Eros filosofico

L’AMORE PERFETTO? L’ANIMA GEMELLA? LA COPPIA ELETTA?

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L’AMORE PERFETTO, L’ANIMA GEMELLA, LA COPPIA ELETTA?

noli me tangere
Dalle parole dell’Angelo custode: “La coppia perfetta, l’anima gemella, la principessa e il principe non possono più esistere per voi. Sarebbe un fatto “fuori tempo” se dovesse accadere in questo tempo. È finito il momento in cui poteva esistere, per un umano, un amore immortale e predestinato. Un amore che viene dal cielo, portato dal cielo. Noi angeli non siamo più autorizzati a “donare” amore celeste: amore senza pene, amore senza sforzi, amore leggero e amore divino”.

All’umano piace credere che gli è riservato un compagno ideale, che lo avvolga, lo comprenda e lo accolga in tutto: dove posare il capo con pace e gioia. Per vivere una vita senza afflizioni, litigi, privazioni. Un Edenico legame, desidera immaginarlo come un regalo che gli arriverà prima o poi: perché lo merita. In realtà, un tempo era così. Dio dispensava grazie e favori, largiva passioni divine come miele e nuvole. Perché l’umano era ancora un bimbo da pascere, da curare. Ora l’umano è cresciuto: non può più ricevere favori dai Genitori celesti. Deve guadagnarsi le cose con il suo essere adulto, autonomo.
Gli umani vivono in un’Era in cui tutto deve essere creato a nuovo, conquistato con le proprie forze. Se arrivasse ancora un amore o un rapporto perfetto senza dover compiere nulla, sarebbe un dono del passato anacronistico, non qualcosa che è scaturito dall’anima. Trovare un’anima gemella in cui tutto fluisce con armonia, senza intoppi, con cui ci si capisce con il solo sguardo, significa essere governati dalla necessità: il destino, ancora Dio si occupa di noi, ci porta un evento predestinato. Un dono.
E se è predestinato, prefissato non è dono libero.
È un regalo inatteso: meritato?
Oggi l’uomo può meritarsi regali solo se li acquista da sé. Babbo Natale si è ritirato.
Ricevere un amore perfetto è bello, ma non lo abbiamo guadagnato da noi, non l’abbiamo conquistato con le nostre forze. Un amore che arriva pieno d’oro è un amore figlio della necessità, un amore imposto dal destino nel quale tutto arriva senza sforzo. Perché vera libertà può esservi solo se tu, da te stesso “inventi l’amore” e riconosci la tua attuale compagna come il tuo amore.
Non sarà che sperando di trovare un’anima gemella esprimiamo la nostra rinuncia nel voler darci da fare a “comprendere l’altro”, proclamiamo la nostra indolenza, il nostro desiderio di godere senza fatiche? Non sarà che parlando di amori eterni, che sanno come amarci senza chiederci nulla, dichiariamo la nostra incapacità, la nostra poltroneria di amare?
Il progresso dell’universo chiede di imparare ad amare in modo nuovo: di un amore che nasce dall’egoismo, non dal divino, non dal perfetto. L’uomo che spera di trovare un amore pronto e perfetto esprime solo di non voler sufficientemente dedicarsi ad amare. Vuole farsi amare, senza fatica. Ma il tempo dei doni è finito. Tutto deve essere preso con la forza, la volontà.
Dal vangelo di Matteo 11,12 “Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”.

In realtà, il nuovo modo di amare in modo libero significa amare senza convenienze. Amare senza fare nulla è conveniente, ma non è amare in senso nuovo. L’amore nuovo nasce dalla volontà, e non dalla passione: nasce dal fatto che lo si vuole con tutto se stessi. Non sorge spontaneamente come un dono del destino, ma viene ad esistere grazie al potere dell’io dell’uomo. Che vuole, non desidera. Amare e farsi amare da un’anima gemella non è amare in senso nuovo: è abbandonarsi pigramente a godere di un dono ricevuto.

I “violenti” di cui parla il Vangelo di Matteo solo coloro che affrontano con forza e determinazione gli attacchi del male che si sono insinuati nella loro relazione d’amore sino a conquistare e fondare il bene, la pace entro i loro rapporti. “Prendere il mondo spirituale a forza” è usare il massimo vigore per vivere nel bene reciproco.

Smettiamo di cercare e aspettare l’uomo e la donna per noi perfetti: non arriveranno mai. Siamo noi che dobbiamo renderci perfetti. Quando riusciremo a farlo, tramite l’autoconoscenza, allora molti umani potranno essere perfetti, giusti per noi. Forse tutti. Occorre purtroppo demolire il castello incantato dove abitano i principi e le principesse perfette, predestinate.
L’organizzazione feudale castellana appartiene al passato: era un metodo per illudere le persone a farsi inconsapevolmente trasportare dalla carrozza del destino, passivamente. Ognuno di noi deve smettere di coltivare l’aspettativa di trovare la sola ed unica principessa, predestinata: perché se vogliamo essere liberi non possiamo essere predestinati. I cavalli e i cavalieri d’oggi usano le automobili, gli aerei, la metropolitana: non possono farsi trascinare senza consapevolezza. Siamo noi che dobbiamo creare con presenza di spirito il nostro destino, riconoscendo la nostra attuale compagna come degna e regale compagna che non può temere l’arrivo e la competizione di nessuna principessa capricciosa. Inventare il destino significa riconoscere la regina, il re in ogni umano che ci viene incontro. Abbasso le principesse e i principi. Abbiamo bisogno di eroi, di Re e Regine: non di incantesimi. C’è bisogno di eroi per questo nuovo modo di amare: che scaturisce dall’uomo e non dal divino, non dalla freccia di Eros, non da un disegno “gemello”. C’è bisogno di forza reale. E non si creda che significhi “sacrificarsi, rinunciare, sforzarsi a diminuirsi”.
Ciò che viene fatto con sforzo e con senso di sacrificio non può essere amore. Perché “quell’amore” nuovo non patisce fatica alcuna: gode del donarsi all’altro, come una madre gioisce nel porgere il seno al figlio, come un fratello desidera porgere la mano ad un fratello perché possa rialzarsi e camminare di nuovo insieme a lui.”
Tiziano Bellucci

E se l’amore fosse come un fiore?

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196054_370448923021418_1647202502_nE se l’amore fosse come un fiore?

L’amore appartiene più al regno vegetale che all’animale e all’umano. Anche le piante si riproducono, ma senza brama e passione. E questa fu anche la prima forma di fecondazione nel mondo: l’impollinazione vegetale.

La forza dell’eros allo stato puro ha il profumo del miele, del nettare: volontà pura di creare vita incessante.

Non prevede la “passione” tipica del sentimentalismo, dell’istintività animale. La vita immortale, sulla terra prende il nome di “amore”, affinché possa perpetuarsi ed eternarsi.

La riproduzione sessuale è un artifizio generato dalla forza eterica della vita per produrre l’eternità nella materia. L’amore è la forza vitale. È la legge eterica di armonia che pervade il corpo vitale umano.

A cagione di ciò si può dire che l’amore non è un sentimento, ma una potenza di vita. È parente del pensare, della memoria, del preservare, del creare, del procreare. Una forza che mantiene in vita gli organi e i tessuti del corpo fisico; che riesce ad esprimersi come pensiero fatto di immagini, che è capace di creare forme, anche in un grembo materno. Un figlio.

L’amore crea in due modi: pensieri nella testa, figli nel ventre.

L’amore appartiene più al mondo vegetale, che a quello animale e umano. È una facoltà pura manipolata dall’astrale acquisita dall’eterico, alterata. L’amore puro, la vita, è privo di passione in sé. L’amore non è la passione, essendo questa l’equivoco. La passione è l’amore spezzato, una parte sola dell’amore. L’amore separato dal sesso è la passione. È credere che l’amore possa essere un corpo, possa consistere nel godere del piacere dell’amore.

Ma l’amore non chiede di essere goduto: ma di vivere nell’altro, di comunicarsi come vita eterna entro l’altro. L’amore è profumo di eternità. Chiuderlo in un corpo è illudersi di averlo: quando l’amore è di tutti e di nessuno. Sentire passione non è né la garanzia, né il marchio che si ama qualcuno: è l’equivoco eterno che si perpetua. Nel momento dell’innamorarsi accadono due cose: si crede di aver incontrato un angelo, un’entità che possa riportarci nel nostro mondo di origine, da dove siamo caduti. Si vuole diventare uno con esso, sapendo che è l’unico modo per rientrare nel mondo spirituale. Si sa infatti che quella “porta è sbarrata” al singolo.

La vita nel mondo spirituale può essere riconquistata non dal singolo e neppure da una coppia. Ma dall’umanità intera riunificata in un unico grande essere. Nel mistero dell’amore è incantato il segreto della riunificazione, come amore planetario. L’innamoramento è un dono, è principalmente un dono divino che ci fa percepire l’èco della musica delle sfere: noi lo perdiamo perché incapaci di muoverci incontro nella giusta maniera. E se l’eros fosse il desiderio di Dio di farsi amare dall’uomo? Se l’eros fosse il “modo” dello spirito che attraverso ogni creatura cerca di farsi trovare dall’uomo?

Tiziano Bellucci

ETERO. OMOSEX. ANDROGINO.

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60 Leonardo-S. Giovanni Battista

ETERO. OMOSEX. ANDROGINO.

La natura ha disposto le cose affinché per perpetuare la specie occorresse un incontro fra maschio e femmina. E’ una regola. Se esistesse solo un sesso, non si potrebbe garantire continuità alla vita terrestre. Questo in ambito non solo umano, ma anche nel regno animale e vegetale. Non serve una eccessiva spregiudicatezza per accogliere questo pensiero, essendo un dato oggettivo.

Il “progetto” UOMO (diverso dal progetto NATURA) non ha però un carattere esclusivamente eterosessuale.

Di fatto, il rapporto omosessuale non può contribuire a far durare la specie umana. Esso deve quindi avere un altro scopo, sicuramente legittimo, ma che non riguarda la continuità della vita.
Si tratta di comprendere quale è il compito del rapporto non eterosessuale.

Secondo l’esoterismo, l’incarnazione omosessuale rappresenta una “esperienza a sé”, una fra le tante possibilità previste dal cosmo che lo spirito umano può scegliere di fare di preferenza, per arricchire il bagaglio del suo Sé.

Non si tratta di una faccenda “contro lo spirito” nascere omosessuali. Ma di altro.

Questo tipo di incarnazione è una scelta difficile, la quale dovrà applicare o “inventarsi” una propria deontologia, una propria etica e assumersi responsabilità nei confronti di ruoli e di scelte di costumi, morali e sociali. Un duro lavoro. Scegliere di nascere omosessuali significa scegliere coraggiosamente di sperimentare delle dure e malagevoli esperienze, uniche, che non si potrebbero fare altrimenti.

L’incarnazione omossessuale la si potrebbe vedere addirittura anche come una via nella quale l’individuo rinuncia alla procreazione, all’avere un figlio.

Da una prospettiva superiore, l’essere umano che prima di incarnarsi decide che vivrà sulla terra come omosessuale, intraprende in piena coscienza un profondo e gravoso impegno: quella di vivere un incarnazione di sacrificio e sforzo. Essa può essere intesa come rinuncia, limitazione e esperienza in una vita entro un mondo terreno in cui sarà difficile integrarsi e legittimare se stessi.
Questa scelta darà modo all’individuo di forgiare in sé delle forze e delle capacità eccezionali di sopportazione e controllo, impossibili da conseguire per altre vie.
Questa può essere una risposta esoterica al grande tema dell’omosessualità.

Inoltre l’omosessualità non è solo un problema di diversità, di una strenua volontà di perseguire parità di diritti che possono certamente essere pienamente riconosciuti sul piano civile. Chi si ama, è giusto che viva una vita insieme, al di là della propria sessualità. Non è solo un sacrosanto diritto: è un dovere quello di amare. Quindi lo scopo non è sull’ottenere una parità di diritto economico, politico, sociale come ha l’eterosessuale. Il problema è pretendere di poter fare, di inventare inedite soluzioni per la creazione della vita e della riproduzione che la natura non ha escogitato.

Il problema è rivendicare un ruolo che non fa parte del “progetto procreativo”.

Ad esempio non ha senso parlare di “matrimonio” fra omosessuali: perchè “matrimonio” signfica rendere madre una donna. La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere.

Quindi una coppia omosessuale ha pieno diritto di convivere con pari diritti legali dell’eterosessuale, ma da tale unione non si può rendere madre nessuno. Quindi l’unione omosesuale non può chiamarsi matrimonio, ma deve chiamarsi in altro modo.

 

La Natura non ha mai detto: “mi fermo qui, perché nel 2016 arriveranno coloro che risolveranno il problema della perpetuazione della vita sulla terra”.

E’ un problema che riguarda anche gli eterosessuali. Imitare la natura è attenersi da una guida sicura. Ogni “utero in affitto”, ogni fecondazione assistita, o le altre novità in merito riproduttivo sono da considerare come risoluzioni non scaturite dalla volontà della natura. E di conseguenza possono condurre in direzioni non tutelate dalla natura stessa, la quale è più potente e saggia dell’uomo.

L’eterosessuale come l’omosessuale sono chiamati a scoprire e a dare un senso superiore alla propria incarnazione.

Colui che è consapevole di non essere solo sulla terra per un caso, ma perchè proviene da una matrice divina, deve porsi questo quesito.

 

In realtà vi sono prospettive che possono dire che l’incarnazione omosessuale potrebbe addirittura condurre a mete più alte di quelle tramite una vita eterosessuale.

La via del superamento della sessualità, della sublimazione dell’eros, la via della castità è un obiettivo che riguarderà ogni umano, prima o poi, dato che verrà un tempo in cui vi sarà un’atrofia degli organi sessuali nel futuro dell’umanità. Cambierà il modo di riprodursi e non sarà più necessaria la sessualità, l’eterossessualità. L’uomo è chiamato a diventare androgino, creatore di se stesso.

Come si è accennato sopra, incarnarsi omosessuali e dedicarsi ad una profonda e seria ascesi esoterica, che includa la purificazione dalle brame sessuali (come nell’ascesi eterosessuale) può essere un modo per arrivare a livelli spirituali elevatissimi, anche più alti di ciò che è possibile in incarnazioni eterosessuali.

Amare il “fratello” al di là della specie femminile o maschile è lo scopo dell’umano, quindi farlo partendo dallo stesso sesso, potrebbe essere una delle vie più dirette, purché si arrivi ad escludere la brama e il desiderio sessuale.
L’omosessuale, se purificato, può divenire l’iniziato più alto, come araldo della fraternità che ha superato la carne e la sessualità. Può divenire l’androgino di ora, un individuo che ama senza usare la sessualità, per amore dell’altro uomo.

Perchè l’amore non ha bisogno del sesso per esistere. Il sesso non è l’amore.

Così come è necessario fare sesso per perpetuare la vita, non è indispensabile fare sesso per amare.

Confondere e mischiare sesso e con l’amore è il grande equivoco: per gli omosessuali, e per gli eterosessuali.

T.B.

MA I DESIDERI SI AVVERANO?

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01theeveningbefore-easterMA I DESIDERI SI AVVERANO?

Tutta l’esistenza umana è per l’uomo un vivere serbando sogni, aneliti e obiettivi: un fantasticare nella beata speranza di poter realizzare un bel giorno, i propri desideri.

L’anima attende silenziosa, osservando il cielo stellato, di vedersi consegnato ciò che vi è di più sacro e dolce nel cuore: un dono adamantino di felicità.

C’è chi desidera l’amore. Chi il successo, il denaro, la salute: chi l’iniziazione ai Misteri superiori.

Vivendo, nello scorrere del tempo, può accadere però che le proprie aspirazioni spesso non si accordino con ciò che ci si era prefigurato; addirittura il destino ci può portare il contrario del desiderato. Sofferenze, disagi, fatiche giungono. I desideri non coincidono con il corso degli eventi. E l’anima è delusa. L’uomo si sfiducia, diventa diverso. Ma diverso come? Si indebolisce, si deprime?

 

Nell’amaro considerare, molti uomini possono soccombere ed arrivare a maledire Dio e la sorte; in alcuni rari uomini potrebbe però invece sorgere un pensiero nuovo:

non sarà che i miei desideri —non sono reali—, ma sono solo surrogati, motori che si interpongono fra me e il vero obiettivo che cerco? non sarà che l’obiettivo della mia vita —sia diverso— da ciò che io desidero? Non potrebbe essere che io non sono al mondo per realizzare le mie aspirazioni e i miei sogni, ma per potenziare e arricchire me stesso di facoltà e doti che posso forgiare – solo- attraverso lo sforzo nel cercare di concretizzare quelli che ritengo i miei desideri? Non sarà che io vengo spinto dai desideri per creare in me disposizioni che non potrebbero mai suscitarsi senza di essi?

Steiner dice: “ciò che ci guida non è ciò che cerchiamo”.

Ciò che chiamiamo i “nostri desideri” non sono la nostra vera meta: sono mezzi per condurci verso il nostro progresso superiore. Il vero “desiderio” ci è occulto. Come nella fiaba del Dio Eros e Psyche: ella faceva l’amore con il Dio ogni notte, ma non poteva vederlo in viso.

Dalla Cronaca dell’Akasha di Steiner: “(dopo l’impulso delle forze luciferiche) L’uomo diventò egoista, ed egoistici diventarono anche la sua azione verso l’esterno e i suoi sforzi per lo sviluppo interiore. Egli amò perché desiderava; egli pensò pure perché desiderava, perché spinto dal desiderio del sapere. La sua guida non fu più il mondo spirituale e le sue leggi, ma il DESIDERIO in lui”.

Forse alla fine della nostra vita i nostri desideri non si saranno realizzati, ma saremo diventati certamente diversi da come eravamo. Senza lo “sforzo incessante” nel dare tutto noi stessi per raggiungere un obiettivo, non saremmo mai divenuti quell’essere grandioso che ora possiamo essere.

E’ certamente diverso colui che alla fine della vita si dispiace di aver fallito, da quello che sa che la sua vita è stata una grande occasione per trovare se stesso, per diventare un essere migliore e più forte di quanto era prima. Un essere che ha usato le occasioni della vita per evolversi.

E meravigliosamente può anche accadere il miracolo, perché il mondo spirituale è anche “buono e misericordioso”: può arrivare un dono dal cielo, -un regalo certamente diverso da quello che erano le nostre “umane aspirazioni”- un dono stupendamente più grande di qualsiasi desiderio avevamo prima potuto chiedere o immaginare.

 

Tiziano Bellucci

 

Su L’ETERNO FEMMININO

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L’ETERNO FEMMININO- dal coro mistico finale del Faust di Goethe, ultime parole

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“Tutto l’effimero è solo un Simbolo.

L’Inattuabile si compie qua.

Qui l’Ineffabile è Realtà.

Ci trae, superno verso l’Empireo

il Femineo eterno”.

Tutto ciò che di fisico ci circonda nel mondo dei sensi è maya, illusione, inganno, è un simbolo dello spirituale. Vi è qualcosa che ci attrae oltre la materia, oltre l’illusione: è la necessità di pensare, di porci delle domande. Questa facoltà, che è presente solo nell’umano, che ci spinge a ricercare una soluzione per gli enigmi del mondo è una facoltà femminile, tipica della polarità femminile: L’IMMAGINAZIONE, che spesso può presentarsi in curiosità, in bisogno di conoscere.
“L’eterno femminino” viene citato spesso impropriamente con allusione al fascino della donna e alla facilità con cui l’uomo vi soggiace.
In realtà l’eterno femminino indica la redenzione e alla salvezza del protagonista, Faust, che avviene grazie all’amore di Margherita e all’intercessione della Vergine Maria. Dobbiamo come vedere che qualcosa di femminile – l’immaginazione – può e deve essere fecondata dal maschile. L’eterno femminino è la facoltà di poter conoscere è il Conoscere in sé, come puro principio di volontà conoscente.
A tal proposito Rudolf Steiner dice , nella conferenza del 23 gennaio 1910(O.O.N° 272):

“È un vero peccato nei confronti di Goethe dire che egli con queste parole intendesse il sesso femminile. No, Goethe intende quell’elemento profondo che l’umanità si raffigura come mistero del mondo, l’elemento eterno nell’uomo che anela all’eterno nel mondo: l’eterno femminino che eleva l’anima verso l’eterno immortale, la sapienza eterna, e
che si dona all’eterno mascolino. L’eterno femminino ci eleva all’eterno mascolino.
Non vuole affatto riferirsi a qualcosa di femminile in senso ordinario. Perciò possiamo effettivamente cercare questo eterno femminino sia nell’uomo che nella donna: l’eterno femminino che anela all’eterno mascolino nel cosmo per unirsi a lui, per divenire una cosa sola con il Divino spirituale che pervade il mondo, che agisce nel mondo, a cui Faust anela. Questo mistero dell’uomo di ogni tempo, a cui Faust anela fin dall’inizio, questo mistero, a cui la Scienza dello Spirito deve condurci in un senso moderno, Goethe lo esprime in modo pragmatico e monumentale in quelle belle parole alla chiusura della seconda parte del Faust in forma di coro spirituale mistico: tutto ciò che di fisico ci circonda nel mondo dei sensi è maya, illusione, inganno, è un simbolo dello spirituale”.

(ALTRO CONTIBUTO, IN MERITO):

[  Lecture: 17th November, 1906 | Hamburg | GA0054  ]
Woman and Society  http://wn.rsarchive.org/GA/GA0054/19061117p01.html
Una conferenza sul femminismo dal punto di vista della scienza dello spirito. “Non vi è maschile e o femminile: vi è l’essere umano in Divenire”

Questo è un punto importante. Nella storia passata gli uomini hanno giocato un ruolo più grande, perché il materialismo li ha spinti verso una cultura esterna. Questa cultura esterna è la cultura dell’ uomo, perché doveva diventare una cultura materialistica. Ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che nello sviluppo della storia del mondo un’epoca culturale cede il passo ad un altra, e che questa unilaterale cultura maschile deve trovare il suo completamento attraverso quella parte che vive in ogni essere umano. Si sente proprio questo nell’era di questa cultura maschile. Ecco perché, quando i mistici hanno parlato da più profondo della loro anima, hanno definito questa parte con il nome di “anima”: come qualcosa di femminile. Ed è su questo che si basa ovunque il paragone dell’anima, in quanto è elemento ricettivo al mondo, con la figura della donna:  su questo si basa Goethe che dice nel ‘Chorus mysticus’:
“Tutto l’effimero
Non è che illusione
L’inadeguato –
Qui diventa evento;
L’indescrivibile –
Qui si è fatto;
L’eterno femminino
Ci porta in alto”.

Non ha senso analizzare questo detto in modo banale. Lo si può analizzare in un modo giusto e nel vero senso goethiano, quando si dice: Colui che sapeva qualcosa di nobile, nella sua cultura spirituale ha voluto indicare il carattere femminile dell ‘anima; e proprio da quella sua cultura maschile ha espresso il detto:’ L’eterno femminino ci porta in alto ‘ sollevandoci liberi. Così il mondo più grande, il Macrocosmo è stato raffigurato come un uomo, e l’anima, che è stata fecondata dalla saggezza del Cosmo, come il femminile.

E che cosa poi è questo peculiare modo di pensare? che si è sviluppato negli uomini nel corso dei secoli, cosa è questa logica? Se vogliamo guardare nel profondo della sua natura, dobbiamo vedere qualcosa di femminile – l’immaginazione – che deve essere fecondata dal maschile.
Così, se si considera ciò che cresce al di là delle differenze maschili/femminili, vediamo la natura superiore dell’essere umano – ciò che “l’io” crea al di fuori dei corpi inferiori. L’uomo e la donna devono guardare al loro corpo fisico come uno strumento che consenta loro, in un senso o nell’altro, di essere attivo come una totalità nel mondo fisico. Più gli esseri umani saranno consapevoli della spiritualità al loro interno,  più faranno diventare il loro corpo uno strumento, più essi impareranno a capire la gente, guardando nelle profondità dell’anima.
Questo, infatti, non ci darà una soluzione alla “questione del femminismo e della donna”, ma ci darà una prospettiva.

Non si può risolvere la questione della Donna con tendenze e ideali! In realtà si può solo risolverla creando quella disposizione d’animo che consenta agli uomini e alle donne di comprendersi al di fuori della totalità della natura umana. Finché la gente è rivolta solo alla “sostanza” dei corpi (genere sessuale), una discussione veramente fruttuosa sulla questione della donna non sarà possibile.

Per questo motivo non ci si dovrebbe sorprendere che, in un’epoca impregnata di cultura maschile, la conoscenza spirituale che determinò l’inizio nel movimento teosofico sia nata da una donna. In questo modo movimento teosofico o scientifico spirituale  si rivelerà eminentemente pratico. Porterà l’umanità a superare i genere maschili e femminili e farla crescere al livello in cui l’Uomo Spirito o Atman appare al di là di ogni differenza di genere, al di là del personale – a salire al livello puramente umano. La Teosofia non parla della genesi e dello sviluppo dell’essere umano in generale, in modo che venga a poco a poco riconosciuto. Di conseguenza si desterà nella donna una coscienza simile a quella che, durante questa cultura maschile, si è destata negli uomini.

Proprio come Goethe parlando dalle profondità dell’anima, una volta disse: ‘l’Eterno femminino ci porta in alto’, così anche gli altri che come donne sentono in sé stesse l’altro lato dell’essere umano, in coloro che essendo dotate di un serio e vero senso pratico cercheranno di capire lo scientifico spirituale, quelle donne sentiranno la voce dell’Eterno mascolino parlare entro la loro natura femminile. Solo così sarà possibile una vera comprensione e una vera soluzione nell’anima della “questione femminile”.

L’ambiente esteriore in cui viviamo è specchio, riflesso della fisionomia della vita dell’anima. Nella nostra cultura esteriore, non abbiamo nulla di diverso da ciò che gli esseri umani hanno creato, ciò che gli esseri umani hanno tradotto dei loro impulsi nelle macchine, nell’industria, nel sistema giuridico. Nel loro sviluppo, le istituzioni esterne riflettono lo sviluppo dell’anima. Un’epoca, tuttavia, che si è aggrappata alla fisionomia esteriore, è stata in grado di erigere barriere tra uomini e donne.

Faust nel «Coro mistico» si rivolge all’anima umana definendola «il femminile eterno» che ci trae in alto.
L’anima presente in ogni uomo è quell’elemento femminile tramite cui sentiamo attrazione verso il maschile cosmico. E’ “L’eterno femminino” in noi, ossia la nostra anima, che ci porta, ci conduce verso lo spirito. Che è il “maschio” .
Non vi è fraintendimento di genere sessuale: ogni umano, essendo provvisto di “anima” (che sia uomo o donna) reca in sè un elemento che funge da “cercatrice” dello Spirito. L’anima umana è ciò attraverso cui sorge in ogni essere umano la tendenza a “conoscere”, a spiegarsi il mondo. In altri termini, è il “ferro” che viene attratto dal “magnete”.

Sta arrivando un’epoca non più radicata in ciò che è solo materiale, ciò che è esterno, superficiale, ma che riceverà la conoscenza della natura divina interiore dell’essere umano- la quale trascende le differenze sessuali. Sta per venire un tempo che vuole smettere di strisciare nella desolazione, nell’ascetismo o nel negare la sessualità, un era che desidera attivare, abbellire la sessualità e vivere in quell’elemento che esiste al di là di essa. E la gente avrà quindi una comprensione di ciò che porterà la vera soluzione alla problema del maschile e del femminile, perché si presenterà, al tempo stesso, la vera soluzione alla questione eterna dell’umanità. Non si potrà quindi più dire: “l’Eterno Femminino ci porta in alto’ o “l’Eterno Mascolino ci porta in alto’, ma, con profonda comprensione, con profonda comprensione spirituale si dirà: “l’Eterno essere umano”   ci porta in alto ‘.
(Traduzione di Tiziano Bellucci)
http://wn.rsarchive.org/GA/GA0054/19061117p01.html

Rielaborazioni a cura di Tiziano Bellucci

 

Considerazioni sull’eterno femminino di Steiner: L’ISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA

(Considerazioni sull’eterno femminino di Steiner: L’ISIDE EGIZIA E LA MADONNA CRISTIANA; Berlino, 29 aprile 1909)

iside-horusNel Faust, Goethe parla di un “regno delle Madri”; esso è quella dimensione in cui riesce ad entrare l’essere umano quando riesce a risvegliare le forze spirituali sopite nella sua anima. L’ingresso in quel regno è il momento in cui il suo occhio e il suo orecchio spirituali si aprono e percepiscono un mondo che sta dietro quello fisico, tramite l’Iniziazione.
Per comprendere la natura delle “Madri” occorre farci aiutare dall’arte. Si tratta di “3” Madri.

Prima di tutto è bene sapere che essere sono tre parti di un elemento umano: sono il pensare, il sentire e il volere intessuti nell’anima umana. Sono l’anima umana.
Nella Madonna Sistina di Raffaello abbiamo davanti a noi un’immagine dell’anima umana che dopo un percorso di iniziazione si è purificata e che viene generata, fecondata dall’universo spirituale. Quest’anima partorisce a sua volta ciò che di più sublime l’uomo è in grado di generare: la propria nascita spirituale, l’io/ Cristo. La Madonna è l’elemento puro nell’anima: è il femminile eterno nell’uomo.

Faust nel «Coro mistico» si rivolge all’anima umana definendola «il femminile eterno» che ci trae in alto.
L’anima presente in ogni uomo è quell’elemento femminile tramite cui sentiamo attrazione verso il maschile cosmico.
E’ “L’eterno femminino” in noi, ossia la nostra anima, che ci porta, ci conduce verso lo spirito. Che è il “maschio” . Non vi deve essere fraintendimento di genere sessuale: ogni umano, essendo provvisto di “anima” (che sia uomo o donna) reca in sè un elemento che funge da “cercatrice” dello Spirito. L’anima umana è ciò attraverso cui sorge in ogni essere umano la tendenza a “conoscere”, a spiegarsi il mondo. In altri termini, è il “ferro” che viene attratto dal “magnete”.
Ogni essere umano, provvisto si anima, possiede un “femminino” in sè che lo spinge a cercare “l’eterno mascolino”: lo Spirito.
Ecco perchè Socrate diceva una frase spesso equivocata: “il vero amore è solo per il Maschio”.
Possiamo ritrovare questo “femminino eterno” anche nella tradizione egizia.
Osiride è il re che in tempi antichissimi, nell’età dell’oro, regnava sugli uomini; in connubio con sua sorella Iside. Sua sposa. Egli regna sulla terra fino al tempo in cui viene ucciso da suo fratello: il maligno Set. In occasione di un banchetto, il perfido fratello Set ― che più tardi fu chiamato Tifone ― fece costruire una cassa. Ricorrendo a uno stratagemma, indusse Osiride a coricarvisi entro per provarla. In un baleno richiuse il coperchio e la sigillò. La cassa fu poi affidata alle acque, che la trasportarono
verso l’ignoto. Iside, la sposa in lutto, si mette in cerca del suo sposo e trovatolo in terra d’Asia, lo riporta
con sé in Egitto, ma il cattivo fratello Set questa volta lo fa a pezzi. I resti del corpo di Osiride ridotto a brandelli vengono allora sepolti in altrettante tombe.
In questo modo, Osiride diventa il re dei morti, mentre prima lo era degli uomini viventi sulla terra. Dal mondo dell’oltretomba manda un raggio a colpire il capo di Iside, che così dà alla luce Horus.
Costui diviene d’ora in poi il sovrano del regno dell’Egitto.
Stando dunque al mito egizio, Horus è il figlio postumo di Osiride. Dall’oltretomba Osiride, signore ormai del regno dei morti, feconda Iside facendo nascere Horus che diviene signore del mondo terreno. L’anima umana sottostà al potere di Horus per tutto il tempo in cui vive in terra racchiusa nella cassa del corpo. Quando poi, grazie alla morte, abbandona questo involucro per entrare nel regno di Osiride — basti leggere il Libro dei Morti egizio — l’anima umana diventa lei stessa un Osiride. Nel giudizio descritto nel libro egiziano dei morti, l’anima al suo arrivo viene apostrofata in modo quanto mai significativo:
«Tu, Osiride, che cosa hai fatto…» e così via. Questo significa che dopo la morte, l’anima impara a diventare lei stessa «Osiride». Il senso dell’iniziazione egiziana consisteva nel fare entrare l’iniziato, già da vivo, in regioni accessibili agli altri solo dopo la morte.
Il fratello di Osiride, Tifone suo nemico, è quell’essere che ha rivestito gli uomini di una struttura materiale.
Egli ha fatto condensare una parte dell’essere animico-spirituale fino a raggiungere la densità del corpo fisico.
Ecco in che modo l’Osiride primigenio, puramente spirituale, è stato messo dentro una cassa: questa cassa non è altro che il corpo umano! Essendo Osiride un essere che per natura non può discendere nel mondo fisico ma deve restare nel mondo divino spirituale, il venir rinchiuso nello scrigno del corpo umano equivale per lui a morire.
Iside è l’anima umana che abita dentro di noi: è in un certo senso l’eterno femminile che alberga in noi e
che ci attira verso il regno dal quale siamo nati. Quando l’Iside in noi si purifica, liberandosi da tutto
ciò che ha ricevuto dal mondo fisico, viene fecondata dal mondo spirituale dando vita all’uomo superiore, a Horus. Iside è perciò in perenne ricerca di quell’Osiride che ormai può ritrovare solo grazie all’iniziazione o alla morte.
Iside e Osiride sono l’androgino Adamo Eva.

Esistono in realtà 3 raffigurazioni di Iside nelle quali troviamo non una, ma ben tre Madri.
In primo piano c’è la figura di Iside che nutre il bambino Horus, simile alle più antiche rappresentazioni della Madonna cristiana.

Dietro questa Iside, in molte raffigurazioni egizie, ce n’è un’altra con in testa le ben note corna di mucca e ali di avvoltoio, intenta a porgere al bambino la croce ansata. In questa seconda Iside, ciò che nell’Iside in primo piano è umano in senso fisico, assume una forma più spirituale.

Dietro la seconda Iside ce n’è poi una terza, con una testa di leone, a rappresentare un terzo stadio evolutivo dell’anima umana. Queste tre immagini di Iside si presentano una dietro l’altra. Ed è proprio vero che la nostra anima umana alberga in sé tre nature: una natura volitiva che risiede nei suoi recessi più profondi, una natura di sentimento ed una intrisa di saggezza. Sono queste le «tre Madri» dell’anima, proprio come vengono rappresentate nelle tre forme dell’Iside egizia.

È significativo il fatto che siano raffigurate ali d’avvoltoio, corna di mucca e la sfera del mondo sul capo di Iside, al centro. Coloro che ancora potevano comprendere qualcosa dell’antica teoria dei numeri, hanno sempre affermato che il sacro Ternario, il numero tre, rappresenta l’aspetto divino maschile nell’universo.
Ciò corrisponde a una profonda verità. Questa santa trinità viene raffigurata col globo del mondo, con le
due corna della mucca quale immagine della Madonna con la falce di luna, se si vuole, ma più propriamente
quale espressione dell’operare fecondante delle forze di natura.

L’uomo può edificare e sviluppare in sè “conoscenza” delle cose o del mondo in virtù del fatto che egli può ricevere una “fecondazione” dallo Spirito. E’ un entità privilegiata.
Lo spirito “feconda” l’anima nel senso che la rende “gravida” di pensieri, sentimenti e volizioni. Gli dona la possibilità di essere consapevole di sè, suscitandole la vita della coscienza. I concetti, i sentimenti e le volontà sono i “figli” dell’anima.
Spesso di dice che venire illuminati o “adombrati” dallo spirito significa ricevere un “intuizione”, un illuminazione.
In altri termini: conoscere (aver coscienza) è un frutto dell’attività dello spirito, che pervade il corpo astrale umano “illuminandolo” in direzione della comprensione del mondo e di sè. Di fatto l’anima può sapere di sè e del mondo solo perchè lo spirito la “feconda”. La rende “piena” di verità superiori.

Ciò che oggi vediamo come fecondazione e nascita umane a livello fisico, è un’ultima immagine visibile,
l’ultimo simbolo di ciò che in passato era un’esperienza spirituale.
Il processo di fecondazione viene rappresentato come un’esperienza simile al processo di conoscenza.
Nell’antichità vigeva dappertutto una viva consapevolezza del fatto che il processo conoscitivo è una specie di fecondazione. Nella bibbia c’è dato di leggere: «Adamo conobbe la sua donna e diede vita a…». Lo spirituale che noi oggi riceviamo conoscitivamente, dà vita a ciò che di spirituale vive nell’anima. Si tratta di un ultimo vestigio della fecondazione delle origini. Il nostro conoscere ci mostra come noi veniamo tuttora fecondati dallo spirito universale: lo accogliamo dentro l’anima per poter conseguire l’umano conoscere, sentire e volere.
Questo è quanto ci viene presentato da Iside. La sua testa pensante viene fecondata dall’elemento maschile
divino.

La Madonna raffigura l’anima umana nel suo venir fecondata dallo spirito universale. dall’universo. Vediamo la Madonna gravida di ciò che è in grado di nascere dal grembo dell’anima umana: l’uomo nobile e vero, assopito in ogni uomo, il meglio di noi e, al contempo, lo spirito che inonda il mondo e in esso lavora.

. La Madonna rappresenta per Goethe l’anima umana. Perciò nel «Coro mistico» egli dà espressione al mistero dell’anima con le parole:
«L’eterno femminile ci trae sempre più in alto».

Rielaborazioni a cura di Tiziano Bellucci

Cognizione e conoscenza

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Cognizione e conoscenza

Il pensare umano è quella facoltà umana capace di indurre ad edificare rappresentazioni sulla base dello stimolo suscitato dalle impressioni sensorie.

Avere cognizione su una cosa è pensare in modo riflesso, ordinario: significa associare varie informazioni studiate o apprese a scuola e nella vita e usarle per “rivestire” o riempire di significato l’oggetto osservato. Non veniamo noi informati direttamente dall’oggetto a sapere qualcosa riguardo la sua essenza, ma sono i nostri ricordi che lo riempiano di “nozioni” derivate da altri osservatori che lo hanno studiato prima di noi.

Altra cosa sarebbe ed è se l’oggetto potesse consegnarci informazioni sulla sua natura. Ma per realizzare questo occorre compiere un operazione straordinaria: smettere di “costruire, associare o ricordare” pensieri, ma usare la forza del pensare come strumento di osservazione.

Occorre porsi attivamente di fronte al pensare cercando di ritrarsi dall’atto stesso del “fare pensieri”. Si tratta di smettere di identificarsi con l’ordinaria capacità di formare immagini e concetti, per usarla come “occhio” animico. Scoprendo che si smette di usare il cervello, per cominciare ad usare il corpo eterico. Avere l’esperienza di vivere l’essenza del proprio corpo eterico significa sperimentare il pensare come forza vivente.
Energia eterica. Usando il corpo eterico per osservare una cosa, accade che non si pensa più, ma si osserva il mondo con un organo sensoriale animico
purissimo, in grado di consegnare all’io percezioni pure: percezioni che l’io traduce in intuizioni coscienti.

Al contempo ci si accorge che il pensare non è legato alla materia. Esso è di natura sovrasensibile.

L’essenza del pensare è qualcosa a cui noi partecipiamo, tramite il nostro corpo eterico. Il pensare universale è la potenza di vita che intesse e organizza ogni cosa del mondo: vive nei corpi eterici di vegetali, animali e umani. Nella pianta è sola vitalità, nell’anima istinto, nell’uomo pensiero consapevole.

Al contempo, immedesimandosi nel pensare vivente, puro, libero dal sistema nervoso, ci si scopre estranei a ciò che ordinariamente dicevamo “io”. La somma di attibuti, istinti, passioni che prima costituivano il nostro “essere io” diventa un “tu”.
Non ci si sente più legati alle proprie ambizioni e determinazioni usuali, ma le si vedono come qualcosa che non ci appartiene. Questo accade perché si vive nel vero “io” che non ha bisogno di nulla oltre a se stesso per essere.

In sintesi:

La cognizione è un insieme di nozioni “inserite” in un oggetto per conferirgli un significato. Si attua con l’uso del cervello fisico.

La conoscenza è l’incontro con l’essenza della cosa. Realizzabile tramite l’uso cosciente del corpo eterico.

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