Karma: la legge del destino

LA CONQUISTA DELL’IO ATTRAVERSO IL MALE. Il Cristo in me.

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LA CONQUISTA DELL’IO ATTRAVERSO IL MALE. Il Cristo in me.

Lo spirito dell’umanità è uno. E ogni uomo vi partecipa, ne fa parte. L’umano è riuscito ciononostante ad individualizzarne una parte, legandola a sé.

In che modo?

Attraverso l’esercizio del male, praticando il male: realizzando cattive azioni, errori.

Si deve sapere che non è stato mai donato uno spirito individuale: la divinità ha emesso uno Spirito unitario e con esso ha compenetrato l’umanità primordiale. Un io Terreste.

Vi era un tempo in cui questo “io” soggiornava al di fuori dell’uomo; era un elemento unitario che si trovava nel grembo della divinità: era un arto costitutivo parte di entità che chiamiamo “Elohim”. In quello stadio quindi non si poteva ancora parlare di una suddivisione, di una pluralità di miliardi di “io” come ora, ma vi era un solo “io” che era parte delle entità solari denominate anche Spiriti della forma. Esisteva quindi “uno spirito globale” da cui ogni umano nel corso del tempo, ha tratto da sé e per se una scintilla individuale.

Questa “individualizzazione” è un processo che non è avvenuto all’improvviso, ma durante lo scorrere dei secoli, tramite il calarsi dell’uomo di vita in vita. Dio non ha dato la singola scintilla divina al singolo l’uomo; è l’uomo che ne ha “strappato” per sé un singolo frammento.

Si può dire che nell’era lemurica (Giardino dell’Eden), vi era da un lato dall’alto, un “mare” di essenzialità spirituale dagli Elohim: verso il basso vi erano tanti esseri costituiti ognuno da tre veicoli sviluppati dalle Gerarchie durante le ere di Saturno, Sole e Luna: un involucro fisico, uno eterico uno astrale. Erano i “corpi” del futuro uomo.

Gli involucri non erano in grado di accogliere subito l’io, ma potevano solo trattenerne una piccolissima parte: molta spiritualità rimase fuori dal’uomo. Lo spirito penetrò man mano, con il procedere del divenire terrestre: venne assimilato gradatamente.  Quell’elemento spirituale penetrò sempre più nei corpi incarnandosi sempre più, divenendo sempre più presente. Nell’era lemurica il legame, la quantità di “io” era infinitesima: e infinitesima era la percezione che l’uomo aveva di sé, del suo io. L’autocoscienza nacque lungo i secoli.

In quella prima fase gli esseri umani, erano come una sorta di “automi”, intessuti e mossi dalla volontà dei loro spiriti superiori. Sono parte di una sostanzialità di gruppo.

Si può dire che questo processo non è un fatto esclusivo. Un evento simile è avvenuto durante ogni era planetaria: su Saturno i Troni erano lo spirito di gruppo dell’umanità primordiale, sul Sole i Kyriotetes, sulla Luna le Dynamis, sulla Terra gli Elohim.

Se fosse stato per gli Elohim, essi avrebbero guidato l’umanità come una schiera angelica, ma in modo automatico, senza lasciare all’uomo la libertà di collaborare o scegliere liberamente. Cosi come i gatti, le tigri, i cani, le piante sono guidate da un unico spirito di gruppo.

L’umanità poteva avere un solo nome: Adamo.

Quando si sarebbe morti, si sarebbe ritornati tutti in Adamo.

Si tenga presente che prima della caduta dell’Eden, l’essere umano non moriva mai. Non era soggetto all’esperienza del morire. Essa è data dal vivere dentro un corpo fisico. Allora l’uomo non aveva ancora un corpo fisico.

Egli diceva “io “ ad Adamo, il quale era il suo io. Viveva immerso nella coscienza di appartenere ad un essere unico: lo spirito Adamo dell’umanità.

Tutto cambia con l’intervento di Lucifero. Egli immette nell’uomo la capacità dell’autodeterminazione, del pensare in proprio, quindi del libero arbitrio. Questo crea nell’uomo anche un cambio di coscienza e una condensazione della sua corporeità: egli diviene consapevole, e comincia a usufruire per sé del mondo, cominciando a riservarsi delle occasioni per godere in proprio della propria vita, distaccandosi così dal “sistema” di dipendenza della saggia organizzazione cosmica, la quale provvedeva sì a tutto in lui, non permettendogli però un’autonomia.

Diventando indipendente, l’uomo comincia ad agire, a pensare e quindi a compiere sbagli, errori. Egli comincia a danneggiare il prossimo, la natura, per trarne propri vantaggi, per appunto goderne.

Quando comincia ad esistere e ad avvenire la “reincarnazione”? proprio quando l’uomo comincia ad avere un corpo materiale e a commettere dei peccati, quando crea della disarmonia nel mondo, innescando degli effetti.

L’animale non può mai commettere del male, o compiere errori, perché non vi è in lui un elemento di arbitrio libero o di pensiero cosciente, responsabile (dato dall’influsso luciferico). Alla sua morte, l’animale “libera” il suo spirito e lo riconsegna alla sua anima di gruppo. L’animale non si reincarna, perché non può produrre il male. Se vi fosse un animale che produce il male, non potrebbe “rilasciare” il suo spirito, ma sarebbe “obbligato” a ritornare sulla terra, insieme al suo spirito, per “rimediare” e compensare i danni arrecati. Ma ciò non può avvenire.

“Cambiando” o agendo contro gli altri, l’uomo produce “destino” ossia si mette in moto la macchina della giustizia universale, che pretende ed esige un pareggio, una riparazione.

Ogni volta che si compie un atto contro l’armonia e la logica universale, si è obbligati a rimediare, a rimettere ordine là dove si è creato caos. E’ una legge cosmica.

Ecco da dove si è originata la reincarnazione.

Dal “dovere” che l’uomo si è “caricato su di sé che ha prodotto la richiesta di “compensazione” per il male da lui prodotto.

Si può dire che con le azioni compiute dalla sua anima sulla terra, l’uomo “degrada” il suo spirito, imprimendogli un carattere di impurità: pur avendo in sé uno spirito puro lo investe con la sua impurità animica, creando cosi un legame fra la sua anima e il suo spirito.  Avviene come se l’uomo “contaminasse” il suo spirito, a causa del basso livello delle azioni, di sentimenti e pensieri compiuti.

L’io spirituale umano è stato “intaccato”, immedesimato e coinvolto nelle vicende umane, come “condannato” a ritornare in nuove esistenze, sulla terra, insieme all’anima umana.

Può sembrare inaudito, ma la possibilità di crearsi uno spirito indipendente, proviene dalla possibilità di potere “fare il male”. Proprio perché si è prodotto di vita in vita del “male, dell’errore”, si è reso individuale il proprio spirito.

Abbiamo quindi potuto conseguire l’individualità, abbiamo potuto “trattenere” per noi un po’ di spirito, in modo tale da farlo diventare nostro, è dovuto a Lucifero, che ha creato le condizioni per poter “strappare” lo spirito generale agli Elohim, tramite l’esercizio del male e dell’errore.

Se non avessimo potuto sbagliare, e diventare impuri, non avremmo potuto durante la vita terrena, coinvolgere e trattenere per noi uno spirito individuale. Con il succedersi delle reincarnazioni e del karma l’uomo doveva tornare sulla terra per compensare e per far questo non poteva “riconsegnare” il suo spirito dopo la morte, ma doveva conservarlo, per poterlo poi ricondurre in una nuova vita terrena.

Questo “andirivieni” dello spirito degli Elohim dentro le correnti di incarnazione umane, ha connotato l’io umano con una caratteristica individuale e non più generale.

Una volta che l’uomo esaurirà il suo destino, non dovrà più tornare sulla terra per “compensare”. E neppure egli dovrà “riconsegnare” il suo spirito alla spiritualità generale. Infatti durante il lavoro di tantissime reincarnazioni il suo io non è più uguale a ciò che era quando era parte degli Elohim: ora ha preso una “connotazione” umana, è diventato diverso, si è umanizzato, è di proprietà dell’uomo: è diventato un’appropriazione dell’uomo. E’ nostro. Il nostro io individuale è una conquista avvenuta tramite l’egoismo, tramite l’attaccamento, la coesione luciferica.

Al momento l’io può diventare due cose: un io rivolto all’egoismo, oppure rivolto all’altruismo. Ma del suo utilizzo, proprio o improprio solo noi ne abbiamo l’esclusiva libertà.

Stiamo “imparando” a gestire questo io, in modo più o meno divino, in modo più o meno bestiale.

L’andare contro natura significa creare un alterazione della realtà. Che occorre rimediare: questo significa tornare sulla terra, con il proprio io unito alla nostra anima.

Lucifero ha creato in noi la “contraddizione della vita”, ossia il poter usufruire della vita in modo egoistico: questo crea dei problemi alla spiritualità. E’ ovvio che non è lo spirito degli Elohim che compie il male. E’ l’anima.

Ci siamo conquistati un io singolo, venendo e ritornando di vita in vita, per compensare le nostre colpe, i nostri errori. Questo lavoro ha “legato” a noi a data parte di essenzialità spirituale. Che è diventata nostra. Quella che ora è il nostro io.

Il male, l’egoismo ha quindi avuto ruolo sulla terra: ha contribuito a creare l’individualità umana.

Ora il tempo sta cambiando: dopo aver “fondato” l’io dell’uomo, deve l’uomo stesso fondare una umanità, in cui l’umano che non dica più né io ad Adamo, né a se stesso, ma dica “io, il Cristo in me”.

Tiziano Bellucci

 

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E se fossimo liberi di compiere solo il male?

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Il destino è, riguardo gli eventi più importanti che ci accadono, in maggior parte prefigurato.
Gli Dèi e noi insieme a loro, ci hanno indicato e scritto quale saranno i fatti più giusti attraverso i quali potremo conseguire una retta evoluzione.
Non è difatti importante capire se si è liberi o no di attendere ad un dato evento; l’evento scritto ci viene incontro in modo ineluttabile, ma quali forze svilupperemo dal confronto con esso, non dipende da lui, ma da noi.
 Ripeto: è forse già scritto quali saranno le risultanze del nostro incontro, ma non è scritto cosa determinerà in noi quel fatto. Se daremo un senso ad esso, o soccomberemo in depressione.
Essere liberi non significa quindi poter scegliere cosa fare riguardo gli eventi del destino, perché qualsiasi scelta opereremo (pur credendoci noi stessi i liberi artefici) è già predeterminata.
Se qualcuno mi dà uno schiaffo non l’ho scelto io o l’altro, ma il mio io.  Ciò che accadrà in me dopo tale fatto non è scritto: se vorrò porre rimedio alla malefatta o sarò invece orgoglioso di me, questo dipende da me. In altre parole: io non posso cambiare ciò che da fuori mi viene incontro riguardo ad azioni e atti: io sono soltanto libero di cambiare ciò che accade in me e si accende dentro di me.
Sono libero di scegliere solo atti morali, di coscienza. In questo modo si viene a sapere che non si tratta quindi di poter illusoriamente sfuggire o cambiare il destino, ma di prenderlo consapevolmente in mano.
Ciò che  mi accadrà è perfetto: non vi è niente di più saggio e appropriato per me, anche se può apparirmi al presente, sconveniente e sfortunato. Ciò che mi capita ogni giorno è inesorabile: non posso credere di scansarlo, tantomeno di cambiarlo. E se lo cambio, sarà sempre in peggio.
Quindi devo aver fiducia in ciò che mi accade, perché è sempre bene, mosso da sagge mani. Il peccato, il male viene da me prodotto quando considero i fatti del mio destino come accidentali o casuali, che non mi appartengono, che mi fanno del male.
Essi non possono perseguire il male, perché provengono da immaginazioni divine. Maledire il destino è rifiutare l’occasione per crescere: questo è compiere il vero male. Io compio il male solo quando, di fronte ad un fatto della vita non ravvedo in esso la presenza di un angelo che me lo porta per il mio bene evolutivo.
Accettare il destino non significa annichilirsi, reprimersi, ma prendere coscienza della parte che come attore stiamo recitando. E’ tutto prefigurato; ma non è prefigurato il male che “liberamente” compiamo. Un atto doloso, di pensiero o sentimento quello possiamo inventarlo. Non è possibile credere di poter cambiare il proprio destino “in meglio”, perché così come ci attende ora è già il migliore. E’ comunque possibile peggiorarlo: basta soltanto “liberamente” aggiungervi fatti non scritti. Compiere atti, pensieri e sentimenti che siano malvagi. Allora avremo fatto qualcosa di nuovo.
Se ad un dato evento reagiamo con positività, benevolenza e accettazione facciamo il bene. Se invece reagiamo negativamente con intolleranza e disprezzo compiremo il male. E non solo perché ci sentiremo male, ma perché sentirci a disagio ci porterà a fare del male ad altri. Possiamo dunque solo compiere il male. Se fiduciosamente ci affidiamo al nostro destino facciamo il bene. Il bene non possiamo compierlo: il nostro destino, la nostra vita è il bene più perfetto. La nostra vita è una fase del bene: il male la fase in cui dal bene possiamo slanciarci verso il buono.
Tiziano Bellucci

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Il karma, o legge del contrappasso. Il destino e l’io cosmico

Immagine“IL CONCETTO DELL’ “IO COSMICO: il karma, o legge del contrappasso”La legge del Karma e reincarnazione, è una grande verità celata agli occhi degli uomini.
Di solito l’uomo è convinto e sà di essere un “uno”, nei confronti degli altri uno, degli altri esseri umani; egli dice a sè stesso “io”, credendosi un’individualità unica, divisa e isolata rispetto al mondo: si sente racchiuso in un “guscio” dal quale vede il mondo esterno al di fuori di lui.
Ma ciò è una grande illusione: in realtà l’Io è l’intero mondo, il tutto; tutti gli uomini sono parte di un unico “io”, ma per incantamento se ne sentono distinti, quali individui indipendenti e soggettivi. Le cose, le piante, gli animali e gli uomini sono un unica e sola cosa; il nome del mondo è “io”.
A causa della loro organizzazione animica e corporea, gli uomini sperimentano tale illusione.Per familiarizzarci con tale concetto faremo un esempio: ammettiamo che un uomo particolare creda che il suo “io”, la sua individualità, sia solo la sua testa, in modo che egli ritenga che una sua mano non sia parte del suo corpo, ma bensì un oggetto del mondo esterno.
Ora se per un motivo qualsiasi quell’uomo infligge un colpo o una ferita alla sua mano (che non crede sua), pensando di ferire un qualcosa a lui esterno, ovviamente proverà dolore e cercherà in tutti modi di sanare quel danno subito medicandolo.
Allo stesso modo, a causa della sua organizzazione, l’uomo crede che il suo Io sia solo il suo corpo, non potendosi accorgere che il resto del suo corpo è anche là fuori.
Colpendo l’altro uomo, non si rende conto che colpisce sé stesso.
Quando noi, con l’azione, interveniamo, colpendo il mondo esterno, colpiamo il corpo dell’io del mondo che in realtà è il nostro stesso corpo cosmico di cui per incantamento non ci sentiamo parte.Ovviamente quando colpiamo un essere del mondo esterno non ne abbiamo coscienza tanto quanta ne ha immediatamente colui che nell’esempio precedente colpisce la sua stessa mano; l’effetto del colpo da noi sferrato si manifesterà non nell’immediato presente, ma in una futura incarnazione, riportandoci allora quel dolore che facemmo provare all’altro uomo.

IL PAREGGIO
Qualora un individuo vada contro le leggi Armoniche, scatenando una causa, l’effetto di tale causa lo rincorrera’ all’infinito nel tempo, sino a che tale effetto non venga “pareggiato” ovvero “ristabilito” come era in origine; cio’ e’ avvalorato anche dalla legge fisica dell’entropia, la quale asserisce che nell’universo, affinche’ non regni il caos, vi e’ un meccanismo automatico che riordina, cio’ che e’ uscito dal progetto di”ordine”, ponendolo in una logica “ad incastro” che sopperisca allo scompenso causato.
In tal modo si può capire ora in quale nesso si trova l’uomo con il mondo esterno e per quale motivo debba esistere una legge di autocompensazione, che potrebbe sembrare anche solo un’anonima, fredda, impersonale e crudele legge perfetta, nei termini di giustizia, la quale rincorre inelluttabilmente l’uomo che ha commesso una colpa.
E’ in realtà l’uomo stesso, essendo egli il mondo, a mettersi per propria cosciente determinazione a porsi e crearsi le condizioni per pareggiare, aggiustare il danno da lui provocato a “sè stesso”.
Ciò non si palesa alla coscienza terrena ordinaria, a causa dell’illusione egoica che è nell’uomo durante tutta la vita terrena; ma tutto questo cambia, dopo la sua morte. L’uomo non è più uguale a prima, dopo la sua dipartita dalla Terra: la sua coscienza diventa diversa, e nei periodi di soggiorno nei piani di purificazione spirituali dopo la morte, l’illusione si svela: gli si presenta innanzi come un evidente colpa, tutto ciò che ha commesso quando si trovava nel mondo sensibile. Egli vede i fili invisibili che sulla terra legano i vari singoli corpi individuali, ora connessi in un unico Corpo cosmico.
Ogni uomo, dopo la morte, nel “kamaloca” (il Purgatorio cattolico) prende visione della vita passata, vedendola scorrere davanti a sé come un film, nel quale vede tutti i suoi misfatti.
Tale vista pone l’Ego dell’uomo in una condizione molto penosa.
Crollata la “Grande Illusione” l’uomo comprende di aver commesso innuverevoli errori; per il periodo equivalente ad un terzo della sua vita terrena (25 anni) egli soggiorna in questo piano di purificazione promettendosi di migliorare: si dedica, aiutato dalle entità delle Gerarchie superiori, nell’elaborare i modi per rimediare a quegli errori commessi, in una nuova incarnazione futura.

IL KARMA : LA LEGGE DELL’IO
L’apparentemente astratta e crudele Legge di Giustizia o la Legge del karma, diviene così una Legge che è l’io stesso dell’uomo a darsi, non un quid di oggettivo inflitto da Potenze ineffabili e spietate: quel Giudice crudele è l’uomo stesso.

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