Vangeli, Scritture Sacre e Religione

“Io sono con voi, fino alla fine del mondo”

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“Io sono con voi, fino alla fine del mondo”
SENTIRE E CREDERE NELLE FORZE CRISTICHE

Il Cristo, dopo l’avvenimento della croce sul GOLGOTA vive nell’atmosfera della Terra, come presenza eterica

la scienza spirituale di dice questo:

Egli è nel manto di luce e calore che avvolge la Terra e ha tre compiti:

– attendere ad un possibile incontro con chi lo cerca iniziaticamente, come visione eterica
– accompagnare l’umanità nel suo cammino evolutivo
– essere al capezzale del singolo uomo che soffre, che è in agonia

L'immagine può contenere: 1 persona, ciboI cari che se ne vanno, non sono soli all’ospedale o dopo la morte. Il Cristo porta loro conforto. Sempre

A testimonianza allego di queste mie parole porto un racconto su Hans Heltoft
(una esperienza in una prigione della Gestapo durante la seconda guerra mondiale)

UNA MANIFESTAZIONE DEL CRISTO ETERICO

“In un sotterraneo dall’aria stantia, cinquecento prigionieri di ogni nazionalità stanno tessendo tappeti. Ad un certo punto entra una guardia e per un’inezia qualsiasi bastona a morte un russo. Poi continua a colpire quel fagotto sanguinolento senza vita. Noialtri prigionieri sentivamo ogni singolo colpo sul nostro stesso corpo… ‘Basta così!’ – gridò fuori di sé un prigioniero polacco. ‘Basta!’ ripetemmo tutti con voce cavernosa. …

Fu precisamente in quell’istante che Gesù entrò nella cantina.

Io non sono un uomo di Chiesa e non avevo mai visto Gesù prima di allora. Tuttavia lo riconobbi e notai che lo riconobbero anche gli altri…

Sperimentammo qualcosa che andava completamente al di là della nostra normale capacità di comprensione. Ciò che oggi mi è del tutto chiaro è che Gesù era qualcosa che non sono capace di descrivere eppure era allo stesso tempo un uomo qualsiasi.

E nonostante io stia al di fuori della Chiesa, devo dire che questa è stata la cosa più grandiosa in assoluto che abbiamo vissuto e che eravamo in grado di vivere. Mentre Gesù entrava successe quanto segue: lo spazio del sotterraneo ammuffito in qualche modo si trasformò… nella sua parte superiore apparve un colore con sfumature di rosso e blu brillante, che si diffondeva a sfera dandoci un senso di pace… lo spazio fino al soffitto mi pareva tanto grande da poterci costruire un intero granaio…

Gesù non ci guardava… continuava a fissare l’uomo macilento ai suoi piedi. Irradiava un amore inesprimibile a parole…

Si chinò sul russo e gli baciò con tenerezza le guance tumefatte e sanguinolente. L’uomo che credevamo morto aprì un occhio; l’altro si era appiccicato col sangue.

Quando vide Gesù, la sua espressione martoriata si accese di una gioia infantile.

Con grande sforzo tese la mano verso Gesù, che gliela prese fra le sue piegandosi leggermente in avanti. Fu così indescrivibilmente bello che noialtri restammo in piedi con un involontario sorriso sereno – anche la guardia. Il russo crollò e l’espressione indicibilmente bella dell’intera sua figura massacrata svanì. Gesù ripose dolcemente la mano del russo sul suo corpo e uscì dall’interrato. Immediatamente tutto tornò come prima.”

Tiziano Bellucci

 

Esoteric lesson, Hannover, 24 settembre 1907  R. Steiner
Cristo è uno spirito del sole, uno spirito del fuoco.

È il suo spirito che ci si rivela alla luce del sole. È il suo respiro di vita nell’aria che si effonde in tutta la terra e penetra in noi con ogni respiro. Il suo corpo è la terra in cui viviamo. In realtà ci alimenta con la sua carne e il suo sangue, perché tutto il cibo che mangiamo viene tolto dalla terra, dal suo corpo. Respiriamo il suo respiro di vita che scorre attraverso il manto delle piante della terra.

Vediamo grazie la sua luce, perché la luce del sole è la sua radiazione spirituale. Viviamo nel suo amore, anche fisicamente, perché il calore del sole che percepiamo è la sua forza spirituale d’amore che noi avvertiamo come calore. E il nostro spirito è attratto verso il suo spirito, come il nostro corpo è incollato a se stesso. Ecco perché il nostro corpo deve essere consacrato: perché camminiamo sul suo corpo. La terra è il suo corpo santo che tocchiamo con i nostri piedi.

E il sole è la manifestazione del suo spirito santo verso cui ci è concesso di cercare. L’aria è la manifestazione della sua vita santa che ci è permesso di accogliere in noi. Per poter diventare consapevoli del nostro io, del nostro spirito, per poter diventare esseri spirituali del nostro sé, questo alto spirito del sole si sacrificò, lasciò la sua dimora reale, scese dal sole e prese involucri fisici sulla terra. Così è stato fisicamente crocifisso nella terra.

Ma egli abbraccia spiritualmente la terra con la sua luce e il suo potere d’amore, e tutto ciò che vive su di essa gli appartiene. Egli aspetta soltanto che vogliamo appartenere a lui. Se ci diamo completamente a lui, non solo ci darà vita fisica, ma anche la sua più alta vita spirituale.

Egli scorre attraverso di noi con il suo spirito divino, con le sue onde di amore e con la sua volontà divina creativa. Possiamo solo essere quello che ci dà, quello che fa da noi. Tutto ciò che combacia in noi rispetto al piano divino è sostanza del suo lavoro. Cosa possiamo fare oltre? Nient’altro che lasciarlo lavorare in noi. È solo se ci opponiamo al suo amore che non può lavorare in noi. Ma come potremmo resistere a questo amore?

Resistete a colui che dice: “Ti ho sempre amato e ti ho attirato a me solo per pura bontà” ?. Ci ha amati fin dall’inizio del mondo. Dobbiamo lasciare che il suo amore diventi un vero essere in noi. La vita reale, lo spirito e la beatitudine sono possibili solo se questa vita diventa vera vita per noi, diviene la vita di Cristo in noi.

Non possiamo diventare puri e santi da noi stessi, ma solo attraverso questa essenza Cristo-vita. Tutto il nostro sforzo e ogni lotta è inutile fino a che questa vita più alta non ci riempie. Solo Egli può lavare tutto dalla nostra natura ancora non purificata, come un flusso pulito e puro.

Questa è l’anima della terra dalla quale questa luce vita purificatrice può ascendere. Dobbiamo cercare la nostra dimora, ai suoi piedi e in piena devozione a lui.

Poi ci trasformerà lui se stesso e scorrerà attraverso di noi con la sua divina vita d’amore fino a diventare illuminati e puri come lui, per diventare come lui.

Fino a quando non potrà condividere con noi la sua coscienza divina.

La nostra anima deve diventare pura e saggia attraverso la sua luce – quindi potrà unirsi con la sua vita. Questa è l’unione di Cristo e di Sophia, l’unione della vita di Cristo con l’anima umana che è stata purificata dalla sua luce.

MEDITARE OGNI GIORNO DURANTE LA QUARESIMA (quarantena)

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MEDITARE OGNI GIORNO DURANTE LA QUARESIMA (quarantena) Il Vangelo di Giovanni

Metodo per meditare i versetti del Vangelo di Giovanni (secondo R. Steiner, 13° conferenza O.O. 95)

Si pianifichi, appena svegli, prima di accogliere qualsiasi impressione, di leggere e immergersi ogni giorno nei primi cinque versetti del Vangelo di Giovanni. Per 15 minuti. Si tratta di leggere, cercando di NON pensare, ma di far sorgere delle immagini.
Ogni giorno si leggeranno i primi 5 versetti di ogni capitolo.

Perseverando per giorni si arriverà a sentire che queste parole possiedono una forza occulta, che risveglia forze di chiaroveggenza. Si può arrivare ad essere introdotti in qualcosa di straordinario e possente: si viene introdotti a vivere le vicende di Palestina, così come sono registrate nelle cronaca dell’Akasha”.

1° capitolo (1°giorno)

[1]In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
[2]Egli era in principio presso Dio:
[3]tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
[4]In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
[5]la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.

2° capitolo (2° giorno)
[1]Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. [2]Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. [3]Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». [4]E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». [5]La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».

3° capitolo (3° giorno)
[1]C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. [2]Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». [3]Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». [4]Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». [5]Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

4° capitolo (4° giorno)
[1]Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni [2]- sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -, [3]lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. [4]Doveva perciò attraversare la Samaria. [5]Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: [6]qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo.

5° capitolo (5° giorno)
[1]Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. [2]V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, [3]sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [4]Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto]. [5]Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.

6° capitolo (6° giorno)
[1]Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, [2]e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. [3]Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. [4]Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. [5]Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

7° capitolo (7° giorno)
1]Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
[2]Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; [3]i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e và nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. [4]Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!». [5]Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.

8° capitolo (8° giorno)
[1]Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. [2]Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. [3]Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, [4]gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. [5]Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».

9° capitolo (9° giorno)
[1]Passando vide un uomo cieco dalla nascita [2]e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». [3]Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. [4]Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. [5]Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».

10° capitolo (10° giorno)
[1]«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. [2]Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. [3]Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. [4]E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. [5]Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

11° capitolo (11° giorno)
1]Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. [2]Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [3]Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
[4]All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». [5]Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.

12° capitolo (12° giorno)
[1]Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. [4]Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: [5]«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».

13° capitolo (13° giorno)
[1]Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. [2]Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, [3]Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, [4]si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. [5]Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.

——-(Giunti al 13° capitolo, si può riprendere e ripetere tutto da capo, dal 1° capitolo)———–

Rielaborazione di R. Steiner, 13° conferenza O.O. 95

Tiziano Bellucci

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I 10 COMANDAMENTI secondo la scienza spirituale

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I 10 COMANDAMENTI secondo la scienza spirituale

 La maggior parte dei teologi ritiene che i 10 comandamenti costituiscono una composizione di leggi che si rintracciano in antichi popoli come Licurgo di Sparta o il codice di Hammurabi. Ma non è così.

Colui che ricevette queste indicazioni fu Mosè: un profeta ebreo che consegui un iniziazione presso i sacerdoti egizi. A quei tempi il popolo che presiedeva alla costruzione di una piramide veniva condizionato da un potere magico di suggestione. L’io dell’uomo non era forte: era possibile influire direttamente sulle anime umane rendendole schiavi servili. Le masse venivano guidate dai sacerdoti: come arti di un corpo unitario.

Mosè  ebbe il compito di introdurre, preparare il popolo a trovare il proprio io,  a farlo emergere dalla coscienza di gruppo: condusse l’uomo a fare ravvisare in sé l’archetipo del proprio io, connesso come goccia, all’io dell’universo (Dio, oceano). Si doveva prima presentare l’esistenza di un Dio esterno, di un legislatore divino universale:  l’io cosmico, rappresentato nella figura di Javhè. Diceva Mosè:  “Esiste un grande “Io” che è Dio, il quale è tutti noi”. L’uomo doveva sentire l’esistenza della luce dello spirito, del quale ne è parte come raggio. Mosè introdusse l’umanità a questa conoscenza, la quale dove portare all’incontro con il proprio io individuale. Processo che trovò il suo compimento secoli più tardi quando l’Io cosmico (Cristo) scese sulla terra e risvegliò questa consapevolezza tramite il gesto del Golghota.  Si doveva introdurre che nel singolo uomo vi è operante un Principio divino, l’archetipo dell’io individuale: riconoscere la presenza di Dio prima fuori, condurrà all’incontro con il proprio io interiore.

Nell’esposizione che seguirà, si noterà che ci sono state delle “modificazioni, delle esemplificazioni e delle omissioni” che la chiesa cattolica ha praticato riguardo il testo originale biblico, dato da Mosè.

 

  I “dieci” 10 comandamenti secondo (attuali) il Catechismo cattolico dal Catechismo di S. Pio X:

  1. Io sono il Signore Dio tuo: Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

 

 

Qui i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio.
(Esodo 20:1-14 e Deuteronomio 5:6-21)

  1. Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.”

Col 1° comandamento Dio (l’io cosmico) si presenta ad Israele come donatore di libertà, per affermare che solo colui che si sottomette dapprima ad una disciplina (la Legge) può arrivare a diventare libero, a poter conseguire una libertà. L’uomo non nasce libero, ma si libera imparando a dominare la sua natura inferiore.  La possibilità di assurgere ad un auto esperienza del divino doveva essere data dapprima in forma di Leggi esteriori. L’io del cosmo (Dio) se accolto dentro di sé, conferiva una auto liberazione dalla schiavitù infusa dagli istinti, dalle passioni che imperano nell’anima. L’Egitto è il mondo del desiderio, del potere, l’ambizione. E’ un primo approccio al ritrovamento del potere archetipico divino entro all’uomo. Javhè dice: “Dentro di te non vi devono essere altri comandanti se non il Dio che vive in te: il tuo io, che troverai tramite l’esercizio della mia Legge”.

  1. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.”

L’uomo non doveva farsi un immagine oggettiva di Dio, da lui separata. Ogni figurazione esteriore del divino, l’io, doveva scomparire da fuori, per venir trovato dentro l’uomo, perché esso abita nell’uomo. Un idolo esteriore era un immagine errata della realtà dell’io: che è invece sempre un Dio interiore. Viene fatto un appello a condurre l’uomo verso la ricerca di Dio dentro di sé, che non poteva essere esterno. Dicendo “io sono un Dio geloso” Steiner dice che il reale significato della frase è da intendere:  “Non cercare mai di arrivare alla rappresentazione di me in modo sbagliato. Altrimenti io produrrò danno in te.  “L’io, (io sono) è un principio che opera costantemente in ogni uomo, entro e attraverso il sangue. E si esprime entro la linea ereditaria, di padre in figlio. Se tu ti fai un immagine sbagliata di ciò che io sono, i tuoi pensieri sbagliati reagiranno con il mio potere contenuto nel tuo sangue ed essi produrranno malattia nel tuo corpo e in quelli dei tuoi figlie e successori.   (Questo comandamento è stato cancellato dalla chiesa cattolica –forse perché di immagini idolatre ne ha fatto invece diffuso uso- , la quale ha raddoppiato il decimo, sdoppiandolo in “non desiderare la donna d’altri e non rubare la donna d’altri  ”)

  1. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.”

Qui si ribadisce: “non devi usare impropriamente la parola “io”, indicando te stesso. Sino a che non arriverai all’esperienza (iniziatica) che l’io e Dio in te coincidono, sappi che non puoi dirti “io”. Tu dici solitamente io al tuo corpo, alle tue passioni, ai tuoi ricordi, ma non dici mai “io” alla tua verà entità divina, che è oltre tutto questo.  Dicendo io a te stesso bestemmi, perché “io” è solo colui che è della stessa natura di Dio. E per come nasci, non sei ancora un “io”. Arrivi a riconoscerti come “io”, quando operi una disciplina di liberazione dai tuoi supporti inferiori.

  1. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

Così come nel cosmo esiste un ritmo di 7 grandi Ere in cui l’evoluzione si deve svolgere, doveva esservi in piccolo di 7 giorni nella vita dell’uomo. La scienza spirituale indica le 7 Ere con i nome dei pianeti: Era di Saturno, Sole (domenica), Luna, Marte/Mercurio (terra), Giove, Venere e Vulcano. La stessa cosa, come in alto, così in basso venne a riflettersi nel ritmo dei giorni della settimana. Nel settimo giorno l’uomo doveva dedicarsi alla ricerca di Dio in se stesso: “il tuo sguardo ricercherà Me in te”.

5.”Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dá il Signore, tuo Dio”.

Si potrebbe dire: “Continua ad agire secondo tua madre e tuo padre, perché vi deve essere nel cosmo sempre un principio evolutivo che elabora il vecchio per produrre il nuovo.  Devi sempre partire dalle radici per innalzarti: e quindi non puoi rinnegarle, né contrastarle. Deve essere conservato ciò che mediante l’io si è costruito nelle generazioni che ti hanno preceduto. Devi conservare le tradizioni, per trasformarle secondo la tua individualità, portarle a completa espressione

6. “Non uccidere.”

7 “Non commettere adulterio.”

8. “Non rubare.”

Il sesto, il settimo e l’ottavo comandamento sono un unico Comandamento suddiviso in tre: “ama il prossimo tuo come te stesso” ossia: “Vedi nel tuo prossimo un io come lo vedi di te stesso. Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Mentre nei comandamenti dal 1°al 5° ci si appella a preservare il proprio io, qui si indica il rispetto e la preservazione dell’io dell’altro.  

  1. “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.”

Non sminuire il valore del tuo prossimo, non riconoscendolo per ciò che è. Chi dice il falso su un altro io, non riconosce che l’io dell’altro è uguale al proprio io, essendo i reciproci io, della stessa natura del divino.

10. “Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.

Si riconosce la piena parità dell’altro rinunciando a volere ciò che gli appartiene. Solo onorando l’immagine riflesso di Dio nell’io di ogni uomo è possibile l’originarsi di un rispetto che crei fraternità.

Rielaborazione di idee antroposofiche a cura di Tiziano Bellucci, dal testo di R. Steiner “Risposte ad enigmi della vita”, 4° conferenza, O.O. 108

MANGIARE IL CORPO E IL SANGUE

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MANGIARE IL CORPO E IL SANGUE

Cosa significa mangiare il corpo di Cristo?
Mangiare il corpo di Cristo” rappresenta partire dallo stato coscienza che ci è dato tramite il sistema neurosensoriale del corpo, per arrivare a disattivarlo. Mangiare il corpo è in pratica un “superare” lo stato di coscienza cerebrale. Imparare ad uscire fuori dal corpo fisico; sviluppare una coscienza svincolata dal sistema nervoso.

E bere il suo sangue cosa significa?
Bere il sangue significa giungere ad avere l’esperienza dello spirito presente nell’io. Il sangue, vino di-vino, Spirito divino. Una volta usciti dal corpo fisico (mangiato il corpo) si arriva a sperimentare una condizione della coscienza in cui si arriva ad afferrare se stessi come un entità superiore, che è diversa rispetto quella che si avverte trovandosi nel sangue ordinario.

Bere il sangue” è qui un“superarlo, fuoriuscirne” un realizzare lo “sganciamento dal corpo” per sentirsi un essere divino, fuori dal corpo. In altre parole è vivere fuori dal corpo, avere garanzia di trovarsi in una condizione di esistenza fuori dal corpo. Uno sdoppiamento consapevole. “Bere il sangue” è sapere che la vita della coscienza è possibile ed esiste anche fuori dal corpo. Si arriva a “diventare” l’io, a sentirsi qualitativamente entro uno stato di presenza superiore.

Questo passaggio –di incontro e conoscenza con la parte piu intima e soprasensibile di se stessi, introduce ad un “salto” superiore, che è l’incontro con il Grande Guardiano della Soglia, il quale è anche colui che chiamiamo Cristo.

Possiamo riassumere:
Mangiare il corpo: uscire fuori dal sistema dei nervi e dei sensi
Bere il sangue: realizzare in noi lo stato di presenza dell’io superiore

Approfondiamo:

Il pane rappresenta il corpo fisico dell’uomo, la base fisica grazie a cui si può originare, poggiare e manifestare la coscienza pensante, la vita del pensiero

Di fatto, lo spirito “cozza” contro il “pane/corpo” e si realizza la coscienza ordinaria, che pensa pensieri astratti, non viventi.

Il pane simbolizza il sistema nervoso, fatto di materia nervosa.

Il corpo è un elemento che l’uomo dovrà mano a mano sacrificare, abbandonare.
Dovrà usare la base eterica per pensare e sapere di sè, non più poggiare sulla coscienza cerebrale.

MANGIARE IL PANE, SIGNIFICA SALTARE LA CONNESSIONE CON L’ELEMENTO CEREBRALE: fare “sparire” il corpo fisico

La coppa contenente il vino simbolizza invece il cuore umano, il quale accoglie il sangue che è il veicolo sensibile dell’io, sede del sentimento e della facoltà di amare.

Quello che abbiamo nei nostri cuori rappresenta qualcosa di molto importante per il futuro; non è molto sviluppato ora, ma contiene una potenza spirituale che lo renderà il “cervello del futuro”. Sostituirà il cervello e tramite il cuore, l’uomo penserà in modo vivente.

Quando l’uomo non penserà più in modo materiale, ma in modo spirituale, il cuore sarà divenuto l’organo del pensiero. Il sacrificio del pane e del sangue comporta la trasformazione dell’uomo.

BERE IL VINO, SIGNIFICA SALTARE LA CONNESSIONE DEL SANGUE CON I NERVI: quindi eleminare l’egoità, la propria personalità.

Nel pane (ostia) abbiamo il principio che è anche presente nel corpo e nel cervello; nel vino (sangue) abbiamo la stesso principio che circola nel nostro cuore.

La coscienza ordinaria di veglia può originarsi perché il sangue dal cuore può circolare nel cervello: quando verrà il tempo in cui l’uomo saprà pensare con il cuore, non avrà più bisogno del corpo e il corpo fisico non sarà più necessario. Non vi saranno più incarnazioni fisiche, ma solo vite umane entro un corpo eterico.

E in quella fase l’uomo avrà un cuore eterico che fungerà da organo di pensiero. Capace di pensare pensieri viventi, non astratti, privi di vita.

Il Cristo, nell’ultima cena indica questa via futura dell’uomo.

RIGUARDO L’EUCARESTIA

“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”.
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti. VANGELO (Mc 14,12-16.22-26)

Noi sappiamo che con il mistero del Golghota il Cristo è diventato parte di ogni molecola solida (corpo) e liquida (sangue) della terra.

Ogni volta che ci si nutre, si compie di fatto, un “eucarestia”.
Per questo motivo si prega: non solo per ringraziare di poter avere il cibo,ma primariamente perchè ci si dovrebbe ricordare del sacrificio di Cristo.
“Fate questo in memoria di me”.

Non sono le “proteine” o le vitamine a nutritci: ma tali sostanze fisiche fungono da “recettori” per attrarre determinate correnti cosmiche. Ogni elemento fisico “richiama” una determinata forza da una posizione planetaria o stellare, la quale va a “nutrire” il corpo umano.
Quindi una “transusustanzazione” della materia avviene in ogni processo del ricambio.
Lo spirito “viene” a nutrire il corpo fisico.
Si narra infatti di asceti che si nutrivano solo con ostie o liquidi.
Di fatto per questi non importava il tipo di “sostanza” fisica, ma la loro sviluppata capacità di “richiamare” il “Pane dal cielo”: citato anche nel Vangelo.

SAPPIAMO DI AVERE UN SEME NEL CUORE?

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SAPPIAMO DI AVERE UN SEME NEL CUORE?

Matteo 13,1
(Novembre 31 D.C.;Cafarnao,sulla riva del L.Tiberiade)

«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi [per udire] oda».

In questa parabola il “seminatore” è colui che dispone nel suo grembo di tutti i “semi spirito”: è l’Unverso Padre spirito, il Principio da cui sono nate tutte le cose. La Matrice.

Tutto lo spirito è contenuto nelle sue mani. Egli è il dispensatore, il distributore del seme dell’io.
E colui che inserì la goccia, o seme delle spirito di Dio entro ogni corpo umano.
Colui che lo “seminò, entro l’umanità.

Il seme è invece la forza che risiede in ogni uomo come germe potenziale, capace di poter ricollegarsi con l’Origine, con il Seminatore stesso. Vive in ogni cuore.

Questo, seme, è simbolicamente quella forza che avvertiamo nell’anima come “Voce o parola dell’io” o Principio di autoconsapevolezza, che vive in ogni uomo. A volte la si chiama “voce della coscienza”.

La “terra, è il terreno” in cui viene seminato il germe dell’io è l’umanità: è il corpo e l’anima di ogni uomo uomo.
“La parola del Regno, il Regno di Dio” è quindi il potenziale Potere che come seme che viene da Lui distribuito in ogni uomo, la facoltà di essere e di sentirsi “figlio dello spirito” e di svilupparsi, agire come tale.

E’ il potere di diventare da piccolo seme, una pianta grandiosa.

Allorche’, si dice che vi sono quattro tipi di individui:

1- GLI INSENSIBILI: coloro che calpestano e rinnegano la propria voce della coscienza, stimolati dagli istinti maligni delle voci seduttrici dentro la sua anima;
2- GLI INCOSTANTI: quelli che percepiscono la forza del proprio Verbo in se, ma sono instabili, pigri: in seguito alle prime tribolazioni, smettono di prestargli attenzione e di seguirla;
3- I PASSIONALI: gli uomini succubi dei piaceri terreni, che pur di non rinunciarvi preferiscono ignorarla;
4- I CERCATORI DI SE’: coloro che sono tenaci, fedeli e perseveranti e ascoltano i propri presentimenti.

A quale categoria sentiamo di appartenere?
E cosa possiamo fare per diventare una “pianta” che può crescere nel Giardino dell ‘Eden, collaborando a vivificare la vita del cosmo?

La parabola del seminatore è una parabola di Gesù raccontata nei tre vangeli sinottici (Matteo 13,1-23, Marco 4,1-20 e Luca 8,4-15) e nel Vangelo apocrifo di Tommaso (Tommaso 9).

Commento di Tiziano Bellucci

IL SIGNIFICATO DELLA PASQUA INTERIORE

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IL SIGNIFICATO DELLA PASQUA INTERIORE

Il mistero del Golghota-la morte in croce del Cristo- ha avviato una trasformazione globale dell’atmosfera spirituale della terra, dell’intero suo essere: essa come l’uomo, è provvista di un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e di un io (entità planetaria). L’aura della terra è mutata di colore e di qualità spirituali, dai tempi della venuta del Cristo.

L’immagine che un sangue puro e divino sia dovuto scorrere e toccare la terra, è stato l’inizio di una purificazione dell’egoismo in eccesso contenuto nell’umanità. Senza tale sacrificio l’uomo avrebbe raggiunto limiti egoistici inerrarrabili: al limite della bestialità.

L’egoismo superfluo costituitosi a mezzo dell’antica azione Javhetica, venne purificato: si è trattato dell’inizio di una depurazione del sangue dal principio dell’egoismo: il principio e la speranza di una nuova era della fratellanza terrestre.

Con la venuta del Cristo, lo spirito contenuto nel calore del sole attorno alla terra cominciò a riversarsi gradatamente entro il sangue umano: è come dire che le entità che abitano il “Sole” (gli Elohim), vennero ad abitare sulla terra di nuovo.  Il Cristo prefigura un futuro in cui la terra si riunirà al sole e diventerà di nuovo uno con gli Elohim, come al principio. Ma prima che ciò accada, l’uomo deve diventare capace di amare, di creare una vera fratellanza. E questo accadrà tramite l’affluire graduale dello spirito del Cristo entro l’umanità.

Quando esso si sarà completamente riversato entro gli uomini, come principio reintegratore, riunificatore, allora si affaccerà una grande fratellanza planetaria. L’uomo si sentirà attratto dall’altro uomo come un fratello, tutte le divisioni cesseranno e un magnifico senso di comunione abbraccerà l’intera umanità.

La Pasqua simbolizza l’inizio di un tempo di futura fratellanza, che partirà dalla rinascita del singolo uomo, come singolo Dio, Angelo umano.

La Pasqu anon è un evento di gruppo: è un processo singolo, individuale. Ogni uomo deve e può compierlo solo personalmente e nessuno può compierlo per lui.

Pasqua è accorgersi di essere al buio e di desiderare la luce.

Pasqua è sentirsi rinchiusi in un sepolcro buio: sentire la prigionia del nostro corpo, della nostra mente cerebrale.

Pasqua è voler svincolarsi dai limiti dati dalla propria fisicità, dalla propria mentalità, delle proprie paure. E’ desiderio di liberarsi dalle proprie debolezze, insicurezze, oscurità.

Pasqua è accorgersi che basta “spingere” la pietra che ci chiude dentro il nostro sepolcro.

E’ compiere un gesto nel “portarci” fuori dalle consuetudini ed abitudini.

Pasqua è desiderare vedere come è il mondo e la vita fuori dal sepolcro.

Pasqua è imparare a vivere momenti di pace interiore, nella meditazione, per rivolgersi all’essenziale, al sovrasostanziale.

Pasqua è sentire che dentro di noi c’è luce, capace di illuminare il buio e incoraggiarci ad aprire il varco verso la luce del mondo, verso la vita.

Pasqua è volere la luce.

E’ sentire la voce del proprio io che ci dice: “vieni fuori dall’oscurità!”.

Pasqua è scoprire che la Vita ha inventato la morte, per avere molta vita.

Per svelare che esiste una vita superiore a quella che conosciamo.

Pasqua è smettere di desiderare di essere qualcosa, per imparare a volersi affermare come Dei in divenire: perché è questo che è solo questo che può renderci completi e felici.

Questo è rinascere.

Questa è la Pasqua: scoprire in sé la propria essenza immortale. Divina

 

Tanti auguri a tutti coloro che vogliono risorgere.

 

Tiziano Bellucci

IL MISTERO DEL MALE: Caino e Giuda in noi

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IL MISTERO DEL MALE: Caino e Giuda in noi

Dietro ad ogni tradimento, dietro ad ogni ipocrisia, ad ogni dolore inferto vi è nascosto il “mistero del male”. Combattere il “portatore del male” non porta a molto. E’ una giustizia parziale ed effimera, non utile. Il male non viene per essere “giustiziato” e neppure per essere combattuto. Viene per altro.

Ai principi del mondo Entità divine “rifiutarono” di accogliere un sacrificio d’amore a loro offerto, respingendo altre entità divine. Queste ultime sperimentarono il “non sentirsi degni”, il non essere accolti. Sentirsi non accettati, non amati originò l’amarezza, l’allontanamento, il non sentirsi meritevoli di amore. Questo fu fatto dall’Alto proprio per creare, con il presupposto del “rifiutare”, l’origine, la causa del male. L’opposizione, la separazione divenne il principio del male.

Perché queste elevate entità divine compirono questo rifiuto? Perché l’amore cosmico doveva smettere di essere un fatto ovvio, un dato di partenza scontato, ma doveva divenire una conquista evolutiva tramite la Libertà umana.

Solo vivendo il “rifiuto”, il non venir accettati si può mettere in ballo, in discussione se stessi. E questo accadde. Il male imperversò ovunque.

Il primo “male” venne da due fratelli: Caino uccise suo fratello Abele.

Il secondo male venne da Giuda: fece crocifiggere Cristo.

Immagine correlataCaino fu il simbolo dell “individuazione” che potè nascere solo tramite l’opposizione, il contrapporsi degli uomini gli uni con gli altri. Caino è il potere Luciferico di ostacolo, di egoismo: che era necessario per rendere gli uomini individui. “Sono forse io il custode di mio

fratello?», così risponde Caino a Jahve che gli chiede dove sia Abele. L’uomo non doveva custodire l’altro, ma sentirsi separato dall’altro. Doveva conoscere l’egoismo e la separazione, l’odio, per poter imparare un amore cosciente, piu grande.

 

 

Giuda è invece il simbolo arimanico, satanico del potere di distruzione, dell’uomo che vive nella materia.

Il Cristo non si oppose a Giuda, ma anzi lo invitò a “compiere in fretta ciò che doveva fare.

Risultati immagini per caino e giudaSecondo i vangeli canonici, Giuda tradì Gesù consegnandolo alle autorità del Tempio di Gerusalemme, le quali a loro volta lo consegnarono a prefetto Ponzio Pilato, massima autorità romana della regione, che lo mise a morte per crocifissione.

Il Vangelo di Giuda – un documento gnostico dei primi secoli D. C.-, invece, presenta Giuda in una prospettiva molto differente: il gesto dell’apostolo non fu un tradimento, ma l’esecuzione di un ordine del Cristo stesso, che aveva bisogno di questo atto affinché il corso degli eventi che aveva progettato fosse messo in moto.

Il Cristo parla al suo discepolo prediletto (Giuda) del vero significato della Genesi, espone quindi una complicata cosmogonia dove compaiono numerosi esseri sovrumani: angeli, angeli del caos, eoni e luminari, tutti guidati dallo Spirito supremo.

In questo documento, Giuda compare come l’unico discepolo a conoscere la vera identità di Cristo, che gli rivela tutti i misteri del Cielo, della Terra e della creazione. Cristo gli predice che avrà un ruolo chiave nella salvezza del mondo. Non gli chiede di tradirlo, ma di liberarlo dal corpo che lo imprigiona in modo che attraverso il sangue, possa attuarsi il mistero dell’achemizzazione dell’egoismo umano in amore divino.

C’è chi dice che il Cristo non sarebbe mai morto di morte naturale essendo un Dio. Per poter provocare la morte serviva un assassinio che facesse fluire il suo sangue.

Giuda in sostanza, non è un traditore malvagio, ma lo strumento attraverso cui si realizza la volontà di Cristo.

Si può pensare che Caino e Giuda siano i “rappresentanti” delle forze maligne.

Risultati immagini per giudaIl male però non sta nella qualità delle forza maligne, non sta negli Esseri che hanno il compito di offrircelo e ispirarcelo: il male è il nostro soccombere a questi esseri. E’ la nostra incapacità di vedere nel male, nella sofferenza uno scopo più alto di ciò che appare nel contingente.

Il male, il mistero degli esseri dell’ostacolo, contribuisce a rendere il bene sempre più forte e soprattutto più «buono».

Non esiste un male occulto o un male fatto di demoni «cattivi». E’ la carenza umana di superare il male, ciò che produce il vero male. Satana e Lucifero quindi non sono il male. Sono strumenti sì malefici, ma attraverso i quali può compiersi un bene grande.

Combattere il male -come si fa solitamente- è creare in realtà un “bene piccolo, meschino”: redimere, liberare il male dal suo significato è invece creare un “bene grande”. Questo è lo scopo del male: generare qualcosa che non sarebbe mai potuto esistere senza inganni e sofferenze: è la genesi del “Grande buono”. Dell’uomo vero, reale.

Il male “viene” per insegnare a diventare libero da esso. La prima fase è un momento di dolore, di caduta. Il vero male è restare nel dolore, nella caduta. Superare il male, è acquisire la forza, l’affrancamento dalla possibilità di fare il male.

Ciascuno di noi porta dentro di sé sia Caino sia Giuda. Sono elementi inseriti in noi, che vengono a costituire il nostro “doppio” luciferico e arimanico. Senza di essi non sarebbe possibile una nostra evoluzione, un superamento di noi stessi.

Possiamo riconoscere Caino e Giuda nell’altro uomo, proprio perché anche in noi stessi questi esseri vivono. Caino l’assassino parla in noi ogni volta che vogliamo separarci da un altro uomo, spezzare il legame con lui. Giuda l‘iscariota parla in noi ogni volta giudichiamo l’altro, ricoprendolo di ipocrisie, non volendoci occupare di approfondirne la conoscenza.

Giudicare è come fece Giuda, è rinunciare ad amare qualcuno che sarebbe degno di amore; condannare come fece Caino, è perdere la formidabile occasione di poter scoprire nell’altro un essere speciale.

Ogni volta che superiamo il male, che lo facciamo redento in noi, capendo e perdonando chi ci porta il “mistero del male”, non siamo noi a compiere questo, ma è il Cristo che agisce in noi, tramite noi.

E’ questo il significato di essere liberi nel “suo Nome”.

Quando qualcuno ci offende, di tradisce, ci delude, possiamo superare e comprendere il mistero del male pensando: “tu che mi offendi, so che non vieni nel nome del male, ma in nome di Cristo, so che sei una straordinaria occasione per ricordarmi come trasformare me stesso in un essere fatto di amore e libertà”.

Tiziano Bellucci