“Un passo nella conoscenza: tre passi nel perfezionamento di sè”

Postato il Aggiornato il

Immagine
Apprendere, acquisire conoscenza significa divenire sempre più consapevoli e più partecipi dello stato delle cose riguardo il senso della vita e la missione dell’uomo sulla terra.Qui per “conoscenza“ non si intendono le nozioni scientifiche, ma le rivelazioni provenienti da indagini chiaroveggenti di individui predisposti.Più conosco e più mi si “svela” il mondo, i suoi esseri e i suoi propositi. Più apprendo è più vengo a sapere cosa devo fare e cosa non devo fare: che cosa si attende da me il cosmo. Mi si rivela il mio ruolo nell’economia universale come essere umano.

Al contempo tramite il conoscere mi vengono messe a disposizione soluzioni, giuste indicazioni per come operare in modo retto, sano e fecondo nel mondo.

Se eseguo in modo corretto quelle indicazioni (che spesso implicano una “modificazione” morale di me stesso) allora opero nel mondo e contribuisco al divenire: tutto sarebbe in armonia.

Ma cosa accade se pur conoscendo cosa non mi è utile, cosa “non è bene che io faccia” io faccio il contrario? Pur sapendo che la linea generale è “smettere di far quel che mi pare” per adempiere invece ai propositi che sono scritti nel mio destino, cosa accade se io mi abbandono ai miei utilitarismi, rinnegando i qualche modo la conoscenza e la mia coscienza?

Accade un fatto sconveniente.

Di solito un iniziato, sa che “per ogni passo verso la conoscenza deve fare tre passi verso i perfezionamento di se stesso” : conoscere significa “moralizzarsi”, ossia diventare individui eticamente responsabili di tutto.

Un iniziato è un individuo che precorre nel tempo l’intera umanità: compie in una vita ciò che la globalità degli uomini realizzerà in millenni. Acquisisce doti e facoltà interiori, poteri spirituali che sono conseguibili solo a mezzo di una severa disciplina occulta.

Questo comporta che, anticipando il suo futuro e quello dell’umanità debba trovarsi davanti anche quegli eventi, quegli incontri del destino che si sarebbero svolti solo in un lontano futuro, in vite future. In altri termini egli si trova in una sola vita a far fronte a “risolvere” legami di destino che forse avrebbe potuto o dovuto adempiere solo in tante vite. “Molti colpi di destino “ gli arrivano: viene investito da molti effetti karmici che come attratti da una calamita si precipitano verso lui. Solitamente tali “effetti karmici” si presentano come eventi dolorosi. Solitamente l’iniziato è dotato di potenti forze per far fronte a ciò: in altre parole, la sua iniziazione è connessa con il suo karma. Egli si dedica al propri perfezionamento, affinchè in lui si generino forze capaci di affrontare il destino in modo adeguato e di risolverlo. Solo se “diventa un essere perfetto, morale e giusto”, risolvendo, perdonando e amando può conseguire le sue doti e al contempo “liberarsi dal suo destino”.

Cosa accade invece se un uomo comune, non sottoposto a discipline, non dotato di enormi forze di compassione e di perdono, e quindi per nulla motivato ad essere “saggio ed elevato”, cosa succede se si dedica allo studio, al conoscere tanto da “riempirsi” di infinite rivelazioni spirituali?

Ciò che avrebbe dovuto conoscere per via naturale in tante vite lo viene a conoscere in una vita: il suo livello di consapevolezza cresce e pur conoscendo nulla, non fa nulla per migliorarsi.

Accade che come all’iniziato il crescere di conoscenza e consapevolezza, accresce il carico del suo destino, che gli viene incontro, travolgendolo. Incidenti, scontri, malattie, liti e discussioni di tante vite, arrivano in una sola vita e reclamano di essere risolti in modo impellente, ora. L’individuo incapace di gestire tale impeto, privo di forze e protezioni è destinato a soccombere.

Questo è il pericolo del tempo odierno.

Siamo circondati da libri, individui che in poco tempo e parole semplici senza richiedere all’uditori il minimo sforzo (spesso viene chiesto denaro) donano la conoscenza occulta: essa viene diffusa. Si ricevono “iniziazioni in un week end” o per corrispondenza.

All’individuo vengo rivelati dati fatti occulti, che lo destano e lo potenziano, senza affiancare al sapere una appropriata disciplina interiore compensatrice.

Ovunque veniamo bombardati da nozioni occulte: ogni “saggezza” acquisita senza sforzo, senza metterla in pratica reale comporta “attirare” destino futuro in questa vita. Senza esserne consapevoli, accrescendo la nostra conoscenza ci assumiamo la responsabilità di impegnarci a far fonte giù da ora a grosse preoccupazioni di destino.

Conoscere significa attivare un anticipazione di destino.

Qui, non si vuole dire che occorre”smettere di conoscere”: ma piuttosto avvisare dell’effetto che “ingenue” nozioni o “leggeri” insegnamenti possono fare sul carico di vita umano.

Vi sono cose che agiscono ed esistono anche se non vi crediamo.

Conoscendo, ci si responsabilizza senza saperlo.

Se decidiamo di conoscere, cerchiamo dunque di farlo armandoci delle qualità morali adeguate al contrappeso che ci verrà richiesto.

Io non desidero fermare nessuno nella propria ricerca di conoscenza: ma soltanto ricordare che a lato di essa serve una compensazione morale. Il monito non è per chi lo fa, ma per chi immagazzina nozioni occulte riguardanti il mondo oggettivo in modo enciclopedico senza al contempo dedicarsi ad una soggettiva ricerca e indagine di sè. In altri termini: conoscere solo il mondo e gli Dèi non porta a conoscere se stessi. Il “mondo umano” può essere indagato solo dalla nostra capacità introspettiva, mediante uno sforzo cosciente, ossia: la meditazione, la concentrazione, la contemplazione. Dette anche: pensare puro, sentire puro, volere puro.

L’accedere alla Conoscenza è un voler accelerare la propria evoluzione; bisogna assumersi di conseguenza anche la responsabilità di tale “richiesta anticipata”.
L’accelerazione evolutiva e quindi il voler conseguire in una sola vita ciò che ci sarebbe stato donato per necessità evolutiva in molte vite,significa parimenti,anche lo scontare o il compensare in una sola vita l’insieme degli eventi passati o cause karmiche smosse,i quali effetti sarebbe comparsi in tante vite successive.
La “domanda” di Conoscenza è direttamente proprozionale alla “risposta” del karma passato.
Con ciò si spiega il perchè qualora a volte si intraprenda un cammino di Conoscenza,capita improvvisamente che il richiedente venga colpito da malattie o da eventi sgradevoli; ciò rappresenta il presentarsi e il compensare di colpo,cause antiche che vengon richiamate in attività dall’impulso di Conoscenza,il quale ne anticipa la manifestazione.

Tiziano Bellucci

Annunci

E se fossimo liberi di compiere solo il male?

Postato il Aggiornato il

Immagine
Il destino è, riguardo gli eventi più importanti che ci accadono, in maggior parte prefigurato.
Gli Dèi e noi insieme a loro, ci hanno indicato e scritto quale saranno i fatti più giusti attraverso i quali potremo conseguire una retta evoluzione.
Non è difatti importante capire se si è liberi o no di attendere ad un dato evento; l’evento scritto ci viene incontro in modo ineluttabile, ma quali forze svilupperemo dal confronto con esso, non dipende da lui, ma da noi.
 Ripeto: è forse già scritto quali saranno le risultanze del nostro incontro, ma non è scritto cosa determinerà in noi quel fatto. Se daremo un senso ad esso, o soccomberemo in depressione.
Essere liberi non significa quindi poter scegliere cosa fare riguardo gli eventi del destino, perché qualsiasi scelta opereremo (pur credendoci noi stessi i liberi artefici) è già predeterminata.
Se qualcuno mi dà uno schiaffo non l’ho scelto io o l’altro, ma il mio io.  Ciò che accadrà in me dopo tale fatto non è scritto: se vorrò porre rimedio alla malefatta o sarò invece orgoglioso di me, questo dipende da me. In altre parole: io non posso cambiare ciò che da fuori mi viene incontro riguardo ad azioni e atti: io sono soltanto libero di cambiare ciò che accade in me e si accende dentro di me.
Sono libero di scegliere solo atti morali, di coscienza. In questo modo si viene a sapere che non si tratta quindi di poter illusoriamente sfuggire o cambiare il destino, ma di prenderlo consapevolmente in mano.
Ciò che  mi accadrà è perfetto: non vi è niente di più saggio e appropriato per me, anche se può apparirmi al presente, sconveniente e sfortunato. Ciò che mi capita ogni giorno è inesorabile: non posso credere di scansarlo, tantomeno di cambiarlo. E se lo cambio, sarà sempre in peggio.
Quindi devo aver fiducia in ciò che mi accade, perché è sempre bene, mosso da sagge mani. Il peccato, il male viene da me prodotto quando considero i fatti del mio destino come accidentali o casuali, che non mi appartengono, che mi fanno del male.
Essi non possono perseguire il male, perché provengono da immaginazioni divine. Maledire il destino è rifiutare l’occasione per crescere: questo è compiere il vero male. Io compio il male solo quando, di fronte ad un fatto della vita non ravvedo in esso la presenza di un angelo che me lo porta per il mio bene evolutivo.
Accettare il destino non significa annichilirsi, reprimersi, ma prendere coscienza della parte che come attore stiamo recitando. E’ tutto prefigurato; ma non è prefigurato il male che “liberamente” compiamo. Un atto doloso, di pensiero o sentimento quello possiamo inventarlo. Non è possibile credere di poter cambiare il proprio destino “in meglio”, perché così come ci attende ora è già il migliore. E’ comunque possibile peggiorarlo: basta soltanto “liberamente” aggiungervi fatti non scritti. Compiere atti, pensieri e sentimenti che siano malvagi. Allora avremo fatto qualcosa di nuovo.
Se ad un dato evento reagiamo con positività, benevolenza e accettazione facciamo il bene. Se invece reagiamo negativamente con intolleranza e disprezzo compiremo il male. E non solo perché ci sentiremo male, ma perché sentirci a disagio ci porterà a fare del male ad altri. Possiamo dunque solo compiere il male. Se fiduciosamente ci affidiamo al nostro destino facciamo il bene. Il bene non possiamo compierlo: il nostro destino, la nostra vita è il bene più perfetto. La nostra vita è una fase del bene: il male la fase in cui dal bene possiamo slanciarci verso il buono.
Tiziano Bellucci

Avere un intuizione è “diventare” ciò che osserviamo

Postato il Aggiornato il

Immagine
Mentre compiamo un osservazione, le cose del mondo vorrebbero penetrare in noi: vorrebbero farci diventare loro.
Di fatto, ogni atto percettivo è un intuizione inconsapevole. Se non agisse qualcosa nell’uomo, durante ogni osservazione si assorbirebbe l’altro, ci si fonderebbe con l’oggetto osservato. La nostra organizzazione è però costituita in modo da preservarci dalla “fusione” con gli oggetti osservati. Non rende possibile “l’intuizione”.
Di fatto la “fusione” fra noi e l’oggetto accade comunque, restando però inconsapevolmente non registrata dalla coscienza. Infatti si attua una “riflessione” della forma osservata e non una “penetrazione”. Di fatto le cose esterne tenderebbe sempre a far si che ci trasformiamo in loro, che diventiamo loro.
Osservando una cosa, essa vorrebbe nascere in noi, farci prendere la sua forma, la sua essenza. Il nostro cervello si oppone però a questo, creando l’effetto “specchiante”. La cosa osservata di proietta nel cervello solo come riflesso, senza possibilità di “trasformare” il cervello. In realtà lo spirito che pervade ogni cosa, tenderebbe a rendere simile a lui ogni osservatore; lo “ingloberebbe” facendolo parte di sé.
Quando siamo sulla terra, la natura non ci richiede di “diventare” parte di lei. Quando osserviamo un albero, esso non ci chiede di penetrare o trasformarsi in lui, di diventare parte della sua linfa, del suo legno. Invece nel mondo spirituale, la condizione naturale della vita è di immergersi in tutto, di diventare partecipi con la propria essenza, dell’essenza degli altri.
Il cervello “rigetta” sempre indietro l’attività di trasformazione dello spirito nei nostri confronti: il cervello rifiuta l’intuizione.  Crea il riflettere. Perdendo la possibilità di diventare l’oggetto, quindi di incontrarlo come essere vivente, il pensare cosmico dell’oggetto scade in pensare astratto: appare in una forma fisica. Una caricatura della sua vera essenza.
Ma questo suscita anche il miracolo dell’autocoscienza. Impossibile senza un cervello. Avvenimento da superare, ma che deve venire attraversato e venerato, dall’uomo che diventa iniziato.
Tiziano Bellucci

Gli spiriti della Forma: Exusiai, Potestà (plasmatori di forme)

Postato il Aggiornato il

L’etere di luce e spiriti della forma

I 6+1 Elohim
Immagine
Esistono 7 spiriti della forma: essi sono di natura solare.
Sei di essi dimorano entro il Sole. Uno di loro è rimasto ad abitare sulla Luna: questo spirito è chiamato “Javhè”. Questi 6 spiriti si ritirarono sul Sole fuoriuscendo dalla terra nell’era iperborea. Sei Elohim andarono a agire dal Sole, uno rimase collegato alla luna/terra. Dopodichè anche Javhè decise di fuoriuscire dalla terra, portandosi con sé la sostanza lunare e gli esseri lunari.L’elemento proprio in cui agiscono le Exusiai sono in raggi di luce solareConcentrandosi solo sulla forma degli enti della natura, prescindendo da qualsiasi altra qualità, limitandosi ad osservare le forme della molteplicità di vegetali, animali e umani, si perviene a quelle entità chiamate Spiriti della forma. Essi conferiscono forme fisse, conchiuse, determinate.Nel regno minerale vediamo attivi entità denominate spiriti della forma, o meglio i loro discendenti, i quali determinano le pure forme minerali al di là di ciò che si considera come colore e come componente interno, in merito a sostanza. Gli spiriti della forma si occupano esclusivamente di ciò che appare come contorno, delimitazione esteriore, non per ciò che è contenuto interiore.

 

Cliccare sotto sul banner per leggere molteplici articoli in tema, sul BLOG Unicornos :

cacoon2a

umero di 

La seconda guerra mondiale e la strage dei pellirossa americani sono collegate?

Postato il Aggiornato il

Riprendo un post pubblicato qualche tempo fa che vorrei portare alla vostra attenzione, secondo una mia interpretazione, derivate da conoscenze scientifico spirituali.

Steiner, in una conferenza di Steiner a Stoccarda del 6 Gennaio 1921, dice che la maggior parte delle anime che erano incarnate ai suoi tempi in Europa centrale, furono incarnate in America come pellirosse e indio dopo la scoperta del continente. Vennero sterminate e vinte dai conquistadores e dai popoli europeri d’allora.

Si parla poi di un’altra corrente ancora che viveva allora in Europa,ala quale aveva vissuto nei primi tempi del cristianesimo nell’europa meridionale, ITALIA, egitto e nord africa. Queste due correnti si mischiarono insieme nell’attuale europa occidentale.

Egli parla poi di un’altra corrente che visse in Europa centrale ai tempi del cristianesimo primordiale vive oggi incarnata nel popolo GIAPPONESE.

Un ultima corrente che visse in oriente, in Asia ai tempi di Cristo e non ne accolse gli impulsi (popolo EBREO) vive ora incarnata in America del nord.

Sarebbe azzardato ipotizzare che durante la seconda guerra mondiale, in cui abbiamo visto soprattutto la Germania come rappresentate dell’Europa centrale, fossero incarnate nei soldati tedeschi le anime di quei pellirosse sterminate dagli spagnoli, inglesi, francesi olandesi, anime che per karma dovevano compensare, il loro sterminio”?
E non è interessante vedere che quei popoli alleati dei tedeschi furono i Giapponesi e gli Italiani? popoli che trovano una connessione secondo le conoscenze sovraesposte? E infine come non si può vedere il nesso con coloro che diventarono poi il “nuovo popolo americano (popolo Ebreo reincarnato)”, nemico dei tedeschi e dei loro alleati?

Mi scuso per tutto ciò può sembrare azzardato: se la sensibilità di qualcuno ne è ferita, provvederò a togliere questo post. E’ solo un ipotesi, che vorrebbe comprendere la logica del karma. Ma se fosse vero è tuttavia incredibile pensare che Steiner anticipasse una realtà che sarebbe poi accaduta venti anni dopo.

 

IL BIMBO ALEGGIA ATTORNO AI GENITORI

Postato il Aggiornato il

Immagine
L’anima bambina, provvista di io, astrale ed eterico, aleggia intorno ai genitori sin dal momento del concepimento: è difatti essa che istilla entro l’ovulo fisico l’embione o seme spirituale “universo-uomo”del suo futuro corpo fisico, il quale è il frutto delle elaborazioni fatte dalle gerarchie nel postmortem. Solo alla terza settimana il corpo astrale e l’eterico si collegano al germe spirituale nel grembo della madre, per cominciare ad operarvi e a collaborare, cioè dopo aver edificato il corpo eterico.
Sino alla terza settimana il seme spirituale era stato sviluppato solo dalle forze della madre; da quel momento in poi comincia una collaborazione da due lati: madre (sulla terra) e anima (sul cielo).
E’ quasi impossibile che l’anima possa trovare un corpo completamente giusto e affine rispetto le sue qualità animiche ed eteriche: essa deve in qualche modo accontentarsi di cercare ciò che più può fare al caso suo. Il fatto di trovare un corpo fisico più adatto è di grande importanza, perchè ciò agevola notevolmente la missione che l’anima dovrà compiere sulla Terra.
L’io superiore dell’uomo lavora inconsciamente, in modo quasi automatico allo sviluppo del suo corpo fisico entro il grembo materno: l’iniziato riesce invece a fare questo con coscienza, in modo di poter plasmare la sostanza con la sua partecipazione volente.
Ne consegue che gli iniziati s’incarnano sempre con corpi dalle fisionomie simili; gli uomini meno sviluppati hanno invece figure del tutto dissimili fra di loro. Più l’uomo si evolve e più sono simili le incarnazioni che si susseguono.
Si dice difatti che l’iniziato rinasce sempre nello stesso corpo, nel senso che egli è capace di ricrearsi il medesimo involucro.
Se un’individualità è progredita, il suo io sarà capace di improntare tramite la sua particolare e irripetibile forza, un corpo molto diverso dalla morfologia fisica e animica dei suoi genitori; se invece vi sarà un io debole, egli tenderà ad assomigliare maggiormente, nel fisico e nell’animico ai suoi genitori.
Immagine

Esseri Elementari o Spiriti della Natura

Postato il Aggiornato il

La scienza dello spirito riconosce l’operare di forze che agiscono nella natura.
Immagine
Anche la scienza ufficiale riconosce l’operare di forze fisiche terrestri ed estraterrestri quali la gravità, la capillarità, la coesione, la elettrostaticità le quali operano nel mondo, determinando i processi dell’alternarsi della vita e della morte nei vari regni. Queste forze interagiscono in modo preciso per creare un’armonia fra i vari elementi. Vige un equilibrio perfetto di rapporti fra di esse.
Oltre ai regni terrestri e celesti, vi sono ancora altre entità che sono invisibili ai sensi fisici: esse sono sprovviste di Io, hanno solo corpo e anima. Vengono chiamati Spiriti Elementari o Spiriti della Natura; tale denominazione è la più sbagliata, perché essa indica proprio qualcosa che non hanno: in loro non vi è difatti l’arto dello Spirito, l’Io.
Essi è bene chiamarli “Esseri Elementari”, o Anime della Natura; l’azione di queste entità penetra profondamente dentro al nostro mondo fisico.
Dietro agli elementi terra, aria e fuoco, agiscono altri tre elementi, denominati “forze vitali o eteriche”: si tratta delle sfere entro le quali vivono e di cui sono costituiti gli esseri elementari.
– Etere calore: è l’elemento attraverso il quale si rende possibile l’azione dei 3 eteri superiori sui 3 inferiori. (1° gerarchia)
– L’etere di luce: agisce sui gas; porta forze(pensieri viventi) capaci di configurare forme fisiche di tenebra. Esso viene emanato dalle entità della 2° gerarchia, le quali sono le custodi e le artefici delle forme vegetali. (aria) luce spirito= ombra figura fisica.
– L’etere chimico, numerico o del suono: agisce sul fluido; porta capacità di combinare, di sciogliere, dissociare gli elementi chimici, conferendo una data forma interna delle piante: ordina le strutture molecolari e atomiche alle sostanze. (acqua)
Etere vitale: agisce sul solido; inserisce l’elemento del movimento incessante, della trasformazione tipico della vita. Un sasso non ha tale elemento. (terra)
Cliccare sotto sul banner per leggere molteplici articoli in tema, sul BLOG Unicornos :
Immagine