Può l’uomo diventare capace di amare?

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Spesso si considera negativamente l’agire passato dell’uomo sulla storia della terra nei millenni: a volte si pensa che l’uomo è sempre stato uguale in merito a malvagità ed egoismo e che non cambierà, non imparerà mai ad amare.Si può pensare invece positivamente. Ed è un impulso collegato all’immagine del Cristo che fa pensare questo, connesso al Suo battesimo e al suo sacrificio.
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Simbolicamente viene indicata al data del 6 Gennaio riguardo al Battesimo sul Giordano.
Cosa sperimentò Gesù durante il Battesimo? Non fu solo un fatto simbolico. Accade un esperienza spirituale.
Con il procedimento del Battista, dal corpo fisico di Gesù di separò il corpo eterico: in quel modo egli vide tutto ciò che viveva come contenuto dei suoi costituenti occulti.
Vide in un immenso quadro ciò nel purissimo corpo eterico sarebbe accaduto se l’uomo non fosse soggiaciuto all’influsso luciferico, se non fosse caduto. Apparve l’uomo puro, perfetto: una creatura divina somma, un meraviglioso angelo umano.
Gesù vide però anche ciò che era contenuto nel corpo astrale: ossia ciò che aveva vissuto il Buddha. Vide tutto il dolore e tutta la sofferenza a cui l’uomo si è dovuto sottomettere e dovrà sottomettersi.
Un poderoso sentimento di Beata Gloria contrapposto a quello di dolorosa Compassione comparvero nella sua anima. Vide in un quadro da una lato la magnificenza a cui l’umanità sarà chiamata come futuri angeli dell’amore nella libertà e dall’altro lato tutto il dolore, le guerre e la distruzione ancora a venire. Gesù si trovò di fronte a l’umanità intera: la abbracciò con un unico sguardo.
Gesù divenne consapevole che l’uomo nello stato in cui si trovava, non avrebbe mai potuto riascendere nei mondi spirituali. Sarebbe stato perduto. Lucifero e Arimane lo avrebbero preso per i loro scopi. Affinché l’uomo potesse riascendere era necessaria solo una cosa: che l’umanità potesse acquisire la possibilità di poter sviluppare in sé un nuovo corpo eterico puro, la possibilità di purificare il corpo eterico contaminato dagli influssi astrali luciferici e arimanici.
Per poter generare questa possibilità era necessario un sacrificio: ma che fosse innestata nell’umanità questa possibilità di ripristinare un corpo eterico puro doveva avvenire che un sangue purissimo (quello di Gesù) andasse a compenetrare la terra e ogni uomo a venire.
“Ecco l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Colui che ha vissuto la sofferenza dell’umanità e si è offerto di dare ad essa la possibilità di redimersi attraverso il suo sangue.
Nel momento del battesimo è da riconoscere l’attimo in cui l’anima di Gesù liberamente prende su di sé liberamente la decisione di farsi carico del destino dell’umanità.Il puro sangue di Gesu’, essenza Divina, fondendosi col terreno, ne altera la struttura sottile, modificando la composizione insita nella costituzione occulta dell’uomo, e non solo dell’uomo.
Da quel momento, iniziato con il Getsemani, si attua il punto centrale nel quale si impernia la ragione dell’avvento Cristico sul pianeta Terra.
Si potrebbe dire che il Cristo, quale entità solare suprema, attua in quel momento, sul golgota, l’unione dell’aura solare con l’aura terrestre, modificandone la struttura e con lei quella dei suoi abitanti.
La terra, quale pianeta, ha anch’essa una componente occulta quale è rilevabile nell’aura umana; essa possiede parimenti un corpo fisico, uno eterico e uno astrale.
Se un veggente avesse osservato la terra dallo spazio cosmico prima e dopo il Golgota, avrebbe veduto mutarne l’aura, nei suoi colori.

L’essenza Divina, concentrata in quel sangue, nel quale come abbiamo gia’ detto, era pura e priva di egoismo, combinandosi con l’anima della Terra, suscita una “diluizione”, nel complesso totale, dell’insieme della forza egoistica, avviando un processo di trasmutazione; da quel momento, avviene su scala planetaria e contemporaneamente in altri luoghi prestabiliti, la
mutazione, con conseguente liberazione dell’anima umana, la quale da allora, prese una maggiore coscienza di sè stessa e della sua natura divina.
Sul Golgota viene versato sangue mescolato ad Amore infinito, che scioglie l’egoismo contenuto entro l’io umano.

Ecco il momento storico in cui viene inoculato nell’uomo la possibilità di diventare un essere capace d’amare.
In noi vive potenzialmente la forza divina per amare: ma si attiva solo attraverso la nostra libertà. L’impulso del Cristo agisce potentemente e in modo sorprendente solo se gli accordiamo con la nostra determinazione cosciente, di agire. Altrimenti il Cristo resta immoto, invisibile, come non operante. Il Cristo non è un Dio di potere, di comando, ma un Dio di libertà. Egli è con l’uomo solo se l’uomo lo autorizza: “come vorrei che la Mia volontà divenisse il vostro desiderio” recita un detto esoterico.
Il riconoscere la presenza del Cristo in sé può diventare un fatto empirico, quotidiano. E la scienza dello spirito ne è portavoce.

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Il pensare e il sentire: Dio in noi

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“Nel nostro sentimento di Dio, ci è dato non solo questo sentimento stesso, ma in pari tempo la garanzia che Dio esiste.” (Iacobi)
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Ma il materialista dice: “non è plausibile ciò: in realtà tale sentimento non compare perchè è un Dio a suscitarlo, ma a causa della paura dell’uomo stesso, il quale è bisognoso di qualcosa di soprannaturale che lo sorregga: si è così inventato un Dio a lui esterno che lo aiuti.”Si potrebbe confutare erroneamente ciò asserendo che un sentimento o un istinto non vi è senso che compaiano nella coscienza se non vi è richiesta o necessità. “Non posso sentire bisogno della fame se non ho fame”, direbbe lo spiritualista. E il materialista giustamente risponderebbe: “ma vi è invece bisogno! L’uomo ha fame e sete di immortalità!”
La prima vera confutazione potrebbe essere: “come si può essere affamati e assetati per un qualcosa di cui prima di cominciare a domandarmi sul senso della mia vita, non era stato mai presente in me? non mi aveva mai nutrito prima di allora. Se quella fame di immortalità compare in noi, appena cerchiamo un senso alla nostra esistenza, dobbiamo per forza averla sanata prima, in qualche tempo o in qualche luogo antecedente alla nostra nascita.” Ma ciò potrebbe risultare ancora troppo fantasioso, se pur plausibile…
Di contro lo spiritualista andrebbe a chiedere: “il sentimento di Dio sorge solo nell’uomo, non nella bestia; perchè?” e il Materialista: perchè l’animale non ha un’intelligenza quale si trova nell’uomo, che lo conduca a porsi il problema della sua mortalità, e quindi di conseguenza senza pensiero, non viene suscitata in lui nessuna paura della morte, nè quindi alcun bisogno di Dio.”
E lo spiritualista: “ma cosa è il pensiero, l’intelligenza?” Il materialista: “è il frutto dell’attività chimica del nostro cervello.”
E lo spiritualista: “mi pare che tu prenda un po’ troppo superficialmente in considerazione la cosa: tu insinui che così come un liquido ormonale viene secerno da una ghiandola, allo stesso modo il pensiero è secerno dal cervello. Ma la cosa sarebbe molto diversa se ponessi le cose in un altro modo: l’uomo può sperare e provare il sentimento di un Dio attraverso l’uso del suo pensiero; se non avesse il pensiero non avrebbe come dici tu, nè bisogno di sperare nè di credere, ma ignorerebbe tutto questo, non trovando in lui influssi che lo stimolino ad una ricerca.Il fatto è che il pensiero è Dio stesso; proprio perchè Egli è in noi e non nell’animale che è possibile sentirne il sentimento.”L’uomo ha sete e fame di un cibo che lo illumini circa la sua destinazione e la sua provenienza: la conoscenza; ma ciò si rende possibile non perchè in lui vi sia un’arto o una sostanza chimica che gli originino soltanto il dubbio. Il sentimento di Dio appare perchè nell’uomo stesso è istillato il principio Pensante primordiale dell’origine e dell’essenza di tale conoscenza.”

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PENSANDO, AFFERRIAMO PER UN LEMBO LA VESTE DEL NOSTRO ANGELO CUSTODE

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PENSANDO, AFFERRIAMO PER UN LEMBO LA VESTE DEL NOSTRO ANGELO CUSTODE
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L’angelo è il nostro tessuto di pensiero. E non solo.
Le entità della gerachia degli angeli forniscono il campo, la sostanza spirituale impersonale di supporto su cui possono esprimersi pensieri, sentimenti e azioni individuali. Sono una sorta di pensieri, sentimenti, volizioni impersonali, privi di connotazioni egoiche; si tratta di un pensare, sentire e volere di gruppo, di induzioni all’automatismo, più simili al pensare, sentire e volere animale, vegetale ossia più “naturale”.
Gli angeli con la loro stessa sostanza astrale, eterica e spirituale pervadono e compenetrano gli uomini; tale sostanza diviene il tessuto su cui gli umani possono pensare, sentire e volere in modo personale. Nel momento in cui l’uomo usufruisce di questo loro “supporto” spirituale impersonale, vi imprime a causa della particolare natura individualista del suo Io, una vibrazione impregnata di carattere egoico. In altri termini, nel momento in cui l’uomo si forma un pensiero o un sentimento, o compie un’atto, tale fatto “scuote” la sostanza astrale di proprietà dell’angelo e questo “scuotimento” vibrazionale viene registrato dall’angelo stesso come la percezione della sua sostanza in attività, manifesta.

Gli angeli hanno una coscienza diversa rispetto all’uomo. Gli angeli non sono liberi di avere un’esperienza interiore personale: se potessero averla, l’ingranaggio del cosmo s’incaglierebbe nell’arbitrio di qualcuno. Essi sono abilitati soltanto a riprodurre in modo perfetto le direttive che ricevono entro la loro interiorità (mondi più elevati). Le entità angeliche non sono abilitate a poter percepire qualcosa in modo tipicamente umano, ossia a mezzo dell’attività di un soggetto e un oggetto; essendo il mondo esterno (uomo compreso) parte di loro stessi, possono solo cogliere (ascoltando se stessi) una manifestazione, o meglio una presenza della loro stessa essenza. E’ come se un uomo, tentasse di osservare i suoi ricordi, i suoi stati d’animo; più che un “vederli” avvertirebbe un “sentirli”: non li registrerebbe come una percezione, ma come una manifestazione di parti (sottili, mnemoniche o animiche) di se stesso che affiorano alla sua coscienza. Come alzando il braccio abbiamo la percezione di avere il braccio oppure sbattendo il piede sentiamo il nostro piede, allo stesso modo quando un pensiero viene pensato da un uomo, l’angelo avverte come una modificazione entro il suo essere animico, entro la sua interiorità.

In realtà noi siamo protetti dall’ordinamento del mondo dallo sperimentare nella loro intierezza le entità e i processi spirituali che ci circondano.
Una grande somma di quelle stesse potenti immaginazioni ci appartengono pure: sono parte del nostro essere spirituale; fanno parte di una serie di forze che sono creativamente attive in noi: il nostro Io spirituale. Così come è costituito, l’uomo fisico è impossibilitato ad accogliere in sè pensieri viventi.
Nella vita ordinaria vi è “qualcosa” che ci protegge dall’esperienza di quelle stesse forze che ci appartengono, ma che non possiamo percepire direttamente, che altrimenti ci causerebbero una folgorazione. Ciononostante dobbiamo usarle, farci compenetrare da esse per poter essere ciò che siamo come umani; vi è qualcosa sopra di noi che come un filtro, è capace di accogliere nella loro titanica potenza le nostre stesse immaginazioni (i pensieri viventi del nostro Io) per poi trasmutarle in modo che possano giungere alla nostra interiorità in forma diminuita, ossia sotto forma di pensieri, rappresentazioni, sentimenti e volontà.
In realtà in ogni momento in cui pensiamo, sentiamo o vogliamo, sopra di noi opera un essere che ci sottrae la potenza di ciò che come una sorta di Luce spirituale viene promanato a noi dal nostro Io spirituale, la quale se giungesse a noi direttamente, ci ucciderebbe.
Mentre pensiamo o osserviamo una cosa, ci occorre poter usufruire della potenza di Luce del nostro Io; anche in ogni cosa che ci appare presente nel mondo esterno è insita una immaginazione spirituale: il pensiero vivente di un essere. Se essa entrasse in noi nella sua intierezza noi non potremmo sopportarla: così come non ci è possibile guardare il sole, senza proteggerci gli occhi.
In ogni attimo della vita di percezione diurna, vi è un essere che ci protegge, che modifica la prorompente sostanza di Vita che da ogni parte del mondo irraggia in noi e verso di noi.
Tale essere è il nostro Angelo. Esso protegge e controlla ciò che non siamo in grado di eseguire: ciò che a noi giunge come pensieri e rappresentazioni non è altro che l’ombra, il riflesso di ciò che in forma diminuita, corrisponde alla reale natura di un pensiero vivente.
L’Angelo fa rispecchiare entro il suo corpo eterico le immaginazioni, per inviarle poi verso il corpo fisico dell’uomo: a sua volta esso le rispecchia nuovamente. L’immaginazione passa così attraverso due filtri: uno eterico e uno fisico.

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Reincarnazione e vita fra morte e nuova rinascita

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Reincarnazione e vita fra morte e nuova rinascita
Tratti e avvenimenti essenziali sulla vita dopo la morte dell’uomo.

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La reincarnazione dello spirito umano è spesso equivocata. Non è la personalità che si sviluppa sulla terra, nè il peculiare carattere, né il temperamento, nèi tratti somatici riappaiono in un’altra vita. L’individuo si presenta “nuovo” sia come sangue, carne e personalità perché queste cose vengono suscitate dai caratteri ereditari assunti una volta che si è nati in un dato ceppo umano. Ciò che si ripresenta come elemento unitario, immortale e immutabile, è lo spirito umano, il suo io. E’ quindi corretto parlare di “reincarnazione dello spirito umano”. E’ tuttavia importante comprendere che durante le varie vite l’io, sviluppa tramite la vita nel corpo e nell’anima sulla terra, un elemento nuovo, un estratto, ovvero una sorta di “talento” che è il “frutto”, il risultato di ogni singola vita. Questo “frutto” o “spiga” viene chiamato anima spirituale, Sé spirituale o personalità spirituale. Questa “anima” speciale che si è sviluppata tramite il lavoro di purificazione durante il cammino terrestre diventa parte dell’io e si unisce ad essa, come in in una fusione, in un matrimonio. L’io si arrichisce di una qualità che si può sviluppare solo tramite la vita fisica. In questo senso l’io “va a scuola”, nell’aula cosmica chiamata “terra”, per sviluppare determinate qualità. Il Principio dell’io sposa la Principessa nell’anima.

L’io dell’uomo non vive dunque una sola vita. Come anima e come spirito si veste di un corpo fisico, in una data famiglia all’interno di un dato popolo, e vi permane per un tempo all’incirca di 70 anni. Poi muore, passa entro una esistenza spirituale, e rinasce in un nuovo corpo, entro una nuova famiglia.

Il tempo fra una reincarnazione e l’altra
L’uomo non permane anni o mesi nell’aldilà prima di ridiscendere. Passano dei secoli,tra la morte e una nuova nascita: il periodo di tempo che l’essere umano trascorre nello stato disincarnato è dunque molto più lungo di una vita terrena. Sottostà ad una legge detta: la precessione degli equinozi. Il sole impiega 2.160 anni per passare da un segno zodiacale all’altro ogni essere umano in questo tempo si incarna di norma due volte: una come uomo e una come donna. Circa ogni 1000 anni.

Una obiezione che potrebbe sorgere è quella relativa al cosiddetto aumento progressivo della popolazione
terrestre, obiezione che spesso viene sollevata quando si parla di reincarnazione. In realtà non è giusto credere che più si retrocede e meno la terra ospitava meno uomini: la terra ha conosciuto momenti in cui era molto popolata: ai tempi anteriori alla nostra storia (4000 anni fa) ad esempio si dice che il globo terrestre era popolato quanto ora. Catastrofi, epidemie possono ridurre o dimezzare in una generazione il numero dei viventi. Non si hanno censimenti, oltre i 2000 anni fa in europa. Tantomeno in altri parti del mondo. Quindi una statistica non è possibile. Coloro che parlano di statistiche non possono appellarsi che non a dati relativamente recenti, che non contengono la biografia dell’umanità in tempi remoti.
Comunque considerati insieme, il numero degli uomini incarnati e dei disincarnati è sempre stato lo stesso, dall’inizio dell’evoluzione: quando la popolazione terrestre diventa più numerosa, diminuisce la “popolazione dei disincarnati nel mondo celeste.

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Cognizione e conoscenza

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Cognizione e conoscenza

Il pensare umano è quella facoltà umana capace di indurre ad edificare rappresentazioni sulla base dello stimolo suscitato dalle impressioni sensorie.

Avere cognizione su una cosa è pensare in modo riflesso, ordinario: significa associare varie informazioni studiate o apprese a scuola e nella vita e usarle per “rivestire” o riempire di significato l’oggetto osservato. Non veniamo noi informati direttamente dall’oggetto a sapere qualcosa riguardo la sua essenza, ma sono i nostri ricordi che lo riempiano di “nozioni” derivate da altri osservatori che lo hanno studiato prima di noi.

Altra cosa sarebbe ed è se l’oggetto potesse consegnarci informazioni sulla sua natura. Ma per realizzare questo occorre compiere un operazione straordinaria: smettere di “costruire, associare o ricordare” pensieri, ma usare la forza del pensare come strumento di osservazione.

Occorre porsi attivamente di fronte al pensare cercando di ritrarsi dall’atto stesso del “fare pensieri”. Si tratta di smettere di identificarsi con l’ordinaria capacità di formare immagini e concetti, per usarla come “occhio” animico. Scoprendo che si smette di usare il cervello, per cominciare ad usare il corpo eterico. Avere l’esperienza di vivere l’essenza del proprio corpo eterico significa sperimentare il pensare come forza vivente.
Energia eterica. Usando il corpo eterico per osservare una cosa, accade che non si pensa più, ma si osserva il mondo con un organo sensoriale animico
purissimo, in grado di consegnare all’io percezioni pure: percezioni che l’io traduce in intuizioni coscienti.

Al contempo ci si accorge che il pensare non è legato alla materia. Esso è di natura sovrasensibile.

L’essenza del pensare è qualcosa a cui noi partecipiamo, tramite il nostro corpo eterico. Il pensare universale è la potenza di vita che intesse e organizza ogni cosa del mondo: vive nei corpi eterici di vegetali, animali e umani. Nella pianta è sola vitalità, nell’anima istinto, nell’uomo pensiero consapevole.

Al contempo, immedesimandosi nel pensare vivente, puro, libero dal sistema nervoso, ci si scopre estranei a ciò che ordinariamente dicevamo “io”. La somma di attibuti, istinti, passioni che prima costituivano il nostro “essere io” diventa un “tu”.
Non ci si sente più legati alle proprie ambizioni e determinazioni usuali, ma le si vedono come qualcosa che non ci appartiene. Questo accade perché si vive nel vero “io” che non ha bisogno di nulla oltre a se stesso per essere.

In sintesi:

La cognizione è un insieme di nozioni “inserite” in un oggetto per conferirgli un significato. Si attua con l’uso del cervello fisico.

La conoscenza è l’incontro con l’essenza della cosa. Realizzabile tramite l’uso cosciente del corpo eterico.

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Il significato della malattia

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“Una malattia non viene perchè “deve” colpire un uomo, ma perchè prima qualche cosa non era in ordine. Così la guerra non è inviata all’umanità dal mondo spirituale per amore della guerra, ma perchè quello che c’era prima non era in ordine. Non è la guerra quello che è abnorme: proprio come la malattia viene (il processo morboso c’è appunto per questo) per compensare qualcosa che nell’organismo non è in ordine, così è anche per la guerra.”

RUDOLF STEINER

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La malattia si presenta soltanto se vi è possibilità di guarigione; è sempre una prova, ma una prova che se superata, porta alla guarigione. La malattia viene perché vuole spronare l’uomo alla guarigione, tramite il cammino e il lavorio che egli attua nel corso della patologia. La malattia porta in sè, già prevista, la sua guarigione: di per sé non vorrebbe mai portare alla morte. Questa sopravviene non quale conseguenza del processo di malattia, ma soltanto perché non vi sono nell’uomo le forze capaci di migliorare se stesso, quale anima in evoluzione. Subentra la guarigione quando un uomo, in relazione al suo karma complessivo, mediante il superamento della malattia si appropria di forze che lo aiuteranno a progredire come anima migliore ed innalzata, nel piano fisico.
Quando una malattia diventa cronica, significa che l’uomo si muove in un circolo chiuso.

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Il karma, o legge del contrappasso. Il destino e l’io cosmico

Immagine“IL CONCETTO DELL’ “IO COSMICO: il karma, o legge del contrappasso”La legge del Karma e reincarnazione, è una grande verità celata agli occhi degli uomini.
Di solito l’uomo è convinto e sà di essere un “uno”, nei confronti degli altri uno, degli altri esseri umani; egli dice a sè stesso “io”, credendosi un’individualità unica, divisa e isolata rispetto al mondo: si sente racchiuso in un “guscio” dal quale vede il mondo esterno al di fuori di lui.
Ma ciò è una grande illusione: in realtà l’Io è l’intero mondo, il tutto; tutti gli uomini sono parte di un unico “io”, ma per incantamento se ne sentono distinti, quali individui indipendenti e soggettivi. Le cose, le piante, gli animali e gli uomini sono un unica e sola cosa; il nome del mondo è “io”.
A causa della loro organizzazione animica e corporea, gli uomini sperimentano tale illusione.Per familiarizzarci con tale concetto faremo un esempio: ammettiamo che un uomo particolare creda che il suo “io”, la sua individualità, sia solo la sua testa, in modo che egli ritenga che una sua mano non sia parte del suo corpo, ma bensì un oggetto del mondo esterno.
Ora se per un motivo qualsiasi quell’uomo infligge un colpo o una ferita alla sua mano (che non crede sua), pensando di ferire un qualcosa a lui esterno, ovviamente proverà dolore e cercherà in tutti modi di sanare quel danno subito medicandolo.
Allo stesso modo, a causa della sua organizzazione, l’uomo crede che il suo Io sia solo il suo corpo, non potendosi accorgere che il resto del suo corpo è anche là fuori.
Colpendo l’altro uomo, non si rende conto che colpisce sé stesso.
Quando noi, con l’azione, interveniamo, colpendo il mondo esterno, colpiamo il corpo dell’io del mondo che in realtà è il nostro stesso corpo cosmico di cui per incantamento non ci sentiamo parte.Ovviamente quando colpiamo un essere del mondo esterno non ne abbiamo coscienza tanto quanta ne ha immediatamente colui che nell’esempio precedente colpisce la sua stessa mano; l’effetto del colpo da noi sferrato si manifesterà non nell’immediato presente, ma in una futura incarnazione, riportandoci allora quel dolore che facemmo provare all’altro uomo.

IL PAREGGIO
Qualora un individuo vada contro le leggi Armoniche, scatenando una causa, l’effetto di tale causa lo rincorrera’ all’infinito nel tempo, sino a che tale effetto non venga “pareggiato” ovvero “ristabilito” come era in origine; cio’ e’ avvalorato anche dalla legge fisica dell’entropia, la quale asserisce che nell’universo, affinche’ non regni il caos, vi e’ un meccanismo automatico che riordina, cio’ che e’ uscito dal progetto di”ordine”, ponendolo in una logica “ad incastro” che sopperisca allo scompenso causato.
In tal modo si può capire ora in quale nesso si trova l’uomo con il mondo esterno e per quale motivo debba esistere una legge di autocompensazione, che potrebbe sembrare anche solo un’anonima, fredda, impersonale e crudele legge perfetta, nei termini di giustizia, la quale rincorre inelluttabilmente l’uomo che ha commesso una colpa.
E’ in realtà l’uomo stesso, essendo egli il mondo, a mettersi per propria cosciente determinazione a porsi e crearsi le condizioni per pareggiare, aggiustare il danno da lui provocato a “sè stesso”.
Ciò non si palesa alla coscienza terrena ordinaria, a causa dell’illusione egoica che è nell’uomo durante tutta la vita terrena; ma tutto questo cambia, dopo la sua morte. L’uomo non è più uguale a prima, dopo la sua dipartita dalla Terra: la sua coscienza diventa diversa, e nei periodi di soggiorno nei piani di purificazione spirituali dopo la morte, l’illusione si svela: gli si presenta innanzi come un evidente colpa, tutto ciò che ha commesso quando si trovava nel mondo sensibile. Egli vede i fili invisibili che sulla terra legano i vari singoli corpi individuali, ora connessi in un unico Corpo cosmico.
Ogni uomo, dopo la morte, nel “kamaloca” (il Purgatorio cattolico) prende visione della vita passata, vedendola scorrere davanti a sé come un film, nel quale vede tutti i suoi misfatti.
Tale vista pone l’Ego dell’uomo in una condizione molto penosa.
Crollata la “Grande Illusione” l’uomo comprende di aver commesso innuverevoli errori; per il periodo equivalente ad un terzo della sua vita terrena (25 anni) egli soggiorna in questo piano di purificazione promettendosi di migliorare: si dedica, aiutato dalle entità delle Gerarchie superiori, nell’elaborare i modi per rimediare a quegli errori commessi, in una nuova incarnazione futura.

IL KARMA : LA LEGGE DELL’IO
L’apparentemente astratta e crudele Legge di Giustizia o la Legge del karma, diviene così una Legge che è l’io stesso dell’uomo a darsi, non un quid di oggettivo inflitto da Potenze ineffabili e spietate: quel Giudice crudele è l’uomo stesso.

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