Eros filosofico

Perchè sono apparsi più geni e talenti artistici maschili che non femminili?

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Perchè sono apparsi più geni e talenti artistici maschili che non femminili?

Solitamente si relega il problema della non affermazione nel mondo del femminile a causa di un retaggio di una società patriarcale maschilista che ha represso il mondo femminile.  Questa ipotesi è lecita, ma non è la sola. Un esame oggettivo può condurci ad un altra prospettiva.
L’umano si incarna una volta in un corpo maschile, una volta in un corpo femminile. Quando è maschio diviene privo di chiaroveggenza ed intuito; può solo maneggiare la materia e trasformarla. Quando è femmina vive di continuo nel mondo spirituale, ha visioni interiori e intuizioni, che serba in sè ammirandole come idee delle altezze.
Creare una musica, una pittura, una poesia è  “materializzare” lo spirito. E la donna non ama questo: preferisce vivere le esperienze, senza tradurle, perchè sente che esse “perdono” dell’essenza reale.
Il maschio “traspone” nel fisico, con suoni, pennelli, sculture, ciò che gli appare in ispirito. Egli è più presuntuoso e più irruento. La femmina, più devotamente preferisce coltivare in se i tesori che riceve, senza oggettivarli, per timore di “sminuirli,” snaturarli.
Per una femmina creare una musica, una pittura, una poesia è “traporre nella materia” lo spirito. E la donna non ama questo: materializzare significa uccidere. Ella preferisce vivere le esperienze spirituali, senza tradurle, senza dar loro una forma, perchè sente che esse “perdono” dell’essenza reale una volta “bloccate” in un testo, in un dipinto, in una musica.
Il maschio è “sfrontato” e maleducato nei confronti dello spirito: lo muove immobilizzare, fermare in una forma. La donna no. Vuole che l’arte fluisca senza forme, senza categorie: vuole vivere il reale, non godere del reale nelle copie fisiche.
L’inclinazione naturale del maschio è di “affermarsi”, di ostentare, di vantare, di esibire di “sfoggiare” le qualità, per averne un ritorno egoico. E questo lo porta a farlo tramite la materia esterna. Progettando, archittettando, dipingendo, suonando il maschio “blocca” lo spirito nella materia, SPACCIANDOSI per un creatore, un dio terrestre.
La donna non ha questa ambizione: non vuole offendere lo spirito, non vuole rivendicare di essere una “creatrice”, capace di creare dal nulla. La femmina si sente una COLLABORATRICE della creazione, una Dea della vita (non della materia) e questa inclinazione l’ha sempre trattenuta dal non dover cercare consensi come genio terrestre.
La femmina non vuole creare dei simulacri, dove seppelire il divino: ogni opera d’arte è infatti un tentativo di “imbalsamare” il divino. Ed è a causa di questa “salvaguardia” del femminile nei confronti del mondo spirituale, non ci sono stati “geni” nell’arte e nella tecnica.
Esistono potenzialmente dunque più geni nel femminile che nel maschile: la donna è più dotata artisticamente dell’uomo. Ma non sente il bisogno di “mostrare” al mondo le sue doti.
L’uomo invece reclama un riconoscimento: chiede un consenso al mondo e lo fa dandosi da fare nell’applicarsi nelle arti e nelle tecniche. La donna non ha bisogno di consensi. E’ già divina e geniale.
Tuttavia serviva che qualcuno “marchiasse” il mondo fisico con un arte ostentata ed egoica, tramite il maschio.
Se la terra fosse stata solo popolata da donne, l’arte vivrebbe solo nelle anime, non nel mondo fisico. Si vivrebbe di visioni e di comunione con lo spirito.
L’arte non sarebbe necessaria, perchè la vita sarebbe un opera d’arte.
In realtà non esistono creatori sulla terra: gli artisti si illudono di essere loro i creatori delle loro opere, mentre in realtà essi attingono la sostanza delle loro idee dal mondo dell’ispirazione: il mondo spirituale. Là esiste ogni modello della creazione umana. Ogni uomo prende da òà i suoi modelli, senza accorgersene. Lo fa durante la notte, o in momentoi in cui la sua coscienza è “ispirata” dal mondo spirituale. Non è mai l’uomo a creare: egli è solo strumento del divino. Le donne hanno sempre saputo questo e per tal motivo non hanno mai voluto pretendere di voler platealmente apparire creatrici. Esse sono ispirate dal divino, molto piu del maschio: ma usano la loro ispirazione in altre modalità. Che appaiono tramite il loro “essere donne”.
Il maschio ha creato l’arte e la scienza perchè il mondo spirituale sparì dalla sua percezione: e dovette inventare dei surrogati degli Dèi perduti. Le opere d’arte, gli strumenti musicali, le invenzioni sono le tombe di Dei morti per il maschio, che egli ha sentito il bisogno di ricordare.
L’arte e la scienza sono nate come surrogati di esperienze che un tempo lìumanità aveva con il divino. Le femmine vivono sempre questa comunione con il divino. Non hanno e non avranno mai bisogno di usare dei simulacri per celebrare il loro vivente mondo spirituale. Per questo non ci sono e non ci saranno geni eccellenti femminili sulla terra: esse sono, nel mondo spriituale, piu geniali dei maschi
L’uomo e la donna sono complementari, perchè il primo può “spiegare” usando nomi ciò che la donna vive solo in immagini; e la donna può suscitare nell’uomo la passione el’esaltazione per la ricerca spirituale.
L’uomo è colui che ha il poter di dare il “nome” allo spirito”: la donna ha il potere di far scendere lo spirito nella materia e di farlo ritrovare all’uomo.
Nascere in un corpo maschile rende possibile una maggiore razionalità e capacità di “tradurre” in modo chiaro e preciso le ispirazioni che si ricevono nell’anima.
In realtà vi sono più “geni e talenti femminili”, che maschili: le donne più agevolmente possono attingere dalle regioni più alte, dove soggiornano le entità più somme.
Soltanto che la femmina è meno predisposta a razionalizzare, a materializzare i contenuti che appaiono in lei.
Le donne sono dunque più geniali dell’uomo: ma non hanno il ruolo di esprimere tramite la materia la loro genialità. Non ne sentono il bisogno. Questo è un ruolo della donna: dispensare grazia, bellezza e presenza divina sulla terra. Essendo la donna immagine del divino. La “genialità” della donna sta nel fatto che cammina sulla terra, vive e vi diffonde la sua spiritualità. Un poeta diceva che “la donna è il mondo spirituale che abita fra noi”.
Il “genio” è femmina. Ma non ha bisogno di dimostrarlo. Lo è.
Si dice che un Dio è vero Dio quando è onnipotente e onnisciente: ma non usa i suoi poteri per dimostrare di esserlo. E’.
La verità spirituale non può deludere nè il maschile nè il femminile, perchè consegna ad essi i rispettivi ruoli, non giudizi o opinioni.
Tiziano Bellucci
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Il ruolo del maschile e del femminile per il Divenire della terra

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Il ruolo del maschile e del femminile per il Divenire della terra  

 

La donna in un tempo antico aveva un rapporto diretto con le entità dell’universo. Aveva un ruolo di “ponte” fra la materia e lo spirito. Riceveva dallo spirito le ispirazioni, le direttive dal mondo sovrasensibile: le cosiddette “muse”, indovine erano donne chiaroveggenti che effondevano nell’umanità bellezza e creatività.

Attraverso la donna si è creata tutta la conoscenza religiosa del passato, tutta la tendenza verso il bello e il buono. Erano le donne che trasmettevano all’umanità dei primordi la direzione morale attingendola direttamente dalle regioni superiori spirituali.

Dal quarto secolo A. C. (in Grecia, Egitto, Roma) avvenne un cambiamento: nel maschio fluirono potenti forze di razionalismo che andarono a sostituirsi all’azione ispiratrice del mondo femminile. L’umanità smise di venire ispirata dalle donne, e cominciò a diventare “razionale”.

Perse il contatto con il divino, la guida saggia delle femmine, per venire addestrata dalla mente maschile. Il materialismo cominciò a diffondersi. Da quel momento avvenne anche la “discesa” sociale della donna, la quale venne accantonata, disprezzata, violentata moralmente, fisicamente  e associata impropriamente a forze oscure (vedi streghe medievali).

La donna cominciò a subire la supremazia del maschio e smarrì la connessione con il divino. Venne a scadere sia socialmente, che spiritualmente. Perse le sue facoltà a causa dell’oppressione maschile.

Il materialismo fu un fatto necessario per l’individuazione del singolo, che deve però essere superato. Doveva venire reciso a mezzo dell’uomo il legame con il mondo spirituale, affinchè si potesse poi rifondarlo su una base nuova, cosciente. Se l’umanità avesse continuato ad essere condotta da un mondo spirituale che operava tramite il femminile, l’umano non avrebbe mai potuto conseguire l’individualità, sarebbe stato un essere guidato dal mondo celeste in modo automatico.

Oggigiorno dobbiamo essere capaci di compiere grandi gesti: atti eroici, soprattutto interiormente.

Essere capaci di vedere la passata sottomissione della donna come una “fase” dettata da una precisa volontà superiore di fare sprofondare l’umanità nel materialismo, richiede una grande spregiudicatezza.

Parlare di “necessità” del maschilismo è indubbiamente qualcosa di infame.

Ma pensare che doveva “necessariamente” interrompersi quell’antico “matriarcato” spirituale in cui la Saggezza del mondo spirituale dominava l’umanità come rigida “genitrice” rende tutto plausibile.

La Madre del cosmo, istruiva l’umanità attraverso il mondo femminile, il quale riportava tali leggi e direttive entro il consorzio umano. Questo era in realtà il “matriarcato”: l’edificazione e la conduzione della coscienza morale umana secondo indicazioni provenienti dal mondo spirituale. Una “educazione” occulta, tramite il femminile.

L’avvento del “Patriarcato” interruppe la comunicazione e la possibilità di venire addestrati dal cosmo spirituale. L’uomo divenne libero dalle leggi divine, ma anche più solo, abbandonato a se stesso. Tale solitudine lo spinse a cercare simulacri di Dèi nel mondo fisico. Il materialismo, la soddisfazione di sé tramite beni materiali, soppiantò l’antica guida del cosmo femminile.

L’umanità doveva arrivare ad una fase in cui toccando il basso, doveva avvertire una spinta che la facesse risalire verso l’alto.

Il tempo del “matriarcato” è paragonabile ad un tempo in cui l’umanità era bambina, ed era irresponsabile, incapace di autonomia: era guidata dal mondo spirituale che tramite il mondo femminile indicava la direzione da seguire.

Il tempo del “patriarcato” è invece il tempo dell’adolescenza dell’umanità, ove entra in scena una ribellione, in cui gli individui smettono di prendere norme dal mondo spirituale e si rimettono ai loro impulsi, alle loro necessità interiori.

Ora ci troviamo nel 21° secolo e l’umanità ha acquisito l’età della maturità, la “maggiore età”.

Non è possibile qualificare i tempi antichi come migliori degli attuali: non si può dire che l’infanzia è meglio dell’adolescenza. Sono entrambi “fasi” della vita che servono per costruire l’individualità. Una volta diventati adulti, non si può più tornare indietro. Si vede il passato come un periodo necessario al proprio sviluppo.

In futuro non vi sarà più un cosmo che guida l’umanità. Né un patriarcato o un matriarcato. Ma una maschio e una femmina che consapevoli dei loro passati ruoli, come bambini cresciuti, adulti, cammineranno insieme verso il luogo da cui sono provenuti. Torneranno alla loro casa, portando con sé il frutto del loro lavoro insieme e intraprenderanno un processo di collaborazione consapevole con le entità del mondo spirituale.

Il mondo spirituale che un tempo guidava la Terra tramite le ispirazioni del mondo femminile non imporrà più la sua volontà, ma la condividerà con l’umanità futura. L’umano interagirà con il cosmo, divenendo egli stesso un collaboratore e amministratore delle leggi del cosmo. Diverrà un essere della decima gerarchia: un angelo che dopo aver attraversato il massimo materialismo, ha edificato la massima libertà, la massima capacità di amare in modo libero. Matriarcato e Patriarcato appariranno così come due “fasi” necessarie all’edificazione di quell’entità spirituale futura: l’umanAngelo.

Quando oggigiorno, le varie confraternite dicono che la donna “deve tornare ad innalzarsi, ad essere ciò che era” si intende che si deve riportare la donna all’antico splendore, quando era in grado di farsi ispirare dallo spirito le leggi estetiche e morali.

Le antiche qualità femminili sono come “state dimenticate” dalla donna, riposte in lei, seppellite da secoli di pregiudizi e ingiustizie. Si tratta di farle nuovamente riaffiorare, di ripristinare le condizioni affinché la donna possa ricollegarsi con il divino in modo cosciente. Tali capacità perdute possono essere riacquisite tramite un cammino di autoconoscenza.

CONOSCENZA FEMMINILE E ASCETISMO MASCHILE

Le donne sono solitamente molto interessate alla conoscenza, ma molto poco all’ascesi, ossia ai metodi per conseguire la veggenza. Potrà sembrare strano, ma non sono molte –escluse eccezioni- le donne che aspirano alla chiaroveggenza.

Perchè?
 
Di fatto le donne non hanno bisogno di “vedere”: esse hanno già una comunicazione diretta con il sovrasensibile “sperimentano” in sé la reale presenza del mondo spirituale. Ma in una forma istintiva , atavica. Non hanno bisogno di “vedere” ciò che vivono quotidianamente.
 
Le donne trovano estremamente interessati le “descrizioni” che fanno i chiaroveggenti –maschi- del mondo spirituale, perchè in tal modo trovano “una conferma di ciò che in loro era già presente”.
 
Molte donne trovano luce e pace leggendo esoterismo, come potendo “illuminare” il loro mondo interiore. Ritrovano se stesse e il loro mondo, nelle parole dei veggenti.
Per il maschio è l’opposto: in esso non vi è alcun atavismo, nessuna “ispirazione”. Il maschio è “cieco” al mondo spirituale. Non può averne esperienza diretta.
Per tal motivo gli uomini sono più inclini all’ascetismo e le donne alla conoscenza.
 
Se si vuole fare i sessisti, si troverà da dire anche su questo. Si portà dire: ” L’uomo è l’unico che può “spiegare” e la donna non è capace?”
Semplicemente la donna non è predisposta ad “analizzare astrattamente, a bloccare in una forma le leggi del mondo spirituale”. Il maschio sì. Da “bravo materialista” (lo ha imparato da Satana) è capace di suddividere, archiviare e catalogare ogni entità invisibile.
La donna non riesce a fare lo stesso, perchè dovrebbe “uccidere” la sua capacità di afferrare in un solo atto tutta la verità. Come gli insegnò Lucifero “voi siete Dèi”, ella vive costantemente del mondo divino con il suo sentire.
 
L’uomo deve “spiegare” in termini razionali e “separatisti” (che è anche “materializzare, dare una forma) il mondo spirituale: per farlo ha bisogno di un motore che la ispiri: la donna. Ella deve stimolare questa ricerca, per necessità di alimentarsi di luce che schiarisca le sue premonizioni interiori.
 
Parlare di maschilismo e femminismo in esoterismo è fuori luogo. Perché sarebbe travisare e ignorare i rispettivi ruoli.
Che sono i seguenti: l’uomo deve ricollegarsi con il mondo spirituale, grazie al suo potere analitico e scientifico di indagine alimentato dal forte stimolo ispirato in lui dalla presenza del femminile; la donna deve ritrovare conferma del proprio compito con l’invisibile tramite la presenza e l’attività interpretativa del maschio.
 
Tiziano Bellucci

L’uomo deve riconoscere la donna come colei che può farlo emergere dal materialismo, attraverso la forza dell’ispirazione e della Speranza. Il ruolo dell’uomo sarà di accogliere i contenuti femminili, conferendo loro una forma.

La donna è la forza, l’uomo la forma.

 

Tiziano Bellucci

“GENDER”: disidentificarsi dalla propria persona

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“GENDER”: disidentificarsi dalla propria persona è un positivo processo iniziatico, o un contingente bisogno egoistico?

 Il primo passo per un discepolo esoterico è imparare a smettere di dire “io” alla sua persona, ai suoi pensieri, ai suoi sentimenti, ai suoi desideri. “Io non sono” la mia passione e i miei desideri , sono un essere autocosciente che è indipendente dalle brame che si presentano in me. Imparare a disidentificarsi, è il primo passo per arrivare a non sentirsi più appartenente ad un genere maschile o femminile:  neppure significa essere gay o transessuali.  Si tratta di essere “umani” e basta.

L’essere umano ha uno spirito asessuato. Sentirsi “maschi” o femmine”, o gay o lesbo o transessuali è un identificazione con una tipologia, con un genere. L’umanità si sta preparando ad un “unificazione” dei generi: infatti ci attende un tempo in cui non ci saranno più ruoli o generi: tutto diventerà “uno” e l’essere umano non avrà più relazioni sentimentali o affettive legate alla sessualità. Ci si relazionerà e si amerà l’altro umano al di là del genere perchè i “tipi” sessuali non esisteranno piu. In un futuro essere Gay o eterossessuale, sarò “anormale”, perchè tutti saranno asessuati, privi di connotati maschili e femminili.

Disidentificarsi da ciò che è la propria persona è quindi un bene, anzi una necessità evolutiva.

Più una persona si distacca dalla sua umanità in carne, più ci possono essere situazioni di non identificazione di quelle che sono le manifestazioni fisiche e corporee. Il problema invece è che per come viene applicato e inteso il “Gender” oggi, ci si trova davanti piuttosto al contrario: ad un maggiore attaccamento alla carne,  ad una potenziata identificazione piu al corpo che allo spirito. Ci sono persone che vogliono e si credono di essere un “corpo” libero di esprimere le proprie pulsioni. Mentre l’evoluzione vorrebbe che cessasse ogni identificazione con il corpo.

Oggi appaiono contraddizioni ed equivoci perchè esiste ancora un “retaggio” che fa credere “normale” l’eterosessualità e “anormale” l’omosessualità”. Nè l’una nè l’altra tipologia rappresentano una fase futura dell’umanità. Sia l’eterossessualità che l’omosessualità sono “fasi” transitorie. Che verranno superate.

Come si è detto al principio, nelle scuole esoteriche viene insegnata e praticata una disciplina che rende il discepolo “asessuato”: il distacco dalla propria personalità contingente. Si impara a dire “io” non al corpo e alle sue funzioni, ma alla propria individualità superiore. Tale procedimento fa cessare ogni inclinazione verso ogni tipo di desiderio, quindi anche verso il bramare il maschile o il femminile. Anche un gay, che divenisse discepolo non potrebbe più sentirsi tale, ma diverrebbe privo di “genere”. Perchè? Perchè l’attenzione e i propri desideri non sarebbero più sessuali, ma solo legati all’amore e all’affetto in senso fraterno, universale.

Tuttavia non sarebbe normale che “tutta” l’umanità divenisse ora “asessuata” esotericamente: perchè ancora servono “corpi” che nascono per via sessuale. Quindi ancora per un pò, deve continuare ad esistere l’equivoco che oggi viviamo. Quando non sarà più necessario riprodursi sessualmente, tutte le diatribe sui “generi” cesseranno. Quello a cui si assiste sono solo male interpretazioni di un fatto evolutivo in divenire, che non lo si riesce nè a comprender, nè a gestire. Oggi le tipologie eterosessuali e omosessuali sono vissute sia con poco amore e soprattutto sessualità istintiva.

Occorrerebbe disidentificarsi non solo dalla propria persona maschio-femmina ma da tutte le inclinazioni di appartenenza alla razza, al popolo, alla famiglia, ai partiti, alle religioni: “solo chi abbandona tutto per seguire Me, può essere mio discepolo“, dice il Cristo. Questo “Me” è l’io umano, l’autorità spirituale che vive in ognuno di noi, che chiede di abbandonare tutte le compagini provvisorie che ci racchiudono dentro una crisalide.

Se si cominciasse a “estrarre” se stessi da tutte le turbolenze religiose, alle idelogie fasulle e fittizie, si starebbe già compiendo qualcosa di utile e reale nel presente. Se invece ci si perde in demogogismi “del vivere in concreto e fare qualcosa” non si è compreso che il punto é: “alzati e cammina!” smettere di farsi sostenere dal proprio ego.

L’uomo deve emanciparsi da ciò che è generico: la famiglia, la razza, il genere fanno parte non della sua individualità, ma della personalità fittizia. Certamente occorre costruire prima questa base personale: e la si costruisce dando al bambino dei modelli legati alla natura, al mondo animale e vegetale. Non certo tramite stravaganze o opinioni personali. Nelle scuola Waldorf si è attenti a questo tipo di sviluppo: lasciare che nel bambino spontaneamente sorgano impulsi individuali e non di ruolo, di sistema o sociali in senso odierno.

Questo post è stato scritto non a favore di quella fenomenologia “GENDER” in voga ora, la quale non mira a nessun disidentificazione iniziatica, ma anzi a produrre OMOLOGAZIONE nel sociale. Omologare è il tentativo di appiattire il genere umano, abbassandolo alla sfera animale, ossia alla pura intelligenza guidata e asservita al motore sessuale. Il GENDER odierno SEMBRA voler consegnare una totale libertà espressiva all’umano, mentre in realtà vuole SOLTANTO relegare l’umano alla sfera istintiva in cui parla solo l’impulso procreativo, che viene sovvertito non più come tale, ma legittimato come PURA e sola occasione di piacere. Questa inclinazione, non porta l’uomo ad una qualche libertà individuale, ma ad una disumanizzazione dei sistemi nella direzione di una decadenza umana, verso maggiore animalità.

Come spesso oggi accade gli impulsi evolutivi di INDIVUALIZZAZIONE vengono travisati, e anzi asserviti alle proprie brame egoistiche. Non si tratta di “prendere una posizione riguardo l’appartenenza ad un genere” si tratta di riconoscere che l’umanità ha dovuto sinora sostenersi a mezzo di “sistemi” egoici (appartenenze a tribù, razze, famiglie, popoli, genere maschile e femminile) che dovranno venire superati, per elevarsi a modelli universali. E’ ovvio che può sorgere un caos interpretativo, come accade oggi, che porta all’originalità di alcune manifestazioni che nulla hanno di individuale e di universale, ma che sono solo affari personali.

Riporto un estratto dal Vangelo Apocrifo di Tommaso: “Simon Pietro dice loro: ‘Maria Maddalena deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita’. 2 Dice Gesù:
“Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatta maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli” (NHC II, 51,18-26) In questo passo Cristo dice che esiste la possibilità di SUPERARE il genere di origine. “Attirare” significa “unificare” le due polarità, il maschile e il femminile in Maddalena: “farla diventare maschio, significa renderla ANDROGINO, quindi non più appartenente agli ordinari e comuni intenti umani.

Tiziano Bellucci

da “Filosofia della liberta, 14° cap. R. Steiner:

“L’uomo va considerato come spirito libero nel seno di una colletti-vità umana solo secondo il grado in cui egli si è, nel modo sopra esposto, reso libero dalla specie. Nessun uomo è completamente specie, nessuno interamente individualità. Ma ogni uomo va gradatamente emancipando una sfera maggiore o minore dell’essere suo, sia dalle caratteristiche generali della vita animale sia dalle leggi dispotiche delle autorità umane che lo dominano.
Ma per quella parte per la quale l’uomo non può conquistarsi tale libertà, egli costituisce un membro nell’organismo della natura e dello spirito. Sotto questo riguardo egli vive a imitazione o in obbedienza di altri. Un valore etico ha però soltanto quella parte della sua attività che scaturisce dalle sue intuizioni. E quanto egli ha in sé in fatto d’istinti morali per virtù di istinti sociali ereditati, acquista un valore etico soltanto quando venga accolto fra le sue intuizioni. Dalle intuizioni etiche individuali, in quanto vengono accolte nelle comunità umane, scaturisce ogni attività morale dell’umanità. Si può anche dire, che la vita morale dell’umanità è la somma complessiva dei prodotti della fanta-sia morale degl’individui umani liberi. Questa è la conclusione del monismo.

Nel principio tutto era “femmina”

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Nel principio tutto era “femmina”

 
Quando l’umanità cominciò a separarsi in due sessi, ai principi dell’era atlantica, la società e l’organizzazione umana la si poteva paragonare ad un alveare. Tutto era nelle mani delle “api” femmine, mentre i “fuchi” maschi venivano utilizzati solo per la procreazione.
 
Le femmine erano più numerose, a differenza dei maschi: esse usavano soprattutto la telepatia per comunicare, esse potevano tramite il linguaggio e il canto, iniziare a usare una comunicazione poggiante su immagini di pensiero. Esse ricevano immaginazioni e ispirazioni dal mondo spirituale ed erano in grado di tradurle in una forma di pensiero immaginativo in modo tale che i maschi, potessero poi realizzare nella pratica indicazioni pratiche utili per la vita quotidiana. I maschi non avevano capacità immaginative, ma disponevano solo di forza di volontà magica e forza fisica: erano esseri d’azione, di movimento. Le donne cantavano le gesta degli Dèi, in cui si imparava ad accendere il fuoco, a lavorare il metallo, a coltivare la terra, a cacciare, ad armonizzare con la natura. Tutto questo insegnamento veniva impartito dal cielo verso le donne ed esse verso gli uomini.
Molte entità spirituali si incorporavano in corpi umani femminili e “ammaestravano” l’umanità bambina.
 
L’umanità femminile era ispirata dal divino, riceveva comunicazioni direttamente dall’alto, spontaneamente, tramite sogni, vaticinii, e divinazioni.
Tutto il patrimonio spirituale di conoscenze misteriche, tutto ciò che come “rivelazione divina” diventò “tradizione ecclesiastica sacerdotale” fluì nell’umanità grazie al potere spontaneo chiaroveggente femminile. Nell’anima femminile si riversavano visioni, immagini: nelle Pizie, nelle sacerdotesse, nelle indovine.
 
Tutto ciò che ad esempio conosciamo come Antico testamento, un tempo non era scritto ma veniva riportato in forma orale: derivava da veggenza “della pancia” femminile, che si presentava nel mondo femminile. Il fatto che nella Bibbia si parli soprattutto di “profeti maschi” è dovuto al fatto che la conoscenza femminile venne “interpretata” e codificato in linguaggio dialettico dai maschi di cui ne divennero i portatori. Molti profeti venivano “ispirati” da femmine a loro vicine, compagne o no, dalle quali ricevevano le forze di veggenza e di ispirazione. La donna “parlava” entro l’anima maschile e gli rivelava i segreti del cosmo. Non era l’uomo l’artefice delle visioni. Vi era quasi sempre una donna, dietro ad un profeta che lo illuminava direttamente o indirettamente.
Quindi tutto il patrimonio spirituale che venne annotato nei libri sacri è “femmina”, proveniente da potere di ispirazione chiaroveggente femminile.
 
L’umanità è quindi nata femmina ed è stata guidata spiritualmente dalla conoscenza ispirata delle donne.
L’uomo è quindi un essere più giovane rispetto la donna, è arrivato dopo, ha cominciato ad influenzare il mondo più tardi.
Gli uomini antichi agivano nel mondo sotto ispirazione delle donne: essi non avendo forze interiori individuali, si affidavano alla saggezza femminile, che li guidava come intermediarie.
L’umanità non poteva però rimanere solo femminile, collegata al mondo spirituale, guidata dal mondo spirituale. Doveva diventare autonoma, indipendente anche dalla guida del cosmo. Occorreva che il “filo” fra Dèi e umanità venisse reciso: e al maschio venne consegnata questa missione.
 
L’uomo doveva riconquistare da sé in modo consapevole la saggezza del cosmo, ma non ricevendola in modo spontaneo: ma conquistandola con le proprie forze. L’umanità doveva smettere di “sognare” il mondo divino, per viverlo in piena coscienza. Essa dovette “scollegarsi” dal divino e perdere la connessione.
 
Tiziano Bellucci (dal Libro Erosophia)

LE 3 CLASSI DELLA SCUOLA DELL’AMORE

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LE 3 CLASSI DELLA SCUOLA DELL’AMORE

Dantis Amor 1860 Dante Gabriel Rossetti 1828-1882 Presented by F. Treharne James 1920 http://www.tate.org.uk/art/work/N03532

IL MITO DELL’ANDROGINO

Il mito dell’androgino racconta di un tempo in cui l’uomo era un essere sia maschile che femminile: aveva in sé entrambe i generi e i caratteri. Questo essere era molto potente e faceva paura a Giove, il quale fece in modo di diminuirlo di potenza: separò il maschile dal femminile in due individui distinti.I due esseri divisi in due, si cercavano, e quando si abbracciavano rimanevano uniti senza più fare nulla. Morivano di inedia. L’umanità andava incontro all’estinzione.
Giove fece mettere a Mercurio due organi sessuali ad uno e l’altro, in modo che quando si incontrassero, potessero generare un simile.
La natura dell’uomo è quindi unitaria. Da sempre egli persegue questa unità perduta. A questa “brama di interezza”, volta a ripristinare l’unità, si dà il nome di “amore”.

 

IL MITO DI EROS E PSYCHE
Psyche è una ragazza bellissima che attira le invidie di Venere, perché ella viene paragonata ad una Dea. Venere incarica suo figlio Eros di fare innamorare con le sue frecce Psyche di un uomo orrendo, mostruoso.
Ma mentre Eros star per scoccare la freccia, rimane punto dal suo stesso dardo e così si innamora perdutamente di Psyche.
Di nascosto dalla madre, rapisce Psyche in un palazzo e la obbliga ad incontrarlo ogni notte. Egli si unisce a lei in amplessi amorosi e romantici, senza però permettere a Psiche di poterlo vedere. Tutto si svolge nel buio completo. Al mattino Eros se ne va prima delle luci dell’alba.
Psyche vuole però vedere l’aspetto del suo amante. Mentre Eros dorme, una notte ella accende una lampada e lo vede. Un Dio stupendo. Ma una goccia dell’olio della lampada cade sulla coscia di Eros ed egli si desta, scoprendo il tutto. Eros, indignato, scappa e sparisce da Psyche.
Psyche viene scoperta da Venere, la quale in cambio della sua morte, chiede di sottostare a 3 prove.
Psyche le supera. Ma tuttavia muore. Eros riesce a farla risuscitare tramite il Dio del tempo e la rende sua sposa, per l’eternità.

La favola della Bella e della Bestia

Una strega scatenò un incantesimo verso un principe che era molto superbo, tramutandolo in una bestia orrenda. Solo chi lo avesse amato, al di là del suo aspetto avrebbe sciolto la magia.
Una rosa avrebbe scandito il tempo. Ogni giorno un suo petalo sarebbe caduto: quando la rosa avesse perduto tutti i petali, il principe sarebbe morto, rimanendo una bestia.
Una ragazza viene rapita dalla bestia, la quale è molto gentile con lei, le offre ogni ben di Dio, affinché potesse sposarlo. Ma lei rifiuta. Il padre della Bella si ammala, ella riesce ad ottenere il permesso dalla Bestia di uscire dal castello. Il tempo passa e la rosa perde i petali. Ne rimane solo uno. La Bestia sta morendo. Bella è mossa a compassione e sente che se fosse morto, lei avrebbe sofferto: si accorge che lo ama. Questo rompe l’incantesimo: la Bestia si tramuta in un bellissimo principe. E i due si sposano.

Questi tre racconti mitici, hanno un legame: esprimono l’evoluzione dell’amore sulla terra.

Il primo mito parla della nascita dell’amore carnale, dell’amore sessuale, degli istinti del corpo.
Il secondo parla dell’amore sentimentale, delle passioni dell’anima.
Il terzo dell’amore spirituale, dell’io.

Nell’androgino, gli umani sentono l’impulso a cercarsi gli uni con gli altri, per istinto conservativo della specie. E’ l’amore solo sessuale, che chiede al consorzio umano di riprodursi. Non ci sono sentimenti, ma solo impulsi. Nasce il mito dell’anima gemella, dell’eterna ricerca di un essere complementare, che possa “compensare” il bisogno di sentirsi una “metà”.

In Eros e Psyche l’umano comincia a mischiare il sesso con i sentimenti.
Ogni notte ogni uomo, ogni anima umana si incontra con il suo Angelo custode (Eros). Con lui viviamo un amore divino, che ci colma e ci riempie. Ma solo durante la notte abbiamo questo legame, questo “matrimonio” notturno. Di giorno ci svegliamo, ci dimentichiamo di questo, ma ce ne rimane un cruciale presentimento: una mancanza che andiamo a compensare cercando nel mondo “un potenziale angelo” , un anima gemella, con la quale cerchiamo di “surrogare” l’amore notturno vissuto con il nostro angelo. Il nostro compagno, marito è in realtà il nostro bisogno diurno di riempire la mancanza dell’amore notturno del nostro angelo.
E’ l’angelo che ci spinge a cercare e a credere esista “una copia” di angelo, tra gli umani.

Nella fiaba della Bella e della Bestia, l’anima umana vede sola la bruttezza della materia, e a tutta prima ne è spaventata; ma riesce poi a superarla, scoprendo la bellezza interiore che abita dentro il corpo materiale umano: lo spirito.
L’anima è divenuta capace di non farsi comandare dagli istinti sessuali del corpo, dalle passioni illusorie dell’anima che cercano un surrogato nell’altro umano. Riesce a scoprire nell’essere umano (Bestia) un essere divino, come creatura in divenire. Non cerca l’altra metà compensatrice, né cerca il suo angelo tramite l’altro, ma si innamora dello spirito umano. Mentre prima è amore dei corpi e dell’anima, questo è vero amore. Amore per l’uomo.

Il corpo dell’androgino ci ha insegnato a riconoscere il sesso come strumento procreativo: l’anima ci ha fatto scoprire che è il nostro angelo custode colui che ci ama; Lo spirito ci ha portato a riconoscere nell’altro il suo spirito, come angelo umano in divenire.
Sono tre livelli di amore: del corpo, dell’angelo custode, dell’angelo umano.
Ora possiamo amare il corpo, scoprire l’angelo in noi e intuire l’angelo in divenire nello spirito dell’altro.

Meravigliati della bellezza e della potenza che vive in ogni umano.

Tiziano Bellucci

Erosophia: intervista a Tiziano Bellucci

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In tutte le librerie (Ottobre 2016):

EROSOPHIA

L’argomento della castità e dell’esercizio libero della sessualità muove di certo sempre interessi continui: ed è un bene che questo accada. La sessualità non sarà mai un problema o un “demonio”. Tutt’altro. Semmai la conoscenza di come si è originata la sessualità può essere il punto d’inizio per un moderno ricercatore, il principio su cui poggiare lo sviluppo delle forze di consapevolezza.

Ora si possono intravedere nuove basi, grazie alla conoscenza spirituale europea:  che potrebbero non dover più “poggiare” né sulla “fede” mistica del sentimento che disapprova il sesso e neppure sulla capacità contemplativa e volitiva dell’indiano che sublimava la sua volontà con il sesso stesso. La soluzione non è né nel sentire castrato, né nel volere liberato. Si deve guardare nella direzione di un nuovo tipo di sesso, che si origina da un pensare puro, purificato.

– L’origine della sessualità  secondo la  “Scienza occulta” di R. Steiner

-Il sesso nella Bibbia secondo il Genesi di Mosè

– la meditazione della  Rosacroce: un percorso possibile per una nuova sessualità

– il ruolo del maschile e del femminile per il futuro del Divenire terrestre

Per acquistare on line il libro:

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MATRIMONIO, ANDROGINIA E NOZZE ALCHEMICHE

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MATRIMONIO, ANDROGINIA E NOZZE ALCHEMICHE

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 Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito mandare via la propria moglie per un motivo qualsiasi?»  Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse:  “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne“?  Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi».  Matteo 19,3-12

A tutt’oggi questo passo è riconosciuto a tutela e sostegno dell’indissolubilità del matrimonio.

Viene detto che l’uomo sposato deve stare unito alla donna, cosicché il divorzio pare impossibile senza violare apertamente l’ordinanza di Dio.

Questa è un’interpretazione data dalle istituzioni religiose: e aveva e ha tuttora un suo valore per regolamentare le relazioni sociali, lo status della famiglia.

Ma vi è anche un’altra interpretazione, esoterica.

Bisogna vedere nel matrimonio un istituzione esteriore che indica l’attuarsi di un processo interiore che avverrà, in un lontano futuro, dentro al singolo essere umano.

AngeloLa scienza spirituale ci indica un futuro, fra qualche migliaio di anni, in cui vi sarà una recessione, un atrofia degli organi sessuali e quindi anche una mutazione nella modalità di riprodursi.

L’essere umano cesserà di nascere maschio o femmina: non appariranno più caratteristiche che mostreranno l’appartenenza ad un “genere”.

Quando avverrà questo l’essere umano sarà stato in grado di fondere in lui le qualità maschili e femminili “legandole” in un matrimonio sia fisico, sia animico che spirituale.

Questo processo viene chiamato “nozze chimiche”.

Il matrimonio è quindi simbolo di un legame, è controimmagine di un matrimonio che mostrerà l’attuarsi di legame delle essenze dentro al singolo individuo umano. La fusione mercurio e zolfo alchemici. Che significa: l’unione di anima con la spirito.

Il matrimonio serve per tutelare l’istituzione della famiglia, la quale offre la base per l’incarnazione dell’essere umano: particolare indispensabile per l’esperienza dentro la materia, in un corpo.

Se si guarda indietro al divenire dell’essere umano, dapprima esso appare androgino, ossia asessuato. La fecondazione e la riproduzione avvenivano senza bisogno di accoppiamento, di un altro essere: come in alcune specie vegetali ermafrodite. Poi, a causa di mutazioni cosmiche e planetarie (la fuoriuscita della luna dalla terra) venne a mutarsi il modo in cui ci si riproduceva: comparve la necessità fecondarsi tramite l’unione di un secondo individuo.

Da quel momento l’essere umano si distinse in due generi: maschio e femmina.

13901591_1107103439326594_143431279058947227_nQuesto mutamento riproduttivo, richiese il bisogno di fondare appunto una forma giuridica che tutelasse la vita dei nascituri, da parte dei genitori. Il “matrimonio” divenne la forma legale per proteggere la maternità e la prole. E questa “legge matrimoniale” vale tutt’ora, per la media dell’umanità; per tutti coloro che ancora non è giunto il tempo per sentire la spinta a lavorare dentro di sè per una “riunificazione delle essenze” maschili e femminili. Il “tantra” o “alchimia interiore” o iniziazione, è la via che conduce al matrimonio interiore. Processo che in modo cosciente corrisponde ad un accelerazione del singolo, riguardo ad una metamorfosi che avverrà su base planetaria.

 

La scienza spirituale ci dice che esperienza di vivere dentro ad un corpo tramite la nascita da due genitori, verrà superata. Muterà.

L’essere umano non avrà più bisogno di un corpo fisico per sperimentare. E quindi cesserà anche la forma di riproduzione. L’uomo si genererà da se stesso, tramite una modalità che la scienza spirituale indica come “facoltà di autoemanazione di sé”.

Cesseranno di esistere le polarità maschili e femminili, cesserà il modo ordinario di unirsi sessualmente, cesseranno di nascere bambini di carne.

Cesseranno i matrimoni esteriori e avverranno matrimoni, legami interiori.

L’umano sarà giunto ad un livello superiore di umanità: ascenderà ad un livello superiore di evoluzione.

Da umano, diventerà uomo.

 

 

Uomo, non significa “maschio”. Uomo è un grado gerarchico. Così come lo è angelo, arcangelo.

Così come da umani si “diventa” uomini, da uomini diventeremo “angeli”. E così via.

E gli angeli non hanno sesso. Non sono né maschi né femmine.
”Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi».

Il matrimonio sarà compiuto: l’uomo sarà stato ricreato e riunificato. “la tua anima si unificherà al suo spirito” Da due, diventeranno uno.

 

Riflessioni antroposofiche a cura di Tiziano Bellucci