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I 10 COMANDAMENTI secondo la scienza spirituale

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I 10 COMANDAMENTI secondo la scienza spirituale

 La maggior parte dei teologi ritiene che i 10 comandamenti costituiscono una composizione di leggi che si rintracciano in antichi popoli come Licurgo di Sparta o il codice di Hammurabi. Ma non è così.

Colui che ricevette queste indicazioni fu Mosè: un profeta ebreo che consegui un iniziazione presso i sacerdoti egizi. A quei tempi il popolo che presiedeva alla costruzione di una piramide veniva condizionato da un potere magico di suggestione. L’io dell’uomo non era forte: era possibile influire direttamente sulle anime umane rendendole schiavi servili. Le masse venivano guidate dai sacerdoti: come arti di un corpo unitario.

Mosè  ebbe il compito di introdurre, preparare il popolo a trovare il proprio io,  a farlo emergere dalla coscienza di gruppo: condusse l’uomo a fare ravvisare in sé l’archetipo del proprio io, connesso come goccia, all’io dell’universo (Dio, oceano). Si doveva prima presentare l’esistenza di un Dio esterno, di un legislatore divino universale:  l’io cosmico, rappresentato nella figura di Javhè. Diceva Mosè:  “Esiste un grande “Io” che è Dio, il quale è tutti noi”. L’uomo doveva sentire l’esistenza della luce dello spirito, del quale ne è parte come raggio. Mosè introdusse l’umanità a questa conoscenza, la quale dove portare all’incontro con il proprio io individuale. Processo che trovò il suo compimento secoli più tardi quando l’Io cosmico (Cristo) scese sulla terra e risvegliò questa consapevolezza tramite il gesto del Golghota.  Si doveva introdurre che nel singolo uomo vi è operante un Principio divino, l’archetipo dell’io individuale: riconoscere la presenza di Dio prima fuori, condurrà all’incontro con il proprio io interiore.

Nell’esposizione che seguirà, si noterà che ci sono state delle “modificazioni, delle esemplificazioni e delle omissioni” che la chiesa cattolica ha praticato riguardo il testo originale biblico, dato da Mosè.

 

  I “dieci” 10 comandamenti secondo (attuali) il Catechismo cattolico dal Catechismo di S. Pio X:

  1. Io sono il Signore Dio tuo: Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

 

 

Qui i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio.
(Esodo 20:1-14 e Deuteronomio 5:6-21)

  1. Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.”

Col 1° comandamento Dio (l’io cosmico) si presenta ad Israele come donatore di libertà, per affermare che solo colui che si sottomette dapprima ad una disciplina (la Legge) può arrivare a diventare libero, a poter conseguire una libertà. L’uomo non nasce libero, ma si libera imparando a dominare la sua natura inferiore.  La possibilità di assurgere ad un auto esperienza del divino doveva essere data dapprima in forma di Leggi esteriori. L’io del cosmo (Dio) se accolto dentro di sé, conferiva una auto liberazione dalla schiavitù infusa dagli istinti, dalle passioni che imperano nell’anima. L’Egitto è il mondo del desiderio, del potere, l’ambizione. E’ un primo approccio al ritrovamento del potere archetipico divino entro all’uomo. Javhè dice: “Dentro di te non vi devono essere altri comandanti se non il Dio che vive in te: il tuo io, che troverai tramite l’esercizio della mia Legge”.

  1. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.”

L’uomo non doveva farsi un immagine oggettiva di Dio, da lui separata. Ogni figurazione esteriore del divino, l’io, doveva scomparire da fuori, per venir trovato dentro l’uomo, perché esso abita nell’uomo. Un idolo esteriore era un immagine errata della realtà dell’io: che è invece sempre un Dio interiore. Viene fatto un appello a condurre l’uomo verso la ricerca di Dio dentro di sé, che non poteva essere esterno. Dicendo “io sono un Dio geloso” Steiner dice che il reale significato della frase è da intendere:  “Non cercare mai di arrivare alla rappresentazione di me in modo sbagliato. Altrimenti io produrrò danno in te.  “L’io, (io sono) è un principio che opera costantemente in ogni uomo, entro e attraverso il sangue. E si esprime entro la linea ereditaria, di padre in figlio. Se tu ti fai un immagine sbagliata di ciò che io sono, i tuoi pensieri sbagliati reagiranno con il mio potere contenuto nel tuo sangue ed essi produrranno malattia nel tuo corpo e in quelli dei tuoi figlie e successori.   (Questo comandamento è stato cancellato dalla chiesa cattolica –forse perché di immagini idolatre ne ha fatto invece diffuso uso- , la quale ha raddoppiato il decimo, sdoppiandolo in “non desiderare la donna d’altri e non rubare la donna d’altri  ”)

  1. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.”

Qui si ribadisce: “non devi usare impropriamente la parola “io”, indicando te stesso. Sino a che non arriverai all’esperienza (iniziatica) che l’io e Dio in te coincidono, sappi che non puoi dirti “io”. Tu dici solitamente io al tuo corpo, alle tue passioni, ai tuoi ricordi, ma non dici mai “io” alla tua verà entità divina, che è oltre tutto questo.  Dicendo io a te stesso bestemmi, perché “io” è solo colui che è della stessa natura di Dio. E per come nasci, non sei ancora un “io”. Arrivi a riconoscerti come “io”, quando operi una disciplina di liberazione dai tuoi supporti inferiori.

  1. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

Così come nel cosmo esiste un ritmo di 7 grandi Ere in cui l’evoluzione si deve svolgere, doveva esservi in piccolo di 7 giorni nella vita dell’uomo. La scienza spirituale indica le 7 Ere con i nome dei pianeti: Era di Saturno, Sole (domenica), Luna, Marte/Mercurio (terra), Giove, Venere e Vulcano. La stessa cosa, come in alto, così in basso venne a riflettersi nel ritmo dei giorni della settimana. Nel settimo giorno l’uomo doveva dedicarsi alla ricerca di Dio in se stesso: “il tuo sguardo ricercherà Me in te”.

5.”Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dá il Signore, tuo Dio”.

Si potrebbe dire: “Continua ad agire secondo tua madre e tuo padre, perché vi deve essere nel cosmo sempre un principio evolutivo che elabora il vecchio per produrre il nuovo.  Devi sempre partire dalle radici per innalzarti: e quindi non puoi rinnegarle, né contrastarle. Deve essere conservato ciò che mediante l’io si è costruito nelle generazioni che ti hanno preceduto. Devi conservare le tradizioni, per trasformarle secondo la tua individualità, portarle a completa espressione

6. “Non uccidere.”

7 “Non commettere adulterio.”

8. “Non rubare.”

Il sesto, il settimo e l’ottavo comandamento sono un unico Comandamento suddiviso in tre: “ama il prossimo tuo come te stesso” ossia: “Vedi nel tuo prossimo un io come lo vedi di te stesso. Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Mentre nei comandamenti dal 1°al 5° ci si appella a preservare il proprio io, qui si indica il rispetto e la preservazione dell’io dell’altro.  

  1. “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.”

Non sminuire il valore del tuo prossimo, non riconoscendolo per ciò che è. Chi dice il falso su un altro io, non riconosce che l’io dell’altro è uguale al proprio io, essendo i reciproci io, della stessa natura del divino.

10. “Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.

Si riconosce la piena parità dell’altro rinunciando a volere ciò che gli appartiene. Solo onorando l’immagine riflesso di Dio nell’io di ogni uomo è possibile l’originarsi di un rispetto che crei fraternità.

Rielaborazione di idee antroposofiche a cura di Tiziano Bellucci, dal testo di R. Steiner “Risposte ad enigmi della vita”, 4° conferenza, O.O. 108

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L’antroposofia o “conoscenza dell’uomo” del Dott. R. Steiner

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L’antroposofia o “conoscenza dell’uomo” del Dott. R. Steiner

 La scienza dello spirito Europea (nata al principio del secolo scorso tramite l’impulso di Rudolf Steiner può e vuole essere un riferimento per tutti coloro che sono in cerca del senso della vita.
A lato della scienza ufficiale,” egli dice “esiste ed è sempre esistita un’altra scienza che si occupa di indagare ciò che vuole essere la verità totale del mondo: essa è antichissima, anzi nata prima della stessa scienza materialista ufficiale; essa è denominata “esoterismo”, o scienza dello Spirito.”

Chiunque può constatare che il 1900 è stato il primo secolo in cui siano mai state conseguite così tante scoperte in un lasso di tempo breve, rispetto i millenni addietro.

Tale fatto è in collegamento con la presenza di una particolare Forza che agisce nel pensiero umano, dalla fine del secolo diciannovesimo sino ad ora, la quale reca imponenti impulsi di pensiero, ritrovabili come possanza, solo nel periodo greco, ai tempi della filosofia greca: è difatti il medesimo periodo in cui questa stessa Forza agiva anche allora.

Questa Forza, non ha solo il compito di promuovere le scoperte scientifiche ed intellettuali, ma ha anche lo scopo di infondere nell’uomo particolari forze di pensiero atte a praticare il ricongiungimento con Essa stessa: si tratta di un’energia metafisica, che si trova condensata ed espressa in un uomo solo, in tutto il pensiero di R. Steiner: la scienza dello spirito.

Egli scrive: “L’uomo vede solo gli effetti sensibili di cause invisibili che sfuggono alla sua percezione; queste cause sono attività di Forze che dimorano al di fuori del mondo degli effetti: quest’ultimo è soltanto una loro manifestazione.”

In altre parole: “Noi vediamo per prima solo una parte del mondo: non siamo abilitati a vedere i legami tramite i quali vengono azionati gli ingranaggi del mondo; tale movimento è determinato dalle Forze che stanno alla base del cosmo, le quali sono invisibili ai sensi.

In realtà l’uomo vede solo gli effetti sensibili che vengono prodotti da cause extrasensibili.

Tale scienza spirituale si propone di elaborare un metodo scientifico di conoscenza delle realtà invisibili e inconoscibili, altrettanto rigoroso ed esatto di ciò che oggi si pretende dai metodi scientifici nel campo delle scienze naturali. Lo sguardo dello scienziato dello Spirito deve possedere la stessa precisione che viene applicata dal fisico o dal matematico usuale. Si tratta di esattezza dei particolari nell’indagine soprasensibile.

Come la scienza fisica utilizza materiali e sensi fisici per l’indagine del fisico, la scienza dello spirito utilizza materiali e sensi spirituali per indagare lo Spirito.

Il problema di come poter giungere alla visione della realtà che è al di là della materia, si basa però non su un potenziamento degli organi di senso, ma su un superamento degli stessi: essi devono invero tacere; l’uomo deve elevarsi in uno stato superiore di coscienza.

Così come nel sogno l’uomo pur avendo gli occhi chiusi vede e vive se pur passivamente una realtà che gli appare reale, allo stesso modo lo sperimentatore lascia che il corpo si addormenti, e attivamente segue le fasi del sonno, sino a penetrarvi e a parteciparvi sapendo che il suo corpo sta dormendo.

Non gli appare più un mondo di simboli e immagini oniriche: gli si svela quella parte del mondo che prima nella veglia del corpo gli era celata.

Steiner giunge a poter affermare che è possibile dapprima per tutti gli uomini attraverso il pensiero, afferrare e comprendere in forma di pensieri, di concetti e immagini ciò che un “iniziato” o uno sperimentatore dello spirito, può comunicare circa le sue visioni o percezioni, ottenute attraverso lo sviluppo di determinati organi di senso capaci di percepire manifestazioni che rimangono invisibili ai sensi ordinari.

Comunque egli sostiene che tali rivelazioni possono e devono venir effettuate e confermate da qualsiasi uomo che si dedichi alla conformazione di tali organi, attraverso particolari tecniche.

Non devi credere a quello che ti dico, ma solo lasciarlo agire in te; verrà un tempo che tu stesso perverrai ad una visione extrasensibile, e allora ti accorgerai che queste comunicazioni oltre che ad essere vere, non erano quindi solo astratti pensieri, ma forze attive che hanno fatto nascere in te facoltà di percezione spirituale.”

Il principale lavoro di Steiner sarà di divulgare, oltre alle molteplici conoscenze spirituali, vari metodi ed esercizi di tirocinio esoterico onde poter conseguire una personale facoltà di percepire la realtà spirituale; tali esercizi attuano modificazioni superiori nella struttura morale dell’anima: l’individuo che li pratica si eleva dal comune gradino di umanità, modificando la sua costituzione interiore animica.  Lo stato di coscienza si innalza, mutandosi in una “supercoscienza” tanto da poter entrare in contatto con tutto ciò che è al di là e al di sopra del comune stato di coscienza. Uno dei primi gradini è appunto di portare la coscienza di veglia attiva, nello stato di sogno e di sonno.

Tale “elevazione morale” causa lo schiudersi di organi di percezione spirituale sopiti nell’uomo stesso, ma presenti in lui da tempi remotissimi.

 

Tiziano Bellucci

MEDITARE su IDEE PURE

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UN INVITO PER MEDITARE: COLLABORIAMO A CERCARE IDEE PURE?

cropped-gold-abstract-texture-free-wallpaper-for-desktop.jpgLa scienza spirituale afferma che concetti puri, “idee in sè” come giustizia, bellezza, fraternità, misericordia, verità, pace possono fare affiorare forme soprasensibili, se meditate vivendole intensamente.

Si tratta di idee prive di immagini, che abbracciano concetti universali. Sono ottimali proprio perchè sono esenti da immagini,quindi anche prive di connotati sensibili, di rappresentazioni tratte dal mondo fisico.

gold-pattern-photography-hd-wallpaper-1920x1200-9570Steiner dice, nella sua biografia: ” Ero convinto che occorresse anzitutto riconoscere che la giusta via per penetrare nel mondo spirituale passi a tutta prima attraverso l’esperienza di idee pure. E’ possibile secondo una scienza moderna di indagine, penetrare nel mondo spirituale attraverso la spiritualità vivente nelle idee.

Se lo si fa nel modo e con l’intensità giusta può avvenire che dal mare della generale esistenza spirituale (dal mondo delle idee), si stacchino e si rendano visibili per la percezione umana, individualità spirituali senzienti e creatrici. In queste idee prive di immagine, lo spirito è reale, vivente.

Mi dicevo: ogni esperienza spirituale umana deve germogliare nella coscienza partendo da questa esperienza delle idee pure. Quando si vive nelle idee pure, si vive nello spirito.”

Un’idea come in “senso del giusto” è innegabile che esista per l’anima: il problema è identificare la sorgente da cui tale “senso” prende origine e conferisce la possibilità della sua esistenza nell’anima. Non è l’anima che crea in sé la necessità del giusto; vi è qualcosa che ve lo proietta dentro. L’anima lo accoglie: lo riflette soltanto.

Inoltre queste “idee pure” si possono sperimentare solo come “sentimento, senzazione pura: ci si collega ad esse solo con il sentire, non con il pensiero. Il pensiero serve a “cercare”, ad alimentare il sentimento, ma di per sè il “senso della giustizia” non è un pensiero. E’ un sentimento.

Quando si dice il “senso del buono, il senso del bello” non è possibile pensare a nessuna “immagine”. Si deve compiere un lavoro di “ricognizione” interiore della forma interiore invisibile di tali idee.

Shiny-Gold-Background-DesktopDove di trovano queste idee archetipiche? Nel mondo degli archetipi o Devachan: la scienza spirituale ci dice che il mondo spirituale è fatto di esseri di pensiero, entità fatte di sostanza di pensiero.
Riuscire a “collegarsi” con l’archetipo, ossia con un sentimento privo di forme -con il “senso” del giusto, del vero in sè- significa portare la nostra coscienza in una direzione interiore che prende la sua “norma” sul giusto e sul vero usoprasensibile. Verso l’essere del giusto, verso l’entità del vero, verso l’angelo del bello.

Pensare il “bello in sè” come entità vivente, come parte della schiera di esseri spirituali è già andare in una direzione giusta.

Alcune idee pure su meditare, dalle quali si possono “staccare, sostanziare” i corrispondenti esseri spirituali, possono essere:

Fiducia, fede, speranza, amore, misericordia, giustizia, verità, bellezza, sapienza, saggezza, sicurezza, fermezza, serenità, felicità, perdono, metamorfosi, amicizia, pace, fraternità, idea del popolo italiano, tedesco, giapponese, l’umanità, carità, pietà, tolleranza, altruismo, autenticità, purezza, fratellanza, onestà, senso dell’ arte e della bella musica, lealtà, coraggio, forza, senso del conoscere, senso del sacro, concordia, comprensione, compassione, concordanza, familiarità, sensibilità, solidarietà, sincerità, responsabilità, coscienziosità, gratitudine

Può essere propedeutico, concentrarsi sul sentimento oggettivo che risulta dall’osservazione e meditazione interiore dei propri 12 sensi:

Tatto – la risposta interna ad un contatto con il mondo esterno.
Vita  – la sensazione interna di benessere, di essere vivi.
Movimento  – essere internamente consapevole del modo in cui le parti del corpo si muovono in relazione le une alle altre

Equilibrio – questo senso ci orienta al mondo relativamente alle direzioni alto, basso, destra, sinistra.
Olfatto  – il senso che ci mette in contatto con il mondo esterno attraverso gli odori trasportati dall’aria.
Gusto  – una connessione ancor più profonda con il mondo esterno in cui i sapori sono saggiati direttamente.
Vista – il senso che trasferisce all’interno le immagini del mondo esterno.
Calore – con questo senso siamo direttamente consapevoli del calore di un altro corpo
Udito – questo senso può dirci di più riguardo alla struttura interna di un oggetto di quanto può fare la vista. Quando un oggetto risuona, dal suono che udiamo ricaviamo informazioni sulla sua struttura profonda.
Linguaggio/ capacità di parlare – il senso del parlare in parole o emettendo tonalità – che significa udire parole che hanno senso. Include tutto ciò che vuol dire sentire ed “essere dentro” ad una lingua: udire/percepire, parlare e leggere, ecc.
Pensare  – implica l’abilità di percepire i pensieri di un’ altra persona.
Ego – è il senso dell’ego o “Io” che ci rende capaci di rivolgere il nostro pensiero ad un altro essere e di scorgere il loro “Io”, la loro unica individualità, direttamente.

Vorrei invitarvi a scrivere altre idee pure, di questo tipo di seguito, sotto a questo post. Arricchiremo così insieme il materiale meditativo.

Quali sono le idee pure, archetipiche che possiamo aggiungere alla lista sopra?

Grazie
Tiziano Bellucci