Iniziazione

SUPERARE LA NOIA COME VIA DI RISVEGLIO

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SUPERARE LA NOIA COME VIA DI RISVEGLIO

L’essere umano non nasce predisposto a “concentrarsi”: fissarsi su un punto, su una situazione, produce in lui la monotonia. E questo vale per ogni ambito: dal giocare, al lavoro, al rapporto di coppia, al matrimonio.
Tutto primo poi, nel suo ripetersi nella medesima forma, crea l’assuefazione, l’indifferenza, la noia.
Perché egli è un ricercatore, un investigatore cosmico: strutturato in modo che in lui si originino in lui continui stimoli, bisogni, brame e passioni, che lo incitino a sperimentare, a ricercare sempre cose nuove nella vita. La sua natura gli impedisce di essere continuativo, stabile, permanente, duraturo e costante.
Solo tramite un educazione esoterica, che si incentri sulla pratica della concentrazione del pensiero, può imparare a contrapporre alla naturale noia, un interesse attivo, che viene generato dalla sua interiore volontà. Concentrarsi è dedicarsi volitivamente ad un tema, un oggetto: che è al contempo un educazione all’amore.
Amare è avere interesse ai massimi vertici, ma per tutto, non solo per una cosa: stranamente si può dire che nell’uomo vi sia già questa la sua tendenza: desiderare ogni cosa. La differenza è che l’uomo non ama disinteressatamente, desidera con interesse. La concentrazione insegna ad amare la singola cosa, per diventare capaci di amare ogni cosa.
Il problema è dunque questo: l’umano si annoia. E questa noia produce in lui l‘attitudine a vivere nella continua pratica del rinnovare il suo mondo esteriore e interiore apportandovi stimoli nuovi o rinnovati.
Se io imparo ogni giorno a concentrarmi su un oggetto, mi sottopongo ad un attività che mi educa a godere di ciò che vive nella noia. Scopro in essa un altro principio. Al principio concentrarsi è difficile, perché ci si trova ad operare contro natura. Essa non vuole cedere alla monoidea, tende al pluralismo. Ma con il tempo si arriva ad un superamento della consueta noia, facendo leva su essa stessa. Si produce uno “scatto” della coscienza ed ecco che ogni monotonia sparisce, e si palesa uno “stato” in cui la calma e la serenità divengono la base dell’esistenza. Ci si accorge che oltre il muro della noia, dimora la calma universale, la pace. Come se fosse stato disposto che la monotonia dovesse fungere da “guardiana” sulla soglia dell’ armonia interiore.
Di fatto, superare la noia significa provocare un “corto circuito” al sistema nervoso: superare l’ordinaria capacità di pensare poggiante sul cervello.
Infatti se ci si esercita con il tempo a concentrarsi su un tema, per via naturale accade che la coscienza vada ad ampliarsi e smette di essere sottomessa al sistema nervoso. Esiste senza poggiare sulla materia: ma si estrinseca tramite un altro veicolo, il corpo eterico, il cervello eterico.
Vi è quindi un sistema per divenire più stabili, più coerenti con le proprie scelte e continuativi: abituarsi a concentrarsi in se stessi.
Ad es. una coppia, che voglia essere in pace non deve promettersi fedeltà: ma imparare a concentrarsi in se stessi. Questa attività conduce  spontaneamente ad un onestà interiore che sa discernere ciò che è vano da ciò che non lo è. Conduce ad eliminare la noia, a superarla.
Piano piano si instaura nell’anima la tendenza ad essenzializzarsi, a godere della semplicità: che significa eliminare la noia. Infatti imparare a godere dell’essenza delle cose, significa smettere di essere complicati, di desiderare l’apparenza. Cessa così la necessità della noia di stimolarci verso un soddisfacimento che il più delle volte è solo fittizio, inutile.
Apprezzare l’essenza di una cosa significa unirsi a lei nello spirito: significa accorgersi che ogni cosa e persona sono parte di un unico spirito, nel quale viviamo ininterrottamente, senza esserne consapevoli.
Concentrarsi su una cosa è un metodo,un pretesto, per arrivare ad accedere al mondo spirituale, a godere della comunione con il divino, la quale non conosce noia, ma solo assoluto appagamento.

Il pensare “rafforzato”: osservazione del pensare

Occorre porsi attivamente di fronte al pensare cercando di ritrarsi dall’atto stesso del “fare pensieri”. Spesso in antroposofia, si parla di “pensare rafforzato”. Tale attività non significa “meditare”, ma arrivare a praticare un osservazione dell’attività di pensiero, cessando ogni elucubrazione razionale.

Si tratta di smettere di identificarsi con l’ordinaria capacità di formare immagini e concetti, per volgersi ad usarla come occasione di potenziamento della forza animica interiore.
Si tratta di “sollevare” il pensare ad un livello superiore.
Non si tratta di meditare, svuotando la coscienza: questa è una fase che deve succedere all’atto dell’osservazione del pensiero.

Il punto di partenza di ogni indagine esoterica moderna, per avere qualità di scientificità deve venire sempre introdotta da un osservazione compiuta dal ricercatore sul proprio pensare: che si può anche qualificare come il raggiungimento del “l’esperienza interiore della reale natura del pensare”. Essa consente l’elevazione della coscienza dalla fase “ordinaria” a quella “veggente”.

Questo tipo di pratica è ben distante da un “rilassarsi”, o un “riposarsi”: si tratta invece di impegnarsi a generare uno “sforzo” enorme dell’anima a mezzo di un eccezionale e sorprendente atto di concentrazione della capacità di pensiero. Deve essere impiegata una smisurata forza animica per analizzare minuziosamente e in modo tassativamente conseguente, la concatenazione di pensieri, la sequenza di immagini costituenti un determinato tema o oggetto prescelto. Quest’ultimo, non è il fine della concentrazione, ma il mezzo.

Ovvero: non ci si concentra per “conoscere l’oggetto” ma per suscitare a suo tramite una spropositata forza animica interiore. L’ossessivo lavoro di sforzo, nel seguire univocamente la costruzione dei pensieri durante concentrazione attiva il pensare stesso, lo riscalda, lo sviluppa, sollevandolo dalla sua momentanea natura riflessa. E’ un espediente, scoperto da R. Steiner, per “commutare” la coscienza riflessa in quella spirituale.

In altri termini si può dire che la concentrazione altro non è che un introduzione scientifica alla reale esperienza spirituale: come la “vestizione” dello scienziato dello spirito, che indossa prima il camice e i guanti, prima di operare sul tavolo del laboratorio.

Tiziano Bellucci

DIVENTARE CHIAROVEGGENTI. PENSARE IL VIVENTE

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DIVENTARE CHIAROVEGGENTI. PENSARE IL VIVENTE

Quella che segue è un osservazione interiore.
Nella scienza spirituale si parla di “pensiero vivente”. Ma cosa è, come si fa a pensare in modo vivente?
Solitamente si pensano idee, tramite immagini. Si associano temi e concetti.

Esiste un modo di pensare che abbraccia tutto, senza bisogno di parole e astrazioni, di memorie associate.

 

Si può rafforzare quella che è l’ordinaria attività di pensiero, tramite una intensa concentrazione; essa diviene qualcosa di diverso dall’ordinario: appare come una forza autonoma, distinta dalla coscienza, un’energia impersonale.
Smette di essere un supporto della coscienza, diventando un organo di percezione, di vedere: diviene un “occhio” reale. Un occhio capace di guardare dentro il mondo spirituale.

Si può smettere di “pensare” pensieri, divenendo capaci di osservare la forza pensante in sé.

“Osservare la forza di pensiero in atto”.
Non stiamo parlando di un assurdo filosofico.

Giungere ad osservare il pensiero come forza, è già un processo spirituale: è vedere l’operare dello spirito, che si estrinseca nell’etere vitale, entro il nostro stesso corpo eterico.

Pensare in modo vivente non è piu pensare, ma diviene un “vedere” gli esseri spirituali che vivono nelle cose. E dentro di noi.
Ci si accorge che l’ordinario pensare era una “limitazione” del vivere nelle cose.
La visuale su sui si pensava cessa di essere i nostri pensieri e diviene vita, attualità del mondo spirituale.

Il pensiero, non è qualcosa che produciamo noi neurologicamente: è un essenza che ci rende partecipi della vita universale. Pensando la vita non possiamo viverla.
Immettersi nell’esperienza del pensare vivente è cessare di pensare: è vivere il mondo spirituale.

La natura del pensiero di fatto si palesa come un essenza titanica di vita fluente incessante, un tessuto sovrasensibile ove si intrecciano colloqui spirituali, deliberazioni di volontà promananti da entità divine: impulsi connotati secondo progetti e intenzioni di una saggezza sovrumana. In esso fluttua la “parola primordiale” cantata di coro in coro, di angelo in arcangelo.
Il pensiero usuale è quindi un “non pensiero” ossia, un cadavere. Ma deve divenire tale, per poter essere cosciente di sé. Deve diventare pensare umano, per essere ritrovato come pensare divino.

Il Piccolo Guardiano della Soglia, l’essere del subconscio.

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Il Piccolo Guardiano della Soglia

Risultati immagini per anubi guardianoFra le esperienze più importanti che accompagnano l’ascesa ai mondi superiori, ci sono gli incontri con il “piccolo guardiano della soglia” e in seguito con il “grande guardiano della soglia“.

Il discepolo incontra il piccolo guardiano, quando i fili che uniscono volontà, pensiero e sentimento, incominciano a disciogliersi nei corpi più sottili – il corpo astrale e il corpo eterico – mentre incontra il «grande guardiano della soglia», quando lo scioglimento dei legami si estende fin dentro alle parti fisiche del corpo, cioè, sopratutto, al cervello.

Il «piccolo guardiano della soglia» è un essere indipendente che non esiste per l’uomo, fino a quando questi non abbia raggiunto un adeguato gradino di evoluzione. Soltanto per mezzo di questo incontro il discepolo si accorge, che pensare, sentire e volere si sono in lui disciolti dalla loro ingenita unione.

Al discepolo si presenta un essere dalla sembianza orribile e spettrale, ed egli per farvi fronte, ha bisogno di tutta la presenza di spirito e di tutta quella fede nella sicurezza della via della conoscenza, che ha acquisito durante il corso del suo discepolato nell’occultismo.

 

Si cercherà ora di descrivere, in forma narrativa, l’incontro ipotetico del discepolo con questo «guardiano della soglia».

Il «guardiano» rivela il proprio significato con le seguenti parole:

“Fino ad ora ti dominavano potenze che ti erano invisibili, le quali operavano in modo che durante il corso delle tue vite passate, ogni tua opera buona avesse la sua ricompensa e ogni tua cattiva azione avesse tristi conseguenze.”

“Per virtù della loro inflImmagine correlatauenza e col frutto delle esperienze della tua vita e dei tuoi pensieri, il tuo carattere si è formato; queste potenze furono le cause del tuo destino.”

“Esse, dominandoti con la legge universale del karma, determinarono la misura di gioia e di dolore che ti veniva assegnata in ognuna delle tue incarnazioni, a seconda della tua condotta nelle incarnazioni precedenti.”

“Queste potenze, abbandoneranno adesso una parte della loro direzione, quindi parte del lavoro che esse facevano per te, dovrai ormai compierlo da solo.”

“Nel tuo carattere hai molti lati belli, molte brutte macchie, ma degli uni come delle altre sei tu stesso la causa”.

“Ora però devono esserti rivelati tutti gli aspetti buoni e cattivi delle tue vite passate, essi erano fino ad ora intessuti nella tua stessa entità, erano in te e tuttavia non li potevi vedere.”

“Ora invece si liberano da te, escono dalla tua personalità, assumendo una forma indipendente che tu puoi vedere e sono io stesso, l’entità che si è formata un corpo con le tue azioni nobili e malvage, la mia figura spettrale rappresenta tutto ciò.”

“Da ora in poi il tuo destino è solamente nelle tue mani”.

“Io devo diventare un’entità perfetta e splendida, se mi voglio salvare dalla distruzione, ma se quest’ultima mi dovesse cogliere, dovrei trascinare con me anche te in un mondo oscuro.”

“Occorre ormai che la tua propria saggezza diventi tanto grande, da essere in grado di assumersi il còmpito che prima svolgevano per te le potenze che ti dominavano.”

“Quando tu avrai varcato la mia soglia, io, come figura visibile, non mi staccherò più per un solo istante dal tuo fianco e se da ora in poi opererai o penserai cose cattive, vedrai subito questa tua colpa riflettersi in un contorcimento orribile e demoniaco della mia figura.”

Risultati immagini per anubi guardiano“Soltanto quando ti sarai purificato in modo che ti sia impossibile commettere altri peccati, allora soltanto il mio essere si trasformerà in bellezza risplendente e potrò unirmi di nuovo con te in un unico essere.”

“La mia soglia però è costruita di tutti quei sentimenti di paura che sono ancora in te, del tuo timore della forza che ti occorre per assumere la completa responsabilità delle tue azioni e dei tuoi pensieri, quindi finché ti manca questo coraggio di prendere da te la direzione della tua sorte, la costruzione di questa soglia non è completa.”

“Non tentare dunque di varcarla, prima di esserti completamente liberato dalla paura”.

“Fino ad ora uscivo dalla tua personalità soltanto quando la morte ti richiamava dal corso di una vita terrena; ma anche allora la mia figura rimaneva per te velata.”

“Potevano vedermi soltanto le potenze del destino che ti dirigevano e a seconda del mio aspetto, nelle pause intermedie fra la morte e una nuova nascita, potevano elaborare in te forza e capacità per il bene della tua evoluzione e definire la tua prossima incarnazione.”

“Quando tu morivi, io rimanevo, e solo trasformandomi attraverso sempre nuove vite e portandomi in questo modo inconsapevolmente a perfezione, tu ti liberavi man mano dalle potenze della morte e quando ti unirai completamente a me, passerai all’immortalità.”

Ciò che qui è stato esposto, in forma narrativa, non va inteso come qualcosa di simbolico, ma come un’esperienza della massima realtà per il discepolo. E’ evidente che il «guardiano della soglia» è una figura astrale che si manifesta alla veggenza superiore del discepolo in via di risveglio. Risveglio derivante dal cessato collegamento fra volontà, pensiero e sentimento.

A questo incontro del discepolo col proprio guardiano, conduce tutta la scienza occulta. Colui il quale, prima di essere abbastanza preparato si vedesse comparire dinanzi il proprio karma non ancora scontato, nella forma sensibile di un essere vivente, correrebbe il pericolo di smarrire la buona strada. La preparazione del discepolo deve perciò mirare a poter sopportare senza alcun timore la spaventosa visione, in modo da potere in piena coscienza incaricarsi del perfezionamento del proprio «guardiano».

Come conseguenza dell’aver felicemente superato l’incontro, col «guardiano della soglia», la prossima morte fisica del discepolo diventa un evento completamente diverso dalle sue morti precedenti. Egli ora  sperimenta coscientemente la morte, Risultati immagini per il guardiano della sogliadeponendo il proprio corpo fisico così come ci si spoglia di un abito usato. Questa sua morte fisica è allora, per così dire, un fatto rilevante soltanto per coloro che vivono con lui e le cui percezioni sono ancora completamente limitate al mondo sensibile. Per il discepolo però nulla si modifica d’importante nell’ambiente che lo circonda. Tutto il mondo soprasensibile in cui egli entra con la morte, stava aperto dinanzi a lui anche prima che egli morisse e continua perciò a  rimanergli aperto anche dopo la sua morte.
(Brani tratti da Rudolf Steiner – L’Iniziazione)

 

 

 

MEDITARE su IDEE PURE

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UN INVITO PER MEDITARE: COLLABORIAMO A CERCARE IDEE PURE?

cropped-gold-abstract-texture-free-wallpaper-for-desktop.jpgLa scienza spirituale afferma che concetti puri, “idee in sè” come giustizia, bellezza, fraternità, misericordia, verità, pace possono fare affiorare forme soprasensibili, se meditate vivendole intensamente.

Si tratta di idee prive di immagini, che abbracciano concetti universali. Sono ottimali proprio perchè sono esenti da immagini,quindi anche prive di connotati sensibili, di rappresentazioni tratte dal mondo fisico.

gold-pattern-photography-hd-wallpaper-1920x1200-9570Steiner dice, nella sua biografia: ” Ero convinto che occorresse anzitutto riconoscere che la giusta via per penetrare nel mondo spirituale passi a tutta prima attraverso l’esperienza di idee pure. E’ possibile secondo una scienza moderna di indagine, penetrare nel mondo spirituale attraverso la spiritualità vivente nelle idee.

Se lo si fa nel modo e con l’intensità giusta può avvenire che dal mare della generale esistenza spirituale (dal mondo delle idee), si stacchino e si rendano visibili per la percezione umana, individualità spirituali senzienti e creatrici. In queste idee prive di immagine, lo spirito è reale, vivente.

Mi dicevo: ogni esperienza spirituale umana deve germogliare nella coscienza partendo da questa esperienza delle idee pure. Quando si vive nelle idee pure, si vive nello spirito.”

Un’idea come in “senso del giusto” è innegabile che esista per l’anima: il problema è identificare la sorgente da cui tale “senso” prende origine e conferisce la possibilità della sua esistenza nell’anima. Non è l’anima che crea in sé la necessità del giusto; vi è qualcosa che ve lo proietta dentro. L’anima lo accoglie: lo riflette soltanto.

Inoltre queste “idee pure” si possono sperimentare solo come “sentimento, senzazione pura: ci si collega ad esse solo con il sentire, non con il pensiero. Il pensiero serve a “cercare”, ad alimentare il sentimento, ma di per sè il “senso della giustizia” non è un pensiero. E’ un sentimento.

Quando si dice il “senso del buono, il senso del bello” non è possibile pensare a nessuna “immagine”. Si deve compiere un lavoro di “ricognizione” interiore della forma interiore invisibile di tali idee.

Shiny-Gold-Background-DesktopDove di trovano queste idee archetipiche? Nel mondo degli archetipi o Devachan: la scienza spirituale ci dice che il mondo spirituale è fatto di esseri di pensiero, entità fatte di sostanza di pensiero.
Riuscire a “collegarsi” con l’archetipo, ossia con un sentimento privo di forme -con il “senso” del giusto, del vero in sè- significa portare la nostra coscienza in una direzione interiore che prende la sua “norma” sul giusto e sul vero usoprasensibile. Verso l’essere del giusto, verso l’entità del vero, verso l’angelo del bello.

Pensare il “bello in sè” come entità vivente, come parte della schiera di esseri spirituali è già andare in una direzione giusta.

Alcune idee pure su meditare, dalle quali si possono “staccare, sostanziare” i corrispondenti esseri spirituali, possono essere:

Fiducia, fede, speranza, amore, misericordia, giustizia, verità, bellezza, sapienza, saggezza, sicurezza, fermezza, serenità, felicità, perdono, metamorfosi, amicizia, pace, fraternità, idea del popolo italiano, tedesco, giapponese, l’umanità, carità, pietà, tolleranza, altruismo, autenticità, purezza, fratellanza, onestà, senso dell’ arte e della bella musica, lealtà, coraggio, forza, senso del conoscere, senso del sacro, concordia, comprensione, compassione, concordanza, familiarità, sensibilità, solidarietà, sincerità, responsabilità, coscienziosità, gratitudine

Può essere propedeutico, concentrarsi sul sentimento oggettivo che risulta dall’osservazione e meditazione interiore dei propri 12 sensi:

Tatto – la risposta interna ad un contatto con il mondo esterno.
Vita  – la sensazione interna di benessere, di essere vivi.
Movimento  – essere internamente consapevole del modo in cui le parti del corpo si muovono in relazione le une alle altre

Equilibrio – questo senso ci orienta al mondo relativamente alle direzioni alto, basso, destra, sinistra.
Olfatto  – il senso che ci mette in contatto con il mondo esterno attraverso gli odori trasportati dall’aria.
Gusto  – una connessione ancor più profonda con il mondo esterno in cui i sapori sono saggiati direttamente.
Vista – il senso che trasferisce all’interno le immagini del mondo esterno.
Calore – con questo senso siamo direttamente consapevoli del calore di un altro corpo
Udito – questo senso può dirci di più riguardo alla struttura interna di un oggetto di quanto può fare la vista. Quando un oggetto risuona, dal suono che udiamo ricaviamo informazioni sulla sua struttura profonda.
Linguaggio/ capacità di parlare – il senso del parlare in parole o emettendo tonalità – che significa udire parole che hanno senso. Include tutto ciò che vuol dire sentire ed “essere dentro” ad una lingua: udire/percepire, parlare e leggere, ecc.
Pensare  – implica l’abilità di percepire i pensieri di un’ altra persona.
Ego – è il senso dell’ego o “Io” che ci rende capaci di rivolgere il nostro pensiero ad un altro essere e di scorgere il loro “Io”, la loro unica individualità, direttamente.

Vorrei invitarvi a scrivere altre idee pure, di questo tipo di seguito, sotto a questo post. Arricchiremo così insieme il materiale meditativo.

Quali sono le idee pure, archetipiche che possiamo aggiungere alla lista sopra?

Grazie
Tiziano Bellucci

Citazioni sulla chiaroveggenza di R. Steiner

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Citazioni sulla chiaroveggenza di R. Steiner

tratte da “LA MIA VITA” , sua autobiografia

Libero studio di Tiziano Bellucci, Luglio 2016

 

Steiner a colori Dichiarazione di Steiner della sua chiaroveggenza

La realtà spirituale era per altrettanto certa come quella del mondo fisico: ma avevo bisogno di giustificare questo, che per me era un fatto. Volevo poter dimostrare a me stesso che l’esperienza del mondo spirituale è  tanto poco illusione quanto poco lo è quella dei sensi.

Vivevano in me, due rappresentazioni che già prima del mio ottavo anno, erano una parte importante della mia vita dell’anima; distinguevo cioè esseri e cose “che si vedono” da esseri e cose che non si vedono”.

Nella geometria, del mio mondo infantile, trovavo la giustificazione del mio parlare di un mondo “che non si vede”.

In quel “mondo” vivevo volentieri. Perché avrei sentito come tenebra il mondo sensibile circostante se questo non avesse ricevuto luce da quello.

Racconto queste cose nella loro verità, sebbene la gente che cerca ragioni per considerare l’antroposofia una cosa fantasiosa possa trarne conclusioni dicendo che fin da bambino ero propenso a fantasticare e che quindi non meraviglia che più tardi si sia formata in me una concezione fantasiosa del mondo.

 

La religiosità da bambino

La mia anima amava immergersi nella solennità della lingua latina e nei culti religiosi. Fino al decimo anno fui a stretto contatto con il parroco.

L’insegnamento religioso e il catechismo erano di gran lunga meno efficaci nel mio mondo interiore, di ciò che il parroco compiva come ministro fra il sensibile e il soprasensibile.

Tutto ciò era per me sin dal principio, intimo e profonda esperienza.

Vivevo nel mondo sensibile: ma in realtà sentito e vivevo continuamente con quell’altro mondo.

Non ero un sognatore: anzi mi trovavo a posto nelle pratiche della vita.

 

La “visione spontanea”

Man mano che crescevo, sentivo di dovermi accostare alla natura, per poter prendere posizione di fronte al mondo dello spirito il quale mi stava innanzi come visione spontanea.

Mi dicevo: “posso orientarmi nel mio mondo spirituale interiore solo se il mio pensiero raggiungerà in se stesso una conformazione tale che lo renda in grado di penetrare fino all’essenza dei fenomeni della natura”.

Il mondo spirituale era aperto al mio sguardo come realtà. Di ogni essere umano mi si rivelava l’individualità spirituale: essa si manifestava nel mondo tramite un corpo fisico, dato dai genitori. Potevo seguire l’essere umano oltre la morte, sulla sua via nel mondo spirituale.

Una volta, dopo la morte di un mio compagno, scrissi di lui ad un insegnante fidato, il quale però non colse nessuna realtà in quel mio lavoro.

La mia visione del mondo spirituale incontrava ovunque disinteresse: altri la relegavano nello spiritismo, modalità per me ripugnante.

 

Forme materiali e spirito

Mi accostai agli studi di anatomia. Contemplai diverse parti dell’organismo animale e umano, vegetale. E giunsi a modo mio, alla concezione goethiana della metamorfosi. Mi resi conto che ciò che appare ai sensi conduce da se stesso a quell’altra immagine che a me era percepibile in modo spirituale.

Ad ogni forma sensibile corrisponde un archetipo nel mondo spirituale.

Quando meditavo sul pensare, sentire e volere umano, vedevo apparire di fronte a me, l’uomo spirituale fino a percepirlo in immagine.

Nella figura umana vedevo nella parte del capo come quella in cui lo spirito è più visibile: nella parte inferiore degli arti e del ricambio vedevo lo spirito nascondersi maggiormente. Nella parte centrale vi era una mediazione fra i due sistemi.

 

rs_1915Un nuovo metodo di osservazione e indagine

Mi convinsi che per spiegare i fenomeni organici, non era possibile usare lo stesso modello usato per indagare l’inorganico. Goethe divenne per me il Galileo dell’organico.

Goethe cercava prima di osservare l’evolversi di ogni singola mutazione della pianta. Poi si ritirava in silenzio e cercava di ripercorre i processi, facendo provenire ogni mutazione da quella precedente. L’insieme delle immagini, andavano a suscitare nel suo spirito, il “tipo” ossia la pianta “tempo”, la quale era l’essere invisibile che aveva reso possibile tutte le varie fasi di sviluppo della pianta.

 

Sull’indagine delle vite passate

Spesso vi sono aspetti della personalità, della fisionomia e della gestualità di una persona che si sente bene non provengono da elementi ereditati dai genitori o dall’ambiente.

La capacità di scorgere vite passate non si ottiene “riflettendo” sui caratteri esteriori di una persona: la si sente suscitata in sé apparentemente dai caratteri esterni di quella persona, ma che vanno a stimolare un processo intuitivo.

Non si deve fare questo tipo di indagine mentre si è insieme a quella persona, ma solo quando la forte impressione ricevuta da lei a operare in noi e diventa come un ricordo vivificato, nel quale scompare l’apparenza sensibile e compare invece un elemento soprasensibile.

 

In questo periodo della mia vita conquistai le precise intuizioni sulle ripetute vite terrene dell’uomo. Contemporaneamente entrai in contatto con il movimento teosofico che ebbe origine da Melena Petrovna Blavatsky. E mi capitò fra le mani il libro “il buddismo esoterico” di Sinnet.

Fui grato al destino di farmi arrivare quel testo dopo che avevo sviluppato le mie convinzioni sulle vite passate: se fosse accaduto prima, a causa dell’antipatia che sentivo verso quel modo di presentare processi spirituali, quel testo mi avrebbe sicuramente stato di ostacolo sul mio cammino.

 

Il pensare svincolato dai sensi

A quei tempi ero giunto a pensare: l’anima diviene attiva in modo superiore quando pensa senza attingere i suoi contenuti rappresentativi dal mondo dei sensi, sviluppando così un attività svincolata dalla percezione dei sensi. Il pensare libero dai sensi, conduce all’esperienza dell’essenza spirituale del mondo.

 

Il pensare organo di percezione

La percezione dei sensi e la conoscenza sensibile è solo un avanguardia della vera conoscenza riguardo l’essenza del mondo: in essa non si rivela tutto ciò che il mondo contiene.

La realtà del mondo in sé è costituita di essenza e apparenza. L’uomo a tutta prima prende coscienza dell’apparenza, incontra con i suoi sensi la veste illusoria del mondo.

Se però, all’atto del percepire l’anima di sforza di progredire e quindi di superare il pensare riflesso, realizzando il pensare svincolato dai sensi, allora l’illusione si compenetra di realtà, cessa di essere illusione.

Allora lo spirito umano incontra lo spirito del mondo, che per l’uomo, è nascosto dietro il mondo sensibile, ma vive ed opera in esso.

Quando il pensare si impossessa dell’idea, si fonde con le sorgenti primordiali dell’esistenza del mondo. Ciò che opera da fuori e dietro le cose penetra ora nello spirito umano, cosichè quest’ultimo diviene uno con la realtà oggettiva alla sua più alta potenza.

La percezione dell’idea nella realtà è la vera comunione dell’uomo. Il pensare ha, di fronte all’idea, la stessa funzione che l’occhio ha di fronte alla luce, così’ come l’occhio davanti al suono: diviene organo di percezione.

(Si parla del fatto di usare il corpo eterico e i suoi organi come strumento di percezione e indagine del mondo spirituale. Il corpo eterico è il corpo del pensiero. L’attività pensante è di fatto, un processo eterico. Dire di usare “il  pensare come organo di percezione” equivale a dire che trasferendo la coscienza nel corpo eterico il pensare cessa di essere –come di consueto- un attività di riflessione o associazione o mnemonica, e diviene un’altra cosa: uno strumento di percezione diretta della realtà spirituale)

Sentivo parte del mio destino riallacciare le mie concezioni a Goethe, anche se egli non era ancora arrivato sino alla visione immediata dello spirito.

 

rs_1916_7Il mistico mi appariva come un individuo che non riesce a raggiungere un rapporto chiaro col mondo delle idee, incapace di scorgere lo spirito nelle idee. Si sente agghiacciare al loro contatto, è costretto a cercare il calore di cui l’anima di cui ha bisogno tramite il sentimento religioso.

Sentivo di dover respingere in toto la via che conduce allo spirito solo attraverso il sentimento.

Io cercavo la comunicazione con lo spirito tramite le idee, il mistico invece la cercava sfuggendo dalle idee.

Quando si arriva alla vera visione dello spirito, essa assegna i suoi limiti a ciò che è elemento personale: l’ego umano cessa di agire, quando si diviene chiaroveggenti in senso puro, perché l’anima si trasforma in strumento di visione, non di giudizio.

Il mio dubbio era: le mie idee, le mie ricerche devono comunicarle al pubblico in forma mistica o in forma scientifica?

 

Goethe ispiratore di Steiner

Goethe evitava di tentare un interpretazione del mondo spirituale.

Egli quando parlava della natura era immerso nello spirito. Voleva sì sentire se stesso nello spirito, ma non voleva pensare se stesso nello spirito. Temeva di cadere nell’astrazione. E quindi non ne parlava per devozione.

Il lavoro che per destino “mi toccò” di compiere riguardo all’edizione delle opere di Goethe mi indico la modalità sul “come” esprimere le mie esperienze spirituali.

Durante il mio lavoro sui suoi scritti, Goethe mi era sempre vicino in spirito.

 

All’uomo non è dato fin dal principio il suo vero essere, la vera autocoscienza: egli deve conquistarla dopo aver raggiunto un intesa della coscienza umana con se stessa”.

Dopo il 1890, mi ritornava spesso alla mente la fatica che da bambino facevo per entrare in contatto con il mondo sensibile, e come mi era familiare invece il mondo soprasensibile.

Imprimermi nella memoria dati esteriori era stato sempre molto faticoso: dovevo vedere e rivedere parecchie volte un oggetto della natura per arrivare a sapere come si chiamasse, in quale categoria la scienza lo classificasse. Il mondo sensibile aveva per me un carattere d’ombra, d’immagine.

Mi sentivo molto solo in quel tempo, rivolto da un lato a Goethe, da un altro lato a Nietzche.

 

La negazione dello spiritismo

Non praticai mai lo spiritismo: andai sempre per vie diverse. Penso anzi che lo spiritismo del nostro tempo sia la deviazione spirituale di anime che cercano lo spirito in maniera esteriore, quasi sperimentale, perché non sanno più sentire la realtà, la verità e la schiettezza di una ricerca davvero conforme allo spirito.

 

Il meditare su “pure idee”prive di immagini

Ero convinto che occorresse anzitutto riconoscere che la giusta via per penetrare nel mondo spirituale passi a tutta prima attraverso l’esperienza di idee pure.

Mettevo in evidenza che, come l’uomo può avere un esperienza cosciente che gli proviene dai sensi (calore, suono, colore) allo stesso modo può sperimentare anche pure idee, che non recano in sé nessun elemento sensibile: prive di qualsiasi figurazione o forma esteriore. (le idee archetipiche: il bello in sé, la giustizia in sé, il popolo italiano in sé)

In queste idee prive di immagine, lo spirito è reale, vivente.

Mi dicevo: ogni esperienza spirituale umana deve germogliare nella coscienza partendo da questa esperienza delle idee pure.

Quando si vive nelle idee pure, si vive nello spirito.

E’ possibile secondo una scienza moderna di indagine, penetrare nel mondo spirituale attraverso la spiritualità vivente nelle idee. Se lo si fa nel modo e con l’intensità giusta può avvenire che dal mare della generale esistenza spirituale (dal mondo delle idee), si stacchino e si rendano visibili per la percezione umana, individualità spirituali senzienti e creatrici.

Per il fatto che io cercavo l’esperienza spirituale a tutta prima attraverso le idee, mi si fraintendeva, accusandomi di razionalista o intelettualista.

 

Il cambiamento di capacità percettiva. Il percepire puro

Avevo 36 anni, al termine del mio soggiorno a Weimar.

Mi era sembra stato difficile non poter riversare l’esperienza dell’anima in profondità negli organi di senso, così da poter avvertire anche ciò che i sensi sperimentavano. Ciò si mutò dopo tale età.

 

Steiner soloLa mia capacità di osservazione per le cose subì una metamorfosi nel senso che divenne più precisa, più esatta in ogni ambito della vita esteriore. Mentre prima tutto viveva dentro di me, nell’anima e nel pensiero ora si destò in me un attenzione, prima inesistente, per tutto ciò che si percepisce con i sensi. I particolari mi divennero importanti. Sorse il sentimento che il mondo dei sensi avesse da rivelarmi qualcosa che esso soltanto può rivelare.

E considerai come un ideale l’imparar a conoscerlo unicamente attraverso ciò che esso ha da dire, senza che l’uomo vi introduca nulla né col pensiero, né con altro contenuto della sua anima.

 

Scopri che gli esseri umani, non giungono ad afferrare con purezza né il mondo spirituale né il mondo fisico: passano troppo presto dal loro mondo interiore al mondo fisico. Mischiano di continuo istintivamente ciò che le cose dicono ai loro sensi con ciò che l’anima sperimenta dentro di lei tramite il suo spirito. Sorge così un modo errato, mutilato di formarsi una giusta rappresentazione delle cose osservate.

 

Affrontavo il mondo in modo oggettivo, libero da ogni elemento soggettivo dell’anima.

Concentravo la mia attenzione in modo da accogliere in modo assolutamente oggettivo, attraverso il solo uso dei sensi, ciò che di una persona, di un fatto o cosa mi si presentava. Evitavo scrupolosamente di inserire in ciò che gli uomini facevano giudizi personali, considerazioni o critiche, mi sottraevo dal sentire antipatia o simpatia nel mio rapporto con loro. Volevo semplicemente lasciare che l’uomo, così come era, agisse su di me.

Risultò che osservare il mondo in questo modo, introduce veramente nel mondo spirituale.

Nel momento in cui si osserva il mondo fisico, si esce completamente da se stessi; e appunto grazie a ciò, si rientra nel mondo spirituale con un accresciuta capacità di osservazione spirituale.

Mi dicevo: ecco, il mondo è pieno di enigmi. La conoscenza vorrebbe risolverli: gli enigmi però non si risolvono per mezzo dei pensieri. I pensieri servono solo ad introdurre l’anima sulla via di possibili soluzioni. I pensieri non hanno soluzioni in sé.

Il mondo intero è un enigma: e l’uomo stesso ne è la soluzione.

Ciò che il singolo uomo può spiegare dell’enigma del mondo, dipende e corrisponde alla misura in cui egli ha conosciuto se stesso, quale essere umano.

La conoscenza nell’uomo è la sua partecipazione a ciò che esseri e avvenimenti, nel mondo spirituale e nel mondo fisico, hanno da dirsi.

La conoscenza reale può scaturire dalla dedizione oggettiva all’osservazione pura e limpida dei sensi.

Attraverso il percepire puro mi era dato un nuovo mondo, un nuovo modo di indagine.

 

Non appena l’intera essenza del mondo sensibile agiva su di me solo attraverso i sensi, senza che io la pensassi, mi stava dinanzi un enigma quale realtà. E la soluzione dell’enigma era in me.

 

L’uomo come organo di percezione degli Dèi

L’uomo non è un essere che ha il compito di creare solo per sé i contenuti della sua conoscenza, ma suo ruolo è di offrire la sua anima come palcoscenico sul quale il mondo possa cominciare a sperimentare in parte la sua esistenza e il suo divenire. Senza la conoscenza umana, il mondo rimarrebbe incompleto.

L’uomo è chiamato a diventare un collaboratore alla creazione del mondo, non un riproduttore di copie dei pensieri presenti nella natura.

Nacque in me allora una profonda esigenza vitale di meditare sistematicamente, per realizzare una conoscenza del mondo. Meditavo già, ma non in questo modo “puro”.

Avevo bisogno di meditare, così come il corpo ha bisogno di respirare.

 

Leggi esteriori, leggi interiori

Nelle mie meditazioni, sentii che l’ordinamento morale del mondo era l’espressione di ordini, colloqui, parole provenienti dai mondi spirituali verso la terra e l’uomo, che chiede di essere accolto solo da chi sia in grado di riconoscere lo spirito come realtà.

Quando l’individuo non è in grado tali “direttive morali” sono leggi, comandamenti, obblighi.

Quando l’individuo partecipa al mondo spirituale in modo vivente queste “imposizioni” assumono un’altra veste: vengono sentite e riconosciute come deliberazioni presenti nella sua individualità.

 

Chiesa e chiaroveggenza

Tutto ciò che fa parte della religione è prescrizione di precetti morali che provengono da rivelazioni comunicate da chiaroveggenti (profeti) del passato.

Si tratta di leggi che arrivano all’uomo dall’esterno.

A questa modalità dogmatica si opponeva la mia concezione dello spirito, che non si accontentava di “rivelazioni altrui” ma voleva sperimentare il mondo spirituale come sperimenta il mondo fisico. E vi si ribellava pure il mio individualismo etico, che riconosceva la vita morale non da comandamenti esterni, ma tramite uno sviluppo dell’essere umano che potesse fare affiorare in lui la sua stessa parte divina.

 

Io vedevo nel pensiero una opportunità di penetrare nello spirituale: ma per chi non ha come me, la capacità di vivere nello spirituale, questi miei propositi potevano venire visti come mere attività di pensiero.

Per chi indaghi il mondo fisico con la sola attività mentale o intelettiva, vi sono entità arimaniche, che subito si inseriscono fra il mondo e la sua anima portandolo alla convinzione che tutto il mondo sia propriamente meccanico. Che tutto sia sorto dal caso e vada avanti come spinto da un inerzia.

In tempeste interiori dovetti preservare la mia visione spirituale da questi esseri.

 

Il cristianesimo che io sentivo, non lo riuscivo a trovare in nessuna confessione religiosa. Dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, nel mondo in cui lo spirito stesso ne parla.

Molti credono che io abbia elaborato la visione antroposofica del Cristo, rifacendomi ad antiche tradizioni gnostiche. Ma non è così.

 

Ebbi in quel periodo esperienze spirituali importanti: mi trovai davanti al mistero del Golgota nella sua più intima e profonda solennità della conoscenza.

Sentii lo stimolo di scrivere il cristianesimo quale fatto mistico: in quel testo scrissi ciò che potei attingere dal mondo spirituale stesso. Ciò che scrissi e dissi sui vangeli non fu frutto di riflessione, ma di mie ricerche spirituali.

 

La condizione per comunicare verità occulte

E’ importante portare le persone, per gradi, alla conoscenza dello spirito, e di non ammettere nessuno ad un grado in cui si diano le comunicazioni superiori del sapere, se prima non conosca quelle inferiori. La stessa regola che si segue per le scuole statali inferiori e superiori.

 

Io comunque non impegnato di fronte a nessuna confraternita per il mantenimento del segreto, perché non attingevo da nessuna “sapienza antica”. La mia conoscenza proveniva dalla mia propria ricerca spirituale. Solo dopo potei dimostrare una concordanza fra le mie indagini e altri saperi esoterici “antichi”.

 

 

La conoscenza antroposofica priva di pericoli

Ciò che proviene da una veggenza dell’anima cosciente, come quella realizzata tramite l’antroposofia, è una conoscenza che può essere divulgata senza alcun timore, perché si rivolge ad una sfera dell’anima e ad individui che possono accoglierla e comprenderla solo se in loro vi è una data predisposizione. Essa non reca in sé pericoli di essere usata in modo non pertinente: in realtà di protegge da sé, perché richiede un attiva volontà del ricevente nel poter essere accolta e compresa.

 

La conoscenza medianica pericolosa

Nella divulgazione della conoscenza che proviene da sfere non coscienti, quindi medianiche o subcoscienti, può invece divenire pericolosa.

Tali dottrine possono essere solo accolte dal subcosciente e non da una elaborazione cosciente; serve una guida, un maestro che sappia “formare” un discepolo in grado di saperle accoglierle

con l’appropriata preparazione e purificazione. Tutto questo deve essere trattato con grande oculatezza, perché si tratta di forze che possono diventare distruttive se non gestite intimamente da persona a persona, appunto una guida che abbia predisposto un allievo ad accoglierle in modo subcosciente. Quindi sarebbe un errore esporle ad un pubblico non preparato a questo tipo di forze. Esse potrebbero danneggiare gli ascoltatori, anche a loro insaputa.

 

rs_1918_5Dal 1902 avevo la facoltà di vivere completamente nel mondo spirituale: avevo immaginazioni, ispirazioni e intuizioni le quali solo gradatamente vennero ad esprimersi nei miei scritti successivi.

Gli anni dal 1901 al 1908 furono quelli in cui vissi con tutte le forze dell’anima sotto l’impressione dei fatti e del mondo spirituale che venivano a me. Si svilupparono conoscenze speciali.

Il mio stile di scrittura non è tenuto in modo da far trapelare miei sentimenti soggettivi. Mentre scrivo, attutisco ciò che sale dall’intimo calore e dal profondo sentimento, in uno stile asciutto, matematico. Ma solo questo stile può essere un risvegliatore, perché il lettore deve suscitare in se stesso il calore e il sentimento; non può lasciare che, in uno stato di coscienza smorzata, essi vengano in lui “travasati” dall’autore.

 

VIVERE SE STESSI COME “VERO IO” TRAMITE LA CONCENTRAZIONE

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VIVERE SE STESSI COME “VERO IO” TRAMITE LA CONCENTRAZIONE

Gold-Abstract-Texture-Free-Wallpaper-for-DesktopRudolf Steiner, ha consegnato un metodo, disponibile a tutti, per produrre un occasione esoterica per meditare senza l’inserimento della propria personalità.
Si tratta della concentrazione del pensiero. Se eseguita secondo i canoni da lui indicati, si realizza una singolare configurazione degli organismi fisici ed eterici nell’uomo. Si realizza un momentaneo “corto circuito” del sistema nervoso, il quale si “chiude in se stesso”, senza collegarsi con i contenuti animici ed egoici, che sono presenti nel sangue. L’ego, o ordinario essere animico egoistico umano vive infatti e si esprime nel fluire della circolazione sanguigna.

Sollevando il nervo dal sangue, si produce la inedità possibilità di sperimentare il proprio Sé, la reale natura spirituale umana. Si “pensa” tramite il cervello eterico, allentato dalla testa fisica, leggermente sporgente al di fuori della fronte.

Ci si sente non più l’ego, ma il vero io.
E la sensazione che si ha è che ogni esperienza o ricordo cambia qualitativamente di valore.
Nel momento in cui si medita, non ci si sente più identificati con le situazioni o le esperienze come accade di solito, ma le si osserva da un punto di vista esterno, senza partecipazione passiva, senza coinvolgimento.
Si avverte un senso di unità con una realtà diversa, che affiora in quei momenti, la quale non associa pensieri con sentimenti o impulsi in modo automatico come accade nella vita odierna.

In quello stato, si può “decidere” o scegliere se sentire o non sentire, se giudicare o non giudicare un fatto. Non si diviene obbligatoriamente “eccitati” o “depressi” da un fatto. A tutta prima la tendenza naturale della coscienza eterica è solo di “osservare”, di prendere atto, senza necessariamente entrare nel giudizio. Esso è possibile, ma non sorge come fatto spontaneo.

Infine si avverte che quello stato, poggia su condizioni diverse nel considerare l’esistenza: l’anima è più misericordiosa, più amorevole e più tollerante verso ogni cosa. Sente che la positività, la mancanza di aspettative, è sostanza di quello stesso mondo di cui si sente allora parte.
Ci si sente pervasi di una volontà, ma costituita di affetto, di radiante interesse colmo di speranza verso il mondo e la vita.
Si vorrebbe non chiedere nulla agli altri, ma poterli godere pienamente per quello che essi sono, nella loro variopinta espressione umana.
Tiziano Bellucci

Invito alla pratica dei 6 Esercizi di R. Steiner

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Cortese ricercatore,

 con la presente vorrei invitarti ad un lavoro di sperimentazione insieme. Per favorire un lavoro di comunità anche se a distanza.

 Si tratta della pratica dei 6 esercizi complementari della scienza spirituale di Rudolf Steiner: controllo del pensare, del volere, del sentire, spregiudicatezza, positività, armonizzazione

 Gli esercizi complementari rafforzano il carattere animico del discepolo, portandolo nella giusta forma, e rendendo migliori i risultati della meditazione. Conferendo anche una protezione all’anima e al corpo durante il sonno.

Ogni esercizio è da eseguire per una settimana, per un totale di 6 settimane.

 Nel link sottostante puoi ascoltare una panoramica generale del lavoro a compiere.

 https://www.youtube.com/watch?v=l6tbAGYoJ04

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 Nel caso tu senta la necessità e il desiderio di partecipare, ti invierò al piu presto le indicazioni (scritte e audio) per eseguire il primo esercizio, che inizierà a partire da lunedì 15 Febbraio.

Prego chiunque volesse partecipare di darmene comunicazione entro sabato 13 Febbraio, alla mail unicornos@hotmail.it

Si comincia dunque da lunedì 15 febbraio e si proseguirà per 6 settimane seguendo la scansione dei 6 esercizi.

A causa della necessità di un “sincronismo” fra i praticanti, ovviamente non saranno possibili proroghe o “partenze” o inserimenti diversi da quelli ipotizzati. Il ciclo deve essere praticato secondo la cadenza indicata: del pensare, del volere, del sentire, spregiudicatezza, positività, armonizzazione.

 E siccome lo si vuole fare insieme, seguendo una prassi esoterica, non è desiderabile che lo si faccia secondo i propri ritmi.

 Restando in attesa di un tuo cenno.

Un caro saluto.

Tiziano Bellucci

 

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