Eros filosofico

AMORE DI SE’ – AMORE DELL’ALTRO

Postato il

AMORE DI SE’ – AMORE DELL’ALTRO

orfeo012Solitamente si ama qualcuno perché egli ha in sé determinate caratteristiche nelle quali noi proviamo appagamento. E questo appagamento deriva dal fatto che egli è simile a noi, in alcuni aspetti e così noi rispecchiandosi in essi, troviamo un autocompiacimento. Crediamo di amare lui, mentre amiamo noi attraverso di lui. Egli ci dà modo di poter apprezzare nostre qualità che sentiamo rifletterci indietro come simpatia, come viva luce e caldo colore animico. Si ama l’altro per amore di sé: lo si utilizza come una superficie specchiante. Quando egli non “riflette” in modo appropriato, allora spesso è giunta l’ora di cambiare lo specchio.

Forse non si sa abbastanza con chiarezza che il vero amore dovrebbe invece amare l’essere per ciò che è. Amarlo perché riscontriamo in lui qualità creative che noi non possediamo, ma che troviamo belle, importanti. Vedere belle qualità nell’altro suscitano in noi un caloroso apprezzamento, ed esse ci stimolano ad amarlo, ad elogiarlo, a poterlo frequentare, per godere della bellezza di cui è portatore. E’ amore per lo spirito, per i suoi talenti spirituali.

Questo tipo di amore chiede una partecipazione attiva da parte nostra: non si dà da sé, non sorge spontaneamente, al principio. Deve essere voluto. Si tratta di volere approfondirsi nell’altro al punto di volerlo conoscere a pieno, con vivo interesse. Indagare con dedizione lo spirito e l’anima dell’altro per sincero interesse conoscitivo, è già amore.

L’amore per l’altro si sviluppa tendendo a perfezionarsi, a porsi delle piccole rinunce: a rinunciare ad alcune nostre debolezze, che ci limitano. Se tendiamo a voler diventare migliori, operiamo già nella direzione di creare in noi facoltà di amare. L’impulso a perfezionarsi si tramuta in capacità di amare.

 

Tiziano Bellucci

Annunci

LE ABERRAZIONI SENSUALI E LE “SANTE ISPIRAZIONI”

Postato il Aggiornato il

LE ABERRAZIONI SENSUALI E LE “SANTE ISPIRAZIONI”
Ogni male nasce perchè qualcosa che è buono, viene utilizzato nel mondo in un altro modo, e viene così trasformato in male“. R. Steiner
struzzoI materialisti sono veri e propri struzzi: mettono la testa nella materia, credendo che fuori di essa non esista null’altro. Ma anche nel materialista esiste un impulso a “cercare” la verità, a indagare il senso della vita: anche se non viene portato a coscienza, in ogni anima vi è un amore per il mondo spirituale, un impulso vivente alla sua ricerca, che viene messo a tacere.
Esiste una legge che dice: ciò che viene ignorato, rispunta poi da un’altra parte. E spesso esso “spunta” come esagerata brama, desiderio dei sensi.
Dallo spirito che è in ogni uomo affiora l’impulso a cercare se stesso –impulso anticamente chiamato Eros- e non trovando libero sfogo come filosofia, conoscenza ed esperienza esoterica di “passione per la ricerca dello spirito” trova la sua via invece entro i sensi.
Ciò che sarebbe elevatissimo, se colto a livello mentale, viene impiegato con la “mente” inferiore. La sessualità o la pancia.
Le massime perversioni, passioni ignobili e aberrazioni sensuali che si presentano oggi nell’uomo, sarebbero in realtà “sante aspirazioni per la ricerca di sé” che lo porterebbero in alto: invece non trovando terreno adatto, scadono dal loro reale livello, in un ambito materiale.
Da “ispirazioni divine” divengono degenerazioni dei sensi. Ciò che elevato e delizioso, si tramuta in basso e disgustoso
Questo non lo si dice per giustificare il maniaco o il pedofilo, ma per suggerire che in realtà ogni cosa ha in sé un “bene” che se impegato in un ambito diverso, diviene un “male”.
Tiziano Bellucci

AMA IL PROSSIMO TUO (non quello degli altri)

Postato il

44303_525642444124953_2128872017_nAMA IL PROSSIMO TUO (non quello degli altri)

 

“Ama il prossimo tuo”- dice il Vangelo.

Spesso si crede che il “prossimo” sia ogni essere umano.

Non è così.

Di certo ogni uomo è degno di essere rispettato e amato.

Ma quelli che sarebbero da amare subito, in modo impellente, sono quelli che sono “scaduti” giù dal nostro piedistallo, verso i quali abbiamo completamente perso stima e rispetto: coloro che un tempo furono molto importanti per noi, ma che compirono atti che ci delusero e ci amareggiarono.

 

Coloro che un tempo abbiamo amato, che ci hanno amato e ci erano molto prossimi, molto vicini.

La nostra ex moglie, l’amico che ci ha portato sul lastrico, lo zio che ora odiamo ma che un tempo amavamo.

Questi sono il nostro vero prossimo, che amammo, e ci viene chiesto di amare di nuovo, come noi stessi.

Sono esseri che non vogliamo piu rivedere, che abbiamo bandito dalla nostra vita.

Ma che ineluttabilmente reincontreremo di certo nella prossima vita.

Uomini legati a noi, imprigionati al nostro destino.

 

Tutti coloro che un tempo erano molto importanti per noi, ma con i quali abbiamo rotto ogni rapporto, per malevoli cause di destino considerandoli traditori, malvagi irrecuperabili. Ora sono lontani da noi, non piu vicini.

Se riuscissimo a riavvicinarci ad essi, ad “approssimarci” guariremmo la nostra vita. E libereremmo noi e loro dal karma, dalla legge di Giustizia compensatrice.

Perchè ogni malattia ha un origine sociale, un causa karmica legata a qualcuno che ci è debitore o verso cui siamo debitori.

 

Il “prossimo” è colui che ci è più vicino, in termini di legami di destino.

Ci viene detto “ama il prossimo tuo” –non il prossimo di qualcun altro,il prossimo in generale. Vi è un prossimo che è solo “mio”: che appartiene solo al mio destino.

 

Amare chi ci è prossimo è cruciale, risolutivo. Per noi e per lui.

Chi ha piu diritto di essere amato se non colui che un tempo amavamo, ed ora odiamo?

Amare quegli amori infangati, che un tempo ci furono prossimi, è la medicina per guarire dal “male del vivere”.

Pacificarsi, perdonare è la vera soluzione al morire quotidiano. É vero amore, approssimarsi a chi abbiamo scacciato, a chi ci ha maledetto.

 

 

Il Cristo voleva indicarci una via per liberarci, certa: amare coloro verso i quali abbiamo stretto forti nodi di destino, che ci sono estremamente vicini. Prossimi. Sono i primi a cui “avvicinarsi, approssimarsi”.

 

Tiziano Bellucci

L’AMORE PERFETTO? L’ANIMA GEMELLA? LA COPPIA ELETTA?

Postato il Aggiornato il

L’AMORE PERFETTO, L’ANIMA GEMELLA, LA COPPIA ELETTA?

noli me tangere
Dalle parole dell’Angelo custode: “La coppia perfetta, l’anima gemella, la principessa e il principe non possono più esistere per voi. Sarebbe un fatto “fuori tempo” se dovesse accadere in questo tempo. È finito il momento in cui poteva esistere, per un umano, un amore immortale e predestinato. Un amore che viene dal cielo, portato dal cielo. Noi angeli non siamo più autorizzati a “donare” amore celeste: amore senza pene, amore senza sforzi, amore leggero e amore divino”.

All’umano piace credere che gli è riservato un compagno ideale, che lo avvolga, lo comprenda e lo accolga in tutto: dove posare il capo con pace e gioia. Per vivere una vita senza afflizioni, litigi, privazioni. Un Edenico legame, desidera immaginarlo come un regalo che gli arriverà prima o poi: perché lo merita. In realtà, un tempo era così. Dio dispensava grazie e favori, largiva passioni divine come miele e nuvole. Perché l’umano era ancora un bimbo da pascere, da curare. Ora l’umano è cresciuto: non può più ricevere favori dai Genitori celesti. Deve guadagnarsi le cose con il suo essere adulto, autonomo.
Gli umani vivono in un’Era in cui tutto deve essere creato a nuovo, conquistato con le proprie forze. Se arrivasse ancora un amore o un rapporto perfetto senza dover compiere nulla, sarebbe un dono del passato anacronistico, non qualcosa che è scaturito dall’anima. Trovare un’anima gemella in cui tutto fluisce con armonia, senza intoppi, con cui ci si capisce con il solo sguardo, significa essere governati dalla necessità: il destino, ancora Dio si occupa di noi, ci porta un evento predestinato. Un dono.
E se è predestinato, prefissato non è dono libero.
È un regalo inatteso: meritato?
Oggi l’uomo può meritarsi regali solo se li acquista da sé. Babbo Natale si è ritirato.
Ricevere un amore perfetto è bello, ma non lo abbiamo guadagnato da noi, non l’abbiamo conquistato con le nostre forze. Un amore che arriva pieno d’oro è un amore figlio della necessità, un amore imposto dal destino nel quale tutto arriva senza sforzo. Perché vera libertà può esservi solo se tu, da te stesso “inventi l’amore” e riconosci la tua attuale compagna come il tuo amore.
Non sarà che sperando di trovare un’anima gemella esprimiamo la nostra rinuncia nel voler darci da fare a “comprendere l’altro”, proclamiamo la nostra indolenza, il nostro desiderio di godere senza fatiche? Non sarà che parlando di amori eterni, che sanno come amarci senza chiederci nulla, dichiariamo la nostra incapacità, la nostra poltroneria di amare?
Il progresso dell’universo chiede di imparare ad amare in modo nuovo: di un amore che nasce dall’egoismo, non dal divino, non dal perfetto. L’uomo che spera di trovare un amore pronto e perfetto esprime solo di non voler sufficientemente dedicarsi ad amare. Vuole farsi amare, senza fatica. Ma il tempo dei doni è finito. Tutto deve essere preso con la forza, la volontà.
Dal vangelo di Matteo 11,12 “Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”.

In realtà, il nuovo modo di amare in modo libero significa amare senza convenienze. Amare senza fare nulla è conveniente, ma non è amare in senso nuovo. L’amore nuovo nasce dalla volontà, e non dalla passione: nasce dal fatto che lo si vuole con tutto se stessi. Non sorge spontaneamente come un dono del destino, ma viene ad esistere grazie al potere dell’io dell’uomo. Che vuole, non desidera. Amare e farsi amare da un’anima gemella non è amare in senso nuovo: è abbandonarsi pigramente a godere di un dono ricevuto.

I “violenti” di cui parla il Vangelo di Matteo solo coloro che affrontano con forza e determinazione gli attacchi del male che si sono insinuati nella loro relazione d’amore sino a conquistare e fondare il bene, la pace entro i loro rapporti. “Prendere il mondo spirituale a forza” è usare il massimo vigore per vivere nel bene reciproco.

Smettiamo di cercare e aspettare l’uomo e la donna per noi perfetti: non arriveranno mai. Siamo noi che dobbiamo renderci perfetti. Quando riusciremo a farlo, tramite l’autoconoscenza, allora molti umani potranno essere perfetti, giusti per noi. Forse tutti. Occorre purtroppo demolire il castello incantato dove abitano i principi e le principesse perfette, predestinate.
L’organizzazione feudale castellana appartiene al passato: era un metodo per illudere le persone a farsi inconsapevolmente trasportare dalla carrozza del destino, passivamente. Ognuno di noi deve smettere di coltivare l’aspettativa di trovare la sola ed unica principessa, predestinata: perché se vogliamo essere liberi non possiamo essere predestinati. I cavalli e i cavalieri d’oggi usano le automobili, gli aerei, la metropolitana: non possono farsi trascinare senza consapevolezza. Siamo noi che dobbiamo creare con presenza di spirito il nostro destino, riconoscendo la nostra attuale compagna come degna e regale compagna che non può temere l’arrivo e la competizione di nessuna principessa capricciosa. Inventare il destino significa riconoscere la regina, il re in ogni umano che ci viene incontro. Abbasso le principesse e i principi. Abbiamo bisogno di eroi, di Re e Regine: non di incantesimi. C’è bisogno di eroi per questo nuovo modo di amare: che scaturisce dall’uomo e non dal divino, non dalla freccia di Eros, non da un disegno “gemello”. C’è bisogno di forza reale. E non si creda che significhi “sacrificarsi, rinunciare, sforzarsi a diminuirsi”.
Ciò che viene fatto con sforzo e con senso di sacrificio non può essere amore. Perché “quell’amore” nuovo non patisce fatica alcuna: gode del donarsi all’altro, come una madre gioisce nel porgere il seno al figlio, come un fratello desidera porgere la mano ad un fratello perché possa rialzarsi e camminare di nuovo insieme a lui.”
Tiziano Bellucci

E se l’amore fosse come un fiore?

Postato il Aggiornato il

196054_370448923021418_1647202502_nE se l’amore fosse come un fiore?

L’amore appartiene più al regno vegetale che all’animale e all’umano. Anche le piante si riproducono, ma senza brama e passione. E questa fu anche la prima forma di fecondazione nel mondo: l’impollinazione vegetale.

La forza dell’eros allo stato puro ha il profumo del miele, del nettare: volontà pura di creare vita incessante.

Non prevede la “passione” tipica del sentimentalismo, dell’istintività animale. La vita immortale, sulla terra prende il nome di “amore”, affinché possa perpetuarsi ed eternarsi.

La riproduzione sessuale è un artifizio generato dalla forza eterica della vita per produrre l’eternità nella materia. L’amore è la forza vitale. È la legge eterica di armonia che pervade il corpo vitale umano.

A cagione di ciò si può dire che l’amore non è un sentimento, ma una potenza di vita. È parente del pensare, della memoria, del preservare, del creare, del procreare. Una forza che mantiene in vita gli organi e i tessuti del corpo fisico; che riesce ad esprimersi come pensiero fatto di immagini, che è capace di creare forme, anche in un grembo materno. Un figlio.

L’amore crea in due modi: pensieri nella testa, figli nel ventre.

L’amore appartiene più al mondo vegetale, che a quello animale e umano. È una facoltà pura manipolata dall’astrale acquisita dall’eterico, alterata. L’amore puro, la vita, è privo di passione in sé. L’amore non è la passione, essendo questa l’equivoco. La passione è l’amore spezzato, una parte sola dell’amore. L’amore separato dal sesso è la passione. È credere che l’amore possa essere un corpo, possa consistere nel godere del piacere dell’amore.

Ma l’amore non chiede di essere goduto: ma di vivere nell’altro, di comunicarsi come vita eterna entro l’altro. L’amore è profumo di eternità. Chiuderlo in un corpo è illudersi di averlo: quando l’amore è di tutti e di nessuno. Sentire passione non è né la garanzia, né il marchio che si ama qualcuno: è l’equivoco eterno che si perpetua. Nel momento dell’innamorarsi accadono due cose: si crede di aver incontrato un angelo, un’entità che possa riportarci nel nostro mondo di origine, da dove siamo caduti. Si vuole diventare uno con esso, sapendo che è l’unico modo per rientrare nel mondo spirituale. Si sa infatti che quella “porta è sbarrata” al singolo.

La vita nel mondo spirituale può essere riconquistata non dal singolo e neppure da una coppia. Ma dall’umanità intera riunificata in un unico grande essere. Nel mistero dell’amore è incantato il segreto della riunificazione, come amore planetario. L’innamoramento è un dono, è principalmente un dono divino che ci fa percepire l’èco della musica delle sfere: noi lo perdiamo perché incapaci di muoverci incontro nella giusta maniera. E se l’eros fosse il desiderio di Dio di farsi amare dall’uomo? Se l’eros fosse il “modo” dello spirito che attraverso ogni creatura cerca di farsi trovare dall’uomo?

Tiziano Bellucci

ETERO. OMOSEX. ANDROGINO.

Postato il Aggiornato il

60 Leonardo-S. Giovanni Battista

ETERO. OMOSEX. ANDROGINO.

La natura ha disposto le cose affinché per perpetuare la specie occorresse un incontro fra maschio e femmina. E’ una regola. Se esistesse solo un sesso, non si potrebbe garantire continuità alla vita terrestre. Questo in ambito non solo umano, ma anche nel regno animale e vegetale. Non serve una eccessiva spregiudicatezza per accogliere questo pensiero, essendo un dato oggettivo.

Il “progetto” UOMO (diverso dal progetto NATURA) non ha però un carattere esclusivamente eterosessuale.

Di fatto, il rapporto omosessuale non può contribuire a far durare la specie umana. Esso deve quindi avere un altro scopo, sicuramente legittimo, ma che non riguarda la continuità della vita.
Si tratta di comprendere quale è il compito del rapporto non eterosessuale.

Secondo l’esoterismo, l’incarnazione omosessuale rappresenta una “esperienza a sé”, una fra le tante possibilità previste dal cosmo che lo spirito umano può scegliere di fare di preferenza, per arricchire il bagaglio del suo Sé.

Non si tratta di una faccenda “contro lo spirito” nascere omosessuali. Ma di altro.

Questo tipo di incarnazione è una scelta difficile, la quale dovrà applicare o “inventarsi” una propria deontologia, una propria etica e assumersi responsabilità nei confronti di ruoli e di scelte di costumi, morali e sociali. Un duro lavoro. Scegliere di nascere omosessuali significa scegliere coraggiosamente di sperimentare delle dure e malagevoli esperienze, uniche, che non si potrebbero fare altrimenti.

L’incarnazione omossessuale la si potrebbe vedere addirittura anche come una via nella quale l’individuo rinuncia alla procreazione, all’avere un figlio.

Da una prospettiva superiore, l’essere umano che prima di incarnarsi decide che vivrà sulla terra come omosessuale, intraprende in piena coscienza un profondo e gravoso impegno: quella di vivere un incarnazione di sacrificio e sforzo. Essa può essere intesa come rinuncia, limitazione e esperienza in una vita entro un mondo terreno in cui sarà difficile integrarsi e legittimare se stessi.
Questa scelta darà modo all’individuo di forgiare in sé delle forze e delle capacità eccezionali di sopportazione e controllo, impossibili da conseguire per altre vie.
Questa può essere una risposta esoterica al grande tema dell’omosessualità.

Inoltre l’omosessualità non è solo un problema di diversità, di una strenua volontà di perseguire parità di diritti che possono certamente essere pienamente riconosciuti sul piano civile. Chi si ama, è giusto che viva una vita insieme, al di là della propria sessualità. Non è solo un sacrosanto diritto: è un dovere quello di amare. Quindi lo scopo non è sull’ottenere una parità di diritto economico, politico, sociale come ha l’eterosessuale. Il problema è pretendere di poter fare, di inventare inedite soluzioni per la creazione della vita e della riproduzione che la natura non ha escogitato.

Il problema è rivendicare un ruolo che non fa parte del “progetto procreativo”.

Ad esempio non ha senso parlare di “matrimonio” fra omosessuali: perchè “matrimonio” signfica rendere madre una donna. La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere.

Quindi una coppia omosessuale ha pieno diritto di convivere con pari diritti legali dell’eterosessuale, ma da tale unione non si può rendere madre nessuno. Quindi l’unione omosesuale non può chiamarsi matrimonio, ma deve chiamarsi in altro modo.

 

La Natura non ha mai detto: “mi fermo qui, perché nel 2016 arriveranno coloro che risolveranno il problema della perpetuazione della vita sulla terra”.

E’ un problema che riguarda anche gli eterosessuali. Imitare la natura è attenersi da una guida sicura. Ogni “utero in affitto”, ogni fecondazione assistita, o le altre novità in merito riproduttivo sono da considerare come risoluzioni non scaturite dalla volontà della natura. E di conseguenza possono condurre in direzioni non tutelate dalla natura stessa, la quale è più potente e saggia dell’uomo.

L’eterosessuale come l’omosessuale sono chiamati a scoprire e a dare un senso superiore alla propria incarnazione.

Colui che è consapevole di non essere solo sulla terra per un caso, ma perchè proviene da una matrice divina, deve porsi questo quesito.

 

In realtà vi sono prospettive che possono dire che l’incarnazione omosessuale potrebbe addirittura condurre a mete più alte di quelle tramite una vita eterosessuale.

La via del superamento della sessualità, della sublimazione dell’eros, la via della castità è un obiettivo che riguarderà ogni umano, prima o poi, dato che verrà un tempo in cui vi sarà un’atrofia degli organi sessuali nel futuro dell’umanità. Cambierà il modo di riprodursi e non sarà più necessaria la sessualità, l’eterossessualità. L’uomo è chiamato a diventare androgino, creatore di se stesso.

Come si è accennato sopra, incarnarsi omosessuali e dedicarsi ad una profonda e seria ascesi esoterica, che includa la purificazione dalle brame sessuali (come nell’ascesi eterosessuale) può essere un modo per arrivare a livelli spirituali elevatissimi, anche più alti di ciò che è possibile in incarnazioni eterosessuali.

Amare il “fratello” al di là della specie femminile o maschile è lo scopo dell’umano, quindi farlo partendo dallo stesso sesso, potrebbe essere una delle vie più dirette, purché si arrivi ad escludere la brama e il desiderio sessuale.
L’omosessuale, se purificato, può divenire l’iniziato più alto, come araldo della fraternità che ha superato la carne e la sessualità. Può divenire l’androgino di ora, un individuo che ama senza usare la sessualità, per amore dell’altro uomo.

Perchè l’amore non ha bisogno del sesso per esistere. Il sesso non è l’amore.

Così come è necessario fare sesso per perpetuare la vita, non è indispensabile fare sesso per amare.

Confondere e mischiare sesso e con l’amore è il grande equivoco: per gli omosessuali, e per gli eterosessuali.

T.B.

MA I DESIDERI SI AVVERANO?

Postato il Aggiornato il

01theeveningbefore-easterMA I DESIDERI SI AVVERANO?

Tutta l’esistenza umana è per l’uomo un vivere serbando sogni, aneliti e obiettivi: un fantasticare nella beata speranza di poter realizzare un bel giorno, i propri desideri.

L’anima attende silenziosa, osservando il cielo stellato, di vedersi consegnato ciò che vi è di più sacro e dolce nel cuore: un dono adamantino di felicità.

C’è chi desidera l’amore. Chi il successo, il denaro, la salute: chi l’iniziazione ai Misteri superiori.

Vivendo, nello scorrere del tempo, può accadere però che le proprie aspirazioni spesso non si accordino con ciò che ci si era prefigurato; addirittura il destino ci può portare il contrario del desiderato. Sofferenze, disagi, fatiche giungono. I desideri non coincidono con il corso degli eventi. E l’anima è delusa. L’uomo si sfiducia, diventa diverso. Ma diverso come? Si indebolisce, si deprime?

 

Nell’amaro considerare, molti uomini possono soccombere ed arrivare a maledire Dio e la sorte; in alcuni rari uomini potrebbe però invece sorgere un pensiero nuovo:

non sarà che i miei desideri —non sono reali—, ma sono solo surrogati, motori che si interpongono fra me e il vero obiettivo che cerco? non sarà che l’obiettivo della mia vita —sia diverso— da ciò che io desidero? Non potrebbe essere che io non sono al mondo per realizzare le mie aspirazioni e i miei sogni, ma per potenziare e arricchire me stesso di facoltà e doti che posso forgiare – solo- attraverso lo sforzo nel cercare di concretizzare quelli che ritengo i miei desideri? Non sarà che io vengo spinto dai desideri per creare in me disposizioni che non potrebbero mai suscitarsi senza di essi?

Steiner dice: “ciò che ci guida non è ciò che cerchiamo”.

Ciò che chiamiamo i “nostri desideri” non sono la nostra vera meta: sono mezzi per condurci verso il nostro progresso superiore. Il vero “desiderio” ci è occulto. Come nella fiaba del Dio Eros e Psyche: ella faceva l’amore con il Dio ogni notte, ma non poteva vederlo in viso.

Dalla Cronaca dell’Akasha di Steiner: “(dopo l’impulso delle forze luciferiche) L’uomo diventò egoista, ed egoistici diventarono anche la sua azione verso l’esterno e i suoi sforzi per lo sviluppo interiore. Egli amò perché desiderava; egli pensò pure perché desiderava, perché spinto dal desiderio del sapere. La sua guida non fu più il mondo spirituale e le sue leggi, ma il DESIDERIO in lui”.

Forse alla fine della nostra vita i nostri desideri non si saranno realizzati, ma saremo diventati certamente diversi da come eravamo. Senza lo “sforzo incessante” nel dare tutto noi stessi per raggiungere un obiettivo, non saremmo mai divenuti quell’essere grandioso che ora possiamo essere.

E’ certamente diverso colui che alla fine della vita si dispiace di aver fallito, da quello che sa che la sua vita è stata una grande occasione per trovare se stesso, per diventare un essere migliore e più forte di quanto era prima. Un essere che ha usato le occasioni della vita per evolversi.

E meravigliosamente può anche accadere il miracolo, perché il mondo spirituale è anche “buono e misericordioso”: può arrivare un dono dal cielo, -un regalo certamente diverso da quello che erano le nostre “umane aspirazioni”- un dono stupendamente più grande di qualsiasi desiderio avevamo prima potuto chiedere o immaginare.

 

Tiziano Bellucci