le forze arimaniche del sottosuolo

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A BOLOGNA-  14 GIUGNO 201

 

“I misteri dell’estate e le forze arimaniche del sottosuolo”

A cura di Tiziano Bellucci

Giovedì 14 GIUGNO 2018 – ore 20,30 -22
Via Agucchi 121/12 – Bologna
Info 348 065 98 27

Serata di meditazioni, di letture e indicazioni esoteriche per partecipare attivamente alla tutela del pianeta terra. Per riconoscersi quali collaboratori delle Gerarchie superiori per il Divenire evolutivo del sistema Cosmo.

“Il chiaroveggente scorge dietro alle situazioni di crisi, ai fenomeni tellurici, alle catastofe naturali, una responsabilità morale umana.
Gli errori concepiti dall’uomo inteferiscono sulla naturale configurazione dell’interno della crosta terrestre. L’intessersi delle forze regolari di configurazione cosmica vengono come “turbate” dall’azione degli errori umani. Pensieri negativi, di odio, di invidia e rancore umano determinano ripercussioni sulla sostanza fisica.
Esiste un entità arcangelica che sovrintende a questi fatti: l’entità di Uriele, che osserva gli errori umani, la caparbietà egoica umana.
L’arcangelo si appella alla facoltà autocosciente nell’uomo, di riconoscere le disarmonie che l’errore umano produce sulla natura, distruggendola e deformandola.”

SERATA APERTA A TUTTI, con libero apprezzamento


A TREVISO