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“GENDER”: disidentificarsi dalla propria persona

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“GENDER”: disidentificarsi dalla propria persona è un positivo processo iniziatico, o un contingente bisogno egoistico?

 Il primo passo per un discepolo esoterico è imparare a smettere di dire “io” alla sua persona, ai suoi pensieri, ai suoi sentimenti, ai suoi desideri. “Io non sono” la mia passione e i miei desideri , sono un essere autocosciente che è indipendente dalle brame che si presentano in me. Imparare a disidentificarsi, è il primo passo per arrivare a non sentirsi più appartenente ad un genere maschile o femminile:  neppure significa essere gay o transessuali.  Si tratta di essere “umani” e basta.

L’essere umano ha uno spirito asessuato. Sentirsi “maschi” o femmine”, o gay o lesbo o transessuali è un identificazione con una tipologia, con un genere. L’umanità si sta preparando ad un “unificazione” dei generi: infatti ci attende un tempo in cui non ci saranno più ruoli o generi: tutto diventerà “uno” e l’essere umano non avrà più relazioni sentimentali o affettive legate alla sessualità. Ci si relazionerà e si amerà l’altro umano al di là del genere perchè i “tipi” sessuali non esisteranno piu. In un futuro essere Gay o eterossessuale, sarò “anormale”, perchè tutti saranno asessuati, privi di connotati maschili e femminili.

Disidentificarsi da ciò che è la propria persona è quindi un bene, anzi una necessità evolutiva.

Più una persona si distacca dalla sua umanità in carne, più ci possono essere situazioni di non identificazione di quelle che sono le manifestazioni fisiche e corporee. Il problema invece è che per come viene applicato e inteso il “Gender” oggi, ci si trova davanti piuttosto al contrario: ad un maggiore attaccamento alla carne,  ad una potenziata identificazione piu al corpo che allo spirito. Ci sono persone che vogliono e si credono di essere un “corpo” libero di esprimere le proprie pulsioni. Mentre l’evoluzione vorrebbe che cessasse ogni identificazione con il corpo.

Oggi appaiono contraddizioni ed equivoci perchè esiste ancora un “retaggio” che fa credere “normale” l’eterosessualità e “anormale” l’omosessualità”. Nè l’una nè l’altra tipologia rappresentano una fase futura dell’umanità. Sia l’eterossessualità che l’omosessualità sono “fasi” transitorie. Che verranno superate.

Come si è detto al principio, nelle scuole esoteriche viene insegnata e praticata una disciplina che rende il discepolo “asessuato”: il distacco dalla propria personalità contingente. Si impara a dire “io” non al corpo e alle sue funzioni, ma alla propria individualità superiore. Tale procedimento fa cessare ogni inclinazione verso ogni tipo di desiderio, quindi anche verso il bramare il maschile o il femminile. Anche un gay, che divenisse discepolo non potrebbe più sentirsi tale, ma diverrebbe privo di “genere”. Perchè? Perchè l’attenzione e i propri desideri non sarebbero più sessuali, ma solo legati all’amore e all’affetto in senso fraterno, universale.

Tuttavia non sarebbe normale che “tutta” l’umanità divenisse ora “asessuata” esotericamente: perchè ancora servono “corpi” che nascono per via sessuale. Quindi ancora per un pò, deve continuare ad esistere l’equivoco che oggi viviamo. Quando non sarà più necessario riprodursi sessualmente, tutte le diatribe sui “generi” cesseranno. Quello a cui si assiste sono solo male interpretazioni di un fatto evolutivo in divenire, che non lo si riesce nè a comprender, nè a gestire. Oggi le tipologie eterosessuali e omosessuali sono vissute sia con poco amore e soprattutto sessualità istintiva.

Occorrerebbe disidentificarsi non solo dalla propria persona maschio-femmina ma da tutte le inclinazioni di appartenenza alla razza, al popolo, alla famiglia, ai partiti, alle religioni: “solo chi abbandona tutto per seguire Me, può essere mio discepolo“, dice il Cristo. Questo “Me” è l’io umano, l’autorità spirituale che vive in ognuno di noi, che chiede di abbandonare tutte le compagini provvisorie che ci racchiudono dentro una crisalide.

Se si cominciasse a “estrarre” se stessi da tutte le turbolenze religiose, alle idelogie fasulle e fittizie, si starebbe già compiendo qualcosa di utile e reale nel presente. Se invece ci si perde in demogogismi “del vivere in concreto e fare qualcosa” non si è compreso che il punto é: “alzati e cammina!” smettere di farsi sostenere dal proprio ego.

L’uomo deve emanciparsi da ciò che è generico: la famiglia, la razza, il genere fanno parte non della sua individualità, ma della personalità fittizia. Certamente occorre costruire prima questa base personale: e la si costruisce dando al bambino dei modelli legati alla natura, al mondo animale e vegetale. Non certo tramite stravaganze o opinioni personali. Nelle scuola Waldorf si è attenti a questo tipo di sviluppo: lasciare che nel bambino spontaneamente sorgano impulsi individuali e non di ruolo, di sistema o sociali in senso odierno.

Questo post è stato scritto non a favore di quella fenomenologia “GENDER” in voga ora, la quale non mira a nessun disidentificazione iniziatica, ma anzi a produrre OMOLOGAZIONE nel sociale. Omologare è il tentativo di appiattire il genere umano, abbassandolo alla sfera animale, ossia alla pura intelligenza guidata e asservita al motore sessuale. Il GENDER odierno SEMBRA voler consegnare una totale libertà espressiva all’umano, mentre in realtà vuole SOLTANTO relegare l’umano alla sfera istintiva in cui parla solo l’impulso procreativo, che viene sovvertito non più come tale, ma legittimato come PURA e sola occasione di piacere. Questa inclinazione, non porta l’uomo ad una qualche libertà individuale, ma ad una disumanizzazione dei sistemi nella direzione di una decadenza umana, verso maggiore animalità.

Come spesso oggi accade gli impulsi evolutivi di INDIVUALIZZAZIONE vengono travisati, e anzi asserviti alle proprie brame egoistiche. Non si tratta di “prendere una posizione riguardo l’appartenenza ad un genere” si tratta di riconoscere che l’umanità ha dovuto sinora sostenersi a mezzo di “sistemi” egoici (appartenenze a tribù, razze, famiglie, popoli, genere maschile e femminile) che dovranno venire superati, per elevarsi a modelli universali. E’ ovvio che può sorgere un caos interpretativo, come accade oggi, che porta all’originalità di alcune manifestazioni che nulla hanno di individuale e di universale, ma che sono solo affari personali.

Riporto un estratto dal Vangelo Apocrifo di Tommaso: “Simon Pietro dice loro: ‘Maria Maddalena deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita’. 2 Dice Gesù:
“Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatta maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli” (NHC II, 51,18-26) In questo passo Cristo dice che esiste la possibilità di SUPERARE il genere di origine. “Attirare” significa “unificare” le due polarità, il maschile e il femminile in Maddalena: “farla diventare maschio, significa renderla ANDROGINO, quindi non più appartenente agli ordinari e comuni intenti umani.

Tiziano Bellucci

da “Filosofia della liberta, 14° cap. R. Steiner:

“L’uomo va considerato come spirito libero nel seno di una colletti-vità umana solo secondo il grado in cui egli si è, nel modo sopra esposto, reso libero dalla specie. Nessun uomo è completamente specie, nessuno interamente individualità. Ma ogni uomo va gradatamente emancipando una sfera maggiore o minore dell’essere suo, sia dalle caratteristiche generali della vita animale sia dalle leggi dispotiche delle autorità umane che lo dominano.
Ma per quella parte per la quale l’uomo non può conquistarsi tale libertà, egli costituisce un membro nell’organismo della natura e dello spirito. Sotto questo riguardo egli vive a imitazione o in obbedienza di altri. Un valore etico ha però soltanto quella parte della sua attività che scaturisce dalle sue intuizioni. E quanto egli ha in sé in fatto d’istinti morali per virtù di istinti sociali ereditati, acquista un valore etico soltanto quando venga accolto fra le sue intuizioni. Dalle intuizioni etiche individuali, in quanto vengono accolte nelle comunità umane, scaturisce ogni attività morale dell’umanità. Si può anche dire, che la vita morale dell’umanità è la somma complessiva dei prodotti della fanta-sia morale degl’individui umani liberi. Questa è la conclusione del monismo.
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IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL BATTESIMO NEL BAMBINO. Un esorcismo

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IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL BATTESIMO NEL BAMBINO. Un esorcismo

Molti genitori non battezzano più i figli, reputando inutile il rito: oppure preferiscono attendere sia il figlio che possa decidere in autonomia di riceverlo in età adulta.
E’ vero che l’umanità si è evoluta ed è cambiata: ma non si è evoluto il modo in cui si nasce e si muore. Vi sono inoltre, fatti che accadono sempre e comunque, anche se l’uomo non vi crede più.

E’ bene sapere che ogni essere umano infante, subito dopo essere fuoriuscito dal ventre della madre, assume in sé durante la prima inspirazione d’aria, quello che viene definito il “peccato originale”: esso non è una “forma mentis” o un “fatto noioso” religioso.

Si tratta di un entità spirituale che penetra nel bambino, in ogni bambino, alla nascita. Il neonato prende ad abitare in sé, un essere della categoria dei luciferici/arimanici. Che rimarrà con lui sino all’anzianità, sino a qualche giorno prima della sua morte. Viene chiamato anche “Doppio”

Il battesimo venne istituito per “porre dei limiti” a questo essere.
Di fatto anche la chiesa cattolica qualifica il sacramento battesimale come un vero e proprio “atto di esorcismo”.

Ecco il rituale: ORAZIONE DI ESORCISMO BATTESIMALE:

Celebrante: Dio onnipotente,
tu hai mandato il tuo unico Figlio
per dare all’uomo, schiavo del peccato,
la libertà dei tuoi figli;
umilmente ti preghiamo per questo bambino,
che fra le seduzioni del mondo
dovrà lottare contro lo spirito del male:
per la potenza della morte e risurrezione del tuo Figlio,
liberalo dal potere delle tenebre,
rendilo forte con la grazia di Cristo
La “grazia” di Cristo è una sorta di antidoto, che pone un freno al “veleno” appartenente all’entità luciferica, che viene simbolizzata nel serpente dell’Eden.

Ci si può domandare se tutte le problematiche di iperattività o di eccessiva accelerazione che oggi sono sorte nei bambini non provengano dall’aver evitato di battezzare i propri figli.

Un tempo si battezzava proprio per “ridurre” e limitare le influenze delle forze acceleranti e devianti. Oggi le si chiamerebbe così.
Ma di fatto queste forze esistono. E non sono invenzioni.

Scrivo questo post come contrappeso riguardo ad un brulicare di pseudo maestri che parlano addirittura di “necessità di sbattezzare” perché al contrario- secondo costoro- sarebbe una modalità appositamente istituita dalla chiesa per “bloccare” qualsiasi facoltà spirituale nell’umano.

Il battesimo è un rito di esorcismo. E come tale, aiuta a mantenere a bada sotto un certo limite le forze che possono portare troppo avanti o troppo indietro lo sviluppo interiore del bambino.

Non ha senso attendere che il bambino sia maturo per “scegliere” se battezzarsi o no: nel frattempo le forze dell’ostacolo avranno già creato le disposizioni affinché l’uomo non sia più “limitato” dalla loro azione e capace di esercitare controllo su di esse. Lo avranno già “omologato” e messo al loro servizio.

Il valore del battesimo è legato non solo all’atto esorcista in sè, ma al legame che dovrebbe instaurarsi fra il bambino, madrina e padrino. Questi dovrebbero tutelare, nel mondo fisico tramite la loro presenza e nel mondo spirituale tramite i loro angeli custodi, il giusto divenire morale del bambino. Quindi sostenere, orientare e fornire le basi morali per fronteggiare lo “spirito” o animadversio che si insidia con la nascita.

In realtà il battesimo va a vivificare come fa l’acqua con il seme, quel “germe” di immortalità che con il mistero del Golghota è stato posto nell’umano. Il Seme del sacrificio di Cristo è nel cuore di ognuno: solo che esso non si attiva da sè. Ha bisogno di essere risvegliato e soprattutto voluto liberamente dall’io dell’uomo. Un bambino non può farlo da infante. E il Battesimo ha il ruolo di “limitare” l’interferenza di forze avverse, sino a che il bambino non acquisisca le forze per poter fecondare da sè, poter ritrovare l’impulso del Cristo vittorioso su ogni forza di troppa luce e di morte.

Tiziano Bellucci

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USARE O FARSI USARE DAL DIGITALE? Contributi per una gestione “intelligente”

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USARE O FARSI USARE DAL DIGITALE?

Contributi per una gestione “intelligente”

Anni 90: quando nel mondo non esisteva il digitale, internet e cellulare

Interessante che l’avvento di rivoluzionari mezzi di comunicazione di massa, abbia sortito l’effetto opposto di ciò che tali strumenti avrebbero invece dovuto essere portatori. Con la nascita della rete Internet e delle reti cellulari anziché assistere ad una crescita economica e una maggiore capacità di solidarietà, di fraternità, invece si assiste ad una crisi delle relazioni sociali e una sempre crescente crisi economica. Come mai? Vi è una connessione fra le due cose?  Non sarà che ciò che viene propagandato come “massima comodità, civiltà dell’ozio” (internet) e la comunicabilità sociale (rete cellulare, WhatApp, messenger) siano invece maschere di forze che proliferano nel generare i  loro opposti? Non sarà che- e lo si dice ironicamente- le “reti” non siano utilizzate per “catturare” certi tipi di pesci o per creare “ragnatele” in cui abitano ragni digitali?

Il poeta, filosofo e scrittore Goethe direbbe: “tentiamo l’effetto verifica nel reale. Ciò che crea nel mondo amicizia, fecondità e fraternità é buono. Ciò che crea povertà interiore, morte e separazione, non é buono”.

E’ in voga oggi sentire dire: “i mezzi sono neutri, dipende dall’uso che se ne fa”.

Purtroppo chi afferma queste cose spesso lo fa solo in nome della propria incapacità di sapere gestire i “mezzi”. E a volte proprio coloro che parlano così, sono quelli più “posseduti” da questo tipo di dipendenza digitale.

La società ha un livello di coscienza molto acceso oggi: tutti sono molto “attenti”. Si tratta però di capire su “che cosa siano attenti o accesi”.  Una coscienza vigile non significa essere “desti” o “superiori”.

Nel quotidiano impera l’inno: “massima consapevolezza, massimo senso di responsabilità”; non abbiamo più nessuno che debba insegnarci o dettarci regole: siamo in grado di auto governarci da noi stessi”.

Molto bene: chi dice che é un problema di consapevolezza e responsabilità, dovrebbe dimostrare di essere in grado di godere di tale capacità. Di essere libero da qualsiasi schema o dipendenza.

Egli dovrebbe palesare di avere il massimo controllo sull’uso del virtuale: non farsi usare da questo. E soprattutto non usarlo per giustificare, nascondere o “bypassare” la propria coscienza, sostituendola con surrogati come messaggi, sms, mail.

Ad es. oggigiorno se si ha un impegno, ormai é norma inviare un SMS per disdire. È certo più comodo, ma anche poco corretto. Addirittura vile. Ci si nasconde dietro il virtuale per timore del confronto verbale. Questo è il contrario dell’essere civile. Si dovrebbe chiamare e a voce scusarsi del motivo della disdetta.

Cambiare si può

Per controbilanciare e gestire meglio i “problemi di coscienza e consapevolezza” si vorrebbe fornire un orientamento strutturato in alcune indicazioni, che forse potrebbero sembrare scontate, ma che se applicate possono contribuire ad attuare un inizio di cambiamento.

 

La parola d’ordine è “uso il digitale quando lo decido io”

– iniziamo a usare il telefono per la sua vera funzione: usiamolo solo per chiamate vocali non come strumento di connessione dati internet

usare SMS solo in casi di estrema urgenza

– per scelta, non colleghiamoci al web quando siamo fuori di casa 

– connettiamoci al web quando siamo a casa: tramite il pc fisso o Tablet, non smartphone

– oppure se non abbiamo il pc fisso, abilitiamo il traffico dati al telefono solo quando siamo a casa

sul telefono disinstalliamo Whatsapp  

In poche parole: usiamo il telefono come tale, e colleghiamoci ad internet con supporti diversi, solo in momenti in cui ci troviamo a casa o in ufficio. Non all’aperto o in locali di riunione sociale (ristoranti, discoteche, cinema, ecc)

 Internet si può usare, ma non dal telefono: dal pc fisso o dal tablet. Così avverrà che quando si é fuori casa, al cinema, al lavoro, al parco o al supermercato, ci si dedicherà ai propri doveri senza distrazioni di inutili notifiche di Facebook, Messenger o WhatsApp. Quando si é all’aperto o con un amico, é tempo di godere di questo, non di dedicarsi a fuorvianti comunicazioni virtuali.

 Imparare a separare le funzioni degli strumenti può aiutare a diminuirne l’ influenza.

Soprattutto bisogna usare gli strumenti per quelli che erano il loro scopi originari.  Il telefono fu inventato per comunicare le proprie voci. Internet fu creato per scambiare dati.

Il cellulare e internet sono utilissimi. Specialmente per la comunicazione veloce, le emergenze, il passaggio di informazioni, per la compravendita. Una vera meraviglia dell’ingegno umano.

Non si tratta quindi di smettere di usare la tecnologia. Ma di gestirla in modo utile e coerente.

Al momento é la tecnologia che gestisce. Conferendo massime libertà di connessioni e condivisioni, in realtà essa incatena, crea dipendenza. Il telefono serve per chiamare e basta. Una volta non esistevano sms, ma si usava la posta con francobollo. Certo é più comodo sms o mail. Ma ciò che é comodo é sempre di valore? Ciò che comunichiamo tramite via digitale ha lo stesso valore di una telefonata o di una lettera scritta?

Inviare una lettera significa scrivere su un foglio, imbustarla, mettere il bollo e uscire a metterla in una buca postale. Poi devono trascorrere alcuni giorni, per poterla far ricevere. Il ricevente deve aprirla e toccare con mano il foglio che voi stessi avete toccato. Legge la vostra scrittura. E’ tutta un’altra cosa. Vi è molta più vita. E si dà più valore al contenuto.

Un SMS, un messaggio su WHATSAPP o una MAIL che grado di affidabilità o credibilità hanno?  Che qualità di umanità trasmettono? Possono trasmettere un valore o un messaggio importante?

Quando si é a casa, ci si può svagare, dedicandosi a visionare facebook, instagram, web e altro. Ma quando si é fuori casa, si deve vivere la vita reale. Per questo sconsigliamo di usare internet nel telefono: l’avere attiva la connessione “induce” alla distrazione, al non concentrarsi. Inoltre, l’essere di continuo “on line”, “predispone” ad essere contattati, a ricevere notifiche. Questo non è uno stato d’animo proficuo per vivere il presente.

Sarebbe auspicabile giungere all’abolizione di WhatsApp e SMS. Perché non sono umani, ma congegni che surrogano la presenza umana.

Sappiamo che guidare guardando o parlando con lo smartphone é vietato. Il divieto andrebbe esteso anche al camminare e al lavorare. Possono accadere incidenti anche se non si è al volante: anche se si sta solo camminando si può rischiare di essere investiti o di inciampare, per distrazione. Dovrebbe essere vietato usare ogni tipo di supporto virtuale fuori, nella vita reale. Lo si dovrebbe usare in condizioni “controllate”.

Group of kids sms

Non entriamo qui in merito riguardo l’uso dei contenuti virtuali e digitali presso i ragazzi. Che di certo non possono essere visti come “mezzi di educazione della coscienza”. I minorenni o i ragazzi dovrebbero essere i primi a poter usare internet solo a casa e sotto controllo genitori.

Altra nota di attenzione potrebbe andare rivolta all’uso del cellulare come fotocamera. Anche qui, occorrerebbe separare le funzioni e gli usi. Il telefono non dovrebbe essere usato se non per comunicare la voce via audio. Avere la possibilità di avere un “kit” come lo smartphone che ha mille funzioni, è certo utile. Ma nel caso della fotocamera impedisce spesso di vivere il presente: si “blocca” l’attimo, per conservarlo per il futuro. Ma nel frattempo esso è passato. Non lo si è vissuto.

 

Tiziano Bellucci

Finestra di Overton: dichiarare guerra alla verità.

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Finestra di Overton: dichiarare guerra alla verità. Quando l’idea (anche errata) diviene legale

 

Si vive in una società in cui tutto ciò che appartiene al passato sembra debba essere “superato”.

Si pensa che ciò che i nonni credevano assurdo debba essere rivisto e anche diventare “normale”, perché quel modo di pensare è antiquato. La verità di evolve.

La tendenza moderna è la seguente: l’uomo deve aprirsi spregiudicatamente ad accettare qualsiasi modello, evitando ogni forma mentale che limiti l’espressione dell’affermazione dell’individuo.

Si deve giungere ad una globale libertà di espressione e di comportamento, superando il concetto di “legge naturale”.

In nome “dell’evoluzione della società” sembrerebbe legittima l’accettazione di qualsiasi pensiero: anche il concetto più anti-umano, distruttivo, folle, suicida può divenire così logico e legittimo.

Molte idee attuali, un tempo apparivano assolutamente inconcepibili e sono divenute “leggi”: si pensi all’aborto, l’immigrazione di massa, le droghe leggere, l’eutanasia, la pedofilia, l’incesto.

Tutto è verso un “apertura”, una “riforma”.

Ci fu uno studioso, Joseph Overton che formulò la seguente tesi:

ogni idea, pur che sia assurda o inaccettabile, può diventare accolta e resa conforme alla legge purchè la si imponga gradatamente alle masse, tramite una manovra mediatica e politica”.

Si tratta di una tecnica persuasiva su scala globale. Che richiede una applicazione secondo lo sviluppo nel  tempo. Una tecnologia di manipolazione della coscienza pubblica, finalizzata all’accettazione da parte della società di idee che erano un tempo tabù, per portarle a divenire “normali”, socialmente utili.

Un concetto, un tema, da impensabilmente e radicale, può divenire sensato.

Si tratta solo di portarlo gradualmente -tramite i mass media- a dibattito pubblico, anche con forti polemiche. Occorre parlare: discuterne bene o male. L’importante è attualizzarlo con discussioni.

Questi dibattiti devono attraversare 6 fasi.

L’idea al principio può apparire come:

  • IDEA impensabile, inaccettabile, vietata -poi diviene:
  • IDEA radicale, vietata ma con eccezioni, – poi:
  • IDEA accettabile personalmente (l’opinione pubblica sta cambiando) –poi:
  • IDEA sensata, ragionevole, difendibile –poi:
  • IDEA popolare, diffusa, socialmente accettabile –poi infine:
  • IDEA legalizzata introdotta a pieno titolo.

Si tratta di prendere l’idea –da inizialmente illegale- (ad esempio una proposta di rendere l’eutanasia possibile, o la liberalizzazione delle droghe) facendola slittare alla fase successiva, sino a farla apparire legale.

Quando un idea viene discussa a lungo tempo, e portata davanti alla coscienza popolare passo dopo passo, ogni giorno, tramite dibattiti, essa diventa “normale”, raggiungendo uno stadio di accoglimento dalla pluralità.

Avviene cosi che il singolo, l’individuo che non la riconosce come “socialmente accettabile” e quindi si schiera contro, viene isolato e additato come individuo asociale, chiuso, razzista, bigotto, sessuofobo: un essere che non è al passo con i tempi e che tiene ancorata l’evoluzione della società a schemi del passato, legati a tabù che devono essere invece superati.

Questo individuo è da “operare” o da curare. Da internare.

Di fatto ciò che è rivendicazione di una piccola parte di individui e di minoranze viene “imposto” come diritto che deve essere riconosciuto dall’intera società. In questo modo devono venire “scardinati” tutti i concetti di “natura” o di leggi naturali, di riferimenti morali, spirituali e religiosi. Deve essere riscritta una nuova etica alla luce delle necessità di piccoli gruppi, che ne richiedono la modifica.
Il vedere apparire di continuo una data idea dibattuta in parlamento, in televisione, sui giornali, arriva a renderla “familiare”, anche se inizialmente contraddittoria. L’opinione di pochi, può diventare così trasmettersi ad altri e diventare di molti.

Questa modalità appresta a diffondersi ciò che viene definito un “trasbordo ideologico inavvertito”, tramite un relativismo etico, privo di valori negoziabili.

La via di uscita può essere solo una: riconoscere l’uomo come un essere superiore, dotato di intelligenza, ma che fa parte della natura circostante, delle creature del mondo animale e vegetale.

L’usare ciò che la natura non ha (l’intelletto razionale) per rinnegare e misconoscerla come modello, è usare l’intelligenza in modo poco intelligente.

Non si tratta di limitare l’essere umano. Ma di riconoscere che le leggi di natura non cambiano. Non muta la gravità, non muta il magnetismo, non muta la legge sul nascere e sul morire.

Si tratta di “fare di tutto” per rendere vivibile la vita come occasione formativa e di crescita dell’individuo. Di riconoscerla come “scuola” di vita e non come parco di divertimenti: non come luogo in cui tutto deve essere utilizzato per trarne vantaggi e piaceri edonistici, personali, ma come sfera evolutiva in cui esistono delle leggi di natura che se violate, possono portare solo ad apparenti vantaggi. Che creeranno futuri problemi. Per ora inavvertibili, ma immanenti.

Le minoranze che hanno determinate necessità possono venire riconosciute e anche accolte nelle loro richieste: l’errore non sta nel richiedere, nel concedere e rendere legittima una necessità a chi ne fa richiesta, ma nel farla diventare “naturale, normale” rivendicandone l’applicazione su scala sociale, come regola con valore universale. Le eccezioni esistono anche in natura: ma esse non vanno a limitare, a mutare le le altre leggi.

Abbiamo detto: le leggi di natura non cambiano. E neppure la natura umana cambia. L’uomo è un “essere naturale” che appartiene alla natura e deve prendere a modello la natura come indicazione di vita.

Riporto in merito alla possibilità una citazione non di un esoterista, ma di un politico: Giuseppe Mazzini (Dei doveri dell’uomo)

“Voi avete vita; dunque avete una legge di vita. Non v’è vita senza legge. Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe condizioni, con una certa legge. Una legge d’aggregazione governa i minerali: una legge di sviluppo governa le piante: una legge di moto governa gli astri: una legge governa voi e la vostra vita: legge tanto più nobile ed alta quanto più voi siete superiori a tutte le cose create sulla terra. Svilupparvi, agire, vivere secondo la vostra legge, è il primo, anzi l’unico vostro Dovere.
Dio v’ha dato la vita; Dio v’ha dunque dato la legge. Dio è l’unico Legislatore della razza umana. La sua legge è l’unica alla quale voi dobbiate ubbidire. Abbiamo infatti anche dei doveri, oltre che dei diritti.”


Tiziano Bellucci

L’UOMO CO-CREATORE DI LIBERTA’ E AMORE

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L’UOMO CO-CREATORE DI LIBERTA’ E AMORE
Osservando il mondo circostante, si potrebbe credere che tutto è in declino, che l’egoismo dilaga, che il male impera in modo crescente: al punto di vedere solo una “caduta” irrefrenabile dell’uomo.
In realtà tutto quello che accade è invece un preciso segnale che mostra l’umanità prossima ad una grande svolta.
L’umanità sta superando l’adolescenza intesa come fase di sviluppo, e sta entrando nel tempo della maggiore età. E’ come se, trovandosi nel 21° secolo, avesse compiuto 21 anni, conquistando così la maturità. Questo è un periodo, molto duro e difficile, ma che preclude ad un “bello” meraviglioso: l’uomo sta facendo passi avanti, riguardo la sua capacità di gestirsi dall’interno, dal punto di visto di essere autonomo e individuale.
E’ ancora nella fase di “orientamento” riguardo al “come” gestirsi. Ma tutto sta avvenendo, e più passerà il tempo, più egli saprà essere un entità squisitamente e altamente etica, sociale, morale.
L’osservanza delle leggi, la direzione, il comando, la sottomissione a leggi, al sistema sta piano piano diventando un anacronismo. L’individuo vuole condursi dal di dentro. Senza appoggi o sostegni. E deve essere così: egli deve imparare a sapere come e cosa fare in tutte le situazioni sociali, senza doversi riferire o appellare ad un sistema che lo istruisca sul da farsi.
Il probizionismo, la legge che obbliga e che guida è servita sinora come fattore non educativo (perché le norme e i limiti non educano, ma costringono) ma come stato di emergenza, per arginare il “troppo” amorale. Apparirà a poco a poco la nuova e magica creatività umana, capace di amare in libertà, che non abbisogna di nessuna regola, perché si autoregola.
Questo significa che presto l’umano si avvierà verso il massimo dell’individualizzazione, della sua unicità e irripetibilità: verso il massimo bene per tutti e per sé.
Le leggi diverranno superflue, perché ognuno saprà regolamentarsi da sé e avrà pieno rispetto dell’altro. L’individuo stesso si renderà conto che, facendo delle azioni che ledono la libertà dell’altro, sarà il primo a farne le spese, perché presentirà il danno prodotto all’altro come un danno verso di sé. Sperimenterà in anticipo le conseguenze karmiche di causa/effetto: e quindi non potrà compiere qualcosa di cui sa in anticipo che è qualcosa di non utile, ma dannoso.
L’uomo perverrà a sentire che è “uno” con tutti gli individui e gli altri esseri del mondo. Sentirà di essere parte organica di un organismo più ampio: sentirà il pianeta terra e le sue creature come organi del corpo di un unico essere, di cui egli stesso è parte, come organo a sé, come cellula vivente. Se una cellula danneggiasse un’altra cellula, essendo entrambe parti del medesimo organismo, andrebbe incontro ad una morte sicura.
Questo l’uomo sentirà: che ogni cosa che farà agli altri la avrà fatta al corpo del mondo, di cui egli è parte. Non potrà evitare di subirne conseguenze. Desidererà l’armonia.
Il detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, muterà in “Ama il prossimo tuo, perché lui è te stesso”. Se sei parte di uno stesso corpo, non puoi non amare tutto il corpo. Infatti solo rispetto l’apparenza fisica l’umanità è separata in corpi: in realtà ogni anima e ogni spirito, sono parte di un unico essere.
L’uomo è dunque un essere che è prossimo a mostrare la sua grandezza: diventerà sempre più creatore, sempre più fantasioso, artista della fantasia morale, una fonte inesauribile di bene.
Egli saprà che più ometterà di fare il bene, più si indebolirà, più ritornerà a gradi inferiori: perché fare il male significa peggiorarsi, retrocedere come gioia e completezza interiore. Perché è il vivere in armonia con tutti dona felicità. Quindi a nessuno piacerà più fare il male: nessuno vorrà diventare insoddisfatto e infelice.
Più qualcuno omette il bene, più crea dei vuoti nella sua coscienza, che possono essere “invasi” da entità del male. Ci si indebolisce. Chi non fa del male è forte, non ha vuoti dentro sé e non può farsi “abitare” da forze estranee.
Tiziano Bellucci

L’ANGELO OSCURO: IL CLANDESTINO IN NOI

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L’ANGELO OSCURO: IL CLANDESTINO IN NOI

 

magritte_doppioNoi non sappiamo di essere abitati.

Vi è una parte di noi che vive e partecipa alla vita del corpo e dell’anima.

Un’altra parte – indipendente da noi – s’intesse entro i processi della coscienza, come un gas, un liquido entro gli organi e i sensi.

Svolgiamo la nostra giornata convinti di essere noi ad agire, per intimo libero impulso interiore.

Invece ogni pensiero, sentimento e azione è frammischiato da stimoli indotti dal nostro interno, che appartengono ad un altro essere. Che non siamo noi.

Questo essere è corresponsabile di ogni nostra scelta.

C’è chi lo chiama Alter ego, doppio, sosia. O animadversio.

La scienza lo chiama astrattamene “subconscio”.

Non esiste un uomo che non abbia in sé questo doppio.

Dobbiamo a lui due cose: la possibilità di avere un arbitrio e di poter sapere di essere.

In cambio egli usa il nostro corpo e la nostra anima, per avere la sua esistenza e trarne occasioni di nutrimento.

Ogni azione o sentimento o pensiero è “contaminato” dall’influenza di questo essere che influisce-con il suo potere di egoismo- sull’usufruire delle esperienze che la vita ci porta in contro.

Egli ci fa credere tante cose: essere giusti, buoni e veri. Diffonde in noi un elevato impulso di autocommiserazione e quindi di nichilismo.

guardianoIl mondo appare come un elemento ostile e ingiusto dal quale noi dobbiamo distinguerci o separarci. O addirittura un luogo da cui liberarsi. Compresi i suoi abitanti.

Questo “abitante” in noi è l’artefice, il responsabile di ogni paura, dubbio e rancore che vive in noi. Nel tempo, sin dall’infanzia esso si dedica a radicare in noi debolezze, in modo che si possa fondare una filosofia contro il mondo e contro la fraternità.

Questo essere  “clandestinamente” vive in noi, infondendoci una vita dell’anima distorta, disturbata.

Siamone consapevoli ogni volta che vediamo nell’altro uomo del male o dell’errore.

Non è nel mondo il negativo, ma dentro di noi.  Questo essere in noi, ha un potere “specchiante”: proietta la nostra negatività sugli altri individui esterni e ci fa credere che appartenga a loro. Ma siamo noi: ogni difetto che vediamo negli altri, ci crea disprezzo perchè è in noi.

La scienza dello spirito insegna a “distinguersi” da questo essere che ci abita e ci sovrintende.

Una disciplina in grado di istituire uno stato di presenza e vigilanza costante –che può chiamarsi “piena consapevolezza” si pratica tramite la retta e perfetta concentrazione meditativa, come insegnata da Rudolf Steiner.

 

Tiziano Bellucci

 

 

 

WWW : World Wide Web. Chi abita nella ragnatela INTERNET?

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WWW : World Wide Web: ampia ragnatela del mondo

pillole

Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio.”

La rete web non è certo una creazione del mondo spirituale.

La password di accesso a internet potrebbe essere: “armatevi di ogni speranza e ambizione voi che entrate! Qui tutto è possibile”. Che è il contrario di ciò che dice Dante sull’Inferno.

Il termine WWW significa World Wide Web: tradotto significa “ampia ragnatela del mondo”.

Steiner in una conferenza del 13 maggio 1921 a Dornach profetizza, riguardo l’avvento dei social network e del virtuale:

Dalla Terra nascerà una genia di esseri che per quanto riguarda il loro carattere sono collocabili tra il regno minerale e il regno vegetale con una natura di tipo automatico abbondante d’intelletto oltremodo intenso. Con questo movimento, che si diffonderà sulla Terra, questa sarà ricoperta come in una rete, in un tessuto di spaventosi ragni di enorme saggezza, ma che nella loro organizzazione non arrivano neppure al regno vegetale, ragni terrificanti, che s’intrecceranno tra loro e che nei loro movimenti esteriori imiteranno tutto ciò pensato dagli uomini con l’intelletto confuso, non stimolato da quanto deve venire per mezzo di una nuova immaginazione in genere e la scienza dello spirito in particolare. Tutti i pensieri di questo tipo irreale degli uomini diventa reale. La Terra sarà ricoperta (…) di terribili ragni vegetominerali, oltremodo razionali, ma tremendamente malvagi, che s’intessono tra loro. L’uomo(…) sarà costretto a unirsi con il suo essere con questi tremendi aracnidi vegetominerali. Questa specie di ragni avranno poi un carattere spiccatamente arimanico”.

http://wn.rsarchive.org/Lectures/GA204/English/AP1987/19210513p02.html

il-ragno-peloso-attacca-il-concetto-di-cybersecurity-dello-iot-del-microchip-79519423Non è difficile riconoscere nella “rete” di Steiner, la ragnatela WEB o rete internet; e scoprire che i suoi abitanti sono appunto “ragnetti” vegeto minerali: microchip, i  microprocessori.

Camminare su una ragnatela non è mai una cosa troppo saggia. Si possono fare incontri sgradevoli.

C’è chi può dire: che “INTERNET può essere molto utile o non utile, si tratta solo di saperlo gestire”.
Chi è sincero con se stesso, dovrebbe dirsi: “Ahimè, confesso che io non ho questa capacità.
Mi ritrovo sempre a “farmi gestire” dal virtuale
.”

Rivolgendomi a quei pochi che si sentono in grado di “gestire la propria liberta” vorrei dire:
“non illudiamoci di essere troppo consapevoli di dove comincia e finisce la nostra libertà”. Specialmente su INTERNET.
Libertà non è solo fare quello che ci piace, quello che ci pare.

Sapere rinunciare a qualcosa -che ha anche aspetti piacevoli ma che può diventare dannoso- è esercitare la propria libertà. La libera espressione della propria volontà, anche contro  ciò che ci attrae.

Io ritengo che si debba “cristianizzare” il web, utilizzandolo come mezzo altruistico per agevolare l’evoluzione della coscienza morale dell’uomo, per l’innalzamento del genere umano  e di tutta la creazione. Qualsiasi altro utilizzo utilitaristico, ossia egoistico, ci conduce ad equivoci e a soggiacere al dominio di “ragni”, ossia di quelle entità che l’antroposofia chiama  “ostacolanti”.

Chi non riesce a cristianizzare  le sue azioni, ossia ad agire in senso solo altruistico, è bene che interrompa il suo uso nel virtuale, o lo limiti all’indispensabile.

Qualsiasi pensiero che voglia giustificare il proprio uso, come quello iniziale “INTERNET può essere molto utile o non utile, si tratta solo di saperlo gestire” non è un pensiero oggettivo, vero e reale,  ma una sequenza ispirata dalle stesse entità che hanno creato il virtuale.

Allentare il collegamento con il virtuale significa  diminuirne la dipendenza. Essendo un mondo che imprigiona la psiche, senza che essa ne sia consapevole.

La vita non è quella sui Social network e internet: a vita è breve. Vivere la vita nel mondo reale è il vero esoterismo.
Tiziano Bellucci